Accadde oggi, 30 Luglio: 101 a.C. ai Campi Raudi, Mario, e Silla, annientano i Cimbri

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Se andiamo sulle Prealpi alle spalle di Verona, nella Lessinia o sull’ Altopiano di Asiago, sopra Vicenza, sull’Altopiano del Cansiglio (tra Belluno, Treviso e Pordenone) ed in altre valli del Trentino, ancora troviamo isole linguistiche degli antichi Cimbri, una popolazione legata ai Celti e ai Germani, che dettero filo da torcere ai Romani. Alcune di queste popolazioni non derivano dagli antichissimi Cimbri, ma da genti sopraggiunte nel Medioevo che avevano però le stesse radici. Grandi lavoratori del faggio, commercianti abilissimi nel lavorarla, di ambra.  Invasero i territori di Roma, nel 113 a.C. e dopo un girovagare dalla Danimarca, sconfiggendo altre popolazioni, anche celtiche, giunsero all’Austria. Qui, a Noreia, vicino Klaghenfurt, sconfissero i Romani, nel 113 a.C., ma non riuscirono a prevalere come avrebbero voluto e ripassato il Danubio si spostarono verso la Francia, dove si scontrarono con i Galli Allobrogi. Ma prima o poi dovevano anche dare battaglia ai Romani. E questo successe ad Orange, una ventina di Km. da Avignone, dove sconfissero pesantemente e nuovamente i Romani, anche per dissidi fra i due Consoli romani: la località della Provenza si chiamava allora Arausio, e questo aperse loro le porte e agli alleati (o forse della stessa identica razza: Teutoni, e Ambroni) della Gallia Narbonense e dell’Italia.   Ma sulla loro strada, proprio per i problemi di comando di cui si diceva, Roma seppe inviare un uomo straordinario, il futuro avversario di Silla, nella Guerra Sociale, il 7 volte Console Gaio Mario.

 

Nel 102 a.C. i Cimbri e i loro popoli alleati, sconfinarono in Spagna per poi decidere di invadere l’Italia.

Ma per contrasti interni, si divisero fatalmente: una parte di loro si diresse nella Gallia Narbonense e qui Mario li attese ad Aquae Sextiae (Aix-en-Provence), alla foce del Rodano a poca distanza di Marsiglia, facendone una vera carneficina. Si parlò addirittura di uno sterminio di 90.000 Cimbri, all’ordine del loro Re Teutobod, compresi donne e bambini che si suicidarono inmassa piuttosto ddi cadere in mano nemica.

Gli altri, la maggioranza, che si erano diretti in Italia, vi entrarono forse dalla Val d’Ossola.

Mario anche questa volta fu attendista. Non li attaccò subito, ma li attese in pianura dove i Romani erano maestri del movimento guerresco.

 

La battaglia dei Campi Raudii, chiamata anche battaglia di Vercelli, fu combattuta nel 101 a.C. fra un esercito della Repubblica romana, comandato dal console Gaio Mario ed un potente corpo di spedizione composto da tribù germaniche di Cimbri, vicino all’insediamento di Vercellae, nel territorio di quella che a quel tempo era la Gallia Cisalpina. I Cimbri furono letteralmente annientati, con più di 140.000 morti e 60.000 prigionieri, compresi moltissimi fra donne e bambini.

Una gran parte del merito di questa vittoria fu attribuito a Lucio Cornelio Silla,legato del proconsole Quinto Lutazio Catulo, che comandava la cavalleria romana e degli alleati italici.

I due eserciti si incontrarono presso Vercelli, non lontano dalla confluenza del Sesia con il Po, proprio nello stesso luogo in cui Annibale aveva combattuto la sua prima battaglia sul suolo italiano. I Cimbri erano ansiosi di battersi e, come loro usanza, inviarono una delegazione al campo romano per concordare tempo e luogo. Mario li accontentò, e propose il giorno seguente (era il 30 luglio del 101 a.C.) e la piana di Raudii, un vasto luogo pianeggiante, che avrebbe reso più agevoli le manovre della cavalleria romana, superiore a quella germanica. La cavalleria dei Cimbri, muovendosi nella densa foschia mattutina, fu colta di sorpresa da quella romana, con cui fu costretta ad ingaggiare un combattimento ravvicinato prima che potesse disporsi in formazione di attacco, e fu quindi ricacciata indietro verso la propria stessa fanteria, che stava proprio in quel momento schierandosi a battaglia. Al termine i Romani ottennero una schiacciante vittoria, riportando solo leggere perdite, mentre i Cimbri furono letteralmente annientati. Quelli che trovarono la morte in battaglia, cioè la maggior parte dei Cimbri, compreso il valoroso re Boiorix, poterono chiamarsi fortunati, sicuramente più fortunati di coloro che, venduti a

