Accadde oggi, 3 Febbraio 1991, la fine del PCI, il più grande partito comunista dell’Occidente, marxista-leninista, poi finito per essere: PDS, Cosa2, DS…Democratico!

 

Nato sul Tirreno, a Livorno, nel 1921, dopo 70 anni di lotte e di fede, finiva, a Rimini sull’Adriatico, dopo appena 17 minuti d’intervento del segretario Occhetto, la storia del più grande partito comunista dell’Occidente! E adesso si minaccia la rinascita dell’Ulivo o della Cosa 3!

di Daniele Vanni

 

Il 3 febbraio 1991 a Rimini, con un discorso di 17 minuti, Achille Occhetto chiude l’ultimo congresso del PCI, il più grande partito comunista dell’Europa occidentale. Una svolta epocale per la politica italiana. Dopo 70 anni esatti, si abbandona la falce ed il martello.L’obiettivo: impedire che i comunisti italiani rimangano sotto le macerie del socialismo reale, caduto insieme al muro di Berlino nel 1989.

 

Cosi’, il 3 febbraio 1991, a Rimini, il PCI deliberò il proprio scioglimento, promuovendo contestualmente la costituzione del Partito Democratico della Sinistra (PDS) con 807 voti favorevoli, 75 contrari e 49 astenuti. Il cambiamento del nome intendeva sottolineare la differenziazione politica con il partito originario accentuando l’aspetto Democratico. Una novantina di delegati della mozione Rifondazione comunista non aderì alla nuova formazione e diede vita al Movimento per la Rifondazione Comunista, che poi inglobò Democrazia Proletaria e altre formazioni comuniste minori assumendo la denominazione di Partito della Rifondazione Comunista (PRC).nato il 21 gennaio 1921 a Livornocome Partito Comunista d’Italia (sezione italiana della III Internazionale) per scissione della mozione di sinistra del Partito Socialista Italiano guidata da Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci, al XVII Congresso socialista.

 

Dopo una storia complessa e travagliata all’interno dell’Internazionale comunista negli anni venti e trenta, assunse durante la seconda guerra mondiale un ruolo di primo piano a livello nazionale, promuovendo e organizzando con l’apporto determinante dei suoi militanti la Resistenza contro la potenza occupante tedesca e il fascismo repubblicano. Il capo del partito, Palmiro Togliatti, attuò una politica di collaborazione con le forze democratiche cattoliche, liberali e socialiste ed ebbe un’importante influenza nella creazione delle istituzioni della Repubblica.

 

Passato all’opposizione nel 1947 dopo la decisione di De Gasperi di estromettere le sinistre dal governo per collocare l’Italia nel blocco internazionale filo-americano, il PCI rimase fedele alle direttive politiche generali dell’URSS fino agli anni settanta e ottanta pur sviluppando nel tempo una politica sempre più autonoma e di piena accettazione della democrazia già a partire dalla fine della segreteria Togliatti, e soprattutto sotto la guida di Enrico Berlinguer, che promosse il compromesso storico con la Democrazia Cristiana e la collaborazione tra i partiti comunisti occidentali con il cosiddetto eurocomunismo.

 

Nel 1976 il PCI toccò il suo massimo storico di consenso, mentre nel 1984, sull’onda emotiva della morte improvvisa del segretario Berlinguer, fu per breve tempo e seppur per pochissimi punti percentuali, il primo partito italiano.

 

Dopo la caduta del muro di Berlino (1989) e il crollo dei paesi comunisti, il PCI, che fu sempre il più grosso partito comunista dei paesi del blocco occidentale, si è sciolto nel 1991 su iniziativa di Achille Occhetto, dando vita ad una serie di formazioni politiche di sinistra (Partito Democratico della Sinistra, Partito della Rifondazione Comunista, ecc.) che hanno per alcuni periodi governato l’Italia in alleanza con le forze progressiste socialiste e cattoliche.

 

Due posti di mare: Livorno sul Tirreno, rivolto ad ovest, Rimini, invece rivolto verso quell’Est al quale le bandiere rosse avevano sempre guardato. Nel mezzo 70 anni di lotte, operaie, partigiane. Di fede politica intensa. Come dissolta!

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