Editoriale – Accadde Oggi: 4 Febbraio 2004, nasce Facebook: e ognuno è giornalista di se stesso!

 

In una decina di anni, è diventato il social più diffuso: la più grande “rete” umana mai creata nella storia! Un giornale “orizzontale” dove ognuno è giornalista di se stesso!

Che importa, se scompaiono i giornalisti, i giornali, le biblioteche, la cultura, le università! La libertà è ugualmente garantita come la profondità del pensiero, perché io posso sempre scrivere se il mio gatto stamani si è alzato di buon umore o meno!

 

di Daniele Vanni

 

Voglio solo premettere qualche considerazione e qualche passo di un’intervista fatta ad uno scrittore che tra le altre cose analizza i Social di cui Facebook è la punta di diamante. Il tutto, capirà chi non sta 11 secondi su questa pagina (cioè la media che, secondo certe statistiche, i visitatori dedicano ad un articolo che trovano sul Web!!) …gli altri, i visitatori “compulsivi” non capirebbero forse neppure leggendo tutto, anche perché ai mordi e fuggi del Web, non importano certe considerazioni.

Io credo che la storia la facciano non le idee, ma le invenzioni tecnologie.

Ora, il vero regresso culturale, sociale, dei rapporti umani, di salubrità dell’ambiente ecologico, dell’alimentazione…e si potrebbe continuare non è tutta colpa dei Social (e qualcuno ci rifilerà la tiritera dell’uso, della pistola che può essere usata per uccidere ma anche per difendere…e certe amenità simili, alle quali credo, ma posso sbagliare che l’uomo tra il lavoro e l’amaca sceglierà sempre l’amaca, a meno che in Chiesa (cioè con le religioni, ma le nostre chiese sono sempre più vuote!) , nelle scuole (ma le nostre sono diventate fucine di ignoranti, basta vedere il livello medio di conoscenza, (con le elementari dove i maestri e le maestre sono ostaggio di pargoli scatenati e irrefrenabili), nei  partiti (ma questi ci siamo accorti che educazione facevano…) nelle palestre e nei campi di calcio (ma lì ora si è capito, si va solo per fare i calciatori, comprare la Lamborghini e sposare le Veline!) a meno che nei luoghi deputati a darci una cultura umana, civile, sociale, solidale, non ci diano degli ideali di cultura e azione per migliorare la nostra e la vita degli altri!!

Voglio dire non è tutta colpa di Internet, dei telefonini, dell’alcol che scorre a fiumi nelle bocche piene di spinelli, ma certo lasciare il pensiero profondo per scrivere a degli “amici” (che non a caso è il titolo di un programma altamente educativo come i tanti X Factor, le Isola dei Famosi, gli omnipresenti Masterchef e Prove del…Cuoco) ha dato una bella botta al nulla al quale stiamo andando, neppure felicemente, ma sempre più inc……, basta guidare per i milioni di rotonde che frenano la velocità e devono pur arricchire qualcuno visto il loro danno, ma illoro numero che aumenta ogni giorno, costringendo per forza ad andare per autostrada, che gurada caso non ha rotonde, essendo a predaggio…, scusate: pedaggio!

 

 

“Cultura e social, ormai tutto si è infantilito. Chiamiamo ‘ragazzi’ anche gli ultratrentenni”. Intervista a Walter Siti

Parla lo scrittore, reduce dalla pubblicazione del saggio “Pagare o non pagare”. “Viviamo una crescente frattura tra losers e winners, sarà sempre più difficile ricucirla”

By Adalgisa Marrocco

 

“Senza conoscere il vero prezzo delle cose, finiremo per non conoscere più nemmeno noi stessi”: è questa l’opinione del critico letterario, professore universitario e scrittore Walter Siti, reduce dalla pubblicazione del saggio Pagare o non pagare (Edizioni Nottetempo), che racconta la sua visione del nostro rapporto coi soldi, la difficoltà dei riti di passaggio all’età adulta e cosa pensa della crisi, non solo economica ma anche sociale e politico-istituzionale.

 

 

Perché negli anni Sessanta e Settanta il verbo “pagare” poteva evocare sensazioni positive, mentre oggi assume una connotazione cupa?

 

Non so se evocasse sensazioni positive per chiunque, ma di certo le evocava per una classe sociale in particolare: il proletariato che, in quegli anni, stava vivendo la sua ascesa. Chi, come me, nel ’68 aveva vent’anni era convinto che la sua situazione sarebbe stata migliore rispetto a quella dei suoi genitori. Ottenere un posto di responsabilità e uno stipendio che garantisse autonomia economica serviva ad affermare un piccolo salto di classe, ma costituiva anche un rito di passaggio all’età adulta. Tutto questo non esiste più da quando l’ascensore sociale ha smesso di funzionare. Allo stato attuale, il nostro paese si sente gravato da un debito che, rammentatoci ogni giorno, viene spacciato per peccato capitale. Inoltre, la corruzione – che è sempre esistita, ma di cui si è iniziato a parlare maggiormente dagli anni Ottanta – ha mostrato quanto le sue radici fossero penetrate nella classe dirigente del nostro paese. Il verbo “pagare” è diventato sinonimo di “mazzetta”. Il verbo “pagare” fa pensare che ad aprire il portafoglio sia sempre chi non dovrebbe

 

Lei ha appena parlato di ingresso nell’età adulta: quale differenza vede tra i giovani del boom economico e quelli di oggi?