Roma al mercato degli schiavi, trovarono un padrone desideroso di vendicarsi su di loro, uomini del nord, che avevano osato sfidare Roma per conquistare le terre del soleggiato sud prima che i tempi della Storia fossero maturi per questa impresa.

 

I Cimbri

 

I Cimbri erano un popolo germanico che, insieme ai Teutoni e agli Ambroni, ed altri minori, combatté la Repubblica Romana tra il 113 e il 101 a.C.

 

I Cimbri ebbero inizialmente successo, in particolare nella battaglia di Arausio , durante la quale un grande esercito romano fu sbaragliato.

Dopodichè, saccheggiarono vaste aree in Gallia e in Hispania .

Nel 101 a.C, durante una tentativo di invasione dell’Italia, i Cimbri furono definitivamente sconfitti da Gaius Marius che ne fece strage immane assieme al loro re, Boiorix.

Alcuni dei prigionieri sopravvissuti saranno tra i gladiatori ribelli nella Terza Guerra Servile.

 

Fonti romane, come Strabone e Tacito, identificano questi Cimbri con un gruppo che vive nello Jutland, ma mancano prove evidenti di questa connessione.

 

 

Origini

 

Gli archeologi non hanno trovato alcuna chiara indicazione di una migrazione di massa dallo Jutland nella prima età del ferro.

Il Calderone di Gundestrup , gettato in una palude a Himmerland nel 2 ° o 1 ° secolo a.C, mostra che c’era una sorta di contatto con l’Europa sud-orientale, ma non è sicuro se questo contatto possa essere associato alla spedizione cimbra.

I difensori di una madrepatria settentrionale indicano fonti greche e romane che associano i Cimbri alla penisola dello Jutland. Secondo la Res gestae (cap. 26) di Augusto, i Cimbri erano ancora rinvenuti nell’area intorno alla fine del I secolo d.C.

Il geografo greco contemporaneo Strabone testimonia che i Cimbri esistevano ancora come tribù germanica, presumibilmente nella “penisola cimbra” (poiché si dice che vivano sul Mare del Nord e abbiano reso omaggio ad Augusto):

Sulla mappa di Tolomeo , i “Kimbroi” sono collocati nella parte più settentrionale della penisola dello Jutland. cioè, nel moderno paesaggio di Himmerland a sud di Limfjorden (dal momento che Vendsyssel-Thy a nord del fiordo era in quel momento un gruppo di isole).

Himmerland (Old Danish Himbersysel ) è generalmente pensato per preservare il loro nome, in una forma più antica senza la legge di Grimm ( Torta k > Germ. H ). In alternativa, il latino c- rappresenta un tentativo di rendere sconosciuto il proto-germanico h = [x](latino h era [h]ma stava diventando silenzioso nel discorso comune in quel momento), forse a causa di interpreti di lingua celtica (un intermediario celtico spiegherebbe anche perché il tedesco * Þeuðanōz divenne latino teutone ).

 

L’origine del nome Cimbri è sconosciuta.

Una etimologia è PIE * tḱim-ro- “abitante”, da tḱoi-m- “casa” (> casa inglese), a sua volta una derivazione da tḱei- “vivo” (> greco κτίζω , latino sinō ); poi, il germanico * himbra – trova un affine esatto in Slavic sębrъ “contadino” (> croato, serbo sebar , russo сябёр syabyor ).

Il nome è stato anche riferito alla parola kimme che significa “orlo”, cioè “la gente della costa”.

Infine, fin dall’antichità, il nome è stato collegato a quello dei Cimmeri.

