Accadde oggi, 28 Novembre: 1520 Magellano scopre l’Oceano Pacifico

 

 

Eredi diretti di fenici, cartaginesi, greci, romani, le prime grandi scoperte geografiche furono tutte opera di navigatori mediterranei, italiani, spagnoli, portoghesi.

Anche se danesi, islandesi, Vichinghi…

Poi la bussola dello sviluppo volgerà decisamente a Nord e i mari saranno appannaggio di inglesi, olandesi…

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Ferdinando Magellano(in latino: Ferdinandus Magellanus; in portoghese: Fernão de Magalhães; in spagnolo: Fernando de Magallanes; Sabrosa, Portogallo, 17 ottobre 1480 – Mactan, Filippine, 27 aprile 1521) è stato un grande esploratore e navigatore portoghese.

 

Magellano intraprese, pur senza portarla a termine, perché ucciso nelle odierne Filippine nel 1521, quella che sarebbe diventata la prima circumnavigazione del globo al servizio della corona spagnola di Carlo V di Spagna.

Fu infatti il primo a raggiungere, partendo dall’Europa verso ovest, le Indie (come con tanta approssimazione voleva fare Colombo)e – attraverso il passaggio a ovest da lui scoperto, e successivamente chiamato Stretto di Magellano, – il primo europeo a navigare nell’oceano Pacifico.

 

La storia del suo viaggio è pervenuta tramite gli appunti di un suo uomo d’arme, il vicentino Antonio Pigafetta, che si adoperò per il resto della sua vita a mantenere viva la memoria di Magellano e della sua impresa storica.

 

 

La gioventù

 

Ferdinando Magellano nacque da una famiglia aristocratica decaduta di Sabrosa nella provincia del Trás-os-Montes, nel Portogallo settentrionale, da Pedro Rui de Magalhães, sindaco del paese, e da Alda des Mesquita.

 

All’età di dieci anni rimase orfano di entrambi i genitori e due anni più tardi, seguendo il fratello, entrò come paggio alla corte di Lisbona di re Giovanni II. Qui godette della generosa educazione spettante ai giovani nobili dell’epoca e nel 1505, a 25 anni, fu inviato in India a servire sotto il viceré Francisco de Almeida e dove presto si meritò una menzione per avere sventato un ammutinamento e salvato delle vite umane. Dal 1506 partecipò a una spedizione nelle Molucche, allora chiamate Isole delle Spezie. Nel corso di questa spedizione si guadagnò nel 1510 la promozione a Capitano che gli fu però presto revocata per essersi allontanato con la sua nave dalla flotta per cercare nuove terre più a est. Sotto il comando di Alfonso de Albuquerque partecipò alla conquista dello strategico porto di Malacca nell’odierna Malaysia.

 

Tornato in Patria, partecipò nel 1513 a una spedizione in Marocco, dove combatté nella battaglia di Azamor riportando una grave ferita a un ginocchio. Venne successivamente accusato di aver intrattenuto commerci con i musulmani e per questo il 15 maggio 1514 venne licenziato con disonore dal servizio per la Corona portoghese. A ciò contribuì anche la personale antipatia nutrita da re Manuel nei confronti di Magellano, suo ex paggio di corte, appartenente alla bassa nobiltà.

 

 

La spedizione

 

 

Ancora in Portogallo, Magellano entrò in possesso di una carta geografica che ipotizzava un passaggio verso l’Oceano Pacifico poco più a sud del Río de la Plata. Si convinse di poter in questo modo trovare una via per l’Asia più breve di quella intorno all’Africa. Questo avrebbe permesso di scoprire un passaggio a sud-ovest di collegamento dell’Atlantico con il Pacifico. Di tale passaggio, ritenuto geograficamente probabile ma del quale nessuno aveva notizia attendibile, favoleggiavano da tempo i cartografi. Ma il re portoghese Manuel, a cui Magellano si rivolse in un primo momento per effettuare il viaggio, rifiutò categoricamente la proposta. Come Colombo, il navigatore lasciò quindi Lisbona cercando maggior fortuna in Spagna. Bisogna anche notare che l’idea di Magellano fu quella di realizzare il tentativo di Colombo, ossia pervenire ad oriente viaggiando per occidente.

