Accadde Oggi, 30 Settembre: 1439, i Musulmani invadono e devastano aree del Friuli

 

La divisione tra Oriente ed Occidente, nata dal disintegrarsi dell’Impero Romano, fu un fatto che agevolò moltissimo l’espansione dell’Islam, che giunse fino ai lidi dell’Adriatico, mentre i Padri conciliari, discutevano di dogmi, in maniera poco…conciliante!

di Daniele Vanni

Il Concilio di Basilea, poi tenutosi a Ferrara e quindi spostato a Firenze (uno dei fatti epocali del “Rinascimento” italiano) era stato convocato da papa Martino V nel 1431,  con, al primo punto: trattare l’unione con la Chiesa ortodossa. O meglio: andare o no in soccorso, perché i Turchi erano alle porte di Costantinopoli e si presentavano addirittura nel Friuli!!

I padri conciliari, ancora traumatizzati dal ricordo dello scisma d’Occidente, tuttavia già regolato dal recente Concilio di Costanza, propendevano in maggioranza per la superiorità delle decisioni del Concilio su quelle del Papa (conciliarismo). Il successore di Martino V, papa Eugenio IV (1431-1447), giudicando tale propensione verso il conciliarismo in contraddizione con la tradizione della Chiesa, trasferì il concilio dalla Svizzera all’Italia, a Ferrara, nel 1438.

Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata!!

Ed anzi: i conciliaristi restati a Basilea, un cardinale e diversi dottori e clero minore in numero di circa 300 membri, tentarono, spalleggiati dalle Università, di schierare la Chiesa contro il Papa, proclamando decaduto Eugenio IV ed eleggendo in sua vece un antipapa, il Duca di Savoia Amedeo VIII sotto il nome di Felice V: si era giunti al piccolo scisma d’Occidente, che venne ricomposto solo dieci anni dopo.

In Italia arrivò una nutrita delegazione bizantina (circa 700 persone), per trattare la riunione delle Chiese latina ed ortodossa. Dovevano, in altri termini, cercare una soluzione alle questioni aperte dal grande scisma del 1054, già discusse nel secondo Concilio di Lione. Facevano parte della delegazione l’imperatore Giovanni VIII Paleologo (1425-1448), suo fratello Demetrio, il patriarca di Costantinopoli Giuseppe II e un numero imprecisato di vescovi, dotti e teologi tra i quali spiccavano Basilio Bessarione, Isidoro di Kiev, Marco Efesio, Balsamon, Giorgio Gemisto Pletone, Giorgio Scolario e Giovanni Argiropulo.

Per il patriarca Giuseppe II questo incontro aveva motivazioni squisitamente tese alla riconciliazione, Giovanni VIII Paleologo invece riteneva l’accordo una premessa per ottenere l’aiuto occidentale all’impero bizantino ormai assediato dai turchi ottomani. Fra i vescovi latini intervenuti si segnalarono: il cardinal Giuliano Cesarini, l’arcivescovo di Rodi Andrea di Costantinopoli ed il vescovo di Forlì Luigi Pirano. Ferrara, inizialmente scelta come sede dei lavori, venne in seguito abbandonata, durante una pausa, per problemi logistici e per l’arrivo dell’epidemia di peste, che colpì la città nel 1439. Il concilio fu così trasferito a Firenze.

A Firenze

Si procedette alle approfondite riflessioni teologiche per raggiungere la riunificazione tra Oriente e Occidente. La riunificazione sarebbe dovuta avvenire sul piano dogmatico e disciplinare, ma si sarebbero dovute mantenere le differenze sul piano liturgico secondo quella differenza che sarà costante in tutti i tentativi di Chiese uniati. Diversamente da quanto era accaduto nel II Concilio di Lione (1274), ci furono discussioni comuni e condivise e si assistette ad un progressivo avvicinamento dei rispettivi punti di vista.

La stessa disposizione dei posti a sedere in assise lasciavano intravedere un clima di unione: il Papa non sedeva al centro, ma era semplicemente il primo della fila dei latini. Tra i vari punti discussi, vi furono quelli riguardanti il Filioque, la dottrina sul Purgatorio, la questione delle Sacre Specie e il primato papale. In ognuno di questi punti da entrambe le parti si poté giungere ad una sostanziale uniformità di pensiero. Infine, con la felice firma del decreto Laetentur coeli (6 luglio 1439) si giunse alla completa riunificazione tra greci e latini. Simili conclusioni di unione vennero raggiunte con i siri, i copti e gli armeni.

