Accadde oggi, 4 agosto: 1944, l’arresto della bellissima Anna Frank! – 1997, muore la persona più longeva al mondo: 122 anni e 164 giorni!

 

Una spiata, dopo due anni di prigionia volontaria, in un rifugio segreto, dette via alla morte di quasi tutti i rifugiati, ma vita eterna al Diario della sensibilissima e straordinaria Anna Frank, simbolo stesso dell’intelligenza degli Ebrei e dell’immane sofferenza della Shoah!

 

Oggi i decani mondiali viventi sono due giapponesi di 117 e 115 anni, età quest’ultima raggiunta adesso anche da una signora italiana di Foggia

La scoperta della persona più longeva di sempre fu opera di un giornalista, che, andato ad Arles per documentarsi sul centenario di Van Gogh, s’imbattè in una donna che lo aveva conosciuto di persona!

4 agosto Anna

di Daniele Vanni

 

Siamo ad Arles, una città che appare per certi versi già spagnola, con le sue corride, ma romana con il suo anfiteatro, praticamente giunto a noi intatto.Siamo al centro della Camargueche ci fa pensare a com’era bella la natura prima dell’uomo! Un pensiero che dovrebbe accompagnare ogni turista che devasta la terra con i suoi viaggi alla ricerca dell’esotico!

Siamo nel 1988 e si tengono qui i festeggiamenti del centenario di Van Gogh,che venne qui per trovare sollievo alla sua follia con i venti del Mediterraneo.

I giornalisti venuti volentieri alle foci del Rodano, magari da Parigi, che è Parigi, ma ha il clima che ha, e chiedono in giro, alla gente quello che ancora si racconta, di tramandato, sulle storie e le legende sentite raccontare sul pittore che si tagliò un orecchio! O se è vero che gli e lo tagliò Gauguin!

 

Una signora anziana, forse equivocando il nome o l’oggetto della domanda, risponde ad un cronista che lei non ha bisogno dei sentiti dire, perché lei, quel personaggio “sudicio e trasandato”, strano l’ha conosciuto e ci ha parlato diverse volte: “Anche se non le piaceva affatto!” perché, per di più! le chiedeva, come un mendicante, anche dei soldi per fare i quadri! Anche se lei, a quell’uomo malvestito: “brutto, e consumato dall’alcol” , qualche volta, gli e l’ha anche dati due spiccioli!

Il giornalista, quasi prendendola in giro, le fa notare che Van Gogh, quello che intende lui! è venuto quaggiù nel febbraio del 1888 e vi è morto, suicida, il 29 giugno del ’90!

“Vuole che non lo sappia? Me lo ricordo esattamente come ora, perché ne parlammo per mesi, per anni! Io allora, quando lo straccione si suicidò, sparandosi in un campo, – li dipingeva sempre! –  avevo quindici anni!”.

Impressionato da tutti quei dati e dettagli, fatte altre poche domande, il collega scappa all’anagrafe, dove non gli ci vuole molto a scoprire che ha fatto due scoop: ha trovato dei dettagli sulla vita di uno dei più grandi pittori di sempre, morto cent’anni prima, da un testimone oculare! ed ha scoperto una delle persone più vecchie di Francia! Non sa ancora che ha fatto un incontro ancora più importante: ha parlato e scritto con la persona (certificata!) più longeva, mai vissuta al mondo!

 4 agosto

 

E vengono fuori tutta una serie di aneddoti impressionanti ed anche divertenti! Come può essere lo scorrere del tempo, se si ha abbastanza vita per vederlo per così a lungo!

Come quando un notaio del posto, – non occorre dire: furbescamente! – perché i notai sono tuti così altrimenti non avrebbero intrapreso una professione medioevale che anche nel tempo dei computer, almeno in Italia, permette loro redditi da giocatore della Champions League, anche senza tirare calci a nessuno!

Questo notaio, invero, a Jeane Calmet, aveva tentato di farle un bel tiro! Nel 1965, sapendo esattamente che la signora ha 90 anni, – e quindi anche volendo farle gli auguri! non tanto tempo davanti a sé da vivere, – le ha  proposto e stipulato un contratto di ipoteca inversa: le passerà un vitalizio ed intanto la casa è sua! Povera ingenua, pensa, in poco tempo la casa sarà mia, con pochi soldi! Ma ha fatto male i conti: il notaio morirà dopo pochi anni di cancro e dovrà trasmettere ai suoi eredi il dovere di sborsare il vitalizio che durerà ancora un bel po’: fino al 4 Agosto 1997, quando la signora deciderà di lasciare questa vita all’età di 122 anni e 164 giorni!

 

 Jeanne Louise Calment era nata infatti ad Arles, il 21 febbraio 1875 ed è stata, quindi, l’essere umano più longevo di cui si abbia avuto notizia certa.

