Accadde Oggi, 3 Novembre: 1942, termina la battaglia di El Alamein

 

Salvati temporaneamente dall’arrivo dell’Africa Korps di Rommel, i nostri giovani, specie i Paracadutisti della Folgore, vennero mandati a morire, senza automezzi, lontani dagli approvvigionamenti e senza armamenti moderni: supplirono solo, almeno per la memoria storica, il loro coraggio ed eroismo!

di Daniele Vanni

Sull’unico monumento che ricorda la fine tragica dei giovani mandati avanti, allo sbaraglio con una baldanzosa e boriosa retorica del nulla, nel senso che eravamo del tutto impreparati, psicologicamente, culturalmente, come stretta preparazione militare, come esperienza, e quel che più conta con armi che sarebbero state insufficienti anche nel primo conflitto mondiale,  quindi sull’unico monumento che ricorda l’eroico sacrificio, totalmente inutile, se non per far continuare un regime decotto qualche giorno in più, sta scritto: “Mancò  la fortuna, non il coraggio!”. Non so chi ha scritto questa frase, un po’ balorda e perlomeno retorica come i discorsi del Duce dal terrazzo di quel palazzo papale che Paolo II quando era carnevale di Venezia, nipote di Papa e nipote di cardinale fece costruire abbattendo, con grandissima sensibilità rinascimentale, parte del Colosseo e parte del Teatro di Marcello!

Adesso anche questo passare di ragazzi con il basco amaranto, che tante volte abbiamo visto uscire o entrare uscire dalle caserme di Pisa, Lucca, Livorno o scendere appesi ad un sogno bianco, che trattiene in sé l’aria, facendo lievi i corpi, che come puntini fluttuanti scendono sui campi di Tassignano o del lago di Bientina, sta cambiando. Perché tutto passa in fretta in questo mondo. Come le passioni politiche. Che etichettavano “quelli della Folgore” come tutti di estrema destra o giù di lì. E quindi non certo malvisti a Lucca. Ma guardati diversamente, dalle due città rivierasche che pur odiandosi in tutto e per tutto fra di loro, sono state accumunate nei decenni del secondo dopoguerra da viscerale comunismo!

Oggi i giovani non studiano quasi più la storia, convinti che il futuro sia conquistato da computers sempre più sofisticati ed anche i paracadutisti presto andranno in pensione, sostituiti da robot molto più feroci e determinati nel fare la guerra!

A loro, costerà poco il coraggio, non avendo emozioni, ricordi, parenti ed amate a casa! Non così fu per i giovani della Divisione Folgore, mandati a difendere con il loro ardore, chi aveva mezzi più avanzati, moderni e potenti!

Pure combatterono fino allo stremo andando al di là della palese inferiorità di mezzi!

In questo è mezzo veritiero e mezzo menzoniero il monumento italiano posto nella piana dove si consumò il loro sacrificio, che se fosse di esempio alle generazioni che sono venute dopo, non sarebbe stato così folle e vano!

“Mancò la fortuna, non il valore!” vi è scolpito!

Ma la verità vera la disse il nemico che pure era formato dai disciplinatissimi, ordinati e ferrei inglesi, figli e nipoti di un impero mondiale: Montgomery, a capo della VII° Armata, che ebbe “facile” gioco di nemici, spintisi al di là del responsabile e con due capi come Mussolini che non si rendeva o voleva rendersi conto della limitatezza del nostro esercito che resistette solo per l’arrivo dell’Africa Korps di Rommel, la Volpe del Deserto a cui Hitler, una volta forse succube del Feldmaresciallo, adesso stava tendendo una trappola mortale, Montgomery, oggi considerato un grandissimo stratega, pur con tutto quello che aveva a disposizione, commentò: “Se gli italiani avessero avuto i nostri mezzi, avrebbero vinto”.

