Accadde oggi, 28 Giugno: 1228, parte la Crociata di Federico II, la più anomala, ma di grande successo diplomatico

 

L’unica Crociata che non venne combattuta, ma, proprio per questo, e per l’abilità dell’Imperatore, una delle pochissime che ottenne grandi risultati: non per Federico II, però, che, contrastato, avversato dal Papa, con tradimenti e “leghe” create ad arte, finirà per esserne annientato!

 

di Daniele Vanni

 

 

Le guerre anticamente, e per fortuna!, si combattevano, cioè: si potevano combattere, solo nella bella stagione! Così in quella piuovosa e invernale c’era anche il tempo di riflettere sulla crudeltà e la volgia di soprafazione umana!

Così avveniva per le Crociate. Tanto più che dovendo andare a Gerusalemme, quasi sempre, si doveva  attraversare il mare, che è molto più calmo nella bella stagione.

Così avvenne per la Sesta, la Crociata di Federico II: la più anomala, senza un fatto d’arme, salpata da Brindisi, con soli venti galere e 600 uomini il 28 giugno 1228.

Eppure fu l’unica, assieme alla prima, a “prendere” Gerusalemme ed ad avere un certo successo, grazie proprio all’enorme capacità di Federico II.

Lo “Stupor Mundi” com’era chiamato l’Imperatore del Sacro Romano Impero, della nobilissima famiglia sveva degli Hohenstaufen e per parte di madre dalla dinastia normanna degli Altavilla, regnanti di Sicilia.

Uomo straordinariamente colto ed energico, stabilì in Sicilia e nell’Italia meridionale una struttura politica molto somigliante a un moderno regno, governato centralmente e con una amministrazione efficiente.

Federico II parlava sei lingue (latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo) e giocò un ruolo importante nel promuovere le lettere attraverso la poesia della Scuola siciliana. La sua corte reale siciliana a Palermo, dal 1220 circa sino alla sua morte, vide uno dei primi utilizzi letterari di una lingua romanza (dopo l’esperienza provenzale), il siciliano. La poesia che veniva prodotta dalla Scuola siciliana ha avuto una notevole influenza sulla letteratura e su quella che sarebbe diventata la moderna lingua italiana. La scuola e la sua poesia furono salutate con entusiasmo da Dante e dai suoi contemporanei, e anticiparono di almeno un secolo l’uso dell’idioma toscano come lingua d’élite letteraria d’Italia, essendo il vero primo nucleo della lingua italiana.

Già era stato coinvolto a malincuore, (ma non vi partecipò), nella precedente, disastrosa Quinta Crociata. Quella che vide giungere in Oriente anche San Francesco, che si recò a parlamentare con il sultano al-Malik al-Kamil: e questo aveva fatto riflettere l’Imperatore!

 

Il Papato invece, addossava il fallimento della spedizione proprio al disinteresse di Federico II. E il Papa impose all’Imperatore, al momento della sua incoronazione, nel 1220, di organizzare la Crociata, vietandogli nel contempo (e questo forse interessava più da vicino ai Pontefici, di intervenire militarmente nel nord Italia). Di rinvio in rinvio, quando salì al soglio pontificio Gregorio IX, questi scomunicò Federico II e gli fece rivoltare contro i baroni meridionali. Federico accettò allora di fare la Crociata, ma intanto attaccava il nord e la Lega Lombarda riportando successi. Se non contro Bologna, che gli sequestrò per sempre il figlio Enzo!

Aspettò, trovando scuse, finché poteva, poi partì per una Crociata…diplomatica! Preceduto da fidi diplomatici e religiosi, sbarcato ad Accri, parlamentò, ricevuto con i massimi onori, con lo stesso sultano, nipote del Saladino, che aveva incontrato S.Francesco. E da questo ottenne, con un accordo, più del massimo ottenibile con qualunque guerra: i cristiani avrebbero riavuto Betlemme, Nazaret, Lidda, Sidone e Toron (oggi Tibnin), oltre a Gerusalemme, ad eccezione della spianata del Tempio e della moschea al-Aqsà. Ai musulmani era però permesso di accedervi (pace di Giaffa) in quanto considerato luogo santo anche da essi. Gerusalemme inoltre veniva ceduta smantellata e indifendibile. Addirittura Federico fu eletto Re di Gerusalemme.

Tutto questo non piacque affatto al Papa e Federico, scomunicato di nuovo, attaccato nei suoi confini, dovette tornare…cosa straordinaria! A fare guerra, questa volta combattuta, al Papa!

Ma alla fine ne uscirà sconfitto! Se non apertamente in battaglia, dagli intrighi diplomatici, dai tradimenti, anche di persone assai vicine: per questo la leggenda parlò addirittura di veleno e di soffocamento con un cuscino, già sul letto di morte, da parte del figlio Manfredi che gli successe!

Gli archeologi israeliani hanno scoperto la prima iscrizione in arabo risalente alla Sesta Crociata condotta da Federico II di Svevia (vedi foto nella pagina). Scritta 800 anni fa, l’epigrafe in marmo era originariamente situata nella cinta muraria di Giaffa, città fortificata dallo stesso imperatore. Le mura contenevano due iscrizioni, una in latino e l’altra in arabo. Solo un piccolo frammento rimane dell’iscrizione in latino, studiata nell’800 dall’orientalista ed archeologo francese Clermont-Ganneau che la attribuì a Federico II.

L’iscrizione in arabo reca il nome dell’imperatore del Sacro Romano Impero, Federico II, e la data “1229 dell’incarnazione del nostro Signore Gesù il Messia”.

«La grafia è particolare – spiega Sharon – ma una volta che la lastra è stata ricomposta, è stata decifrata con poco sforzo». Secondo Moshe Sharon e la collega Ami Shrager, l’iscrizione venne preparata dai funzionari di Federico, o forse dall’imperatore stesso, che parlava correntemente l’arabo ed alla sua corte aveva dotti musulmani ed ebrei.

Federico II, benché scomunicato da papa Gregorio IX, è stato il «re cristiano che ha guidato la sesta crociata» (1228-29). «Federico riuscì, senza ricorrere alle armi, a guadagnare grandi territori per il Regno crociato di Gerusalemme», ci ricorda Sharon.

L’iscrizione in arabo elenca inoltre tutti i titoli di Federico e le province italiane da lui governate. Si sottolinea inoltre che Federico è imperatore del Sacro Romano Impero, «il protettore del Papa a Roma» e il «Re di Gerusalemme», una corona che «si è messo sul capo nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme nel 1225», ha detto Sharon. «Non c’è un’altra iscrizione di Federico o di un qualsiasi altro re di Gerusalemme in lingua araba. Questa è l’unica testimonianza epigrafica connessa con la sesta crociata».

 

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