Accadde Oggi, 29 Novembre: 800, Carlo Magno arriva a Roma per mettere ordini negli intrighi di Papa Leone III e della Curia romana

 

Il Credo imposto nella Messa da Carlo Magno e la sua incoronazione

 

di Daniele Vanni

 

Il Cristianesimo aveva conquistato tutto o quasi l’Impero Romano, anche se ora stava perdendo l’Africa ed altre regioni a favore di Maometto.

Ma dava le peggiori prove di sé, con gli intrighi continui dei potenti di Roma che avevano capito quanto si poteva lucrare su questa nuova religione a cui obbedivano masse di europei, che all’inverso dei prelati e cardinali e delle potenti famiglie romane, credevano fermamente in Cristo!

 

 

Leone III (Roma, 750 – Roma, 12 giugno 816) è stato il 96º papa della Chiesa cattolica dal 26 dicembre 795 alla sua morte.

 

Poco si sa della sua vita precedente all’elezione al Soglio pontificio.

Nato e cresciuto a Roma, prete di origine modesta e privo di appoggi fra le grandi famiglie romane, maturò notevoli esperienze negli uffici lateranensi. Al momento della sua elezione era cardinale prete di Santa Susanna.

Fu eletto pontefice all’unanimità il 26 dicembre 795, giorno in cui il suo predecessore, papa Adriano I, veniva sepolto, e fu consacrato il giorno successivo.

 

Il suo primo atto, visto la sua debolezza, di qui in avanti i porporati e i papi guarderanno spesso invece che verso il Cielo, verso la Francia… fu di comunicare la propria elezione al re dei Franchi. Carlo Magno, recapitandogli, addirittura, le chiavi della Tomba di Pietro (a simboleggiare la conferma del ruolo del re come custode della religione) e lo stendardo di Roma (simbolo politico con il quale Carlo Magno veniva riconosciuto difensore armato della fede).

In Carlo si compendiava dunque tutto il potere politico, sempre però nell’ambito della protezione della Mater Ecclesia, mentre al papa rimaneva tutto il potere religioso.

Ma in questo modo, la Chiesa anelava, sperava…s’illudeva, che il potere di Carlo Magno rientrava comunque nella supremazia della Chiesa, mentre il re franco vedeva le cose esattamente all’opposto: una Chiesa che si riconosceva figlia dell’autorità politica e religiosa unificata nella persona del sovrano.

Ed in questo senso “replicò” al pontefice, dichiarando che era sua funzione “difendere la Chiesa”, mentre compito del papa, in quanto primo tra i vescovi, era quello di… pregare per il regno e per la vittoria dell’esercito.

 

Carlo Magno era assolutamente convinto di questa suddivisione dei ruoli e di essere lui (tranne che in campo teologico) il responsabile della gestione della Chiesa, e lo dimostrò con le continue interferenze in campo ecclesiastico.

Il papa, del resto, non aveva né il polso, né potenze dietro di sé, come molti dei suoi predecessori o successori, per opporsi alla pretese del re.

 

Giungevano a lui, da Roma rappresentanti dell’opposizione e notizie che in parte sembravano confermare davvero che la Chiesa, cioè il Papa era sotto attacco, e arrivavano soprattutto le accuse mosse al papa dai congiurati. Carlo Magno si consultò con il teologo e consigliere Alcuino di York il quale, preso atto delle accuse e dei sospetti contro il papa, suggerì comunque al re un atteggiamento di estrema prudenza: nessun potere terreno poteva giudicare il papa (prima sedes a nemine iudicatur) e una sua eventuale deposizione poteva risultare particolarmente dannosa per chi la disponeva e comportare un pesante discredito per l’intera Chiesa cristiana; «… in voi è riposta la salvezza della cristianità», scriveva al re.