Ma in realtà, questo accordo rimase in buona parte solo sulla carta. Fu più che altro il tentativo disperato dell’imperatore bizantino di ottenere aiuto dall’Occidente in vista dell’assedio sempre più stretto dei turchi alla sua capitale, Costantinopoli (l’impero romano d’Oriente cadrà infatti poco dopo il 29 maggio 1453). I risultati del concilio non vennero ratificati, anzi, al ritorno a Costantinopoli della delegazione bizantina, due terzi dei vescovi e dignitari firmatari (21 su 31) ritrattarono l’appoggio e negarono l’accordo, anche per via delle rimostranze delle comunità bizantine le quali, piuttosto che rinunciare alle proprie tradizioni liturgiche e teologiche sottomettendosi alla “tiara” papale, preferivano “il turbante” degli ottomani.

Questo partito anti-latino era guidato da uno dei fratelli dell’imperatore, Demetrio e dal Mega dux Luca Notara. Ungheria e Polonia si impegnarono comunque a promuovere i dettami del Concilio, riuscendo a porre sotto Roma importanti comunità di ortodossi che da allora formano la Chiesa uniate, che raduna oggi più di 6 milioni di persone, soprattutto in Ucraina, Slovacchia e Transilvania.

L’arrivo degli illustri personaggi consacrò l’importanza di Firenze a livello europeo e l’esotico corteo dei dignitari stranieri ebbe un notevole impatto sugli artisti della città, come raffigurato nella Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli. Ne vennero sicuramente influenzati anche Piero della Francesca, Filarete e (a Ferrara) Pisanello. Alcuni storici dell’arte mettono in diretto rapporto il passaggio della cultura neoplatonica bizantina in Occidente, tramite alcuni delegati bizantini del concilio (Giorgio Gemisto Pletone e Giovanni Bessarione), come uno dei motori del Rinascimento italiano, che da allora ebbe un “salto di qualità”.

Intanto i Turchi…

A partire del 1100 circa, la popolazione del Turkestan (oggi conosciuti come Turchi), da popolo mercenario degli Arabi che era stato fino ad allora, sottrae al grande califfato arabo-islamico numerosi territori.

Si ritiene generalmente che le prime popolazioni turche fossero native di una regione situata in Asia centrale. Alcuni studiosi ritengono che gli Unni fossero una delle prime tribù turche, mentre altri sostengono un’origine mongolica, uralica o iranica per gli Unni. La maggiore migrazione di tribù turche avvenne tra il primo e il decimo secolo d.C., quando si diffusero attraverso la maggior parte dell’Asia Centrale fino in Europa e in Medio Oriente.

Proprio nell’anno del concilio italiano, il 1439, i Turchi si erano affacciati addirittura in Friuli!

E sessant’anni esatti dopo si arrivò all’invasione turca dell’Europa centro-orientale, con la devastazione anche di intere zone dell’odierno Friuli Venezia Giulia, come la cittadina di Casarza, natale e tanto cara a Pasolini.

Il Pantheon di Atene e S. Sofia a Costantinopoli erano già da moltissimo tempo moschee musulmane!

Incursioni turche del Friuli

Le incursioni turche del Friuli furono un fenomeno che colpì la medesima regione nel corso del XV e XVI secolo, in un contesto più grande, ovvero le guerre e le tensioni fra la Repubblica di Venezia e l’Impero Ottomano. Quasi sempre si trattava di cavalleria irregolare che, oltrepassato l’Isonzo, distruggeva e razziava villaggi interi, uccidendo e facendo prigionieri uomini e donne delle fasce più giovani, poiché gli adulti e gli anziani, il più delle volte, venivano fatti letteralmente a pezzi con la spada. Dalla prima incursione del 1415 a l’ultima verso la prima metà del 1500 ce ne furono 9. Le conseguenze di queste incursioni furono la totale distruzione di alcuni paesi, alcuni ricostruiti ed altri lasciati al loro destino, molteplici uccisioni e stupri, e la dimostrazione che la Repubblica di Venezia non era in grado di gestire i propri territori. Va inoltre precisato che benché si chiamino incursioni “turche”, di fatto questi predoni non erano veri e propri Turchi, ma piuttosto Albanesi, Croati, Serbi, Macedoni, Ungheresi e soprattutto Bosgnacchi, tutti, il più delle volte, di fede musulmana.

