Accadde oggi, 28 Novembre: 1443, Scanderberg, eroe degli Albanesi, si ribella e ferma gli Ottomani nella conquista dell’Europa

 

 

Gli Albanesi fanno parte della nostra storia: dai 100.000 che abitano da sei secoli il nostro Sud, alla recente massiva immigrazione; dal Fascismo, all’Epiro dei Romani e di Pirro; ai Veneziani che tradirono anche il loro eroe nazionale che aveva combattuto da eroe e da grandissimo stratega gli Ottomani, impedendo loro per oltre 30 anni, di procedere alla conquista dell’Europa.

 

 

“Non fui io a portarvi la libertà, ma la trovai qui, in mezzo a voi!”

 

Scanderberg

 

 

di Daniele Vanni

 

Gli Albanesi ormai fanno parte stabile e fissa della vita degli Italiani.

Anche se alcuni tornano in patria che ha sorprendentemente, ma poi non tanto, adesso uno sviluppo di molto superiore alla decadenza irreversibile di cui è prigioniera la terra che videro nei “Caroselli” e credettero essere a metà strada tra la terra promessa ed il paese dei balocchi. E forse era molto più simile alla seconda. E adesso anche loro scoprono che ci crescono le orecchie come sa Lucignolo e Pinocchi.

Ma intanto, come loro hanno imparato, dopo l’infatuazione iniziale, dovuta la fatto della conquista del Fascismo che fece loro credere chissà che, almeno fin quando non tentò di invadere la Grecia proprio dall’Albania! e se non ci salvavano i Tedeschi….intanto anche noi abbiamo imparato a conoscere tante cose degli Albanesi, come il loro eroe nazionale: Giorgio Castriota, detto Skanderberg, che resistette con numerosissime ed epiche battaglia all’avanzata turco-ottomana che puntava a Vienna e poi a Roma.

Per questo, combattendo poi anche in Italia meridionale, per le nostre questioni dinastiche, fu condottiero e feudatario in quel meridione nel quale fuggirono moltissimi suoi compatrioti, per sfuggire ai massacri dei musulmani.

Ed oggi il nostro Sud ospita cinquanta antiche comunità Arbereshe, come si definiscono gli Albanesi, che assommano a circa 100.000 persone, discendenti di coloro che vennero qua circa sei secoli fa.

 

Il 28 novembre 1443, il principe Skanderberg conquistava la fortezza di Coira, riuscendo poi a stipulare un trattato con gli Ottomani che venivano così, momentaneamente fermati. Anche nei loro spietati massacri che falcidiavano la popolazione albanese: quella che non si adeguava alla loro religione. Una parte minoritaria, che emigrò in Italia o rimase nella patria che divenne a maggioranza di religione musulmana.

Il 28 novembre 1443, il sultano, per cui era stato costretto come ostaggio del padre a combattere, diede incarico a Scanderbeg di affrontare una coalizione di eserciti cristiani a maggioranza ungherese, guidati dal signore di Transilvania János Hunyadi (“Il Cavaliere bianco”), per riprendersi la Serbia, che il nobile ungherese aveva liberato dall’oppressione ottomana. Scanderbeg, influenzato dalle suppliche della sua gente, disattese gli ordini del sultano e tramite un suo uomo fidato mandò un messaggio segreto a Hunyadi dove gli diceva che aveva intenzione di abbandonare l’esercito turco nello scontro. Così è stato, la notte prima degli scontri Scanderbeg abbandonò l’esercito turco che fu sconfitto da Hunyadi. Poi, assieme ad altri suoi 300 fedelissimi albanesi, che appartenevano al suo settore nell’esercito turco, decise di combattere per la causa nazionale albanese; con il suo gruppo di soldati si riprese il castello di Krujë, radunò i nobili e diede inizio all’attività di recupero del territorio occupato dai turchi. In rapidissima successione conquistò tutte le fortezze che erano state occupate.

 

Scanderbeg, conquistata la fortezza di Croia, si autoproclamò vendicatore della propria famiglia e del proprio Paese, pronunciando queste famose parole: «Non fui io a portarvi la libertà, ma la trovai qui, in mezzo a voi».