 

Negli anni Sessanta, un trentenne era un adulto fatto, con una stabilità famigliare e lavorativa. Si trattava di persone che si erano sganciate dai genitori per intraprendere un percorso di vita autonomo. Al giorno d’oggi, invece, le persone di 30-35 anni vengono ancora considerate ragazzi. Senz’altro, questo è dovuto all’invecchiamento della popolazione, al fatto che la disoccupazione e la precarietà ostacolano i giovani nei progetti di vita famigliare. Non a caso, anche l’età della prima maternità è slittata: se usassimo ancora il linguaggio degli anni Sessanta, la maggior parte delle mamme d’oggi sarebbero “primipare attempate”. Ho anche l’impressione che ormai tutto si sia infantilito: i social network e la cultura che viene veicolata attraverso i nuovi media tendono all’immediatezza e alla semplificazione, due caratteristiche legate più all’età infantile che non a quella adulta. La mia sensazione da settantenne è che i riti di passaggio all’età adulta abbiano assunto valenza individuale più che generazionale.

 

Perché oggi è diventato così difficile stabilire il prezzo delle cose?

 

Il consumismo imperante degli anni Ottanta e Novanta e la società dello spettacolo avevano prodotto una grande illusione: pensavamo che si potesse comprare l’infinito, che tutto fosse a portata di mano. Questo sogno d’infinitezza si è andato a scontrare con la crisi economica: i soldi, anzitutto per le classi sociali che avrebbero dovuto tentare il salto, non ci sono più. Allora a tutto questo si cerca di ovviare con la ricerca di omaggi, di promozioni, di occasioni. Le parole d’ordine della pubblicità sono rimaste le stesse: “Desidera l’infinito”, ci dicono. Ma oggi quell’infinito è impalpabile, viene vissuto in maniera irreale e i prezzi sono diventati aleatori. Ai miei tempi, era ancora valida l’idea marxista per cui il prezzo di una cosa viene stabilito in base alla quantità di lavoro impiegata per produrla. Oggi, rispetto al valore d’uso, conta molto di più il valore di scambio, lo status garantito da quel determinato oggetto. A questo si aggiunge il fatto che i prodotti vengono realizzati in luoghi che non conosciamo, da persone che non conosciamo, in condizioni di sfruttamento, magari producendo danni ecologici in paesi che andrebbero tutelati. Il danno ambientale, per esempio, dovrebbe essere contemplato quando si stabilisce il prezzo del prodotto. Deduciamo quanto sia arduo calcolare il vero prezzo delle cose allo stato attuale. E io temo che quando non si conosce il vero prezzo delle cose che ci circondano, alla fine non si riesca a conoscere nemmeno più il vero valore di noi stessi.

 

Lei ha usato la parola “crisi” riferendosi all’ambito economico ma, mai in come questo momento storico, il termine richiama la situazione politico-istituzionale. Cosa pensa della fase che il nostro paese si trova ad attraversare?

 

Credo che la crisi politico-istituzionale non sia altro che il sintomo di un male molto più radicato, i cui effetti continueranno a farsi sentire. Si è diffuso uno strano concetto di trasparenza: a trapelare sono finanche le manovre di palazzo, proverbialmente segrete. Se tutto viene reso pubblico, compresi i patti storicamente silenti, il rischio è che ogni cosa finisca per essere considerata un “inciucio” e che nessuno voglia essere additato come colui che ha ceduto al compromesso. È una casa di vetro che non si può costruire. Ho anche l’impressione che perfino le sinistre europee stiano facendo uno sforzo affinché l’oligarchia finanziaria impedisca la ribellione delle masse. È come se la democrazia avesse perso terreno in maniera graduale: da una parte c’è l’oligarchia finanziaria mondiale, dall’altra c’è chi si mette a capo delle masse, indicate come “popolo”. In questo contesto, il sistema democratico – che prevederebbe la presenza di individui informati, in grado di esercitare diritto di voto e di determinarsi – non può che essere in crisi.

 

Nel finale di Pagare o non pagare, viene descritta una spaccatura tra élite dominanti e popolo. Quanto la situazione attuale riflette quell’immagine?

 

Il mio finale è un elemento distopico, provocatorio. A ogni modo, ritengo che la forbice tra ricchi e poveri in Occidente vada allargandosi ormai da vent’anni, in maniera indipendente dai singoli governi dei singoli stati. Per usare un americanismo, viviamo una crescente frattura tra losers e winners, tra quelli che stanno sopra e quelli che stanno sotto. E, man mano, diventerà impossibile trovare un punto d’incontro tra i due mondi. Qualche giorno fa, mi è capitato sotto mano un interessante articolo sulle nuove frontiere dell’ingegneria genetica: leggevo che, grazie alle sempre maggiori conoscenze sulla struttura del DNA, si potrebbero addirittura condizionare le caratteristiche dei nascituri. Chi volesse, pagando, potrebbe scegliere colore dei capelli, degli occhi, altezza e addirittura quoziente intellettivo del bambino. Se questa prospettiva inquietante diventasse realtà, potremmo addirittura postulare la nascita di due razze: da una parte una super-razza di alti, belli e intelligenti e dall’altra una di piccoli, brutti e un po’ stupidi, magari addetti a lavori di schiavitù. In questo senso, il timore della distopia non è poi tanto peregrino.