 

In Spagna, lo scopo della spedizione assunse una valenza strategica in funzione anti-portoghese: si sarebbe infatti trattato di cercare una nuova via marittima per le Isole delle Spezie, nell’arcipelago Indonesiano delle Molucche, evitando l’aggiramento dell’Africa, i cui porti occidentali e meridionali erano tutti in mano al Portogallo. Se possibile, si sarebbe dovuto anche provare che le Molucche si trovavano effettivamente a ovest dell’antimeridiano della linea di demarcazione che, secondo i trattati, divideva le zone di influenza e possesso coloniale tra spagnoli e portoghesi. Naturalmente, non meno importante sarebbe stata l’eventuale scoperta di nuove terre da annettere al già immenso impero del re di Spagna.

 

Convinto il diciannovenne Carlo V a finanziare l’impresa, invano re Manuel tentò di richiamare in patria Magellano promettendogli una spedizione sotto la bandiera portoghese. La flotta di cinque navi e 237 uomini salpò il 20 settembre 1519 da Sanlúcar de Barrameda in Spagna dopo avere disceso il fiume Guadalquivir da Siviglia da cui era partita il 10 agosto, giorno di San Lorenzo. Il 28 novembre 1520, rimasto con tre sole navi dopo il naufragio di una e la diserzione dell’equipaggio della seconda, attraversò lo stretto, che da lui prese il nome, nell’attuale Cile e si inoltrò in un grande oceano sconosciuto agli occidentali che, per l’assenza delle tempeste che caratterizzavano invece l’Atlantico, Magellano battezzò Pacifico. Nel marzo del 1521 raggiunse le Isole Marianne e poi le Filippine, chiamate Isole di San Lazzaro, dove morì per mano degli indigeni.

 

 

Morte di Magellano

 

Nella sua cronaca della spedizione, Pigafetta racconta come nelle isole Filippine Magellano fosse riuscito a convertire il re dell’isola di Cebu, Ragià Humabon, sua moglie la regina e ottocento dei suoi sudditi al Cristianesimo e a riconoscere Carlo V di Spagna come nuova autorità; a quella notizia scoppiò una rivolta sulla vicina isola di Mactan, allora governata da due datu locali, Lapu-Lapu e Zula. Magellano decise di usare la forza per sedare la ribellione di Mactan e, per mostrare al re di Cebu la forza della Spagna, organizzò un’azione punitiva. Quando sbarcò la mattina del 27 aprile 1521 a Mactan, venne però ucciso insieme con alcuni dei suoi uomini dagli abitanti dell’isola capitanati da Lapu-Lapu nella Battaglia di Mactan. Il corpo di Magellano non fu mai restituito e non se ne conosce la sorte: un cenotafio a memoria del navigatore è posto vicino alla spiaggia di Mactan, dove si presume che il portoghese sia stato ucciso.

 

 

Gli Italiani con Magellano e attorno alla sua spedizione

 

Detto di Pigafetta, che si aggregò a Megellano grazie agli auspicii del nunzio pontificio Francesco Chiericati, anch’egli vicentino, al cui seguito si trovava Pigafetta che fu così raccomandato a Carlo V, e potè passare alla storia per il suo diario, grazie al quale scoperse (con l’aiuto di un altro italiano, Pietro Martire d’Anghiera, storico), il perché al momento del ritorno il suo racconto meticoloso, mancava di un giorno…dovuto al fatto che avevano percorso verso ovest la stessa “rotta” del Sole, bisogna ricordare Martino de Judicibusche fu uno dei soli 18 sopravvissuti che, tre anni dopo la partenza, con la nave “Victoria” rientrarono in Spagna, dopo aver effettuato la prima circumnavigazione della Terra.

Altri tredici dell’equipaggio sopravvissero perché arrestati nelle Isole di Capo Verde, mentre quattro tornarono in Spagna diversi anni dopo Martino.

