Accadde Oggi, 31 Dicembre: Ecco tutte o quasi, le principali tradizioni del Capodanno!

 

 

di Daniele Vanni

 

 

A voler dar seguito a tutte le tradizioni di Capodanno, ai riti propiziatori, ai gesti portafortuna, scaramantici, alle superstizioni …alle paure, ai cibi, alle usanze della sera dell’ultimo dell’anno e la mattina di quello nuovo, può essere un lavoro infinito come un’enciclopedia.

Perchè ogni nazione, ma ogni città o paese, ogni popolo, ogni religione ha suoi modi singolari e ad ogni latitudine ce n’è per tutti i gusti!

Anche se poi, ci sono quelle cose più consuete: dalle lenticchie ai soldi in tasca, dalle mutandine rosse ai fuochi d’artificio, dall’uva alle strenne e poi ancora i cocci a mezzanotte, il bacio sotto il vischio, le finestre aperte e chiuse per far volar fuori casa gli spiriti maligni…ma anche queste sono interminabili!

Noi abbiamo provate ad elencarvele tante più quante ne potevamo raccogliere…prima che fosse giorno!!!

Comunque: AUGURI!!!

 

Parte 1°

 

 LENTICCHIE A MEZZANOTTE, MA DI CASTELLUCCIO PER LA SUA RICOSTRUZIONE (SENZA CEMENTO, VI PREGO!)

 

Intanto, – è un obbligo, ma non verso la tradizione! – dovete aver comprato e altrimenti, dovete farlo subito domani, Lenticchie di Castelluccio, uno dei paesi più belli al mondo, che non esiste più! dopo il terremoto del 24 agosto e quelli successivi che hanno distrutto la vicinissima Norcia, Amatrice, Accumoli…

Le lenticchie di questa piana fatata, come una pianura di montagna, il fondo di un cratere assolutamente piatto, con intorno bellissime ed altissime montagne, al termine della quale, di questo “campo” immenso che d’inverno si copre di metri di neve, e in primavera di fiori a perdita d’occhio, dove stanno pecore e pastori abruzzesi (quelli che noi chiamiamo per errore “maremmani”) con i loro collari con punte di ferro per resistere nelle frequenti lotte col lupo, sta… stava, arroccato su una collinetta improbabile, inconcepibile in tuto quel pianoro, Castelluccio di Norcia, un miracolo che qualunque paese civile avrebbe già iniziato a ricostruire pietra antica su pietra antica! Non solo per i pastori, che non hanno assolutamente voluto andar via, per far continuare a vivere le loro bestie, ma perché il paese delle lenticchieè davvero patrimonio dell’umanità!

I pastori-agricoltori, che forse qui dal neolitico coltivano le lenticchie che vengono dall’Asia Minore, hanno imparato ad osservare il volo degli uccelli e si erano meravigliati, assai, di una cosa mai assolutamente vista! che le cornacchie si fossero messe, il 23 di agosto, tutte sui pali di recinzione e sui picchetti segna-neve non lasciandone uno vuoto nei loro pascoli!!!

Non sapevano che in molti casi gli animali (specie uccelli, cani, mucche) avvertono prima, per cambiamenti chimici dell’aria e delle sorgenti, l’approssimarsi di un terremoto! che il giorno dopo e poi ancora più avanti avrebbe totalmente cancellato il loro paese magico, franato al suolo, al bordo di quel piano, il fondo di un antichissimo lago, prosciugatosi nell’era preistorica, per il manifestarsi di fenomeni carsici, forse dovuti proprio a fortissime scosse telluriche!

Su quel piano prosciugato cominciarono a coltivare questo prezioso legume, che inonda di fiori questo piano carsico di Castelluccio, all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ad un’altezza di circa 1.500 metri.

La quantità prodotta in media all’anno è limitata. Questo la rende un prodotto di nicchia.