 

 

E veniamo alla celebrazione dei 15 anni di Facebook.

 

Facebook è (era!) il nome dell’annuario con nomi e fotografie diffuso in molte università americane

 

In principio era Facemash.

In una notte di ottobre del 2003, uno studente di Harvard, tale Mark Zuckerberg, studente di Psicologi, assai brillante nel corso, neppure brutto, ma non attraente come altri compagni di classe, reduce da un appuntamento andato a male, si siede davanti al computer e guardando l’annuario universitario ed ha un’idea: creare un sito dove caricare tutte le foto degli studenti del college.

Chi vi accede può votare la preferita tra due foto che il sistema seleziona casualmente.

Nel giro di poche ore Mark riesce ad hackerare i database dei diversi studentati di Harvard e ad estrarre i nomi e le fotografie di tutti gli studenti.

Nelle prime 4 ore di attività Facemash attirò 450 visitatori e 22.000 click sulle foto. Il sovraccarico di dati mandò in crash i server dell’università e Facemash venne chiuso dai vertici di Harvard pochi giorni dopo: Zuckerberg fu accusato di infrazione della sicurezza e di violazione della privacy degli studenti e venne punito con sei mesi di sospensione.

Arriva Facebook, buona la seconda

Il giovane studente di psicologia con il pallino della programmazione non si dà per vinto. A gennaio del 2004 registra il dominio thefacebook.com (Facebook è il nome dell’annuario con nomi e fotografie diffuso in molte università americane) e decide di lanciare una nuova rete sociale dedicata al mondo universitario statunitense. L’ispirazione, ovviamente, resta Facemash (come dichiarato dallo stesso Zuckerberg, l’incidente lo aveva un po’ “bruciato), ma il suo funzionamento e il suo scopo sono differenti.

Al suo fianco, in questa nuova impresa ci sono altri studenti di Harvard: Andrew McCollum, che contribuisce allo sviluppo dell’algoritmo e della piattaforma di Facebook, ed Eduardo Saverin, giovane studente di origine brasiliana che si occupa degli aspetti organizzativi, aziendali e promozionali del social network. Il 4 febbraio 2004 The Facebook apre ufficialmente i battenti alla “popolazione universitaria” di Harvard.

Il successo è praticamente immediato: a fine di febbraio più della metà degli studenti iscritti ad Harvard è registrata al servizio, mentre nel marzo 2004 Facebook apre anche agli studenti di Stanford, della Columbia University e edll’Università Yale. Ad aprile il servizio si allarga al resto della Ivy League, al MIT, alla Boston University e al Boston College. Nel giro di poche settimane Facebook aprena a tutti gli studenti universitari di Stati Uniti e Canada, certificando un successo forse nemmeno troppo inatteso.

 

I primi investitori

 

A metà del 2004 Mark Zuckerberg e gli altri soci fondatori decidono di aprire una società, Facebook, Inc., che permettesse loro di gestire al meglio (dal punto di vista finanziario, ovviamente) il grande successo che la loro idea sta riscuotendo in tutto il Nord America. L’imprenditore Sean Parker, fondatore di Napster e fino ad allora era stato un consigliere informale per Zuckerberg, diventa Presidente.

Già nel 2005 i primi investitori iniziano a bussare alla porta di Mark Zuckerberg. Il primo è Peter Thiel, tra i fondatori di PayPal, che acquisisce il 10,2% delle quote societarie con un investimento di mezzo milione di dollari. Le quotazioni di Facebook, però, salgono in fretta e quando Microsoft decide di investire nel social network (siamo nell’ottobre del 2007) deve investire 240 milioni di dollari per rilevarne appena l’1,6%.

 

La crescita

 

I ritmi di crescita di Facebook non conoscono sosta: il numero di utenti continua a salire, così come il valore dei ricavi. Nel 2009, appena cinque anni dopo la sua creazione, il bilancio di Facebook chiude in attivo, dimostrando che l’idea di Mark Zuckerberg è redditizia e profittevole.

In quegli stessi anni Facebook inizia a espandersi anche nel resto del mondo. In Italia è boom di iscrizioni nel 2008: nel mese di agosto si contano oltre 1 milione e 300 mila visite, con un incremento del 961% rispetto allo stesso mese del 2007. Il volume di traffico cresce così in fretta che nel marzo 2010 supera per una settimana Google per numero di visite negli Stati Uniti.

