Accadde Oggi, 4 Gennaio: 1432, un nobile veneziano fa naufragio in Norvegia e scopre stoccafisso e “liberalità” sessuale delle nordiche! 

 

A Rost, un’isola delle 365 presenti qui, in questo comune della Norvegia, oltre il Circolo Polare, a più di 100 chilometri dalla terraferma, a questo fortunato nobile veneziano, dopo essere stato, oltre 500 ani fa, salvato, sfamato con eccezionale baccalà, ed essere stato amato da bionde nordiche degne di Odino, che piansero quando se ne andò, per di più, gli hanno fatto anche un monumento!!

di Daniele Vanni

 

Pietro Querini(Venezia, XV secolo – …) è stato un mercante e navigatore italiano, senatore della Repubblica di Venezia. Dotato di una fortuna…particolare!

Patrizio veneziano (quindi d’obbligo, la scrittura: N.H.) della potente e ricca, famiglia Querinie dunque membro di diritto del Maggior Consiglio della Serenissima.

Fu Signore, nell’isola di Candia (Creta), dei feudi di Castel di Temini e Dafnes, famosi per la produzione del vino Malvasia,che egli commerciava specialmente con le Fiandre.

 

Il viaggio della Querina

Il 25 aprile 1431 Pietro salpò da Candia verso le Fiandre a bordo dellacaracca(ecco la nave del futuro! derivata dalla coccamedioevale, poi munita di alloggi a poppa, che la fanno sempre più avvicinare ad un galeone) la Querina(derivata da una nave sperimentata non a caso dai Genovesi, che sono per natura capaci di navigare in acque profonde, mentre i Veneziani per molti secoli si accontentarono delle galee derivate dalle navi romane a remi, che non avevano grossi problemi nel Mediterraneo, soprattutto quello orientale dominio di Venezia, ma inadatte al periplo dell’Africa ed ancor più alla navigazione in oceano aperto in Atlantico, Indiano, o Pacifico)  un carico di 800 barili di Malvasia, spezie, cotone, cera, allume di rocca e altre mercanzie di valore, pari a circa 500 tonnellate.

L’equipaggio era composto da sessantotto uomini di diverse nazionalità. Suoi luogotenenti erano Nicolò de Michele, patrizio veneto, e Cristofalo Fioravante, comito.

Il 14 settembre, superato Capo Finisterre, vennero sorpresi da ripetute tempeste (che ruppero più volte il timone, punto debole della nave) e furono spinti sempre più verso ovest, al largo dell’Irlanda: qui si ruppe di nuovo il timone e la nave restò disalberata, andando alla deriva per diverse settimane, trasportata dalla Corrente del Golfo.

Il 17 dicembre l’equipaggio decise di abbandonare il relitto semiaffondato e si divise, tirando a sorte: 18 si imbarcarono su uno schifo (sorta di scialuppa) e 47 su una seconda lancia, più grande, comprendente i tre ufficiali.

Della prima imbarcazione non si ebbe più alcuna notizia, subito dopo la prima notte, ma la lancia più grande andò a lungo alla deriva, fra razionamenti di viveri, sfinimenti ed impazzimenti, e i marinai che bevevano la mortale acqua salata e quindi decessi continui, toccando fortunosamente terra il 4 gennaio 1432nell’isola deserta di Sandøy, vicino a Røst nell’arcipelago norvegese delle Lofoten, con soli 16 marinai superstiti!

Il soccorso a Røst

 

Il Querini e i suoi compagni vissero per undici giorni bivaccati sulla costa nutrendosi di patelle e accendendo fuochi per scaldarsi.

Finchè furono avvistati dai pescatori dell’isola di Røst, la più vicina, che andarono in loro aiuto e li ospitarono nelle loro case.

Molto probabilmente li avevano già avvistati, ma non si fidavano.

La popolazione dell’isola di Røst, che i veneziani chiamarono Rustene, circa 120 abitanti, era dedita alla pesca e all’essiccazione del merluzzo.

E proprio il troppo mangiare, dopo tanti stenti, l’ingordigia irrefrenabile dopo tanta fame, proprio come accadde agli internati dei campi nazisti all’arrivo degli Alleati, provocò ancora morte.

I veneziani rimasero circa quattro mesi nell’isola, e Querini scrisse una dettagliata relazione per il Senato, oggi conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana:

