Accadde oggi, 28 Febbraio 202 a.C.: inizia la dominazione della dinastia Han sulla Cina, che durerà quattro secoli

 

La Cina è sempre più vicina! Per questo bisogna conoscerne anche la storia

 

diDaniele Vanni

 

28 Febbraio 202 a.C.: siamo nello stesso anno in cui Roma sconfigge definitivamente Cartagine a Zama. In questo giorno, con l’incoronazione di Gao Zu iniziano i quattro secoli di dominazione della dinastia Han sulla Cina. Che domineranno quindi, anche all’epoca della nascita, in occidente, di Gesù Cristo.

La dinastia Han governò la Cina dal 206 a.C. al 220 d.C.Fu preceduta, in quello che è detto Periodo Imperiale, dalla dinastia Qin e seguita dal periodo dei Tre Regni.

La dinastia Han diede in seguito anche il suo nome alla popolazione etnica cinese per differenziarsi dalle numerose altre minoranze etniche presenti in Cina.

La dinastia regnò sulla Cina per quattro secoli, diffondendo la sua influenza sul Vietnam, l’Asia centrale, la Mongolia e la Corea.

 

Durante la dominazione Han, il confucianesimo divenne la filosofia ufficiale di stato, l’agricoltura e il commercio prosperarono, tanto che la popolazione raggiunse i 50 milioni di abitanti, di cui tre milioni abitavano la capitale Chang’an, di fatto e di gran lunga, la più grande metropoli del suo tempo. Il suo nome sta a significare Pace Eterna e rappresentava la fine della Via della Seta, sul Fiume Giallo e culla della civiltà cnese.

 

La dinastia Han si divide in due periodi: il primo detto “dinastia degli Han anteriori” o anche dinastia Han occidentale fiorì dal 206 a.C. – al 9 d.C. ed ebbe come capitale Chang’an. Il secondo periodo è definita “dinastia degli Han posteriori” o anche “dinastia Han orientale” dal 25 d.C. – al 220 d.C. con capitale Luoyang, più a est rispetto a Chang’an, ai cui il nome dinastico.

 

Durante la dinastia Han si ebbero grandi progressi intellettuali, letterari, artistici e scientifici. Fu perfezionata la scoperta della carta tanto da poterla utilizzare quale supporto per la scritturae soppiantare così il precedente sistema su seta o su piccole liste di bambù.

 

 

La forza militare della dinastia Han permise all’impero di espandersi a occidente nella pianura desertica del Tarim, dove erano situate le città-stato di etnia prevalentemente uigura. In questo modo la via della seta veniva resa sicura fino al Pamir, ai confini con la Battriana nell’odierno Afghanistan.

Anche il Vietnam settentrionale e la Corea furono invasi dagli eserciti Han. In questo periodo si sviluppa il sistema di tributi in base al quale stati periferici indipendenti o semi-indipendenti pagano una sorta di omaggio formale di sottomissione alla Cina.

 

 

Fu intrapresa in aree estese ed aride una grande attività di scavo di canalizzazioni e di irrigazione. Nel 129 a.C. fu completato un canale di più di cento chilometri che dal fiume Wei, su cui sorgeva la capitale, conduceva allo Huang He, il fiume Giallo. Gli stati interni all’impero furono svuotati di potere: i funzionari non furono più scelti dai sovrani locali ma imposti dalla corte imperiale, un nuovo sistema di successione obbligò gli stati a frazionarsi in unità sempre più piccole, mentre molti furono semplicemente sciolti con l’accusa di scarsa lealtà.

 

Per indebolire la classe dei mercanti, in rapida ascesa, oltre che per incamerare nelle casse imperiali le somme necessarie per l’espansione, si  trasformarono i commerci principali (alcol, sale, ferro e il conio delle monete) in monopoli di Stato. Contemporaneamente vietò la compravendita terriera ai mercanti, senza però riuscire ad impedire l’instaurarsi di una classe di proprietari latifondisti.

 

Il modello statale e imperiale divenne la base politica e ideologica fondante di quasi tutta la successiva tradizione cinese, l’impero ora poteva guardare sé stesso non più come a uno stato tra barbari ma come una fonte di ordine e regolamentazione di tutte le terre conosciute e come origine della legittimità di tutti i sovrani cui veniva in contatto.