 

3 gennaio 2011 Goldman Sachs bussa alla porta di Palo Alto, dove nel frattempo Mark Zuckerberg aveva spostato la sede della società. La banca d’affari vorrebbe entrare nel capitale di Facebook, investendo ben 450 milioni di dollari: la valutazione totale del social network cresce fino a 50 miliardi di dollari.

Lo sbarco in borsa

Viste le performance finanziarie e la continua crescita di utenti iscritti e di traffico web, Mark Zuckerberg decide che è arrivato il momento di mettersi alla prova dei mercati finanziari. Superato l’esame della Securities and Exchange Commission, l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza della Borsa di Wall Street, Facebook sbarca a Wall Street il 18 maggio 2012 con una delle offerte pubbliche di vendita (IPO) più grandi della storia degli Stati Uniti. Nella prima giornata di contrattazioni Facebook riesce a vendere azioni per 16 miliardi di dollari (il terzo di sempre nella storia statunitense), facendo salire la propria valutazione a 104 miliardi di dollari (valore più alto mai registrato per una new entry alla Borsa di New York). Mark Zuckerberg, allora poco più che 27enne, si ritrova improvvisamente con un patrimonio personale di svariati miliardi di dollari.

 

Le acquisizioni

Nel 2009 parte la campagna acquisti Facebook. Il primo a entrare nella “sfera d’influenza” di Facebook è FriendFeed, social aggregator di contenuti provenienti soprattutto da reti sociali, blog, tumblelog, acquistato per 15 milioni di dollari in contanti e 32,5 milioni di dollari in azioni Facebook. Nel 2010 Mark Zuckerberg volge lo sguardo al mercato mobile: acquista Snaptu (pagata tra i 60 e i 70 milioni di dollari) e Beluga, che permettono a Facebook di ottimizzare sia l’esperienza di utilizzo da mobile sia il Facebook Messenger App.

Il primo grande colpo di Zuckeberg e soci risale però al 2012, quando il social network fotografico Instagram diventa di proprietà di Facebook per una cifra vicina al miliardo di dollari (tra contanti e titoli azionari). Nello stesso anno passa sotto l’egida Facebook anche Glancee, piattaforma sociale che unisce utenti per vicinanza geografica e compatibilità di interessi, fondata da due italiani, Andrea Vaccari e Andrea Tretti.

Ma a fare parlare davvero è l’annuncio del 19 febbraio 2014: dal suo profilo Facebook, Mark Zuckerberg annuncia che anche WhatsApp, applicazione di messaggistica istantanea per sistemi mobili, è stata acquisita per 16 miliardi di dollari (che diventeranno 19 miliardi a transazione conclusa).

 

Una volta diventato sinonimo di social network, Facebook ha iniziato a cambiare forma. Prima con le acquisizioni (che ne hanno ampliato notevolmente ambito di “appartenenza” e influenza) e poi con progetti ex novo voluti dallo stesso Mark Zuckerberg. Tra questi il più importante è, senza ombra di dubbio, Internet.org, iniziativa tesa a garantire accesso alla Rete a tutti (o quasi) gli abitanti della terra e ridurre così il digital divide nei Paesi del terzo mondo. Proprio per questo motivo Facebook è oggi impegnata nello sviluppo di strumenti e infrastrutture (come droni speciali e satelliti) che consentano di diffondere Internet wireless in zone del Pianeta altrimenti difficilmente raggiungibili.

 

Il sogno di Alessandro Magno, di Gengis Khan, Napoleone, di Hitler, si è realizzato?

 

 

 

 

Facebook è un servizio di rete sociale lanciato il 4 febbraio 2004, posseduto e gestito dalla società Facebook Inc., basato su una piattaforma software scritta in vari linguaggi di programmazione. Il sito, fondato ad Harvard negli Stati Uniti da Mark Zuckerberg e dai suoi compagni di università Eduardo Saverin, Dustin Moskovitz e Chris Hughes, era originariamente stato progettato esclusivamente per gli studenti dell’Università di Harvard,ma fu presto aperto anche agli studenti di altre scuole della zona di Boston, della Ivy League e della Stanford University.

 

Successivamente fu aperto anche agli studenti delle scuole superiori e poi a chiunque dichiarasse di avere più di 13 anni di età. Da allora Facebook raggiunse un enorme successo: secondo Alexa è il secondo sito più visitato al mondo dopo Google,superando YouTube che ha detenuto per anni la seconda posizione; ha cambiato, davvero! e profondamente (!) molti aspetti legati alla socializzazione e all’interazione tra individui, sia sul piano privato che quello economico e commerciale.

 

È disponibile in oltre 70 lingue e nel gennaio 2015 contava circa 1,4 miliardi di utenti attivi (745 milioni si collegano via app e 526 milioni via Messenger), che effettuano l’accesso almeno una volta al mese, classificandosi come primo servizio di rete sociale per numero di utenti attivi.

 

Il nome “Facebook” prende spunto da un elenco con nome e fotografia degli studenti, che alcune università statunitensi distribuiscono all’inizio dell’anno accademico per aiutare gli iscritti a socializzare tra loro.