Confermata dall’atto di nascita, tale longevità (pari a 44.724 giorni) fu accuratissimamente documentata dagli studi scientifici sul suo caso, e la verifica richiese un dispiegamento di mezzi senza precedenti per un riscontro del genere.

Condusse una vita estremamente attiva, tanto che cominciò a praticare la scherma a 85 anni, e a 100 anni andava ancora in bicicletta; inoltre fumò fino a 118 anni!

Quando nacque, i genitori, per quei tempi non erano giovanissimi: avevano infatti, entrambe 37 anni. Jeanne era l’ultima di quattro figli e proveniva da una famiglia tradizionalmente longeva: suo fratello visse 97 anni, suo padre 93, sua madre 86, ma suo fratello Antoine morì a soli 4 anni, sua sorella a soli 2.

Nel 1885 partecipa al funerale di Victor Hugo con la sua famiglia al Pantheon di Parigi il 1º giugno.

Nel 1888 incontra per la prima volta Vincent van Gogh che visita il negozio di suo padre e lo descrive come “sporco, mal vestito e sgradevole” e trovandolo “brutto, scortese e malato”.

Aveva incontrato anche il poeta e premio Nobel Frederic Mistral, e andò a vedere uno spettacolo di Josephine Baker.

Dopo la sua morte, le succedettero nel primato mondiale la canadese Marie-Louise Meilleur ( 118 anni) e in quello nazionale, Anne Primout, di origine algerina: morta nel 2005 a 115 anni.

Vi dice nulla il fatto che per trovare nella lista delle persone più longeve di sempre, un uomo, bisogna andare ad un giapponese piazzatosi solo al 16° posto! Poi il secondo uomo, lo individuiamo solo al 22° ed uno al 31°, per poi saltare molte donne fino al 65° posto!

Non dovevamo aspettare il femminismo per sapere qual è il sesso forte!

 

Il primo, cioè: la prima italiana in questa sorprendente classifica è la signora Emma Martina Luigia Morano, vedova Martinuzzi (Civiasco, 29 novembre 1899 – 15 aprile 2017) supercentenaria italiana di 117 anni e 137 giorni!

 

 

4 agosto anna copia

 

 

 

 

 

 

L’arresto

 

Dal 6 luglio 1942, i Frank con alcuni amici, si erano ritirati nel rifugio già precedentemente preparato dopo aver inutilmente tentato l’espatrio verso l’America.

Speravano di restarci poche settimane, al massimo qualche mese…fino alla sconfitta del Reich: vi resteranno più di due anni!

 

Il mattino del 4 agosto 1944, attorno alle 10.00, la Gestapo fece irruzione nell’alloggio segreto, in seguito a una segnalazione da parte di una persona che non è mai stata identificata.

Tra i sospettati vi è un magazziniere della ditta di Otto Frank, Willem Van Maaren.

Anna nel Diario, in data giovedì 16 settembre 1943, afferma esplicitamente che Van Maaren nutriva dei sospetti sull’alloggio segreto, e lo descrive come “una persona notoriamente poco affidabile, molto curiosa e poco facile da prendere per il naso”.

 

Gli otto clandestini vennero arrestati insieme con Kugler e Kleiman e trasferiti al quartier generale della SD, in Euterpestraat ad Amsterdam poi nella prigione di Weteringschans e dopo tre giorni l’8 agosto al campo di smistamento di Westerbork.

Il 3 Settembre Anna salirà sul treno alla volta di Auschwitz, per poi passare all’altrettanto terribile campo di Bergen-Beltz, che sarà il suo luogo di morte, assieme alla sorella, entrambe per tifo.

 

 

Gli aiutanti non furono più in grado di proteggere i clandestini ed anzi  furono costretti a mostrare il nascondiglio all’agente nazista (di origine austriaca) Karl Josef Silberbauer.

Kugler e Kleiman furono portati nelle prigioni del Sicherheitsdienst delle SS in Euterpestraat. L’11 settembre 1944 furono trasferiti nel Campo di concentramento di Amersfoort. Kleiman fu liberato il 18 settembre 1944 per motivi di salute, Kugler invece riuscì a fuggire il 28 marzo 1945.

Miep Gies e Bep Voskuilj, presenti al momento dell’arresto, scapparono mentre la polizia arrestava i clandestini (restando nei paraggi della palazzina). Dopo la partenza della polizia e prima del suo ritorno per la perquisizione, Mep Gies tornò alla palazzina per raccogliere quanti più fogli possibili tra quelli che l’agente Silberbauer aveva sparso per la stanza mentre stava cercando una cassetta con il denaro dei prigionieri: questi appunti furono custoditi in un cassetto della sua scrivania della ditta al fine di restituirli ad Anna o a suo padre alla fine della guerra. È possibile che alcuni scritti di Anna – oltre a un diario tenuto dalla sorella Margot, di cui Anna fa menzione – siano andati perduti.

