31 luglio Desio-nella-celebre-foto-che-lo-ritrae-con-gli-alpinisti-del-K2-1954

 

Accadde oggi, 31 Luglio: 1954, l’impresa di Ardito Desio, con gli Italiani e l’Italia che allora era l’Italia, esulta per la conquista del K2!

 

 

 

di Daniele Vanni

 

 

 

Molte volte, anche nelle dispute internazionali di questi giorni, vediamo quanto l’Italia conti poco! Anche ai Mondiali, e forse è una grande fortuna, per non vedere anche nel calcio, colonna nazionale di questa misera Nazione, siamo scivolati in basso!

La nostra è una Nazione che si sta progressivamente: “svuotando”!

Anche perché non solo abbiamo pagato un tributo altissimo alle potenze che hanno vinto le due guerre mondiali del secolo scorso, con due guerre di complessivi 8 anni che hanno falcidiato la nostra gioventù, non apportato, né nella cosiddetta vittoria nel ’15-’18, ne’ nella sconfitta “con avvitamento” della Seconda, nessun vantaggio e poi nell’ultimo quarto di secolo, tra Mani Pulite, Euro, crisi e grandi nazione amiche europee che hanno fatto incetta dei gioielli di famiglia italiani…

Cosicchè, da una parte, ormai in moltissimi si sono accorti, troppo tardi di cosa avviene ed è avvenuto, si assiste ad un progressivo smantellamento dell’autonomia nazionale, perché sempre più leggi ed ordini li riceviamo da Bruxelles (meglio sarebbe dire: dalla Germania, venuta in Europa non pare per perdere la leadership e fondersi con gli altri… e “l’Europa” ci indica ormai chi deve fare il Presidente del Consiglio, mentre le nostre aziende, banche…prendono il volo per altri lidi: di quelle migliori perdiamo il controllo che passa in mani estere, molte delocalizzano e così le perdiamo del tutto! E nessuno ci dà una stima, se possibile, di quanto del debito pubblico e delle nostre fabbriche, etc. sia nelle mani straniere, dove una ad una finiscono persino le nostre squadre di calcio!

Quindi, al di là di nazionalismi sfrenati, fuori-luogo e fuori-tempo massimo, di esagerazioni retoriche e ormai passatiste, sull’intelligenza ed il genio italico, sulla nostra fantasia… il concetto di Italia o di Patria ha ormai il gusto di quelle radio a valvole che o sono un po’ scrostate con la tela che se va in pezzi o restaurate malamente che sembrano laccate come i visi delle vecchi rifatte dal bisturi!

Ecco, noi nati negli anni ’50, cioè quando la guerra era passata da poco, questo senso della “piccola”, ma valida Italia, l’abbiamo invece, quasi connaturato! Sapevamo bene, cosa eravamo stati militarmente, (dove, già da molto, non conta il coraggio, ma l’industria che sta dietro un esercito), e quindi vedevamo l’America come un paese straordinario e se ci guardavamo addosso e dentro di noi, ci vedevamo…straordinariamente provinciali! Ma eravamo, al contrarissimo di oggi! orgogliosi del nostro Paese, come della nostra Maestra.

Così, in quegli anni seguiti alla guerra, ogni nostra piccola impresa, sportiva, industriale, insomma ogni volta che il nome dell’Italia rimbalzava nelle cronache, tendevamo l’orecchio inorgogliti! Ed era un sentimento nazionale: così i giornalisti, ogni volta che potevano “pompare” l’idea che eravamo “belli”, “grandi”, “geniali”, appunto, ce la mettevano tutta!

 

Così avvenne per l’impresa del K” nel 1954.

In fondo, era un’impresa alpinistica, e nulla più. Ma si dette fondo a tutta la retorica mutuata dal Ventennio, per far vedere quanto valevamo.

Il K2, posto nel gruppo del Karakorum (il nome sta per Karakorum 2, cioè seconda cima di quel gruppo di montagne che la deriva dei continenti, che allora non si conosceva, ma che lavorava ugualmente, si era divertita a spingere così vicino a Dio) appartenente alla catena dell’Himalaya, è in fondo una montagna straordinaria e con i suoi 8.609,02 metri di altitudines.l.m, la seconda montagna più alta della Terra, appunto, dopo l’Everest. Aveva poi particolari difficoltà, per l’estrema ripidezza di tutti i suoi versanti, la presenza di tratti di arrampicata impegnativi in prossimità della vetta, e l’assenza quasi totale di posti adatti ad un campo.

C’era poi qualcosa di particolare che spingeva gli Italiani.

A partire dal 1902, c’erano stati cinque tentativi di scalare il K2: il primo da una spedizione guidata dall’occultista Aleister Crowley ed Oscar Eckenstein, che giunse ad una quota di circa 6.600 m, ma fu costretta a ritirarsi per il maltempo.

Negli anni Trenta, poi, vi erano state due spedizioni statunitensi. La spedizione del 1938 raggiunse la quota di 7800 m, ma furono costretti a ritirarsi per la mancanza di fiammiferi per accendere le stufe. La spedizione del 1939, organizzata da Fritz Wiessner che raggiunse la quota di 8200 m, si concluse con la morte del milionario Dudley Wolfe, prima vittima accertata del K2, bloccato da una tempesta a 7500 m. I suoi resti, portati a valle da una valanga, furono ritrovati solo nel 2002.

Un’ulteriore spedizione statunitense ebbe luogo nel 1953, ma anche questa si concluse in tragedia. La squadra stava cercando di far scendere a valle il compagno Art Gilkey, colpito da tromboflebite e da un probabile edema polmonare; mentre i compagni stavano cercando un posto tranquillo per fare una sosta, Gilkey, bloccato su una barella, fu spazzato via da una valanga.