 

Migrazione

 

Qualche tempo prima del 100 a.C. molti dei Cimbri, così come i Teutoni e gli Ambroni, emigrarono verso sud-est. Dopo varie battaglie senza successo con i Boii ed altre tribù celtiche , apparvero nel 113 a.C. in Norico, dove invasero le terre di uno degli alleati di Roma, i Taurisci .

 

Su richiesta del console romano Gnaeus Papirius Carbo, inviato a difendere i Taurisci, si ritirarono, solo per ritrovarsi ingannati e attaccati nella battaglia di Noreia , dove però sconfissero i Romani.

Solo una tempesta, che separò i combattenti, salvò le forze romane dall’annientamento completo.

 

Ora la strada per l’Italia era aperta, ma invece si diressero a ovest verso la Gallia.

Qui entrarono spesso in conflitto con i Romani , che di solito uscivano sconfitti, ma continuavano nella loro guerra di logoramento.

Nei Commentarii de Bello Gallico, gli Aduaticii – belgi di origine cimbra – si schierarono più volte con i nemici di Roma.

Nel 109 a.C., sconfissero un esercito romano sotto il console Marcus Junius Silanus, che era il comandante della Gallia Narbonensis.

Nel 107 a.C. sconfissero un altro esercito romano sotto il console Gaio Cassio Longino, che fu ucciso nella battaglia di Burdigala (l’odierna Bordeaux) contro i Tigurini, alleati dei Cimbri.

 

Attacco alla Repubblica Romana

 

Fu solo nel 105 a.C. che progettarono un nuovo attacco al cuore della Repubblica Romana.

Al Rodan , i Cimbri si scontrarono con gli eserciti romani.

La discordia tra i comandanti romani, il proconsole Quinto Servilio Caepio e il console Gneo Malio Massimo, ostacolò il coordinamento romano e così i Cimbri riuscirono a sconfiggere dapprima il legato Marco Aurelio Scauro, e in seguito inflissero una devastante sconfitta a Caepio e Massimo nella battaglia di Arausio.

 

I Romani persero qualcosa come 50-80.000 uomini, ma alcuni storici aumentano la cifra fino a 112.000. Altre stime sono molto più piccole, ma comunque un grande esercito romano fu messo in rotta se non annientato.

 

Roma era in preda al panico e il terrore cimbrico divenne proverbiale. Tutti si aspettavano di vedere presto i nuovi Galli fuori dalle porte di Roma.

Furono prese misure disperate: andando contro la stessa costituzione romana, Gaio Mario, che aveva sconfitto Jugurtha, fu eletto console e comandante supremo per cinque anni consecutivi (104-100 a.C).

 

Nel 104-103 a.C., i Cimbri si erano rivolti alla penisola iberica, dove saccheggiarono in lungo e in largo, fino a quando furono affrontati da una coalizione di celtiberi.

Sconfitti, i Cimbri superstiti tornarono in Gallia, dove si unirono ai loro alleati, i Teutoni .

 

Durante questo periodo, C. Marius ebbe però il tempo di prepararsi e, nel 102 a.C., fu pronto per incontrare i Teutoni e gli Ambroni sul Rodano. Queste due tribù intendevano passare in Italia attraverso i passi occidentali, mentre i Cimbri e le Tigurine dovevano percorrere la strada settentrionale attraverso il Reno e, successivamente, attraverso le Alpi centro-orientali .

 

All’estuario del fiume Isère , i Teutoni e gli Ambroni incontrarono Marius, qui accampato e ben difeso e non solo non riuscirono a sconfiggerlo, ma neppure a fare una manovra di aggiramento per l’Italia.

Comunque proseguirono, avendo però Mario a breve distanza che non li perdeva d’occhio. Anche perché non si trattava di un esercito ma di un popolo intero con carri, donne, bambini e vecchi.

Ad Aquae Sextiae, i Romani vinsero due battaglie e presero il prigioniero Teutone, Teutobod .

 

I Cimbri erano intanto penetrati attraverso le Alpi nell’Italia settentrionale. Il console Quinto Lutazio Catulo non aveva osato fortificare i passi, ma invece si era ritirato dietro il fiume Po, e così la terra era aperta agli invasori.