 

Gli utenti possono accedere al sito previa una registrazione gratuita, durante la quale vengono richiesti dati personali come nome, cognome, data di nascita e indirizzo email. Il sito chiarisce che l’inserimento obbligatorio della data di nascita serve esclusivamente “per favorire una maggiore autenticità e consentire l’accesso ai vari contenuti in base all’età”. Completata la registrazione, gli utenti possono creare un profilo personale, includere altri utenti nella propria rete sociale, aggiungendoli come “amici”, e scambiarsi messaggi, anche via chat, incluse le notifiche automatiche quando questi aggiornano i propri profili.

 

Inoltre gli utenti possono fondare e unirsi a gruppi per condividere interessi in comune con altri utenti, organizzati secondo il luogo di lavoro, la scuola, l’università o altre caratteristiche, condividere contenuti multimediali ed utilizzare varie applicazioni presenti sul sito. Per personalizzare il proprio profilo l’utente può caricare una foto, chiamata immagine del profilo, con la quale può rendersi riconoscibile. Può inoltre fornire ulteriori informazioni, come il comune di nascita (esempio: Città natale: Roma) e quello di residenza (esempio: Vive a Torino), la scuola frequentata, il proprio datore di lavoro, l’orientamento religioso e quello politico, la propria situazione sentimentale e molte altre.

 

Recentemente milioni di utenti usano Facebook come una piattaforma simile a quella di YouTube ovvero, mettere in mostra i propri video, creando un pubblico numeroso.

 

Funzionamento

 

Il sito è gratuito per gli utenti e trae guadagno dalla pubblicità, inclusi i banner. Molti analisti invece sostengono che i ricavi monetari di Facebook non sono così elevati rispetto alle potenzialità di un servizio di rete sociale, aggirandosi intorno ai 230 milioni di dollari nel 2009. Infatti solo nel 2009, dopo 5 anni dalla sua nascita, il portale è riuscito a chiudere il primo bilancio in attivo. I ricavi commerciali derivanti dalla pubblicità riescono a coprire solo in parte i costi fissi di gestione del sito (archiviazione, server, ecc.) tanto da rendere necessario l’apporto dei soci (tra cui l’1,6% di Microsoft). Per migliorare la raccolta pubblicitaria Facebook aveva implementato Beacon, un sistema in grado di tracciare l’attività degli utenti su siti esterni convenzionati, in particolare le loro abitudini di acquisto online, consentendo pubblicità mirate e permettendo agli utenti di condividere tali attività sul News Feed dei propri amici. Beacon fu lanciato il 6 novembre 2007 con 44 siti partner. Il servizio divenne oggetto di una class action per la sua natura invasiva per la privacy, e venne perciò sospeso a settembre del 2009.

 

Funzionalità

 

Dal 2006 è attivo sulla homepage del profilo personale il News-feed, un aggregatore che mostra in successione gli aggiornamenti propri e degli amici. Inizialmente questo sistema ha ricevuto delle critiche da parte degli utenti, secondo alcuni i news-feed includevano molte informazioni sgradite e irrilevanti, secondo altri metteva troppo in risalto informazioni personali e potenzialmente sensibili (come il cambiamento della situazione sentimentale, la partecipazione ad eventi e le conversazioni con altri utenti). In risposta a queste critiche è stata data la possibilità di scegliere che tipo di informazioni condividere automaticamente e con chi. Oggi è infatti possibile raggruppare gli amici in categorie e scegliere con quali categorie condividere certe informazioni (come cambiamenti del profilo, post sulla bacheca e l’aggiunta di nuovi amici).

 

Una delle applicazioni più utilizzate su Facebook è quella delle Foto, dove gli utenti possono caricare un numero illimitato di album di immagini (a differenza di altri servizi di condivisione di immagini come Photobucket e Flickr). Il solo limite è nel numero massimo di 1000 foto per album. Le impostazioni della privacy possono essere cambiate per ogni album, limitandone o meno la visione a certi utenti. Un’altra caratteristica delle Foto è la funzione del tag, con la quale si appone un'”etichetta” su un’immagine segnalando chi è presente nella foto e creando un link al suo profilo se si tratta di un altro utente Facebook. In questo modo si crea automaticamente, per ogni profilo, una raccolta di foto in cui quell’utente è stato taggato.

 

Facebook offre diversi servizi di messaggistica privata. È possibile inviare privatamente dei messaggi ad altri utenti, se le impostazioni della privacy lo consentono. Tramite una sola applicazione è ora possibile gestire contemporaneamente messaggi sms, chat, email e normali messaggi, e regolare le impostazioni della privacy.

 

La funzione Note, introdotta nell’agosto 2006, permette agli utenti di pubblicare scritti e articoli in maniera simile a un blog. Sono attive le funzioni di tag e di inserimento immagini.

 

Dal maggio 2007 su Facebook è disponibile il Marketplace, che consente agli utenti di inserire gratuitamente annunci che risultano visibili solo da utenti presenti nella stessa rete.

 

Nel giugno 2009 è stata introdotta la funzionalità username, che rende i profili accessibili tramite indirizzi semplificati, come ad esempio “http://www.facebook.com/facebook”, invece del precedente formato “http://www.facebook.com/profile.php?id=20531316728”.

