Accadde Oggi, 31 Dicembre: Ecco tutte o quasi, le principali tradizioni del Capodanno!

 

 

di Daniele Vanni

 

 

A voler dar seguito a tutte le tradizioni di Capodanno, ai riti propiziatori, ai gesti portafortuna, scaramantici, alle superstizioni …alle paure, ai cibi, alle usanze della sera dell’ultimo dell’anno e la mattina di quello nuovo, può essere un lavoro infinito come un’enciclopedia.

Perchè ogni nazione, ma ogni città o paese, ogni popolo, ogni religione ha suoi modi singolari e ad ogni latitudine ce n’è per tutti i gusti!

Anche se poi, ci sono quelle cose più consuete: dalle lenticchie ai soldi in tasca, dalle mutandine rosse ai fuochi d’artificio, dall’uva alle strenne e poi ancora i cocci a mezzanotte, il bacio sotto il vischio, le finestre aperte e chiuse per far volar fuori casa gli spiriti maligni…ma anche queste sono interminabili!

Noi abbiamo provate ad elencarvele tante più quante ne potevamo raccogliere…prima che fosse giorno!!!

Comunque: AUGURI!!!

 

Parte 3° 

 

 

 

 USCIRE DI CASA CON QUALCHE SPICCIOLO…MEGLIO SE MOLTI!

Ricordate, il primo di gennaio, di uscire di casa con qualche soldo spicciolo in tasca, non solo nel portafoglio: se li usate per far contenti un homeless o un disgraziato la vita vi sorriderà, almeno per 365 giorni.

 

 

 

 

 

 

 

 IL CAPODANNO IN ECUADOR ED IN PERU’

 

In Ecuador ed in Perù si esibiscono fuori la propria abitazione dei manichini di cartapesta, ed a mezzanotte vengono bruciati per le strade. Un po’ come noi, in Emilia, più avanti, con Segalavecchia!

In Ecuador, il 31 dicembre è il giorno del genocidio dei pupazzi. Dei fantocci con maschere di politici, personaggi famosi, o cartoni animati, vengono riempiti di petardi e disposti lungo le strade e nei giardini di casa. Rappresentano le disgrazie dell’anno passato. Le bambole, armate di pazienza e rassegnazione, aspettano così l’esecuzione di mezzanotte. E si bruciano anche le fotografie dell’anno appena passato. In Messico, per tutta la giornata si accende e si spegne il fuoco, gettando tra le fiamme pietre o mestoli di legno.

 

 

 

 

 

IL CAPODANNO IN GIAPPONE

I Giapponesi si preparano a celebrare Toshigami, la divinità dell’anno nuovo, dedicandosi alle pulizie domestiche.

I Giapponesi impazziscono letteralmente per le “pulizie di casa” di questo periodo che va a sommarsi all’affascinante quanto l’ossessiva-compulsiva pratica del Feng Shui.

I festeggiamenti veri e propri del Toshigami hanno, però, luogo dal 31 al 3 gennaio, periodo dell’anno durante il quale si ringraziano gli Dei che proteggono i raccolti e si dà il benvenuto agli spiriti degli antenati.

In questi quattro giorni si pulisce di continuo, e si appendono decorazioni di rami di pino, bambù, e di fili di paglia all’ingresso delle case.

Allo scoccare della mezzanotte le campane dei templi buddisti rintoccano 108 volte, tanti rintocchi quanti sono gli elefanti di Bonō per confessare tutti i peccati degli uomini, che nell’anno appena passato assommano almeno a questo numero!

Per fortuna con la pulizia profonda ed i 108 colpi di campana si cancellano tutti ! E così si può ricominciare! Anche da subito.

 

 

 

 IL CAPODANNO IN GERMANIA

 

In Germania il Capodanno si festeggia in maschera come a Carnevale. 

I Tedeschi trascorrono il Capodanno tutti agghindati e mascherati come fosse Carnevale. Si brinda al nuovo anno con una bevanda a base di vino rosso, cannella, chiodi di garofano, bucce d’arancia e rum. Nel corso della serata si offrono noci, nocciole e uvetta a tutti i parenti, amici e conoscenti. Nelle regioni protestanti si consuma l’aringa affumicata, che sembrerebbe essere anche un ottimo toccasana per far passare la sbronza. Un’altra tipica usanza made in Germany è la “colata di piombo”, che consiste nel versare il piombo nell’acqua fredda per conoscere il futuro (se il piombo forma una palla è un buon segno).

