Accadde Oggi, 30 Ottobre: 1864, la corsa all’oro e la fondazione della capitale del Montana, Helena – 1938: la guerra dei mondi di Orson Welles!

 

Celeberrimo programma radiofonico statunitense rimasto famoso per avere scatenato il panico descrivendo un’invasione aliena, che venne creduta assolutamente reale!

Allora, si disse, per la paura inconscia di una guerra mondiale che di lì a poco si scatenò puntualmente! Ed oggi, nelle fughe dei giovani, che paura c’è??!

 

di Daniele Vanni

 

 

La guerra dei mondi (War of the Worlds) fu un celebre sceneggiato radiofonico trasmesso il 30 ottobre 1938negli Stati Uniti dalla CBSe interpretato da Orson Welles, tratto dall’omonimo romanzo di fantascienza di Herbert George Wells.

È rimasto famoso per avere scatenato il panico descrivendo un’invasione aliena, che venne creduta assolutamente reale!

 

Molti radioascoltatori – malgrado gli avvisi trasmessi prima e dopo il programma – non si accorsero che si trattava di una finzione, credendo che stesse veramente avvenendo uno sbarco di extraterrestri ostili nel territorio americano!

L’adattamento del romanzo, infatti, simulava un notiziario speciale che a tratti si inseriva sopra gli altri programmi del palinsesto radiofonico per fornire aggiornamenti sull’atterraggio di bellicose astronavi marziane nella località di Grovers Mill, nel New Jersey.

Il programma fu trasmesso dalla CBS (Columbia Broadcasting System), una delle maggiori emittenti statunitensi, e fu interpretato da Orson Welles, allora ventitreenne,all’interno della trasmissione Mercury Theatre on the Air, programma settimanale in cui venivano proposte letture di romanzi celebri. Lo sceneggiato radiofonico era stato scritto da Howard Koch, come adattamento del noto romanzo dello scrittore britannico H. G. Wells del 1897, riambientando la vicenda negli Stati Uniti al tempo presente.

L’idea alla base dell’adattamento, era di trasmettere nel corso del programma musicale della sera, una serie di comunicati “dal vivo” del tutto simili a quelli trasmessi nei notiziari radiofonici.

 

Orson Welles, che era anche il regista e produttore del programma, non aveva previsto quelle che sarebbero state le reazioni del suo pubblico; non aveva nessuna intenzione di fare uno scherzo, come talvolta si crede, tanto è vero che sia all’inizio della trasmissione che alla sua conclusione venne chiaramente detto che avevano trasmesso l’adattamento radiofonico del romanzo di Wells.

Al suo interno però! si fece di tutto per renderlo verosimile.

 

Alle ore venti in punto, del 30 ottobre 1938, dopo le prime note del programma musicale, irruppe la voce dell’annunciatore:

 

« Signore e signori, vogliate scusarci per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News.

Alle 7:40, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente, che si sono succedute ad intervalli regolari sul pianeta Marte. Le indagini spettroscopiche hanno stabilito che il gas in questione è idrogeno e si sta muovendo verso la Terra ad enorme velocità. (…) ».

 

Dopo questo annuncio iniziale, riprende la musica, che verrà però presto interrotta, varie volte, da altri comunicati, via via più concitati e allarmanti. Per conferire credibilità al misterioso fenomeno, viene inscenata l’intervista ad un astronomo. Lo studio di New York dà quindi lettura di un bollettino speciale secondo cui, alle 20:50 circa, un oggetto fiammeggiante di grandi dimensioni, ritenuto un meteorite, è precipitato in una fattoria nei pressi di Grovers Mill, nel New Jersey:

 

« Abbiamo subito inviato una speciale unità mobile e il nostro cronista, Carl Phillips, appena giunto sul posto, vi darà una completa descrizione del meteorite di Grovers Mill… »

La narrazione prosegue in forma di testimonianza diretta da parte dell’inviato:

 

« Il terreno è coperto di frammenti di un albero che l’oggetto ha investito toccando terra. Ciò che posso vedere dell’… oggetto non assomiglia molto a un meteorite, o almeno ai meteoriti che ho visto prima d’ora. Sembra piuttosto un grosso cilindro…”.»

Diventa quindi evidente che non si tratta di un oggetto naturale, ma di un qualche manufatto. In seguito:

 

«Un momento! Sta accadendo qualcosa! Signori e signore, è terrificante! L’estremità dell’oggetto comincia a muoversi! La sommità ha cominciato a ruotare come se fosse avvitata! La cosa deve essere vuota all’interno! ».

A quel punto, si odono delle voci concitate: “Si muove!”, “Guardate, si svita, si svita, dannazione!” “State indietro, là! State indietro! Lo ripeto!” “Può darsi che ci siano degli uomini che vogliono scendere!” “È rovente, sarebbero ridotti in cenere!” “State indietro, laggiù! Tenete indietro quegli idioti!” e, all’improvviso, si distingue il rumore di un grosso pezzo di metallo che cade.

