Accadde oggi, 28 Gennaio 1077: Enrico IV, Imperatore del Sacro Romano Impero si prostra davanti a Gregorio VII che l’ha scomunicato

 

Tanto che: “andare a Canossa”, il Castello di Matilde, che partecipò a questi eventi in prima persona, sta a significare: chiedere perdono, umiliarsi.

Ma andò veramente così? Non pare! E poco dopo l’Impero si prendeva una bella rivincita.

 

di Daniele Vanni

 

Umiliazione di Canossa

La Chiesa, e gli storici ad essa obbedienti, hanno di molto esagerato la cosa, l’evento di Canossa, che non andò affatto così! Cioè come ci han fatto credere per secoli, tanto che “andare a Canossa” sta per fare atto di sottomissione, andare umilmente a chiedere scusa!

L’atto emiliano, avvenuto nel territorio delle Quattro Castella, fa il paio con la “fermata” di Attila (che in verità venne suntuosamente retribuito, perché non invadesse oltre l’Italia!)

Fatto ne è che dopo poco l’Imperatore tedesco, così affranto, umiliato e distrutto dalle scomuniche, che sarebbe stato in saio, a piedi nudi nella neve, per tre giorni! scese poco dopo a Roma e fece prigioniero il Papa!

 

Ma alla storia è passato così, attraverso questo resoconto di propaganda.

Quasi come se il Papa, diretto erede del potere dei Romani, difendesse l’Italia dalle invasioni barbariche ora rappresentate dagli imperatori nordici.

E, per di più come questi imperatori soggiacessero, mai e piedi, alla potenza papale!

In verità, le mire sull’Italia era ben precise e molto spesso erano proprio i Papi e le loro politiche, a chiamare i re stranieri, e proprio quelli del Sacro Romano Impero, per combattere ed annientare ora questa ora quella potenza dei vari stati e staterelli italiani, non appena uno di questi si rafforzava e tentava di conquistare i vicini, minacciando di fare uno stato unitario che avrebbe inglobato anche i territori pontifici!

Quanto poi alla disputa tra Impero e Papa e lotta per le investiture, ci ha pensato la storia dire la parola definitiva: con tutto il nord Europa e le parti più avanzate che hanno abbandonato il sud e il cattolicesimo!

Vero è che, al tempo, i nobili tedeschi e del Nord non avevano ancora preso tali definitive distanze da Roma e, chi cercava di tenerli assieme per comandare, doveva giocoforza avere anche l’appoggio della Chiesa cattolica.

L’umiliazione di Canossa è l’episodio occorso presso il castello matildico, durante la lotta politica che vide contrapposta l’autorità della Chiesa, guidata da Gregorio VII, a quella imperiale di Enrico IV, il quale, per ottenere la revoca della scomunica inflittagli dal papa, fu costretto a umiliarsi attendendo inginocchiato per tre giorni e tre notti innanzi al portale d’ingresso del castello di Matilde, mentre imperversava una bufera di neve, nel gennaio del 1077.

 La dinastia salica di Franconia, (regione della Baviera del nord, al centro quindi della Germania) a cui apparteneva Enrico IV, fu una dinastia che resse il trono del Sacro Romano Impero dal 1024 al 1125. I suoi esponenti furono Corrado II, Enrico III, Enrico IV ed Enrico V. Il periodo storico dominato da questa dinastia fu caratterizzato dal forte scontro con il papato in seguito alla cosiddetta lotta per le investiture.

Tanto che lo stesso Enrico salito al trono giovanissimo (6 anni!), fu spodestato dal vescovo Annone che lo fece rapire.

Il governo dell’imperatore Enrico IV fu caratterizzato dal tentativo di rafforzare l’autorità imperiale. In realtà si trattava di trovare un difficile equilibrio, dovendo assicurarsi da una parte la fedeltà dei nobili, senza, dall’altra, perdere l’appoggio del pontefice. Enrico mise in pericolo tutte e due le cose, quando decise di assegnare la diocesi di Milano, divenuta vacante. Ciò fece scoppiare un conflitto con papa Gregorio VII, che è passato alla storia con il nome di lotta per le investiture.

 

La lotta per le investiture

 

Quando Enrico IV, nel 1072, inviò un esercito al comando del conte Eberardo in Lombardia per combattere i Patarini, nominando il chierico Tedaldo all’arcidiocesi di Milano, scatenò un’astiosa e lunga diatriba col papato.

Da una parte al Papa che dovrà combattere proprio nella sua Roma, Arnaldo da Brescia a capo di questi estremisti che volevano una chiesa assolutamente povera, e per limitare le mire di Milano, la città di gran lunga già più forte in Italia. Dall’altra, naturalmente! Voleva essere lui a dettar legge in campo spirituale e su quello materiale. Almeno in Italia! Gregorio VII (ci piace pensare a questo Aldobrandeschi di Soana terra etrusca, di nuovo in lotta contro i nordici, come i suoi antenati nella Pianura padana) quindi replicò con una dura lettera, datata 8 dicembre, nella quale, tra le altre cose, accusava l’imperatore di essere venuto meno alla parola data, e aver continuato ad appoggiare i consiglieri scomunicati, mentre al tempo stesso inviò anche un messaggio verbale che lasciava capire che la gravità dei crimini, che gli sarebbero stati imputati a questo proposito, lo avrebbe reso passibile, non solo del bando da parte della Chiesa, ma anche della deprivazione della corona.