 

Il confucianesimo ottenne la sua definitiva vittoria sulle altre filosofie sociali cinesi e si impose a corte e nel paese.

 

Dall’imperatore dipendevano i Tre duchi: il Gran Maresciallo, da cui dipendeva l’esercito, il Gran Consigliere, da cui dipendeva l’amministrazione civile e i nove dignitari, e il Gran Censore, da cui dipendevano gli ispettori e il sistema di controllo dell’amministrazione stessa.

 

La Segreteria, organo di palazzo formato da eunuchi, assunse un ruolo sempre più importante nella formulazione delle linee politiche dell’impero. Nessun funzionario a nessun livello poteva operare nella regione di cui era nativo.

I membri dell’amministrazione venivano scelti tra quanti frequentavano l’università imperiale, o per segnalazione o per essere membri influenti di importanti famiglie.

 

La tassazione era basata su due principali imposte: quella sulla terra, che prevedeva il versamento di un quindicesimo del raccolto, e del testatico, successivamente portato ad un trentesimo. I funzionari e gli aristocratici erano esentati dalle tasse.

 

Ci fu un aumento del potere reale da parte delle grandi famiglie latifondiste, che sempre più, per mezzo di matrimoni, erano in grado di controllare funzionari e fazioni a corte, talora appoggiando o lottando contro altre fazioni di eunuchi.

 

La Via della seta

 

I traffici lungo la via della seta rappresentarono l’interscambio commerciale tra l’Impero romano e la Cina. I beni scambiati erano seta e pietre preziose dalla Cina e vetro, avorio, argento e incenso dall’Impero romano. Era nota anche una via marittima che portava dal Nilo alla costa africana e, di lì sfruttando gli alisei, in India. Dall’India, circumnavigando la penisola malese, si poteva arrivare alla foce del Fiume delle Perle. In quell’area sono state trovate monete romane. Nella Storia degli Han Occidentali è registrato l’arrivo di un’ambasciata da Da Qin (come era nota Roma a quel tempo in Cina) da parte del sovrano romano An Dun (Antonius? il candidato più probabile è Marc’Aurelio che si fece chiamare anche col nome del suo predecessore Antonino Pio, in forma di rispetto).

 

L’ambasciata raggiunse Luoyang nel 166 e fu ricevuta alla corte dell’imperatore Han Huandi, ma la sua provenienza fu messa in dubbio a causa dei modesti doni offerti, per lo più di origine indiana e africana. Ovviamente la missione potrebbe essere stata realmente proveniente dall’impero romano, del tutto ignaro dell’uso del sistema di tributo in uso presso la corte cinese.

 

Sporadici contatti, ancora dubbi, sono segnalati in Afghanistan tra truppe cinesi e truppe romane mercenarie al soldo di signori locali, forse sbandati dopo la sconfitta di Marco Licinio Crasso.

 

Ulteriori tentativi cinesi di mettersi in contatto con l’impero romano, con ambasciatori che giunsero fino alle sponde del Mar Nero o del Mar Caspio, furono fatti fallire dai Parti che avevano tutto da perdere, dato il loro vantaggioso ruolo di intermediatori nel commercio intercontinentale.

 

I primi monaci buddhisti raggiunsero la Cina attraverso la via della seta durante questa dinastia, ma il loro impatto fu pressoché nullo. Solo dopo la definitiva caduta dinastica il Buddhismo si sarebbe diffuso compiutamente.

 

Una serie di catastrofi naturali segnarono l’ultima parte della dinastia degli Han Occidentali. Questo faceva ritenere che il Mandato del Cielo tian ming potesse essere stato ritirato, e che una nuova dinastia fosse imminente.

 

Una spaccatura in seno al confucianesimo fu dovuta a un ritrovamento, dietro un muro della casa di Confucio, di suoi testi scritti in grafia antica,

Ci fu una nuova dinastia, la dinastia Xin (9 d.C.-24 d.C.), che sarebbe stata sconfessata da tutta la storiografia ufficiale successiva che avrebbe visto in Wang Mang il prototipo dell’avido usurpatore, con riforme radicali, la schiavitù fu abolita, così come il latifondo, le terre statalizzate e distribuite in piccoli appezzamenti, la moneta antica fu svalutata, l’oro reso di proprietà statale e distribuite monete di nuovo conio. I monopoli di stato furono estesi a includere i prodotti delle montagne e dei fiumi e il controllo dei granai di cereali per la calmierazione dei prezzi changpingcang.