 

 

 

 

 IL CAPODANNO IN INDIA

 

In India il Capodanno non può essere festeggiato in casa: è obbligatorio uscire in strada.

In India si utilizza il calendario Saka, calendario nazionale indiano civile ufficiale e il Capodanno indiano si associa alla festività del Diwali che simboleggia la vittoria del bene sul male e che si svolge non a Dicembre bensì un mese prima, Novembre.

Una caratteristica di tale festività è l’abbondante uso di candele e lampade colorate, i diya, che vengono accese per celebrare la divina unione di Lakshmi, nonché dea della fortuna, con Vishnu il Conservatore. Il Diwali dura dai 4 ai 5 giorni di festeggiamenti e durante questi giorni, alle quattro del mattino, gli hindu, dopo essersi lavati sono soliti cospargersi il corpo con olio profumato al gelsomino. Essi indossano sempre vestiti nuovi e il più delle volte li scambiano tra loro.

Il primo giorno viene chiamato Dhana-Trayodashi. Durante questa giornata viene accesa davanti ad ogni finestra una lampada con la fiamma rivolta verso Sud per volgere un’offerta al Dio della Morte e dell’Ordine Cosmico, Yama.

Durante il secondo giorno chiamato Narak Chaturdashi  si celebra invece la vittoria di Krishna sul demone Narakaasura. E per tale motivo il secondo giorno del capodanno indiano viene ricordata la sua uccisione da parte di Krishna e le sedicimila principesse liberate che divennero le spose del loro liberatore Krishna.

Nel terzo giorno chiamato Lakshmi-Puja, Lakshmi viene venerata in ogni casa con di gioielli in oro argento. Tutte le porte e le finestre sono tenute aperte affinché Lakshmi possa entrare e benedire la casa. Si disegnano i rangoli con la farina di riso vicino all’ingresso, raffiguranti il fiore di loto che è il sedile preferito della Dea della prosperità.

Il quarto giorno – Bali-Pratipaddaa – viene ricordato invece il re Bali per la sua enorme generosità. Si è soliti scambiarsi regali tra amici e parenti.

Il quinto e ultimo giorno di capodanno indiano – Bhratra-Dvitiy – è dedicato alle sorelle. L’uomo deve necessariamente recarsi dalla sorella che gli dà dello zucchero e dopo averlo oleato gli fa un bagno cerimoniale. Poi gli mette un punto rosso di polvere curcuma (Kumkum) sulla fronte e lo onora facendo tre giri di in senso orario davanti a lui per allontanargli il male con una lampada. Terminato il rituale il fratello le fa un regalo. Questa tradizione del capodanno indiano è basata su un racconto del dio Yama, figlio del Sole (Surya) e chiamato il Signore della Morte perché fu il primo a morire e prima di morire mangiò nella casa della sorella Yamuna. L’amore di Yamuna nell’accoglierlo portò Yama a volere che la cerimonia fosse ripetuta ogni anno.

 

 

 

IL CAPODANNO IN ROMANIA

 

A Capodanno, in Romania si fanno gli auguri agli animali.

Non al maiale, però!! Che in questi giorni, in Romania, non solo viene ammazzato come in tutte le parti del mondo, a milioni di esemplari! verso i quali non c’è affatto la stessa bontà che si ha verso gli animali  cosiddetti “d’affezione” che non si Sto arrivando! cosa vuol significare, se non che decidiamo noi chi sono i buoni e i cattivi! Anzi! Se sono “buoni”…da mangiare….! Comunque qui in Romania lo si uccide seguendo un rito pagano antico, un sacrificio che purtroppo vede ulteriormente ed inutilmente prolungata l’agonia di un animale, verso il quale anche noi Italiani (approfittando della stagione fredda, come si vede nei bassorilievi romani o medioevali) si uccideva un animale al quale per un anno si era “amorevolmente” dato mangiare (avanzi e “broda” di semola più che altro!) non eravamo teneri, praticando l’uccisione con il famigerato “punteruolo” di ferro con il quale l’orcino (un piccolo Orco, cioè una divinità degli Inferi) “cercava” per interminabili minuti il cuore dell’animale che urlava in modo così straziante da poterlo sentire a centinaia e centinaia di metri! Tutto questo, dicevano i nostri antenati, avrebbe favorito la propagazione del sangue nel circolo periferico, migliorando la carne e gli insaccati! Poi il freddo avrebbe aiutato a far coagulare ala svelta il sangue!!