 

Il 21 aprile 2010 è stato lanciato il tasto Mi piace, con il quale gli utenti possono esprimere apprezzamento su dei singoli contenuti.

 

Dall’aprile 2011 la chat è stata arricchita da una funzione per effettuare chiamate vocali, che permette anche di lasciare messaggi in una segreteria vocale. Il 6 luglio 2011 è stato lanciato il servizio di videochiamate che utilizza la tecnologia di Skype.

 

Oltre alle attività di servizio di rete sociale, sono state sviluppate numerosi videogiochi gratuiti che hanno coinvolto milioni di utenti.

 

Il 15 gennaio 2013 è stata annunciata la nuova funzione di ricerca Graph Search, che intende rispondere alle domande degli utenti con la lingua naturale, invece che con un elenco di link, sfruttando le informazioni presenti sui profili dei loro amici. Questa funzionalità, inizialmente disponibile solo per gli utenti in lingua inglese, verrà in seguito esteso anche agli utenti delle altre nazionalità. Ad aprile 2013, viene resa disponibile una nuova versione di Messenger for Android, famosa applicazione ideata direttamente dai developers di Facebook, grazie alla quale è possibile chattare con un proprio amico anche se la suddetta applicazione non è aperta in primo piano, facendo uso delle Chat Heads. Per i dispositivi iOS, questa novità è altamente limitata per seguire la politica delineata da Apple, dunque le Chat Heads sono state introdotte solamente se l’applicazione è aperta in primo piano. Se si desidera usufruire di tale funzionalità anche al di fuori dell’app stessa, è possibile installare tramite l’applicazione Cydia, disponibile solamente su dispositivi Jailbroken, il pacchetto MessageBox. Nello stesso mese, precisamente il 4 aprile 2013, il CEO Mark Zuckerberg annuncia il lancio, previsto per il 12 aprile, di Facebook Home, app multifunzione disponibile in esclusiva sugli smartphone Android. Si tratta di un’interfaccia grafica che permette in ogni momento di accedere a tutti i contenuti pubblicati dai propri amici e di chattare con loro, il tutto durante il normale utilizzo dello smartphone.[27] L’applicazione è attualmente disponibile solo per HTC One, HTC One X+, HTC One X, Samsung Galaxy S3, Samsung Galaxy S4 e Samsung Galaxy Note, mentre le versioni per altri dispositivi verranno distribuite in un secondo momento. Il 13 novembre 2013 viene distribuita la nuova versione 3.0 dell’app Facebook Messenger, sia per Android che per iOS. La nuova versione, oltre ad una grafica totalmente rivisitata consente di utilizzare il numero di telefono per inviare messaggi a tutti i numeri senza dover necessariamente essere amici su Facebook, richiamando la funzione di altre popolari app di messaggistica istantanea come WhatsApp.

 

Privacy e controversie

 

Diversi problemi sono sorti riguardo l’uso di Facebook come un mezzo di controllo e come miniera di dati.

 

Inizialmente non esisteva un controllo che definiva “chi-può-vedere-cosa”. Dal 31 maggio 2010 è possibile applicare le impostazioni di privacy anche ai singoli post o ai singoli commenti. Inoltre è stata estesa la lista dei “livelli”, aggiungendo anche un livello personalizzato. I livelli disponibili sono:

 

Solo Io

Amici

Amici di amici

Amici e reti

Tutti

Personalizzato

Questi livelli possono essere impostati indipendentemente per ciascuna “categoria” di informazioni del profilo, sui singoli dati (commenti, post, ecc.) oppure sui dati personali (come “Data di nascita”, “Orientamento politico e religioso”, “Istruzione e lavoro”, ecc.).

 

Agendo opportunamente sulle impostazioni del profilo è quindi possibile limitare la diffusione dei dati personali. In particolare nel menù Impostazioni è disponibile la voce Impostazioni sulla privacy, dalla quale sarà possibile agire sulle categorie di dati tra cui: profilo, ricerca, notizie e bacheca. Naturalmente tali impostazioni non limitano l’accesso ai dati di coloro cui i gestori del sito attribuiscono privilegi di amministrazione, per motivi di ordine e legali.

 

Inizialmente Facebook consentiva solamente di disattivare l’account in modo che non fosse più visibile nel sito e nei motori di ricerca. A partire dal 28 febbraio 2008 l’utente ha anche a disposizione un’opzione che cancella in modo permanente i suoi dati dai server del sito.

 

Tuttavia si pensi a foto e video ripresi nella bacheca di altri utenti, o alle foto pubblicate da terzi in cui un utente è taggato, al limite dietro suo consenso. Una volta taggato in una foto, non appena un testo foto o video è stato copiato nel profilo di altri utenti, questo materiale non può essere eliminato (se non espressamente richiesto), anche quando l’interessato decide di cancellare il suo profilo. La cancellazione è limitata al profilo personale, ma non a tutto ciò che è stato copiato da terzi o condiviso con altri.