Enrico non si preoccupò affatto e al sinodo di Worms, tenutosi il 24 gennaio 1076, il papa fu dichiarato deposto e ai romani fu chiesto di sceglierne uno nuovo.

La reazione di Gregorio arrivò il 22 febbraio 1076, quando pronunciò la sentenza di scomunica contro l’imperatore, sciogliendo i sudditi dal giuramento di fedeltà e desacralizzandone l’impero.

L’evento inimicò a Enrico IV i principi tedeschi, che nell’ottobre, a Tribur, gli imposero di ottenere la riconciliazione con il papa entro un anno, fissando inoltre un appuntamento per un’assemblea da tenersi con Gregorio ad Augusta il 2 febbraio dell’anno successivo.

Enrico, appena seppe che il papa si apprestava a partire per Augusta, scese, in dicembre, con il suo esercito, in Italia, diretto a Roma, mentre Gregorio, appresolo, si rifugiò presso il Castello di Canossa, ospite di Matilde di Canossa(che, è una nostra idea, già più volte espressa, potrebbe da documenti che ho potuto vedere, essere nata a Lucca!!!).

 

A Canossa

Nell’inverno fra il 1076 e il 1077, Enrico e la suocera, la contessa Adelaide di Susa, iniziarono la loro processione penitenziale a Canossa, per ottenere la revoca della scomunica da parte di papa Gregorio VII.

Con loro vi erano anche il cognato, Amedeo II di Savoia, e il marchese Azzorre d’Este.

Per tre giorni e tre notti, dal 25 al 27 gennaio 1077, Enrico fu costretto ad umiliarsi, dovendo attendere (non al freddo!) davanti al portale d’ingresso del castello della marchesa Matilde di Canossa d’essere ammesso al cospetto del papa: l’attesa ebbe luogo, mentre imperversava una bufera di neve ed Enrico, così lo descrissero i cronisti di Roma, giaceva inginocchiato, a piedi completamente scalzi, vestito soltanto con un saio, il capo cosparso di cenere, di fronte al portale chiuso.

Ma sarà poi stato davvero così?!?

Solo grazie all’intercessione del padrino, l’abate di Cluny, Ugo, e della Marchesa Matilde, poté essere ricevuto dal papa il 28 gennaio.

 

Impatto storico

L’umiliazione di Canossa ebbe un forte effetto morale, ma i risultati pratici furono presto di altro tipo.

Rientrato in Germania, Enrico si accorse, – non era questione di religione, ma di lotta per il potere! –  che qui non aveva più seguito.

Il 15 marzo a Forchheim i principi tedeschi lo avevano deposto, eleggendo in sua vece, il cognato Rodolfo di Svevia, che fu incoronato a Magonza dall’arcivescovo Sigfrido.

Enrico sconfisse due volte il rivale in battaglia e Gregorio VII, il 7 marzo 1080, lo scomunicò nuovamente, con l’accusa di non aver rispettato i patti di Canossa e di aver impedito lo svolgimento dell’assemblea ad Augusta.

 Molto probabilmente l’”Etrusco” attraverso Matilde e Anselmo da Baggio vescovo di Lucca e poi papa, tramavano fortemente con i principi teutonici!

 La lotta per le investiture proseguì con la sconfitta di Rodolfo, che perse la vita in battaglia, la nomina a Bressanone dei vescovi fedeli ad Enrico in un concilio convocato da Enrico stesso per il 25 giugno 1080, di un antipapa nella persona di Guiberto, arcivescovo di Ravenna, che assunse il nome di Clemente III, la discesa di Enrico in Italia e la conquista da parte del suo esercito della città di Roma, con papa Gregorio VII asserragliato in Castel Sant’Angelo.

Quest’ultimo, per contrastare Enrico e l’antipapa, si alleò al normanno Roberto il Guiscardo, non prima di avergli tolto, il 29 giugno 1080, a Ceprano, la scomunica che gli aveva comminato sei anni prima! per aver invaso il territorio pontificio di Benevento!

 

Antonomasia

 Da quel fatto storico, nacque la locuzione: “andare a Canossa”in riferimento a chi si umilia e/o ammette di aver sbagliato.

L’espressione deriva da una frase pronunciata nel 1872 dal cancelliere tedesco Otto von Bismarck: “Noi non andremo a Canossa, né con il corpo né con lo spirito” o, in tedesco, “nach Canossa gehen wir nicht, weder körperlich noch geistig”.

In questo modo, dichiaró inaccettabile qualsiasi interferenza esterna sulle decisioni del II Reich.

 

 

 

 

 

Enrico IV a Canossa, dipinto di Eduard Schwoiser, 1862.

 

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