 

Gli otto rifugiati vennero dapprima interrogati dalla Gestapo e tenuti in arresto per la notte.

Il 5 agosto vennero trasferiti nella sovraffollata prigione Huis van Bewaring in Weteringschans.

Due giorni dopo ci fu un nuovo trasferimento al Campo di concentramento di Westerbork.

Dato che erano stati arrestati come delinquenti, erano costretti a compiere i lavori più duri. Le donne – separate dagli uomini – lavoravano nel reparto pile: vivevano nella speranza di rendersi indispensabili nel loro lavoro, evitando così un destino ancora peggiore. Alle loro orecchie arrivavano non solo notizie positive sull’avanzata degli Alleati, ma anche quelle più tetre sui trasporti verso i campi di concentramento in Europa orientale. Secondo alcune testimonianze dei prigionieri di Westerbork, Anna sembrava persa. Dopo un lungo periodo in clandestinità aveva però ritrovato la fiducia attraverso la fede. Il 2 settembre insieme con la sua famiglia e la famiglia van Pels, durante l’appello venne selezionata per il trasporto ad Auschwitz.

 

Il delatore

 

Nonostante le ricerche fatte dopo la guerra, la persona (o forse le persone) che avvisarono la Gestapo della presenza di otto persone negli uffici di Prinsengracht non fu mai individuata con certezza.

Otto Frank scrisse a Kugler, già negli anni Sessanta, che, in base alle ricerche da lui effettuate, la telefonata alla Gestapo che portò al loro arresto sarebbe stata fatta da una donna la mattina stessa del 4 agosto 1944.L’agente che arrestò gli otto rifugiati, Karl Josef Silberbauer non seppe o non volle fornire l’identità del delatore, anche se ammise che non era pratica abituale mandare immediatamente una pattuglia subito dopo una delazione anonima, a meno che la denuncia non provenisse da informatori già noti e, pertanto, affidabili.

 

In base alle annotazioni sul diario di Anna e ai sospetti dei dipendenti della ditta, che dopo la guerra ne misero a parte Otto Frank, il delatore fu inizialmente identificato nel magazziniere Willem van Mareen (1895-1971), assunto dalla Opekta (la ditta di conserve e spezie dei Frank) nel 1943, per sostituire il padre di Bep Voskuijl, malato di cancro.

Emerse che l’uomo, prima di essere assunto dalla Opekta, era stato licenziato dal precedente lavoro con l’accusa di furto.

La giovane impiegata Bep Voskuijl affermò che van Mareen le incuteva timore e tanto lei quanto gli altri benefattori ricordarono numerosi comportamenti del magazziniere che apparivano sospetti.

Tuttavia, non emersero mai prove concrete contro di lui.

L’ex nazista Silberbauer, all’epoca ancora in vita, dichiarò che il magazziniere non era noto come informatore della Gestapo e negò di conoscerlo. L’uomo si dichiarò estraneo ai fatti, sostenendo che la sua curiosità era dovuta semplicemente al desiderio di allontanare i sospetti di furto dalla sua persona e aggiunse, smentendo il collega Hartog ormai deceduto di non aver mai avuto sospetti sulla presenza di clandestini nell’edificio, pur ammettendo di aver notato “una certa aria di segretezza” ma asserendo che la notizia dell’arresto lo aveva lasciato sconvolto.

Emerse, inoltre, che, durante la guerra, l’uomo aveva tenuto nascosto in casa uno dei propri figli, studente universitario, che aveva rifiutato di arruolarsi al seguito degli invasori nazisti; tale circostanza parve deporre a suo favore. Willem van Maaren morì ad Amsterdam il 28 novembre 1971 all’età di 76 anni, professando la propria innocenza fino all’ultimo.

 

La seconda persona sospettata di delazione fu Lena Hartog-van-Bladeren(deceduta nel 1963), che aveva lavorato per diverso tempo come donna delle pulizie e collaboratrice domestica, anche presso gli uffici di Prinsengracht, anche se inspiegabilmente aveva nascosto tale circostanza agli inquirenti. Suo marito Lammert lavorava in magazzino come aiutante di van Maaren e da questi aveva sentito i racconti sulle sue osservazioni, poi raccontate anche alla moglie Lena. Nel mese di luglio 1944, Lena Hartog avrebbe avuto un colloquio con Bep Voskuijl, chiedendole spiegazioni sulla presenza di ebrei che si nascondevano nell’edificio; l’impiegata non ammise alcunché, limitandosi a suggerire alla donna di guardarsi bene dal fare certe affermazioni, considerato il pericolo cui simili chiacchiere potevano esporre tutto il personale della Opekta. Nello stesso periodo, inoltre, Lena Hartog aveva prestato servizio presso una famiglia di conoscenti di Otto Frank e Johannes Kleiman, tali Anne e Petrus Genot, quest’ultimo collega di lavoro del fratello di Kleiman. La Hartog si sarebbe più volte lamentata con Anne Genot del fatto che alcuni ebrei si nascondevano in Prinsengracht e che ciò avrebbe provocato guai a lei e al marito se la circostanza fosse stata di dominio pubblico. Emerse in seguito che, nel vicinato, non pochi abitanti e impiegati di ditte vicine avevano nutrito sospetti sulla presenza dei rifugiati al numero 263, ma in generale era prevalso un atteggiamento di solidarietà, tanto più che in zona si nascondevano anche altri ebrei. I sospetti su Lena vengono rafforzati dalle ricerche da cui Otto Frank scoprì che probabilmente la chiamata alla Gestapo era stata fatta da una donna: ma nemmeno contro di lei si riuscì a trovare alcuna prova.

