Accadde Oggi, 29 settembre: 480 a.C., la Battaglia di Salamina

 

 

 

Se i Persiani avessero vinto, dopo poco tempo Atene sarebbe stata occupata, con la fine della civiltà greca: sarebbe stata così profondamente diversa anche la nostra civiltà che da quella deriva!

 

 

 

 

di Daniele Vanni

 

 

La Battaglia di Salamina, una delle battaglie navali più famose di sempre, si svolse probabilmente il 29 Settembre del 480 a.C., in piena Seconda Guerra Persiana, e che vide contrapposti la lega panellenica, comandata dal capo ateniese Temistoclee dall’ammiraglio spartano Euribiade, e l’impero achemenide, comandato invece da Serse I di Persia.

 

Lo stretto tra la polis di Atene e l’isola di Salamina, stretta e lunga, sita nell’attuale golfo Saronico, fu il teatro dello scontro.

Per bloccare l’avanzata persiana, un contingente limitato di Greci aveva ingaggiatola battaglia delle Termopili e la flotta a prevalenza ateniese aveva combattuto presso Capo Artemisio,ottenendo rispettivamente una sconfitta valorosissima, ma guadagnando tempo prezioso (e per di più con il sacrificio di pochi uomini) e un sostanziale pareggio in mare, che aveva però permesso di manovrare con la flotta pressochè integra, verso il punto voluto, cioè, verso Salamina.

 

Superato il passo delle Termopili, i Persiani erano penetrati in Beozia e in Attica, conquistando queste due regioni e costringendo i Greci ad allestire una linea difensiva all’altezza dell’istmo di Corinto.

Nonostante lo svantaggio numerico, la lega panellenica, forte di 380 navi, capitanata dal generale ateniese Temistocle, fu da lui costretta a intraprendere un secondo scontro con la flotta avversaria, che inizialmente contava 1207 navi!, nella speranza che una vittoria navale allontanasse il pericolo di un attacco via mare del Peloponneso!

Anche Serse I era ansioso di poter scendere nuovamente a battaglia.

Il sotterfugio escogitato da Temistocle, scompose i piani del Gran Re e la flotta persiana, che, accecata dall’apparenza di una vittoria semplice, entrò nello stretto di Salamina, tentando di bloccare lì le navi greche con una manovra di accerchiamento.

Tale era l’angustia dello stretto, inadatto al combattimento di un così gran numero di navi, che il territorio si rivelò ben presto inadatto alle massicce navi persiane, impedite anche fra di loro, dalla stazza e dal numero, nel compiere le manovre. Cogliendo l’opportunità propizia, la flotta greca si dispose per la battaglia e riuscì ad ottenere una vittoria decisiva.

A fronte della perdita di forse 40 navi, riuscirono ad affondarne non meno di 300!

Perduto forse un terzo della flotta, essenza vitale del suo esercito, Serse se ne ritornò in Asia, con la gran parte dei soldati rimanenti e concesse a Mardonio di scegliere alcune unità, per portare a termine la conquista della Grecia. Era come dire: lasciamo un pungolo ai Greci, perché se non ce l’avevano fatta quando erano in tanti…Quanti passarono sotto il suo comando, infatti, vennero sconfitti l’anno successivo durante la battaglia di Platea, quasi contemporanea alla battaglia di Micale, che si svolse in Asia.

 

Dopo questa guerra i Persiani rinunciarono a qualsiasi altro tentativo di conquistare l’entroterra greco: un gran numero di storici ritiene che, un’eventuale vittoria persiana avrebbe ostacolato lo sviluppo della civiltà greca per sempre, e, in senso più esteso di quella occidentale, che di là deriva: affermando quindi, che questa battaglia sia stata una delle più importanti di tutti i tempi!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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