Maometto II, il sultano in carica dell’Impero ottomano durante le incursioni turche del Friuli dal 1463 a quella del 1479

Incursione del 1415

Fu la prima di queste numerose e devastanti incursioni. Si sa poco al riguardo, segno che a pagare il prezzo maggiore furono soltanto i contadini. Quando i Turchi invasero la Slovenia qualche banda era penetrata in Friuli per darsi al saccheggio.

Incursione del 1439 Incursioni del 1463 e 1469

 

entre la Repubblica di Venezia e l’Impero Ottomano si guerreggiavano per il predominio del Mediterraneo e la Guerra turco-veneziana del 1463-1479 era iniziata, il Friuli subì un’altra incursione nel 1463. Anche di questa incursione si conosce poco per i suddetti motivi, ma sicuramente ci furono numerosi saccheggi e razzie nei villaggi incapaci di difendersi da soli. Sei anni dopo questa seconda incursione ce ne fu un’altra tra il luglio ed il settembre 1469.

Incursione del 1472

Nel 1472, probabilmente tra il 21 e 24 settembre, ci fu un’altra incursione da parte dei Turchi che oltrepassarono l’Isonzo, schierati in 8.000 unità di cavalleria irregolare guidati dal signore della Bosnia, Iskanderbeg Michaloghli (da non confondersi con il Castriota), cristiano rinnegato di origini genovesi (Galata). In questa quarta incursione i Turchi si spinsero sino alla villa di Cussignacco, alle porte di Udine, e Monfalcone. Tra saccheggi, incendi e stupri ci furono ben 10.000 vittime e 2000 prigionieri, destinati o ad essere venduti al mercato di schiavi o a morire sgozzati a causa del loro ingombro per i Turchi quando si trattava di attraversare ponti e fiumi in piena. Venezia, che era impegnata nelle guerre contro l’Impero Ottomano, per ostacolare queste incursioni fece riparare e ricostruire alcune fortezze lungo l’Isonzo.

Incursione del 1477

Tra l’ottobre ed il novembre 1477 ci fu una delle più devastanti incursioni del Friuli e disfatte del popolo friulano. Il 29 ottobre, sempre il signore della Bosnia Iskanderbeg Michaloghli e 10.000 uomini posero i loro accampamenti nei pressi di Gorizia, con il consenso del conte a patto che non avessero saccheggiato territori a lui appartenenti, anche oltre il Tagliamento. I turchi si divisero in più colonne per cogliere di sorpresa le truppe venete di Gradisca disorientate, le quali cadranno in un’imboscata presso la piana del Preval. Non ci furono prigionieri, e chi non cadrà sul campo di battaglia sarà ucciso tra torture e pene, sebbene un piccolo gruppo riuscì a ritornare alla fortezza. Da questo momento in poi gli invasori furono liberi di scorrere per tutta la regione, seminando il terrore fra la popolazione, la quale si nascose in fortezze e castelli per sfuggire alla distruzione. Tra l’1 e il 3 novembre gli invasori saccheggiarono molti paesi nella zona tra i fiumi Torre e Tagliamento, benché non oltrepassarono quest’ultimo. Carichi di ricchezze e prigionieri si ritirarono sull’Isonzo, e 3000 di loro tornarono nel’Impero Ottomano con 4000 prigionieri. Dopo un paio di giorni, ove i turchi rimasero nascosti nei boschi nei pressi di Doberdò, ripartirono per nuovi saccheggi e distruzioni oltre al Tagliamento e al Piave, penetrando nel trevigiano. Tra le numerosi conseguenze di questa incursione, si ricordano la distruzione della chiesa di San Quirino e la distruzione totale di molteplici paesi, alcuni mai più ricostruiti. Questi fatti sanciranno per sempre nell’immaginario collettivo il ricordo della ferocia di invasori senza pietà, tanto che ancora oggi nella Parrocchiale di Tricesimo è presente una lapide che attesta quanto accaduto in questa devastante incursione.

Incursioni del 1478 e 1479

Tra la primavera e l’estate del 1478 ci furono altre scorrerie da parte dei turchi, sebbene in maniera meno devastante e tragica rispetto a quelle dell’anno precedente. Ormai il Friuli diventò un bersaglio non solo per la cavalleria irregolare dell’Impero Ottomano, ma per tutti i popoli dell’est Europa che avevano mire espansionistiche verso la penisola italiana. Nel 1479 ci fu un’ulteriore scorreria, sebbene si sappia poco e niente.

Incursione del 1499

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