 

Nel 1998 la scrittrice Melissa Müller la identificò come responsabile della delazione, ma ritirò l’accusa nel 2003 allorquando la storica britannica Carol Ann Lee confutò tale tesi, supportata dalle ricerche senza esito del Istituto olandese per la documentazione di guerra (Nederlands Instituut voor Oorlogsdocumentatie, NIOD).

 

Nel suo libro The hidden life of Otto Frank (2002) la Lee propose un nuovo nome, quello di Anton Ahlers (1917-2000), un olandese cacciatore di taglie sugli ebrei.All’epoca dell’occupazione nazista tali cacciatori di taglie erano numerosi e si guadagnavano da vivere grazie ai premi riconosciuti a chi permetteva l’arresto di un ebreo. Dalle ricerche della Lee risulterebbe che il potenziale delatore, che lavorava come informatore per Kurt Döring del quartier generale della Gestapo ad Amsterdam, aveva ricattato Otto Frank. Questa tesi tuttavia è dibattuta: il NIOD non la considera veritiera, in quanto sono supposizioni legate esclusivamente a dichiarazioni dello stesso Ahlers (che si vantava di aver svelato il luogo del nascondiglio) e dei suoi famigliari (la moglie Martha smentì il marito, mentre il fratello Cas confermò la versione del tradimento).

 

Nel 2009 il giornalista olandese Sytze van der Zee nel suo libro Vogelvrij – De jacht op de joodse onderduiker si occupò dell’ipotesi che la traditrice potesse essere stata Ans van Dijk.

Nonostante fosse ella stessa ebrea, la Van Dijk consegnava al Bureau Joodsch Zaken ebrei che si erano nascosti e che lei attirava in una trappola, con la promessa di trovare un nuovo rifugio. Secondo van der Zee, Otto Frank sapeva che la delazione era stata opera non solo di una donna, ma di una donna ebrea: per tale motivo avrebbe taciuto per non alimentare ulteriori pregiudizi. Tuttavia van der Zee non fu in grado di risolvere questo enigma: Ans van Dijk fu comunque l’unica donna fra 39 persone a essere giustiziata per reati in tempo di guerra.

 

Nell’aprile 2015, nei Paesi Bassi uscì un libro (di cui è coautore uno dei figli di Bep Voskuijl, Joop van Wijk), dal titolo “Bep Voskuijl, Het Zwigen Voorbij” (ovvero: Bep Voskuijl, Basta silenzio)” che fornì una nuova versione sulla possibile identità del delatore, da identificarsi in Hendrika Petronella Voskuijl detta Nelly, sorella minore di Bep Voskuijl e a sua volta, per un breve periodo, dipendente della ditta Opekta in qualità di impiegata. Nelly Voskuijl, diversamente dal padre e dalla sorella, non faceva mistero delle proprie simpatie per il nazismo, tanto da essersi anche offerta per il lavoro volontario in Germania; tale ultima circostanza venne annotata dalla stessa Anna – molto legata a Bep Voskuijl, di pochi anni più grande di lei – nel proprio diario.

 

In altri passi, Anna rilevò che c’erano state tensioni a proposito della sorella di Bep, che avrebbe preteso di essere stabilmente assunta dalla Opekta. Le testimonianze di Diny Voskuijl, sorella superstite di Bep e Nelly (quest’ultima deceduta nel 2001), nonché tal Bertus Hulsman, amico d’infanzia ed ex fidanzato di Bep durante la guerra, raccolte nel libro, indicano frequenti litigi tra Nelly e Bep, durante i quali la prima avrebbe ripetutamente rinfacciato alla sorella di stare nascondendo degli ebrei. Deve inoltre notarsi che le numerose lettere scambiate tra Bep e Otto Frank dopo la guerra sono state fatte sparire tutte dopo la morte di Bep, avvenuta nel maggio 1983, probabilmente per nascondere le responsabilità di parte della famiglia Voskuijl nell’arresto e deportazione di otto persone.

Share