 

                 

Il comportamento, quello dei “ragazzi” paracadutisti con il loro fez amaranto ed il pennacchio, durante la battaglia di El Alameinfu encomiabile, riuscendo a resistere (assieme ad elementi della Divisione “Pavia”) ai ripetuti tentativi di sfondamento portati dalla 7ª Divisione Corazzata britannica (23 e 24 ottobre, sostenuta dalla Brigata Francia Libera), come anche il grande attacco concentrico portato il 25 ottobre da elementi 7ª Divisione Corazzata e della 44ª e 50ª Divisione di fanteria, e l’ultimo tentativo della 132ª Brigata Fanteria (44ª Divisione) il giorno 27.

Il coraggio e lo spirito combattivo della divisione suscitò il rispetto e l’ammirazione anche da parte degli stessi avversari: assieme ad alcune pagine scritte dai nostri sul Don, sono gli atti eroici, più eclatanti, a volte quasi incredibili, come la difesa di Gondar, ultimo residuo del nostro ridicolo “impero” sempre assediati dagli Inglesi, (tralasciando il sacrificio nazionale, di massa, con lo sterminio di due generazioni nella Prima Guerra( e non dimenticando pagine altrettanto eroiche della Regia Marina, scritte dal nostro esercito dall’Unità d’Italia!

In ottemperanza agli ordini dell’ACIT, la Divisione Folgore iniziò la ritirata nella notte del 3 novembre 1942, in condizioni rese difficilissime dalla mancanza di mezzi di trasporto. E con i Tedeschi, come sulle nevi del Don che non facevano salire gli Italiani e in alcuni casi, in Russia, ma anche nel deserto, per paura che il peso fermasse i mezzi, non esitarono a tagliare le mani di coloro che si aggrappavano ai camion o a sparare loro a bruciapelo!

Di questo osarono i nostri generali di lamentarsi con Rommel, il quale non iscritto al Partito Nazista, considerava i soldati tutti uguali, anche di colore, tanto che aveva rifiutato la richiesta di prigionieri inglesi di essere separati dai sudafricani, non rispose, abbassando la testa!

Dopo due giorni di marcia nel deserto, alle 14:35 del giorno 6, dopo aver distrutto le armi, ciò che restava della Divisione si arrese alla 44ª divisione Fanteria britannica del generale Hughes, senza mostrare bandiera bianca e senza mai alzare le mani ai nemici!

I paracadutisti ottennero dai britannici l’onore delle armi e dopo la resa il generale Hughes volle ricevere il generale Enrico Frattini ed i colonnelli Bignami e Boffa, complimentandosi per il comportamento della divisione. Dopo la battaglia di El Alamein alla Divisione Folgore ed ai suoi Reggimenti verrà conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

La seconda Battaglia di El Alamein (che in arabo significa: due bandiere) venne combattuta tra il 23 ottobre e il 3 novembre 1942 durante la campagna del Nordafrica.

Lo scontro vide fronteggiarsi le forze dell’Asse dell’Armata corazzata italo-tedesca comandate dal feldmaresciallo Erwin Rommel, e l’Ottava armata britannica del generale Bernard Law Montgomery.

La battaglia ebbe inizio con l’offensiva generale britannica (nome in codice operazione Lightfoot) e continuò per alcuni giorni con intensi combattimenti dall’esito alterno e pesanti perdite da entrambe le parti. L’Armata corazzata italo-tedesca del feldmaresciallo Rommel venne infine costretta a ripiegare con i pochissimi mezzi rimasti, di fronte alla netta superiorità numerica e materiale britannica.

Interi reparti dell’Asse, soprattutto italiani, furono costretti alla resa perché sprovvisti di veicoli a motore.

Il ripiegamento venne inoltre ritardato dagli ordini di Adolf Hitler che imponevano una resistenza estrema sul posto, nonostante il parere contrario del feldmaresciallo Rommel.

La vittoria britannica in questa battaglia, segnò il punto di svolta nella campagna del Nordafrica, che si concluderà nel maggio 1943 con la resa definitiva delle forze dell’Asse in Tunisia.

E la svolta di tutta la guerra, assieme alla follia di Stalingrado!

La prima battaglia di El Alamein (1º luglio – 27 luglio 1942) si era svolta sullo stesso terreno (troppo avanzato per le possibilità tecnico-tattiche dei Tedeschi e soprattutto degli Italiani, che si erano “allungati” a dismisura da loro porti libici, nell’illusione di espellere i Britannici dall’Africa e ricongiungersi alle popolazioni arabe amiche!).

