Accadde oggi: 31 Gennaio 1776, Alessandro Volta, l’inventore della pila, scopre il gas metano, vedendo un fiume che prende fuoco!

 

Volta, l’inventore della pila, che a scuola ci hanno fatto conoscere per gli esperimenti con le rane! (forse per farci capire che con l’invenzione della corrente elettrica si sarebbe poi distrutto tutto il mondo animale!!) questa data, scopre uno dei gas più importanti per la vita dell’uomo

 

di Daniele Vanni

 

 

Il metano ti dà una mano!

Diceva la pubblicità di qualche anno fa, quando si voleva promuovere l’uso di questo gas inodore, che brucia senza inquinare e, soprattutto per l’uomo che è attento più alla tasca che alla natura! a costo ben più basso che non gasolio o carbone o altro combustibile fossile che veniva usato per riscaldamento fino a qualche decennio fa.

Per il non inquinamento, il fatto è dovuto alla molecola semplicissima con un atomo di carbonio al centro e quattro atomi di idrogeno attorno che bruciando forma solo anidride carbonica ed acqua. Almeno quando l’ossigeno è ben presente, altrimenti si forma monossido di carbonio ed anche metanolo.

 

Il metano(detto anche impropriamente gas di città, essendo quest’ultimo una miscela di più gas) è un idrocarburo semplice (alcano) formato da un atomo di carbonio e quattro di idrogeno; la sua formula chimica è CH4, e si trova in natura sotto forma di gas.

 

La scoperta

 

Nell’autunno del 1776 Alessandro Volta studiò un fenomeno noto anche in epoche più lontane: in un’ansa stagnante del fiume Lambro, avvicinando una fiamma alla superficie si accendevano delle fiammelle azzurrine.

 

Questo fenomeno era già stato studiato separatamente da Pringle, Lavoisier, Franklin e Priestley pochi anni prima ma lo classificarono semplicemente come un’esalazione di aria infiammabile, di origine minerale.

 

Volta volle andare più a fondo della questione. Mentre era ospite ad Angera nella casa dell’amica Teresa Castiglioni, Alessandro Volta scoprì l’aria infiammabile nella palude dell’isolino Partegora, in località Bruschera (provincia di Varese). Provando a smuovere il fondo con l’aiuto di un bastone vide che risalivano delle bolle di gas e le raccolse in bottiglie. Diede a questo gas il nome di aria infiammabile di palude e scoprì che poteva essere incendiato, sia per mezzo di una candela accesa, sia mediante una scarica elettrica; dedusse che il gas si formava nella decomposizione di sostanze animali e vegetali. Pensando immediatamente a un suo utilizzo pratico costruì dapprima una pistola elettroflogopneumatica in legno, metallo e vetro, il cui scopo sarebbe stato la trasmissione di un segnale a distanza, e in seguito realizzò una lucerna ad aria infiammabile e perfezionò l’eudiometro per la misura e l’analisi dei gas.

 

Per ulteriore conferma della sua tesi, si recò nel 1780 a Pietramala, (vicino Firenzuola)sull’Appennino toscano, dove vi erano dei celebri fuochi fatui. La corretta composizione del gas fu determinata da Thomas Henry nel 1805.

 

Il metano è il risultato della decomposizione di alcune sostanze organiche in assenza di ossigeno. La maggior parte del metano viene ottenuta per estrazione dai suoi giacimenti sotterranei, dove spesso è abbinato ad altri idrocarburi, frutto della decomposizione di sostanze organiche sepolte in profondità in tempi preistorici.

 

Il metano è presente normalmente nei giacimenti di petrolio (ma esistono anche immensi giacimenti di solo metano). Il metano deriva dalle rocce madri, da cui derivano progressivamente (attraverso il cracking del kerogene) tutti gli idrocarburi (dai solidi – bitume, ai liquidi – petrolio, fino ai gassosi, come il metano stesso).

 

Quando si estrae il petrolio, risale in superficie anche il metano, in media in quantità pari allo stesso petrolio. Se i giacimenti sono lontani dai luoghi di consumo o situati in mare aperto, risulta quasi impossibile usare quel metano, che pertanto viene bruciato all’uscita dei pozzi senza essere utilizzato in alcun modo, oppure viene ripompato nei giacimenti di petrolio, mediante l’uso di compressori centrifughi o alternativi, favorendo ulteriormente l’uscita del greggio grazie alla pressione.

 

Circa due terzi del metano estratto non viene utilizzato perché il costo del trasporto del gas naturale nei gasdotti è quattro volte superiore a quello del petrolio, perché la densità del gas è molto minore.

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