 

Giorgio Castriota, detto Scanderbeg(Distretto di Mat, 6 maggio 1405 – Alessio, 17 gennaio 1468), è stato un condottiero e patriota albanese, che ha sconfitto gli Ottomnai in almeno 16 grandi battaglie!!!

Tra le figure più rappresentative del XV secolo, fondatore della Lega di Lezha, città veneziana, lega detta anche Lega di Alessio, prodromo dell’Albania, unì i principati d’Albania e dell’Epiro e resistette 25 anni ai tentativi di conquista dell’Impero Ottomano.Difese l’Albania, nonché l’Europa e i suoi valori morali e religiosi cristiani, quelli di allora, perché oggi c’è una qualche difficoltà ad individuarli,  dall’invasione turca.

Per tale motivo ottenne da Papa Callisto III, gli appellativi di Atleta di Cristo e Difensore della Fede ed è da sempre considerato l’eroe nazionale dell’Albania e degli albanesi nel mondo.

Tra la fine del XIV secolo e i primi decenni del XV secolo, l’Albania fu occupata dalle forze ottomane, le quali dovettero subito reprimere le rivolte dei principi albanesi.

Giovanni Castriota fu uno dei signori, ribelli all’occupazione ottomana, contro cui il sultano Murad II infierì più pesantemente, poiché Giovanni era uno tra i potenti e indomiti condottieri avversi alla occupazione.

Le forze ottomane catturarono i quattro figli maschi di Giovanni: Stanisha, Reposhi, Costantino e Giorgio e li tennero come ostaggi, conducendoli alla corte di Adrianopoli. Due di loro morirono, probabilmente uccisi, uno si fece monaco, mentre il quarto, Giorgio, combatté per i Turchi!

 

Alla corte del sultano, Giorgio Castriota si distinse per capacità e intelligenza; parlava perfettamente, oltre all’albanese, il turco e il latino. Divenne esperto nell’uso delle armi, nonché di strategia militare; guadagnò a tal punto la stima e la fiducia del sultano, che queste gli diede il nome Iskender (Alessandro) Beg, che gli albanesi nazionalizzarono in Skënderbej.

 

Durante la Battaglia di Niš del novembre 1443, Scanderbeg maturò la decisione di lasciare l’esercito ottomano, presso cui fino ad allora aveva combattuto, e di abbracciare la causa dell’indipendenza albanese. Pertanto, con 300 albanesi che servivano sotto di lui, si riappropriò di Krujë, sua città natale, e dichiarò decaduta l’autorità del Sultano sull’Albania e su di sé. Stabilito il comando nel castello di Croia, assieme ad altri principi albanesi formò la Lega di Lezha di cui divenne condottiero designato.

Scanderbeg organizzò nel marzo 1444, nella città veneziana di Lezha, un incontro tra le più importanti famiglie nobili albanesi: i Castriota, Muzaka, Thopia, Balsha e Crnojević.

Scopo dell’assemblea era porre fine alle divergenze tra di essi, e fare causa comune contro l’occupazione Ottomana. L’incontro ebbe buon esito e Scanderbeg fu eletto comandante della Federazione, sebbene le sue decisioni richiedessero l’approvazione di tutti i membri della Lega.

 

La ribellione antiturca

 

La prima impresa del Castriota si ebbe nel 1444, durante la battaglia di Torvioll, nella quale mise in luce tutta la sua arguzia militare, riuscendo ad avere la meglio sull’esercito ottomano, di 25.000 forse 40.000 uomini.. La notizia della vittoria dei cristiani contro i turchi si diffuse rapidamente in Europa, giungendo sino alle orecchie del papa Eugenio IV, che meditò anche di indire una crociata.

 

Nonostante l’attenzione che nell’occidente cristiano aveva destato la ribellione degli albanesi, nessun aiuto giunse al Castriota. Numerose furono comunque le vittorie riportate dagli albanesi nel corso degli anni successivi. Nel 1450 venne posto senza successo l’assedio al castello di Croia da parte degli ottomani e nel 1451 Scanderbeg strinse un’alleanza con il Regno di Napoli, pur non ricevendo alcun aiuto concreto. Ancora nel 1452 i Turchi furono sconfitti a Mokra e Mecadi e dopo la caduta di Costantinopoli, gli albanesi ricevettero i primi aiuti finanziari da Napoli, dalla Venezia e anche dal papa.