Erwin Rommel, contro il suo intuito, ma con gli ordini perentori di Berlino, aveva comunque attaccato la linea difensiva britannica, che però aveva resistito, seppur indebolita.

Il giorno successivo il comandante britannico, generale Claude Auchinleck,contrattaccò, ma senza successo. Si sviluppò quindi una situazione di stallo, cui seguì una fase di logoramento fra attacchi e contrattacchi, nessuno dei quali veramente decisivo, che si protrasse fino alla fine di luglio, senza nessun chiaro vincitore.

Tuttavia sul campo Rommel non aveva perso.

Anche se bloccato ad El Alamein, le sue tattiche di guerra tennero in scacco un avversario superiore in uomini e mezzi, fino all’esaurimento delle scorte nella seconda battaglia.

E avrebbe avuto ancora maggio manovra se avesse potuto arretrare verso i porti di rifornimento.

Anche se ben diverso era il materiale che arrivava sui due fronti!

Da una parte, con navi italiane, prive di radar e di scorta aerea, che scaricavano con sempre maggior difficoltà armi arretrate adatte poco più per la Prima Guerra; benzina a gocce e senza neanche sufficienti autobotti per poterla trasportare in prima linea se non ci fossero stati automezzi tedeschi; scarso mangiare che cominciava a mancare abbondantemente anche in Patria!

Dall’altra, continui approvvigionamenti, sempre più moderni e tecnologici, forniti dagli americani che avevano messo in moto una macchina industriale non colpibile, che lavorava in estrema tranquillità a decine di migliaia di miglia, con operari e tecnici satolli; e poi rifornimenti che arrivavano dall’India, dall’Australia, dall’interno dell’Africa ormai “liberata”…

La seconda battaglia di El Alamein (23 ottobre – 4 novembre 1942).

Il 23 ottobre 1942 le truppe britanniche, sotto il nuovo comando del generale Bernard Montgomery, sferrarono un poderoso attacco su El Alamein.

Le forze di Rommel, molto inferiori di numero, inizialmente riuscirono a contenere gli attacchi britannici.

La sapiente disposizione dei campi minati tedeschi, “I Giardini del Diavolo”, com’ebbe a chiamarli Rommel medesimo, facevano sì che i corridoi liberi dagli ordigni non fossero rettilinei, ma sinuosi, e terminassero proprio di fronte ai cannoni anticarro germanici.

Nei giorni successivi vi furono numerosi attacchi e contrattacchi, che non portarono a risultati apprezzabili.

Tuttavia, a seguito di tali attacchi e dell’estrema lunghezza delle linee logistiche italo-tedesche, le forze di Rommel si erano gravemente assottigliate, per via della mancanza di approvvigionamenti e rifornimenti, al punto che alla fine di ottobre la forza effettiva di carri armati a disposizione dell’Asse era ridotta a sole 102 unità.

La seconda fase dell’offensiva inglese si svolse lungo la costa.

L’attacco iniziò il 2 novembre 1942.

Il 3 novembreRommeldisponeva ormai di soli 35 carri armati operativi, ottimi per il supporto della fanteria, secondo i suoi attenti piani tattici e dovette ordinare il ritiro: le forze dell’Asse iniziarono una ritirata che segnò una svolta della guerra.

Winston Churchill commentò: “Ora, questa non è la fine, non è nemmeno l’inizio della fine. Ma è forse la fine dell’inizio”.

Il risultato al di là dei dati essenziali che abbiamo elencato, era anche il frutto della diversa valutazione della Campagna d’Africa: sottovalutata da Hitler, che era giunto in soccorso tardivo degli Italiani come aveva fatto nei Balcani ed in Grecia, considerata fondamentale da Churchill.

Che sapeva benissimo come, dopo tanti tentennamenti, adesso, fra poche ore, gli Americano, con l’appoggio francese e naturalmente con truppe inglesi, sarebbero sbarcati alle spalle di Rommel, consolidando tutto il nord Africa per preparare l’assalto all’Europa!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Share