 

Inoltre, i contenuti pubblicati dagli iscritti (come fotografie, video e commenti) sono proprietà del sito. Caso raro in giurisprudenza, il sito si dichiara proprietario, ma non responsabile dei contenuti, e, come molti altri content provider, rifiuta di censurare o limitare la visibilità di contenuti e gruppi, respinge le critiche in merito a contenuti diffamatori, che istigano alla commissione di reati[mi risulta che non sia più così, almeno non in modo indefinito], e alle richieste di risarcimento dei danni che possono essere mosse in tali circostanze.

 

Secondo il codice italiano della protezione dei dati personali, la proprietà dei contenuti non estingue i diritti soggettivi degli interessati. Se questi sono autori dei contenuti, il passaggio di proprietà al sito al momento della pubblicazione, di nuovo, estingue i diritti inerenti al copyright, non quelli soggettivi. L’utente ha il diritto di ottenere informazioni in merito al trattamento dei propri dati personali, dei soggetti terzi che ne sono entrati in possesso, di vietarne la pubblicazione, e di rendere definitiva la propria cancellazione dal sito, che è tenuto a distruggere ogni copia dei dati personali in suo possesso, e a divulgare la richiesta di cancellazione ai soggetti terzi che per suo tramite abbiano acquisito tali dati.

 

Le critiche e l’attenzione internazionale di diversi soggetti sia nazionali che associazioni hanno portato a maggio 2010 ad una revisione della gestione della privacy che aumenta leggermente la definizione ma con certezza la precisione e la chiarezza con cui l’utente con l’uso e la visione di una sola griglia accederà all’impostazione dei diversi aspetti della privacy del proprio profilo.

 

Due studenti del Massachusetts Institute of Technology riuscirono a scaricare più di 70.000 profili di Facebook utilizzando uno shell script automatico. Nel maggio del 2008 un programma della BBC, Click, mostrò che era possibile sottrarre i dati personali di un utente e dei suoi amici con delle applicazioni malware.

 

Facebook è inoltre soggetto al fenomeno di creazione di falsi profili di personaggi famosi e non solo.

 

Numerosi i casi in Italia di violazione della privacy per la pubblicazione di foto “scomode”. Il 14 maggio 2009 vengono scoperte foto di pazienti intubati visibili sul sito; l’infermiera che le aveva pubblicate non si era accorta che fossero alla portata di tutti.

 

Alla fine di ottobre 2009 su Facebook, sono comparse ingiurie ed insulti da parte di un gruppo di discussione intitolato “Uccidiamo Berlusconi”. In seguito al risalto mediatico il ministro Maroni ha promesso di denunciare chi è intervenuto e di procedere penalmente.

 

Sul sito sono stati creati vari gruppi che in passato hanno inneggiato a Salvatore Riina e al massacro di Srebrenica.

 

Nel maggio 2010 il Pakistan e l’Afghanistan hanno deciso l’oscuramento di Facebook e YouTube per evitare la diffusione delle caricature di Maometto.

 

Nel settembre 2010 su Facebook, dopo uno studio effettuato nei laboratori di sicurezza di AVG Technologies, sono state riscontrate circa 11.000 pagine infette che mettono a rischio gli utenti, esposti soprattutto al furto di identità.

 

Recentemente Facebook ha attivato l’opzione di riconoscimento facciale delle immagini pubblicate dagli utenti, causando alcune polemiche per la privacy.

 

Attacchi hacker

 

Nel corso della sua esistenza Facebook ha subito diversi attacchi informatici: celebre è quello del 2005, effettuato dallo studente americano Chris Putnam che con l’aiuto di alcuni compagni creò un worm in grado, tra le altre cose, di convertire la grafica dei profili Facebook e Myspace; Mark Zuckerberg in persona notò il ragazzo, arrivando addirittura ad assumerlo. Successivamente il social subì attacchi più pesanti, che minarono la sicurezza degli account dei diversi utenti: nel 2013 furono rubate per 318.000 credenziali d’accesso, mentre nel 2015 il server rimase down per quasi un’ora facendo temere a tutti un altro attacco, quando probabilmente invece si trattava solamente di un semplice intervento di manutenzione.

 

Dinamiche sociali

 

In un articolo pubblicato sul suo blog personale, il sociologo ingaggiato da Facebook, Cameron Marlow, ha reso pubblici i dettagli di uno studio condotto dal Facebook Data Team sulle dinamiche sociali degli utenti iscritti. Lo scopo della ricerca era stabilire se Facebook accresce la dimensione della rete personale di un individuo. Per rispondere a questa domanda, nello studio si è creata una distinzione qualitativa degli amici su Facebook in tre sottogruppi interni ad un gruppo generale.