 

Sebbene ogni tentativo turco, fino al 1462, fosse stato respinto, Scanderbeg si rese conto che non era in grado di rinfoltire i suoi ranghi, anno dopo anno, come invece potevano fare i turchi, anche perché il Sultano continuò sempre ad inviare nuovi eserciti, ogni qualvolta ci fosse stata una sconfitta.

 

Tregue ci furono comunque solo nel 1460 e nel 1463. Nel 1462 Scanderbeg riuscì nell’impresa di espugnare l’importante città di Ohrid e nel 1466 la Lega respinse un secondo assedio al castello di Krujë.

Ma Murad II non si rassegnava. Allora dispose, agli ordini di Mustafà Pascià, due eserciti per un complessivo di 25.000 uomini, di cui metà cavalieri, che si scontrarono con gli albanesi il 27 settembre 1446; l’esito fu disastroso: si salvarono solo pochi turchi e a stento Mustafà Pascià.

 

Le imprese di Scanderbeg, tuttavia, preoccupavano i veneziani che, vedendo in pericolo i traffici nel frattempo stabiliti con i turchi, si allearono con il sultano per contrastare il Castriota!!!

La battaglia del 3 luglio 1448 vide la sconfitta dei veneziani, che si vendicarono radendo al suolo la fortezza di Balsha.

 

Successivamente, il 4 ottobre del 1448 Scanderbeg firmò un trattato di pace con i Veneziani, anche perché il comandante ungherese Hunyad avanzò con il suo esercito in Kosovo e invitò Skanderbeg a unirsi nella battaglia contro il sultano. Ma Scanderbeg non riuscì a partecipare a questa battaglia, perché gli fu impedito dal re serbo Đurađ Branković, il quale si era alleato con il sultano Murad II.[5][6][7][8] A causa di ciò, Scanderbeg si vendicò, distruggendo villaggi serbi lungo il suo cammino, per essergli stato impedito di unirsi alla causa cristiana.[5][9] Purtroppo, quando Scanderbeg riuscì a raggiungere Hunyad, questo era stato già sconfitto dai turchi.[10]

 

Nel giugno del 1450, Murad II in persona intervenne contro l’Albania alla testa di 150.000 soldati, assediando il castello di Kruje. I turchi persero metà dell’esercito e il comandante Firuz Pascià venne ucciso da Scanderbeg. Ma, anche se le straordinarie vittorie avevano inferto profonde ferite alle forze e all’orgoglio turco, avevano pure indebolito le forze albanesi; allora il Castriota, ben cosciente dei propri limiti, decise di chiedere aiuto ad Alfonso d’Aragona, che si rese disponibile, riconoscendo a Scanderbeg il merito di essersi fatto carico di una durissima lotta contro i turchi, che assai inquietavano la corona napoletana.

 

Maometto II, successore di Murad, si rese conto delle gravi conseguenze, che l’alleanza degli albanesi con il Regno di Napoli poteva far nascere; decise quindi di mandare due armate contro l’Albania: una comandata da Hamza Bey, l’altra da Dalip Pascià. Nel luglio del 1452 queste due armate furono annientate e, mentre Hamza Bey fu catturato, Dalip Pascià morì in battaglia.

 

Altre incursioni turche si tramutarono in sconfitte: Skopje il 22 aprile del 1453, Oranik nel 1456, valle del fiume Mati il 7 settembre 1457. Infine, nel corso del 1458, in una serie di scontri scaturiti da offensive portate questa volta da Scanderbeg, altre tre armate turche furono sbaragliate. La fama di Scanderbeg fu incontenibile, anche per il fatto che gli uomini a sua disposizione non furono mai più di 20.000. Al sultano turco non rimase altro che chiedere di trattare la pace, ma il Castriota rifiutò ogni accordo e continuò la sua battaglia.

 

Le imprese militari in Italia

Nel 1459 si recò in Italia per aiutare Ferdinando I, re di Napoli, figlio del suo amico e protettore Alfonso d’Aragona, nella lotta contro il rivale Giovanni d’Angiò ed il suo esercito.