« Per tre mesi all’anno, cioè dal giugno al settembre, non vi tramonta il sole, e nei mesi opposti è quasi sempre notte. Dal 20 novembre al 20 febbraio la notte è continua, durando ventuna ora, sebbene resti sempre visibile la luna; dal 20 maggio al 20 agosto invece si vede sempre il sole o almeno il suo bagliore…gli isolani, un centinaio di pescatori, si dimostrano molto benevoli et servitiali, desiderosi di compiacere più per amore che per sperar alcun servitio o dono all’incontro…vivevano in una dozzina di case rotonde, con aperture circolari in alto, che coprono con pelli di pesce; loro unica risorsa è il pesce che portano a vendere a Bergen. (…) Prendono fra l’anno innumerabili quantità di pesci, e solamente di due specie: l’una, ch’è in maggior anzi incomparabil quantità, sono chiamati stocfisi; l’altra sono passare, ma di mirabile grandezza, dico di peso di libre dugento a grosso l’una. I stocfisi seccano al vento e al sole senza sale, e perché sono pesci di poca umidità grassa, diventano duri come legno. Quando si vogliono mangiare li battono col roverso della mannara, che gli fa diventar sfilati come nervi, poi compongono butiro e specie per darli sapore: ed è grande e inestimabil mercanzia per quel mare d’Alemagna. Le passare, per esser grandissime, partite in pezzi le salano, e così sono buone (…). »

(Pietro Querini)

Per i marinai l’ospitalità della comunità fu come un vero e proprio Paradiso,(e ci credo! anche se non scordavano di fare un diario commerciale come è il libro di Marco Polo, cioè a beneficio degli altri veneziani che seguivano nel commercio della  patria!)  anche perché:

« Questi di detti scogli sono uomini purissimi e di bello aspetto, e così le donne sue, e tanta è la loro semplicità che non curano di chiuder alcuna sua roba, né ancor delle donne loro hanno riguardo: e questo chiaramente comprendemmo perché nelle camere medeme dove dormivano mariti e moglie e le loro figliuole alloggiavamo ancora noi, e nel conspetto nostro nudissime si spogliavano quando volevano andar in letto; e avendo per costume di stufarsi il giovedì, si spogliavano a casa e nudissime per il trar d’un balestro andavano a trovar la stufa, mescolandosi con gl’uomini (…). »

(Pietro Querini)

Il 15 maggio 1432 il Querini venne aiutato dai pescatori a ripartire verso Venezia (credo…volentieri!; portando con sé stoccafissi seccati. Durante il viaggio di ritorno passò per Trondheim, Vadstena e Londra, dove fu ospite dell’allora potente comunità veneziana che risiedeva sul Tamigi.

Da lì, dopo 24 giorni di cavallo, il “capitano da mar” (o se volete, visto che là dove il sole tramonta o non tramonta mai, avrà senz’altro infranto diversi cuori, da buon compaesano di Casanova, quindi anche: “capitano da amar”!) giunse finalmente a Venezia il 12 ottobre 1432.

Vi importò la idea dello stoccafisso, che godette subito di un grande successo e che i veneziani impararono ad apprezzare, sia per la sua bontà gastronomica che per le sue caratteristiche di cibo a lunga conservazione, molto utile sia nei viaggi di mare che di terra, oltre che per la caratteristica di essere un “cibo magro”, così da divenire uno dei piatti consigliati negli oltre 200 giorni di magro, fissati, assieme ai cibi, il 4 dicembre 1563, data della XXV e ultima sessione del concilio di Trento.

E da qui il successo storico del baccalà vicentino o veneto…

Molto importante, nella relazione di viaggio, che scrisse successivamente per il Senato, è la descrizione della vita dei pescatori norvegesi e della tecnica di conservazione del merluzzo che, una volta essiccato, diventa stoccafisso.

Il famoso umanista del cinquecento Giovan Battista Ramusio, autore del volume Navigazioni e Viaggi, che raccoglieva i più importanti viaggi compiuti dall’antichità classica fino alla sua epoca, dedicò un capitolo al Querini, iniziando così:

« Viaggio del magnifico messer Pietro Querini gentiluomo veneziano, nel quale, partito da Candia con un carico di malvasia verso ponente l’anno 1431, incorre in uno orribile e spaventoso naufragio, alla fine del quale, scampato in seguito a diversi accidenti, arriva nei regni settentrionali di Norvegia e Svezia. »

(Giovan Battista Ramusio)

 

Gli abitanti di Røst da allora hanno sempre nutrito una grande riconoscenza verso Pietro Querini, tanto che nel cinquecentesimo anniversario del naufragio (per il boom della commercializzazione del merluzzo, molto più che dei viaggi mitici di tanti virgulti italiani alla scoperta del mito delle nordiche!) hanno eretto un cippo in suo onore nell’isola di Sandøy.

A Røst un isolotto è stata chiamata “isola di Sandrigo”, in ricordo della cittadina in provincia di Vicenza, dove si tiene annualmente la Festa del baccalà, il piatto tradizionale della cucina vicentina a base di stoccafisso proveniente dalle isole Lofoten.

Per converso, a Sandrigo una piazza è stata dedicata a Røst.

Ma non credo che qui, sia stata importata quell’usanza…tanto ospitale che lo stesso Marco Polo scrisse per il popoli della steppa asiatica e che poi emigrarono nella Scandinavia, famosi e generatori di scandalo, per la liberalità che concedevano alle proprie mogli nei riguardi degli ospiti, che si rifiutavano, commettevano un grave sgarbo di ospitalità!!

Cosa fa fare la mancanza del Sole!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Share