 

Il gruppo generale si riferisce a “tutti gli amici”, ovvero alla lista di persone che un utente di Facebook considera come tali. Secondo Marlow, la parola “amici” in questo contesto appare un po’ ambigua. Alla curiosità di utenti che gli chiedono di valutare se hanno abbastanza amici su Facebook o se ne hanno pochi, il sociologo risponde che il linguaggio usato potrebbe indurre a commettere un errore. Infatti, quelli che nel linguaggio in uso vengono considerati come amici, potrebbero essere più semplicemente persone che un individuo ha incontrato ad un certo punto della sua vita. Riguardo al numero di questa rete sociale, i dati ufficiali di Facebook riproposti da Marlow parlano di 120 amici per l’utente medio. Lo stesso Marlow afferma però che questo dato può non essere significativo per stimare la dimensione della rete sociale di una persona. Innanzitutto perché il sito è ancora abbastanza giovane e il numero di iscritti è ancora relativamente basso. Il che vuol dire che non tutte le persone conosciute da un utente registrato su Facebook potrebbero essere iscritte al sito e questo minerebbe la possibilità dell’individuo di costruire una sua rete sociale corrispondente a quella che potrebbe costruire con altri mezzi. A tal proposito, Marlow cita un altro strumento di stima della dimensione della rete sociale di un individuo: è stato citato dallo scrittore Malcolm Gladwell all’interno del suo libro Il punto critico e fa riferimento agli studi di Peter Killworth e dei suoi collaboratori. Questi studiosi usarono una lista di nomi e cognomi presi da un elenco telefonico e stimarono la dimensione della rete sociale di un individuo sulla sua capacità di riconoscere i nomi presenti nella lista come persone incontrate. Questo metodo condusse a una stima della rete sociale maturata durante la vita che va da 300 fino a 3000 persone.

 

I dati relativi ai tre sottogruppi sono stati elaborati monitorando per 30 giorni l’attività di un campione casuale di utenti. Le attività monitorate fanno riferimento ai tipi di comunicazione che Facebook mette a disposizione dell’utente per mantenersi in contatto con gli appartenenti della sua rete sociale personale.

 

Il primo sottogruppo fa riferimento alle relazioni mantenute in maniera passiva con l’uso di strumenti quali il News Feed o gli RSS readers. La ricerca include questi strumenti tecnologici nella gestione della relazione perché, a detta di Marlow, il consumo di contenuti fruibili con questi mezzi può tramutarsi in altre forme di comunicazione[56]. Ad esempio, se la ex compagna di classe alle scuole superiori pubblica su Facebook una foto del suo nuovo cagnolino, si può cliccare sulla notizia, dare un’occhiata a molte altre foto e scoprire tra l’altro che si è fidanzata, o ha avuto un bambino, e ciò potrebbe indurre a mettersi in contatto con lei. Nel misurare la dimensione di questo sottogruppo, i ricercatori si sono limitati a registrare il numero di amici che un utente ha visitato con una certa ripetizione, più di due volte nell’arco dei trenta giorni della ricerca, cliccando sul News Feed o visualizzando il profilo.

 

Il secondo sottogruppo viene costruito attorno all’uso di tecnologie di comunicazione a “senso unico” (one-way communication) come lo sono i commenti alle foto, ai messaggi di status o post sul wall di un amico.

 

Il terzo sottogruppo viene costruito attorno all’uso di tecnologie basate su una comunicazione reciproca, o su uno scambio attivo di informazioni tra due persone: chat o scambio di messaggi tramite posta elettronica.

 

La tendenza generale degli utenti, indistintamente considerati sul piano sessuale, dimostra che la gente su Facebook usa le varie forme di comunicazione manifestando un impegno diverso a seconda del tipo di tecnologia. Rapportato alla propria lista di amici, gli utenti si mantengono informati (cliccando sul News Feed o sull’RSS, oppure visitando il profilo) con un numero meno cospicuo di amici. Il numero scende ulteriormente quando si tratta di usare una tecnologia a “senso unico” (commenti a foto o a messaggi di status, o post sul wall), fino a ridursi ulteriormente con l’uso di una comunicazione reciproca (chat e scambio di e-mail).

 

I dati in base al tipo di sesso dell’utente dimostrano una diversa propensione dei due sessi nell’uso di queste tecnologie: le donne sarebbero mediamente più attive degli uomini nel loro uso.

 

Quando gli utenti, maschi e femmine, hanno una lista di 500 amici, le donne in media si tengono informate per mezzo di RSS, News Feed e visite al profilo di 47 componenti della loro rete sociale; gli uomini, d’altro canto, utilizzano questa tecnologia per mantenersi informati in media su 39 dei loro 500 amici su Facebook. Le donne utilizzano la comunicazione a “senso unico” con in media 26 dei loro amici; gli uomini con 17. L’uso della tecnologia reciproca (chat e scambio di messaggi tramite e-mail) è ancora più ridotto: rispetto ai 500 amici le donne s’intrattengono tramite questo tipo di comunicazione con 16 amici, gli uomini con 10.

 

 

 

Nel 2012 uno studio di ricercatori della Stanford University guidato da Roy Pea ha testato l’effetto dell’uso di Facebook di 3461 ragazze tra gli 8 e i 12 anni rispetto ai valori e alle emozioni in evoluzione. Nello studio si è evidenziato come l’uso frequente si ripercuota in maniera negativa sulla capacità di instaurare rapporti sociali inoltre l’uso di più media digitali contemporaneo, detto multitasking, provoca una diminuzione delle ore di sonno.

 

 

 

 

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