 

Il 25 aprile 799 Leone III subì un attentato diretto dai nobili romani Pascale, nipote di papa Adriano I, e Campolo, primicerio, che volevano eliminare Leone e far eleggere al Soglio Pontificio un membro della loro fazione.

 

« Il 25 aprile, giorno delle litanie maggiori, il papa doveva partecipare a una processione solenne […] I congiurati decisero di assassinarlo al suo passaggio. Essi s’imboscarono nei pressi del monestero di San Silvestro in Capite e al momento in cui il papa entrava in chiesa, essi si precipitarono su di lui e lo colpirono gettandolo a terra. Tentarono di cavargli gli occhi e tagliargli la lingua. Poi gli assalitori lo trasferirono per sicurezza, nel monastero di Sant’Erasmo, sul Celio. Là, infine, ebbero fine il loro tentativi. I suoi difensori, disorientati in un primo momento, cercarono di liberarlo. Il cubicolare Albino preparò la sua evasione. Il papa fuggì di notte, da una finestra, per mezzo di corde ed efficacemente protetto dai suoi sostenitori, si ritirò con essi nella Basilica di San Pietro. »

 

 

Egli ritrovò la sua libertà grazie a un intervento del duca di Spoleto, con il quale vi erano dei missi dominici di Carlo Magno. Leone III si trasferì temporaneamente, con un seguito di 200 persone, a Paderborn, in Sassonia, ove si trovava Carlo Magno. Vi trascorse circa un mese, e Carlo Magno lo discolpò da tutte le accuse portate dai suoi avversari in Roma.

 

Scortato da vescovi e nobili franchi, Leone rientrò a Roma il 29 novembre 799, accolto trionfalmente(la diplomazia franca si era infatti mossa a Roma in modo da mettere in minoranza l’opposizione, e la mancata collaborazione di Carlo Magno fu, in parte, una sorpresa per gli attentatori).

Il papa riprese il suo posto mentre i vescovi della scorta che lo aveva accompagnato raccoglievano documenti e testimonianze sulle accuse, che inviarono a Carlo Magno insieme ai responsabili dell’aggressione al pontefice.

 

La visita di Carlo Magno a Roma e l’incoronazione imperiale

 

L’attentato subito dal pontefice, che era comunque segno di un clima d’inquietudine a Roma, non poteva però essere lasciato impunito (Carlo era pur sempre investito del titolo di Patricius Romanorum), e nella riunione annuale tenuta nell’agosto dell’800 a Magonza con i grandi del regno comunicò la sua intenzione di scendere in Italia.

 

Ufficialmente la venuta a Roma di Carlo Magno nel novembre dell’800 aveva lo scopo di dipanare la questione tra il papa e gli eredi di Adriano I, che accusavano il pontefice di essere assolutamente inadatto alla tiara pontificia, in quanto “uomo dissoluto”. Aveva con sé il figlio Carlo, un gran seguito di alti prelati e armati, e riportava indietro anche i responsabili dell’attentato al papa, tra cui gli stessi Pascale e Campolo; il 23 novembre Leone gli andò incontro a Mentana, a una ventina di chilometri dalla città, anche lui con un folto seguito di popolo e clero, ed entrarono solennemente in città.

Le accuse (e le prove che ci si affrettò a distruggere) si rivelarono presto difficili da confutare, e Carlo Magno si trovò in estremo imbarazzo, ma non poteva certo lasciare che si diffamasse e si mettesse in discussione il capo della cristianità.