In questo Paese sono ancora vive antiche usanze e credenze popolari, ad esempio in alcune zone si crede ai folletti e alle fate, si seguono riti propiziatori con pane, acqua o elementi semplici.

In molti casi la tradizione è legata alla natura, e a Capodanno (come avveniva nelle nostre campagne in certe date, o santi, particolari, in occasione dei quali si diceva gli animali parlassero!) in Romania è infatti buona usanza parlare con gli animali che si incontrano, facendo loro gli auguri per il nuovo anno. 

Molte usanze di Capodanno del Maramures (nord della Romania) sono collegate al fenomeno dei canti augurali.

Tra Natale e Capodanno, i gruppi di giovani che fanno gli auguri indossano delle maschere popolari, che  rivestono un ruolo importante nella mentalità tradizionale romena, perchè è una rappresentazione immaginaria dell’aldilà. Gli antenati, gli animali-totem o le piante-totem sono destinati ad aiutare l’uomo a reintegrarsi, ad appartenere di nuovo al mondo dei vivi o al “mondo bianco”, come viene chiamato nel linguaggio locale. Le maschere sono soprattutto di vecchi e di demoni. Quella del vecchio con la barba ha radici molto antiche, da far risalire nel culto degli antenati, i Lares, mutuato dai Romani. La vecchia e il vecchio rivestono comunque il ruolo di mediatori tra i due mondi. Così, quasi a collegarli, le maschere si dispongono in un cerchio magico, quasi un Uroboro, il serpente del tempo che si morde la coda! ed i partecipanti battono in  terra, e la Terra! con il bastone, e fanno finta di colpire gli altri partecipanti, in un rituale, che vuole scuotere la Madre Terra ma anche i suoi figli al loro dovere! E se la vita è dura, gli antenati possono sempre rimediare a qualsiasi squilibrio nel mondo.

C’è poi la maschera della capra, che nel rito rumeno, muore e rinasce, simbolo chiaro del vecchio e del nuovo anno, che deve rinascere all’insegna del bene. I demoni sono simboli del male, che devono essere rimessi in discussione, ma con la saggia convinzione che non c’è bene senza il male e male senza il bene. 

Se le maschere dei danzatori hanno un ruolo protettore contro gli spiriti maligni, ci sono anche da fare gli auguri  e in Bucovina (nord della Romania), nella notte di Capodanno, “i mascherati’ cominciano a girare per le viuzze dei villaggi, accompagnati da musicanti e la curiosità dei contadini, che spesso li seguono. La sfilata, che passa prima per il centro del villaggio, si ferma presso tutte le case. I danzatori, chiamati pure “i brutti”, fanno capriole, saltano, salgono sui tetti o sugli alberi, e persino ungono le ragazze di catrame! in un “carnevale” di pazzia e fertilità, che richiama i Lupercalia romani.

L’inizio dell’Anno Nuovo è caratterizzato da una serie di  cerimonie festose, che vedono i bimbi come protagonisti, tra le quali la più nota è quella della Sorcova, o l’usanza del Piccolo Aratro (Pluguşor), e quella del Grande Aratro (Plugul Mare),di protezione e benedizione, che invece vede come attori gli adulti, gli uomini sposati, con a seguito tutta la famiglia. Ma tutte terminano con  canti augurali per la Festa di San Giovanni Battista e la cosiddetta tradizione dell’apertura dei cieli. Si tratta, infatti, della percezione, della comprensione e dell’accezione dell’atto di teofania. La divinità calava sulla terra e sugli uomini e si diceva che si aprissero i cieli, perchè Dio poteva comunicare direttamente con il creato, con l’uomo. In questi momenti speciali, quando si aprono i cieli, gli uomini possono sapere cose che potrebbero succedere durante l’anno che sta per iniziare. Non si tratta di indovinare, come si potrebbe pensare, bensì di un messaggio che Dio trasmette agli uomini in un momento in cui può avere un conttato diretto, ravvicinato con loro. Ed anche qui viene da pensare al Mundus patet ed alla comunicazione con il mondo ultraterreno nei cosiddetti “giorni di apertura” cioè di passaggio tra l’al di qua e l’aldilà celebrati a Roma! 

 

 

→ SEGUE PARTE  4°-5°-6° e 7°

Share