 

Phillips:

 

« Signore e signori, è la cosa più terribile alla quale abbia mai assistito… Aspettate un momento! Qualcuno sta cercando di affacciarsi alla sommità… Qualcuno… o qualcosa. Nell’oscurità vedo scintillare due dischi luminosi… sono occhi? Potrebbe essere un volto. Potrebbe essere… [Urlo di terrore della folla]. »

La narrazione prosegue con la descrizione delle macchine aliene e del loro terrificante attacco:

 

« Signore e signori, devo riferirvi qualcosa di molto grave. Sembra incredibile, ma le osservazioni scientifiche e l’evidenza stessa dei fatti inducono a credere che gli strani esseri atterrati stanotte nella fattoria del New Jersey non siano che l’avanguardia di un’armata di invasione proveniente da Marte. La battaglia che ha avuto luogo stanotte a Grovers Mill si è conclusa con una delle più strabilianti disfatte subite da un esercito nei tempi moderni (…) »

La trasmissione poi prosegue seguendo la trama del romanzo di Wells, fino all’epilogo in cui i Marziani vengono inaspettatamente sconfitti. Tuttavia, molto prima che il programma radiofonico fosse concluso, tra gli ascoltatori si scatenò il panico.

 

Al termine della trasmissione, Orson Welles si recò in un vicino teatro per prendere parte alle prove serali di uno spettacolo, venendo a conoscenza solo il giorno dopo del putiferio che la sua interpretazione aveva scatenato.

 

« Furono le dimensioni della reazione ad essere sbalorditive. Sei minuti dopo che eravamo andati in onda le case si svuotavano e le chiese si riempivano; da Nashville a Minneapolis la gente alzava invocazioni e si lacerava gli abiti per strada. Cominciammo a renderci conto, mentre stavamo distruggendo il New Jersey, che avevamo sottovalutato l’estensione della vena di follia della nostra America. »

Con queste parole Welles stesso descrisse a Peter Bogdanovich l’effetto del suo adattamento in un celebre libro-intervista.

 

A dire il vero, Welles pensava che l’adattamento fosse noioso, e non avrebbe voluto proporlo, se non fosse che fu costretto ad usarlo perché si ritrovava senza altro materiale interessante a disposizione. Il risultato fu fin troppo realistico e si trattò di una enorme pubblicità per il regista, che portò la RKO ad offrirgli un contratto per la realizzazione di tre film a Hollywood.

 

Si narra anche che tra le innumerevoli telefonate che giunsero al centralino del New York Times ve ne fosse una di un uomo che chiese, seriamente: “A che ora è la fine del mondo?”

 

L’avvenimento ebbe un tale eco che quando tre anni dopo, il 7 dicembre 1941, l’aviazione giapponese sferrò un attacco alla base navale statunitense di Pearl Harbor, molti americani pensarono ad uno scherzo di pessimo gusto!

 

Ci furono incidenti, feriti e qualche decesso per malore! Ancora non si aveva certo la consuetudine di oggi con la radio e con i mezzi di comunicazione di massa, ma molti analizzarono il fenomeno, non come credulità popolare, in atto di soggezione con un mezzo “ufficiale” di comunicazione, ma come lo scatenarsi di un’angoscia, di uno stato d’animo sempre più ansioso, che si attendeva una guerra! Non tanto con gli alieni che, se giunti da distanze siderali, non si metterebbero certo a far la guerra ad una popolazione così inferiore, che avrebbe messo un piede (e forse neanche quello) sul satellite Luna solo dopo altri trent’anni, ma con nemici molto più vicini! Come avvenne, esattamente neppure un anno dopo: il 1 Settembre del 1939!

 

 

Ancora attenzione! Stiamo vivendo in questi giorni, il fenomeno straordinario dei Comics!!!

Zombi, fughe dalla realtà e dalle proprie angosce, travestimenti, eterna infanzia e forse anche qualcosa di più: desiderio di alienazione nel senso di fuga dalla realtà, ansia di superpoteri, perché non crediamo più in noi? Modificare il nostro aspetto, fino nella pelle ormai spesso tutta tatuata, trapassata da spilli e percing, per non accettare più e mai più il nostro corpo? Il che è il contrario esatto dei tatuaggi preistorici, ad es dell’uomo di Similiaun, che aveva un senso terapeutico e proprio di appartenenza ad una tribù, ad uno specifico clan?

Insomma: un’angoscia, ancestrale, cosmica, una non accettazione totale e irrefrenabile di se stessi (e quindi figuramoci di una relazione, di una società, di un lavoro, di una scuola) una fuga attuata sempre più con l’ausilio di sostanze! che ci renderà inadatti a tutto? Magari mascherata da una grande festa, che però non è un carnevale: cioè un insavimento molto limitato, temporaneo, – aliquando licet insanire! – che è permesso proprio perché nei tantissimi giorni dell’anno si lavora e si fatica con un’adesione molto stretta al quotidiano!

Una volta, c’erano pochissime feste per i contadini. Giusto quelle comandate. E già andare alla messala domenica era quasi un lusso! Poi vennero i decenni, del ballo alla domenica, Poi quelli del sabato sera…Poi si arrivò alo sballo. Ma non più una volta alla settimana, ma ripetuto…

Tanti sono travestiti da robot che sono quasi capaci di andare in fabbrica per noi, mentre i computer sono già all’università e i giovani non hanno più bisogno di studiare.

Ma l’uomo in questo mondo cosa farà? E come risponderà alla domanda che pure in un mondo così tecnologico, ritornerà spontanea a galla, come la macchia d’olio, di una giacca di una commedia di De Filippo: ma io cosa ci sto a fare??!

 

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