Grazie alle condizioni climatiche piuttosto rigide in cui nasce, la lenticchia di Castelluccio è l’unico legume che non ha bisogno di essere trattato per la conservazione, perché non è attaccata dal tonchio, insetto le cui larve si nutrono dei legumi.

La lenticchia di Castelluccio possiede delle notevoli qualità nutritive: tutte le sue proteine, vitamine, fibre e sali minerali a rendono ottima per chi necessita di una dieta ricca di ferro, potassio e fosforo, povera di grassi e molto nutritiva. Un’altra caratteristica importante della lenticchia di Castelluccio è la buccia sottile e tenera che consente direttamente la cottura senza ammollo, riducendo notevolmente tempi di preparazione.

Uno dei riti più conosciuti in tutta Italia, in questo “passaggio” è quello di mangiare le lenticchie allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre.

Si crede che questa usanza  favorisca l’abbondanza e la ricchezza: i legumi, infatti, sono considerati un cibo in grado di nutrire e di opporsi alla fine del tempo in vista di una generazione di prospettive valide per il futuro. In sostanza l’affermazione della vita contro quella che sembra essere una fine che suscita paure ataviche.

Ma c’è assai di più!

Intanto questi legumi sono discoidi un po’come i soldi! Un po’ come le palle, pillole o denari dello stemma dei Medici di Firenze. Come le lenti (dal cui nome latino lens, traggono il nome con il diminutivo!) che servono a veder bene per fare affari, cioè soldi!

Poi c’è il fatto autogiustificativo, che se i contadini e i pastori di una volta, nel momento più critico dell’anno, per le scorte che si assottigliavano di giorno in giorno, mentre i primi frutti primaverili erano ancora lontani, si riusciva a fare un cena abbondante e succolenta, voleva ben dire che si andava bene e quindi, l’anno prossimo…

Non ridete di queste credenze, perchè noi figli dei supermarket e dello spreco, non crediamo ingenuamente che questo non debba finire mai ed anzi che anche senza far niente la vita domani sarà ancora più facile??!

E poi, pensavano i nostri più avveduti antenati e progenitori: “Non ci si può vendere, – come dice il proverbio, – per un piatto di lenticchie!” Quindi si trattava di un cibo a prezzo basso e allora, pranzando in maniera morigerata, …un pò per la legge del contrappasso della vita, ma soprattutto perchè una volta, – al contrario assoluto di oggi, dove più si spende e più si è convinti che più si dovrà spendere e che saremo in grado di spendere di più!!? – ecco, che i nostri, savi e attenti antenati erano fiduciosi che sarebbero “arrivati” più soldi!

 

 

LA CENA 

La cena di Capodanno porta in tavola zampone o cotechino e lenticchie. In passato c’era l’usanza di regalare un portamonete con all’interno al posto del denaro lenticchie con l’augurio che si potessero trasformare in monete d’oro.

La cena termina sempre un’abbuffata di frutta secca e uva. Anticamente alcuni contadini conservano alcuni grappoli di uva dalla vendemmia fino a Capodanno quest’usanza simboleggiava il vigore e la forza del vigneto.

In netto ribasso, il capitone, sia perchè in via di estinzione!, sia perchè grasso, per la forma di anguilla, e per la lotta degli animalisti! Che si scagliano meno, chissà perchè sul maiale, ma fanno stessa lotta con il pesce spada che era tradizione siciliana  e calabrese.

 

L’UVA PASSA

La tradizione vuole che, oltre alle lenticchie (più spesso accoppiate allo zampone) anche la scelta di mangiare dell’uva passa nel corso della notte di Capodanno, porti soldi in abbondanza nel nuovo anno.

Qui, per capire, bisogna usare il buon senso contadino. L’uva passita, al di là di certe zone dove è una tradizione ed è un’uva speciale, comunemente era quella, in sovrappiù, messa sulle canne a passire, se c’era un’eccedenza in quella destinata al tino. Quindi, ricchezza!