 

Intanto, altre due armate turche, comandate da Hussein Bey e Sinan Bey, nel febbraio del 1462 mossero contro gli albanesi, costringendo Scanderbeg a rientrare in tutta fretta in patria, per guidare il suo esercito. Ci fu una furiosa battaglia presso Skopjë, che vide i turchi sconfitti, tanto da far retoricamente dire che il sogno di Maometto II di far giungere il potere musulmano fino a Roma s’era allora infranto. L’atto finale fu un trattato di pace firmato il 27 aprile 1463 tra Maometto II e il Castriota.

 

Ferdinando I nel 1464, in segno di riconoscimento per l’aiuto ricevuto da Scanderbeg, concesse al signore albanese i feudi di Monte Sant’Angelo, Trani e San Giovanni Rotondo.

 

Il ritorno nei Balcani e la morte

 

Intanto, la morte di papa Pio II ad Ancona, il 14 agosto 1464, determinò il fallimento di una crociata che il Pontefice aveva in mente e che teneva in grande apprensione il sultano. Quest’ultimo, dopo aver fatto costruire nel giugno-luglio 1466 la fortezza di Elbasan, “avamposto che resistette a tutti gli attacchi degli albanesi”,[11] nel settembre del 1464 incaricò Sceremet bey di muovere contro gli albanesi; ma i turchi furono nuovamente sconfitti. Il figlio di Sceremet bey fu catturato e rilasciato a fronte di un grosso riscatto.

 

L’anno dopo, scongiurato il pericolo della crociata, il sultano mise insieme un poderoso esercito, affidandolo a un traditore albanese, che era stato cresciuto allo stesso modo di Scanderbeg, Ballaban Pascià. Ma anche quest’impresa fallì: l’esercito turco, in prossimità di Ocrida, fu messo in fuga dalle forze albanesi.

 

Ancora una volta, nella primavera del 1466, Maometto II, riunite forze imponenti, mosse contro gli albanesi e cinse d’assedio Krujë; una serie di scontri furiosi, nel corso dei quali Ballaban Pascià fu ucciso, portarono Scanderbeg a un’ennesima e straordinaria vittoria. Maometto II, ostinatissimo nella sua lotta contro il Castriota, riorganizzò nuovamente il suo esercito e, nell’estate del 1467, pose di nuovo l’assedio a Krujë, ma, dopo innumerevoli tentativi di attacco alla città, dovette rassegnarsi a sgombrare il campo.

 

La ostinazione di Maometto II si spiega facilmente col fatto che l’Albania non poteva essere aggirata; lasciarsi alle spalle intatta l’Albania di Scanderbeg sarebbe stato un errore strategico micidiale: qualunque avanzata dell’esercito ottomano verso l’Europa cristiana lo avrebbe esposto al sicuro attacco alle spalle da parte di Scanderbeg e Maometto II si sarebbe trovato tra due fronti; per di più, Scanderbeg era divenuto un vero esperto in agguati e contrattacchi e conosceva a perfezione le debolezze dell’esercito ottomano.

 

Nonostante i successi in molte imprese, alcune delle quali assolutamente straordinarie, Scanderbeg si rese conto che resistere alla pressione turca diventava sempre più difficile. La stessa preoccupazione convinse il doge di Venezia a inviare Francesco Cappello Grimani da Scanderbeg per organizzare una difesa comune; ma l’ambasciatore veneziano non poté portare a termine l’incarico, perché Scanderbeg morì di malaria, ad Alessio, il 17 gennaio 1468.

 

 

L’epilogo

 

A seguito degli insuccessi, gli ottomani si dotarono di un caposaldo per le future invasioni dell’Albania, costruendo nella valle dello Shkumbin la fortezza di Elbasan, sebbene ancora nel 1467 fallissero nel terzo assedio di Krujë. Finalmente, quando il Castriota morì nel 1468 la Lega di Lezha cominciò a disgregarsi, nonostante gli albanesi settentrionali, appoggiati dai veneziani, proseguissero la lotta agli Ottomani. La fine della ribellione e la definitiva sottomissione dell’Albania è datata 1479, con la caduta della città veneziana di Scutari.

 

 

« Io ho lasciato la falsa fede di Maometto e sono ritornato alla vera fede cristiana »

 

Scandenberg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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