I Cimbri non si affrettarono, e i vincitori di Aquae Sextiae ebbero il tempo di arrivare con grandi rinforzi.

Nella battaglia di Vercella, alla confluenza del fiume Sesia con il fiume Po, nel 101 a.C., anche il lungo peregrinare dei Cimbri ebbe fine.

 

Fu una sconfitta devastante: due capi tribù , Lugius e Boiorix , morirono sul campo, mentre gli altri capi, Caesorix e Claodicus furono catturati.

Le donne preferirono suicidarsi, dopo aver dato morte ai loro bambini!

 

I Cimbri furono annientati, sebbene alcuni possano essere sopravvissuti per tornare addirittura nella patria d’origine, dove una popolazione con questo nome risiedeva nello Jutland settentrionale nel I secolo d.C.

 

Alcuni dei prigionieri sopravvissuti sarebbero stati tra i ribelli gladiatori della Terza guerra servile.

Altri si sparpagliarono nella Alpi e Prealpi. In particolar modo sui monti a nord di Verona.

 

Ed alcune di queste tribù compaiono ancora in battaglie successive della Guerra Civile.

 

Discendenti

 

Secondo Julius Caesar, la tribù belga degli Atuatuci “discendeva dai Cimbri e dai Teutoni , che, durante la loro marcia nella nostra provincia e in Italia, deposero le loro scorte e roba che non potevano guidare o portare con sé sul vicino (cioè ovest) lato del Reno, e ha lasciato seimila uomini della loro compagnia lì come guardia e guarnigione “(Gall. 2.29).

 

Così, fonderanno la città di Atuatuca nella terra degli Eburones del Belgio. Così, il re Ambiorix degli Eburoni pagò il tributo e diede suo figlio e nipote come ostaggi agli Atuatuci.

Nel primo secolo dC, gli Eburoni furono sostituiti o assorbiti dal Tungri germanico, e la città era conosciuta come Atuatuca Tungrorum, cioè la moderna città di Tongeren .

 

 

Una minoranza etnica tedesca che parla la lingua cimbra, essendosi stabilita sulle montagne tra Vicenza, Verona e Trento in Italia (anche conosciuta come Seven Communities ), è anche chiamata Cimbri .

Per centinaia di anni questa popolazione è rimasta isolata e i suoi attuali 4.400 abitanti affermano di essere i diretti discendenti dei Cimbri che si ritirano in questa zona dopo la vittoria romana sulla loro tribù.

Tuttavia, è più probabile che i bavaresi si siano stabiliti qui nel Medioevo. La maggior parte dei linguisti rimane impegnata nell’ipotesi di un’immigrazione medievale (dall’XI al XII secolo) per spiegare la presenza di piccole comunità di lingua tedesca nel Nord Italia.

 

Alcuni studi genetici sembrano dimostrare una discendenza celtica, non germanica, per la maggior parte degli abitanti della regione che è rinforzata da toponimi gallici come quelli che terminano con il suffisso -ago <Celtic – * ako (n) (es. Asiago è chiaramente lo stesso toponimo delle numerose varianti – Azay , Aisy , Azé , Ezy – in Francia, tutte derivate da * Asiacum <Gaulish * Asiāko (n) ). D’altra parte, i nomi dei luoghi originali nella regione, dal linguaggio specificamente localizzato noto come “Cimbro” sono ancora in uso accanto ai nomi più moderni oggi. Questi indicano un’origine diversa (ad esempio, Asiago è conosciuto anche con il suo nome Cimbro originale di Sleghe ). Il mito dell’origine cimbra fu reso popolare dagli umanisti nel 14 ° secolo.

 

Nonostante questi collegamenti con la Germania meridionale, la credenza nell’origine dell’Himmerland persiste fino ai tempi moderni.

In una occasione nel 1709, ad esempio, Federico IV di Danimarca pagò gli abitanti della regione e fu salutato come il loro re.

 

La popolazione, che mantenne la propria indipendenza durante il periodo della Repubblica di Venezia, fu in seguito gravemente devastata dalla prima guerra mondiale.

 

Di conseguenza, molti Cimbri hanno lasciato questa regione montuosa d’Italia, formando effettivamente una diaspora mondiale.

 

 

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