Martin de Judicibus … que fue meriño en la Armada de Hernando de Magallanes, durante la navegación de discubrimiento de lo Estrecho Patagonico y las islas y Tierra Firme del Océano Pacífico, y que die la primera vuelta al Mundo … qui omnibus rebus interfuit.

Martino viene spesso definito genovesenei vari documenti relativi alla spedizione, ma nei registri nominativi di arruolamento nell’Armada di Magellano conservati presso l’Archivo General de las Indias a Siviglia e nei verbali degli interrogatori effettuati dalle autorità spagnole dopo il ritorno a Siviglia, è specificato che Martino era savonese.

Sembra quindi che il padre di Martino si chiamasse Pedro de Judicibus e la madre Blanca Jerel. Solo quest’ultima tuttavia potrebbe essere spagnola. Il padre, infatti, essendo Martino riportato come Savonese, era probabilmente anch’esso ligure, e quindi Pedro dovrebbe corrispondere in realtà a Pietro. Un altro testo, tuttavia, presente nell’Archivio Veneto, riporta entrambi i genitori come “genovesi”, per cui anche la madre potrebbe essere tale. Ricordo che, a quel tempo, il termine genovese si riferisce alla Repubblica Genovese, e quindi non indica necessariamente l’essere nato nella città di Genova.

Martin de Judicibus, merino (sorvegliante) de la nao Concebcion, hijo de Pedro de Iudicibus e de Blanca Xeres, ginoveses, vecinos de Saona.

Martino viene inizialmente assegnato alla caravella “Concepcion”, dove si imbarca tra i sobresalientes con il grado di meriño, ovvero subalterno di fanteria, equivalente ad “alfiere” o a “sergente maggiore“.

La spedizione salpa il 10 agosto 1519 da San Lucar, il porto di Siviglia, per un viaggio che si conclude il 6 settembre del 1522, quando la “Victoria”, sola nave superstite, rientra al porto di partenza dopo aver completato la prima circumnavigazione del globo in 2 anni, 11 mesi e 3 giorni. A bordo della piccola nave di sole 85 tonnellate, che imbarca acqua come un colabrodo e ha una velatura di fortuna, vi sono soltanto 18 uomini dei 235 partiti con l’Armada, tra marinai e soldati.

Tra i superstiti, tre soli sono gli italiani: Antonio Lombardoe Martino de Judicibus, tornati in Spagna con la “Victoria”, e Lucas Pancaldo, anche lui savoneseuno dei quattro della “Trinidad” che ritornarono solo molti anni dopo. Antonio Lombardo non è altri che Pigafetta, già segretario di Magellano, colui che scriverà, dopo il rientro in Italia, il famoso resoconto della spedizione.

 

Leon Pancaldonacque a Savona nel 1482,figlio di Battistina de Reposano (o Repusseno) e Manfrino Pancaldo, un tessitore di panni che era stato in ottimi rapporti con un altro lanaiolo, Domenico Colombo, nel periodo in cui la famiglia di Cristoforo Colombo aveva risieduto nella città della Torretta. Grazie all’esperienza acquisita in gioventù compiendo viaggi commerciali nel Mediterraneo per conto del padre (giungendo in Castiglia ed in Portogallo), Leon Pancaldo divenne ben presto un esperto marinaio, in grado di compiere il calcolo astronomico, di conoscere i venti, di identificare la posizione geografica di una nave e di disegnare una carta di navigazione.

 

Nel 1514 sposò Selvaggia Romana, figlia dell’acimatore di panni Antonio Romana.

 

Nel 1518, dopo la morte dei genitori, da cui ereditò la casa con bottega di Via Scarzeria e una villa a Roviasca, sulle alture di Quiliano, Pancaldo si recò in Castiglia. Qui apprese che il Capitano portoghese Ferdinando Magellano stava organizzando una spedizione della durata di due anni per raggiungere le Indie, trovando il passaggio dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico. Entusiasta, Pancaldo tornò dunque a Savona e sistemò tutti i suoi affari, per poter partecipare liberamente a quell’impresa. Nella primavera del 1519 tornò quindi a Siviglia e, presentatosi presso la locale Casa de Contratacion, venne arruolato come semplice marinaio sulla “Trinidad”, la nave ammiraglia.

 

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