 

La riforma fu un totale insuccesso: i funzionari che avrebbero dovuto realizzarla erano gli stessi che ne avrebbero patito le maggiori conseguenze.

Con il proseguire di catastrofi naturali, compresa l’esondazione dello Huang He, si svilupparono anche movimenti di rivolta, finchè non riprese il potere la dinastia degli Han Orientali, con Liu Xuan che riportò la capitale a Chang’an, dove però fu ucciso dai Sopraccigli Rossi, dei rivoluzionari che espugnarono la città, e proclamarono un nuovo imperatore, Liu Xiu, parente e compagno di Liu Xuan, il quale già entro il 29 sarebbe riuscito a vendicarlo e sconfiggere i Sopraccigli Rossi e, nel 36, a riconquistare tutte le province dell’impero fissando definitivamente la capitale a Luoyang.

 

Liu Xiu divenne così il primo sovrano degli Han Orientali, passato poi alla storia con il nome di Guangwudi. Le leggi di Wang Meng furono abolite, fu abbandonato il sistema dei monopoli e i latifondisti poterono utilizzare manodopera servile. Alla fine del regno di Guangwudi la popolazione era di appena 21 milioni di persone, poco più di un terzo rispetto al censimento fatto durante l’effimera dinastia Xin. La carestia, le guerre e i disordini avevano causato una spaventosa crisi di popolazione.

 

 

A partire da Han Hedi (89-105) ci furono ben otto imperatori che salirono al trono adolescenti o bambini: ciò permetteva alle famiglie delle madri di esercitare il potere, mentre a corte a loro si contrapposero gli eunuchi. Nel 147, con Han Huandi nominato imperatore, la fazione degli eunuchi prese il potere mandando a morte il reggente Liang Ji e tutta la sua famiglia allargata.

 

Le famiglie che fino ad allora avevano controllato le successioni imperiali si coalizzarono nella Pura Corrente, qingliu, con lo scopo di rimuovere, declassare o uccidere gli eunuchi. Nel 166 l’imperatore cominciò a punire gli appartenenti alla Pura Corrente, ma la sua morte e la successione di Han Lingdi ancora bambino, impedirono una totale vittoria. Con il nuovo imperatore si preparò la sconfitta degli eunuchi, ma un loro colpo di Stato prevenne la mossa e nel 170 furono in grado di costringere al suicidio il reggente e ad incarcerare funzionari della Pura Corrente e un centinaio di confuciani dell’università imperiale. Da allora il potere degli eunuchi fu incontrastato.

 

Mentre alle frontiere i Xiongnu, i Xianbei e i proto-tibetani Qiang premevano o insorgevano, nell’impero esplose nel 184 la rivolta dei Turbanti Gialli,huangjin. Questo era un gruppo millenaristico imbevuto di ideali taoisti, che propugnava l’uguaglianza universale, il ritorno alla pace, l’abolizione della ricchezza, si preoccupava per la cura dei malati e annunciava il prossimo realizzarsi di una nuova età.

 

Per domare la rivolta dei Turbanti Gialli, che arrivarono ad avere un esercito di 350.000 uomini, i latifondisti ricorsero alla mobilitazione di eserciti mercenari. Una volta sconfitti i rivoluzionari i nuovi capi militari passarono a massacrare tutti gli eunuchi nella capitale, deporre l’imperatore Han Shaodi ed a sostituirlo con Han Xiandi. Nel corso di questi eventi nel 190 fu incendiata la biblioteca imperiale.

 

Con il collasso dell’impero, l’imperatore venne esiliato a Xuchang nello Henan, mentre il potere reale passava a tre capi militari: Cao Cao, nella regione delle capitali Han e nel nord della Cina, Sun Quan nella regione meridionale, mentre il Sichuan passava a Liu Bei.

 

La dinastia infine cadde nel 220 per dare spazio al periodo dei Tre Regni in cui le tre aree in cui era stato ripartito l’impero Han si sarebbero costituite come tre stati indipendenti e in lotta per la supremazia.

 

 

 

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