 

 I BOTTI DI CAPODANNO

Anche i “botti” di Capodanno sono la manifestazione della volontà di allontanare le forze del male e gli spiriti maligni, che si scatenano in un momento di passaggio dal vecchio al nuovo anno, dalla fine all’inizio del tempo.

I “botti” oggi rappresentano anche l’allegria per l’arrivo del nuovo anno.Ma attenzione! che tanti animali ne sono spaventati a morte o scappano come impazziti e finiscono sotto le macchine!

Oltre ciò, non è da sottovalutare l’inquinamento (pesante!) che le polveri e i loro additivi fanno nell’aria e quando ricadono a terra o nell’acqua. Moltiplicati per milioni, miliardi sono un bel carico che, per come sta andando questo Pianeta, non prelude a nulla di buono per il nuovo anno!

Se si vuol fare rumore per allontanare gl spiriti del male: usate attrezzi innocui e molto più divertenti come le traccole, fatte di legno e usate anche la mattina di Pasqua! O casseruole o pentole come i manifestanti spagnoli!

I fuochi d’artificio sono sempre gli stessi e, se sbalordivano i contadini e chi stava nei paesi di montagna, oggi sono quasi sempre monotoni e monocorde…e poi se volete vederli ci sono in serie infinite sul Web! Non inquinano e non spaventano! E non muore nessuno, come avviene costantemente in Cina, nel Sud Est asiatico o in Messico o…anche nel nostro Meridione, dove si fabbricano i botti e sono dette, non a caso! casematte!

 

 LANCIARE I COCCI A MEZZANOTTE

L’usanza più caratteristica, come rito di eliminazione del male, fisico e morale, ma soprattutto del “vecchio” che si è accumulato nell’anno trascorso, è quella di lanciare i cocci a mezzanotte.

Questa usanza è diffusa in diverse parti d’Italia ed è ancora viva in grandi città come Napoli e Roma.

Vi sono spezzoni di classici film (come i Vitelloni) che riportano questi momenti…un po’ pericolosi!

Può non essere uno scherzo prendere sulla testa anche un piatto che magari viene giù dal terzo piano!

Oltre per gli scemi e i delinquenti che in questa notte sparano con fucili e pistole (e così morti e feriti e amputati si accalcano nei pronto soccorso, insieme a quelli che vogliono strabiliare con il botto Maradona) ci sono anche quelli che prendono piatti in testa, sperando che non si buttino più come nel boom economico, anche i sanitari! Intesi come cessi perché i sanitari servono questa notte nei pronto soccorso, anche per tutta quela serie incredibile di incidenti stradali che immancabilmente, per sonno e gomiti troppo alti e troppo a lungo, si verifcano!

Gettare gli oggetti vecchi dalla finestra: senza arrivare agli estremi del povero Fantozzi, che si vede la Bianchina distrutta da una lavatrice defenestrata, tutti noi abbiamo avuto almeno una volta questa tentazione di approfittare dell’ultimo dell’anno.

La motivazione che sta dietro a questo rituale è molto semplice.

La notte del 31 dicembre rappresenta un passaggio, la fine di un periodo e l’inizio di un nuovo, perciò occorre buttare le cose vecchie, per rompere con il passato ed aprirsi ad un futuro migliore.

Un rito anche di abbondanza, vera, presunta o solo ostentata: come in certi matrimoni del Sud, dove si buttava via del cibo, per far vedere che ce n’era troppo, e generare anche un  po’ d’invidia.

Un gesto “simbolico” per tentare di eliminare il male fisico e morale dell’anno trascorso. Gettare via le cose vecchie è, infatti, segno di cambiamento e di volontà di cambiamento, che, già in se stessa, è di buon auspicio per l’anno a venire.

 

 

 

 

 

 

 

GETTARE LE COSE VECCHIE

 

In segno di cambiamento, e non solo dalla finestra, con l’arrivo del nuovo anno, è di buon augurio gettare le cose vecchie.

 

 

 

→ SEGUE PARTE 2°-3°-4°-5°-6° e 7°

 

 

 

 

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