Ma nel 1909, c’era stata anche una spedizione italiana guidata da Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, con il fotografo Vittorio Sella, che apersela via di salita lungo lo sperone est della montagna, ancora oggi nota come Sperone degli Abruzzi. Nel 1909, accompagnato dalle guide di Courmayeur Joseph e Laurent Petigax, Joseph Brocherel e César Ollier, parte quindi la spedizione verso la cima del K2, che otterrà il record mondiale d’altezza, ma non la vetta!

 

Ecco l’importanza di raggiungerla dagli Italiani che vi erano andati così vivini. Questa fu raggiunta per la prima volta, il 31 luglio 1954, con la spedizione italiana guidata da Ardito Desio(il nome di battesimo, giustifica quello che dicevamo all’inizio!).

La notizia giunse in Italia a mezzogiorno del 3 agosto e fu accolta con grande entusiasmo e come simbolo della rinascita del Paese nel dopoguerra: da quel momento il K2 divenne per tutti la montagna degli italiani.

Ma non potevano mancare, essendo italiani, le polemiche. Che sono durate decenni!

I due alpinisti che raggiunsero effettivamente la vetta furono Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, con il determinante aiuto di Bonatti, anche se il merito va sicuramente all’intero gruppo.

La spedizione fu inizialmente segnata dalla tragedia della morte di Mario Puchoz, una guida di Courmayeur colpito da edema polmonare.

Erich Abram (una guida altoatesina), Walter Bonatti (considerato tra il 1954 e il 1965 uno dei migliori alpinisti al mondo) e Ubaldo Rey (un’altra guida di Courmayeur) fecero il grosso del lavoro di messa in opera delle corde fisse sulla cosiddetta Piramide Nera, la difficile zona rocciosa poco sotto i 7000 metri che contiene il famoso Camino Bill.

 

 

31 luglio 1954 K2

 

 

Il 30 luglio, il giorno prima della salita finale, si rischiò un altro dramma. Ci furono incomprensioni. Forse egoismi esasperati e voglia di giungere per primi alla vetta.

Bonatti, che nonostante la giovane età, era apparso subito il migliore, non era stato scelto però, per giungere in vetta. Assieme a l’Hunza Mahdi, il miglior sherpa, dovevano portare le bombole d’ossigeno al nono campo, dove erano attesi da Compagnoni e Lacedelli, designati per conquistare la cima.

Pare che i due avessero invece deciso di porre l’ultimo campo, più in alto, per giungere meglio in vetta. E inoltre, per non affaticarsi non andarono certo incontro a Bonatti e al portatore, quando questi, di notte ed allo stremo, arrivarono, non li trovarono e cominciarono a chiamarli. Nelle polemiche  successive, dovettero ammettere che avevano sentito qualcosa, ma di non aver potuto muoversi. Bonatti e lo sherpa stavano rischiando la vita e dovettero scavare e passare la notte in una buca di neve. Lo sherpa perderà tutte le dita delle mani e dei piedi!

Ma la relazione ufficiale di Desio accampava qualche responsabilità a Bonatti come se lui avesse voluto avvicinare troppo i designati della vittoria, magari per sostituirne uno in caso di malessere o, addirittura di voler giungere in vetta da solo!

I vincitori della montagna, Compagnoni e Lacedelliaffermarono che, a quel punto, la mattina dopo, salirono senza bombole, perché l’ossigeno era già stato in parte consumato: ma sono stati smentiti da foto e dalla storia: le famose bombole Dalmine (anche quelle italiane, di Brescia) si vede che sono in spalla ai due alpinisti che quindi li utilizzano fino in cima. E per di più sono state ritrovate sul posto qualche anno fa.

Questo episodio è all’origine di tutta una serie di polemiche, calunnie, accuse, persino di fronte a tribunali!, che coinvolsero i protagonisti della vicenda e si trascinarono per 54 anni, dando origine al cosiddetto Caso K2, che anche se non si concluse, come sempre in Italia, con una decisione ed un taglio netto, è stato chiarito a favore di Walter Bonatti che visse la sua ultima parte della vita assieme ala bellissima Rossana Podestà, anche lei simbolo di quell’Italia che non tornerà mai più!

Lo assistette fino in fondo, dopo che gli era stato diagnosticato un cancro al pancreas. Ma non proprio nelle ultimissime ore! Le è impedito, e siamo nel 2011!!! – perché la coppia non è regolarmente sposata!

Anche questo fa parte del nostro strano Paese!

Almeno, è stato assecondato nelle volontà, Bonatti, -lui che era voluto salire sempre lassù, che aveva protestato fino all’eccesso, fino quando non l’avevano spedito tra gli Alpini, quando il nostro Esercito, lui già famosissimo scalatore, l’aveva naturalmente spedito, con la solita sensibilità italica a far il militare ala Cecchignola di Roma! – il suo corpo salito fin quasi sul K2 è stato cremato e le sue ceneri poste, davvero stranamente, nella chiesetta di PortoVenere, a picco sul mare!

 

 

31 luglio K2

 

K2

 

Luigi_Amedeo,_Duke_of_the_Abruzzi

 

Bonatti

 

Desio-nella-celebre-foto-che-lo-ritrae-con-gli-alpinisti-del-K2-1954

 

Le famose Bombole-Dalmine-pomo della discordia e -recuperate proprio pochi mesi fa -sotto-lo-Sperone-Abruzzi

 

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