Accadde oggi, 28 Maggio: 1974, la Strage di Brescia – 1980, l’assassinio del collega, Walter Tobagi

 

 

Una strage come quelle di Bologna, dell’Italicus, di Piazza Fontana, di cui resterà sempre confuso il motivo, nascosti i mandanti ed anche gli esecutori. E nello stesso giorno, sei anni dopo, uno stesso inspiegabile assassinio, questa volta con gli autori ed esecutori noti, nascosto invece ugualmente lo scopo! di un noto giornalista. Un collega. Nella stessa data, che assieme al 12 Dicembre 1969 o la bomba agli Uffizi, scriveranno diversamente la Storia italiana!

 

 

di Daniele Vanni

 

A noi, che li abbiamo vissuti in prima persona, – nel senso che sono avvenuti durante la nostra esistenza, ed in qualche modo l’hanno segnata, –  il perché di tanti attentati e stragi italiane, viste le indagini, i depistaggi, i processi infiniti, come la “logica” che sottintese all’assassinio di persone note o meno, credo non sarà forse mai dato di sapere.

Nel senso che abbiamo imparato che, per una via tutta italiana di approccio a questi atti di violenza indicibile, solo la Storia, in un futuro lontano. potrà dare piena risposta.

Così è avvenuto per i due episodi, gravissimi, accaduti a distanza di anni, nella stessa data del 28 maggio: la strage di Brescia del 1974, più nota come strage di Piazza della Loggia, con 8 morti e 102 feriti e l’assassinio del giornalista Walter Tobagi del 1980.

 

 

Una bomba nascosta in un cestino portarifiuti fu fatta esplodere il 28 maggio 1974, Piazza della Loggia a Brescia, mentre era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista, indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista. Quelli che allora comprendevano, si diceva, tutto “l’arco costituzionale”, dal quale veniva escluso, un po’ ad arte e un po’ perché una guerra civile come c’era stata in Italia, lascia sempre decenni ed almeno un paio di generazioni di strascichi, rancori, artificiose divisioni, pregiudizi…

 

Questo era un vero atto di guerra, ed è considerato uno degli attentati più gravi degli Anni di Piombo, assieme alla strage di Piazza Fontana del 1969, alla strage del treno Italicus, del 4 agosto 1974 e alla strage di Bologna del 1980.

Nel 2012 (38 anni dopo!) i periti balistici della Corte d’Appello di Brescia hanno ribadito la loro precedente perizia che la bomba era costituita da una miscela di gelignite e dinamite, mentre nel 2010 i periti del processo che portò all’assoluzione in forma dubitativa di Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti e Francesco Delfino avevano affermato che la bomba era costituita in gran parte da tritolo!

La prima istruttoria della magistratura portò alla condanna, nel 1979, di alcuni esponenti dell’estrema destra bresciana. Uno di essi, Ermanno Buzzi, in carcere in attesa d’appello, fu strangolato il 13 aprile 1981 da Pierluigi Concutelli e Mario Tuti, due terroristi neri tra i più spietati!

Nel giudizio di secondo grado, nel 1982, le condanne del giudizio di primo grado vennero commutate in assoluzioni, le quali a loro volta vennero confermate nel 1985 dalla Corte di Cassazione!

Un secondo filone d’indagine, sorto nel 1984 a seguito delle rivelazioni di alcuni pentiti, mise sotto accusa altri rappresentanti della destra eversiva e si protrasse fino alla fine degli anni ottanta. Qui gli imputati furono assolti in primo grado nel 1987, per insufficienza di prove, e prosciolti in appello nel 1989, con formula piena. La Cassazione, qualche mese dopo, confermerà l’esito processuale di secondo grado.

Nel corso dei vari procedimenti giudiziari relativi alla strage, si è costantemente fatta largo l’ipotesi del coinvolgimento di rami dei servizi segreti e di apparati dello Stato nella vicenda.

Una ricostruzione siffatta appare sostenuta da una lunga serie di inquietanti circostanze: la pulizia dei pompieri con idranti della piazza che vanificò gran parte delle indagini; la scomparsa di reperti dagli ospedali e dalle camere mortuarie; le foto emerse di recente, che comproverebbero la presenza di personaggi vicini ai servizi, addirittura di intercettazioni dove già in anticipo di ore si parlava della strage…

Il 15 maggio 2008, sono stati rinviati a giudizio i sei imputati principali: Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi.

Il 16 novembre 2010 la Corte D’Assise ha emesso la sentenza di primo grado della terza istruttoria, assolvendo tutti gli imputati con la formula dubitativa di cui all’art. 530 comma 2 c.p.p., corrispondente alla vecchia formula dell’insufficienza di prove.

Il 14 aprile 2012 la Corte d’Assise d’Appello conferma l’assoluzione per tutti gli imputati, condannando le parti civili al rimborso delle spese processuali, tuttavia indica la responsabilità di tre ordinovisti ormai defunti, Carlo Digilio, Ermanno Buzzi e Marcello Soffiati. Il 21 febbraio 2014 la Corte di Cassazione annulla le assoluzioni di Maggi e Tramonte e conferma quelle di Zorzi e Delfino. Viene così istruito un nuovo processo d’appello contro Tramonti e Maggi.

 

I corpi pietosamente coperti in Piazza della Loggia

 

 

 

 

 

 

Inconcepibile l’assassinio, – qui dovremmo essere sull’opposta sponda, quella della sinistra Brigatista, ma in fatti di sangue dei quali non si capisce il fine, almeno quello dichiarato dai protagonisti, eversivi di destra o da sinistra, mi pare non cambi nulla, – di un giornalista del Corriere, che si era occupato di brigatismo di Prima Linea, del fenomeno del pentitismo, forse “reo” di essere un socialista moderato.

Walter Tobagi venne ucciso alle 11 di mattina del 28 maggio 1980, con cinque colpi di pistola esplosi da un “commando” di terroristi (Marco Barbone, Paolo Morandini, Mario Marano, Francesco Giordano, Daniele Laus e Manfredi De Stefano), buona parte dei quali, figli di famiglie della borghesia milanese. Due membri del commando in particolare appartengono all’ambiente giornalistico: sono Marco Barbone, figlio di Donato Barbone, dirigente editoriale della casa editrice Sansoni (di proprietà del gruppo RCS), e Paolo Morandini, figlio del critico cinematografico del quotidiano Il Giorno, Morando Morandini!

 

A sparare furono Mario Marano e Marco Barbone. È quest’ultimo, condannato a soli 8 anni e nove mesi, perchè collaboratore di giustizia (oggi convertitosi al Cattolicesimo e appartenente a Comunione e Liberazione, dove è responsabile della comunicazione!) a dargli quello che nelle sue intenzioni sarebbe dovuto essere il colpo di grazia: quando Tobagi era ormai accasciato a terra, il terrorista gli si avvicinò e gli esplose un colpo dietro l’orecchio sinistro. In realtà, da come risulta dall’autopsia, il colpo mortale fu il secondo esploso dai due assassini, che colpendo il cuore causò la morte del giornalista .

 

 

 

Il sorriso aperto del collega Walter Tobagi. A lui fu intitolato un circolo lucchese, ideato e voluto dal Prof. Barsotti

 

 

 

 

 

Share