Il 1º dicembre il re convocò in San Pietro cittadini, nobili e clero franco e romano (una via di mezzo tra un tribunale e un concilio) per comunicare che avrebbe provveduto a ristabilire l’ordine ed appurare la verità. Il dibattito si protrasse per tre settimane; se è pur vero che la posizione del papa non sembrava uscirne in modo limpido,gli accusatori non furono in grado di produrre prove concrete, e alla fine, basandosi su principi (erroneamente) attribuiti a papa Simmaco (inizio del VI secolo) s’impose la posizione già espressa da Alcuino di York (che aveva preferito non partecipare al viaggio a Roma): il pontefice, massima autorità in materia di morale cristiana, così come di fede, in quanto rappresentante di Dio che giudica tutti gli uomini, non può essere giudicato dagli uomini. Ma questo non significava assoluzione, e Leone scelse (o forse la mossa era già stata decisa a Paderborn) di sottoporsi ad un giuramento. Il 23 dicembre, davanti a Carlo Magno e a una folla immensa, Leone III giurò sul Vangelo, e chiamando Dio a testimone, l’innocenza per i crimini e le colpe di cui era accusato. Era sufficiente a stabilire l’estraneità del papa dalle accuse mossegli e a riconoscerlo legittimo rappresentante del soglio pontificio; la diretta e immediata conseguenza fu che Pascale e Campolo vennero riconosciuti colpevoli del reato di lesa maestà e condannati a morte. Ma, tutto pare prestabilito, per intercessione dello stesso Leone, la pena venne commutata nell’esilio.

E, naturalmente, è da pensare che corsero…compensazioni!

 

 

Il giorno dopo, al termine delle funzioni della notte di Natale, a cui Carlo Magno stava partecipando nella Basilica di San Pietro, il papa gli pose sul capo una corona d’oro consacrandolo imperatore cristiano e pronunciando queste parole: «A Carlo piissimo augusto, coronato da Dio, grande e pacifico imperatore dei Romani, vita e vittoria!».

Carlo Magno ricevette il titolo secondo l’uso praticato a Costantinopoli, cioè mediante la acclamatio del popolo. Seguendo sempre tuto quello che era stato concordato durante i colloqui riservati a Paderborn

 

È certo tuttavia che se i Franchi si ponevano come difensori della Chiesa, con l’atto d’incoronazione la Chiesa di Roma si presentava come l’unica autorità capace di legittimare il potere civile attribuendogli una funzione sacrale, con un rafforzamento del ruolo teocratico del governo papale.

 

La nascita di un nuovo Impero d’Occidente non fu ben accolta dall’Impero d’Oriente, che tuttavia non aveva i mezzi per intervenire. Nel 797, addirittura, il trono dell’Impero bizantino, di fatto unico e legittimo discendente dell’Impero romano, era stato usurpato da Irene d’Atene, che si proclamò basilissa dei Romei (imperatrice dei Romani). Ed anche il fatto che il trono “romano” fosse occupato da una donna spinse il papa a considerare il trono “romano” vacante e a conferirlo a Carlo Magno.

 

 

Irene l’Ateniana, fu la prima donna ad avere il pieno potere sull’Impero bizantino e, per rimarcare ciò, assunse anche il titolo imperiale maschile di (basileus dei Romei, cioè “imperatore dei Romani”). L’imperatrice Irene dovette assistere impotente a ciò che stava avvenendo a Roma; ella si rifiutò sempre di accettare il titolo di imperatore a Carlo Magno, considerando l’incoronazione di Carlo Magno ad opera del papa un atto di usurpazione di potere.

 

Alla morte di Carlo Magno, nell’814, la fazione antipapale degli esiliati Pascale e Campolo si rifece viva, progettando un nuovo attentato contro la vita del papa, ma questa volta i responsabili furono scoperti ed immediatamente processati e giustiziati.

 

Poi Carlo Magno presentò il conto, anche in campo religioso, attuando tutta una ristrutturazioni di compiti e diocesi, in Baviera come a Salisburgo, entrando in questioni di fede, presiedendo un Concilio ad Aquiosgrana dove condannò l’adonazionismo, ribadì in conflitto con la Chiesa di Costantinopoli la correttezza della formula contenente il filioque, del Credo di Nicea, comandando che tale preghiera fosse obbligatoria durante la Messa, che finì per essere adottata completamente dopo dispute durate due secoli!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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