Accadde Oggi, 28 agosto: 476, la vittoria di Odoacre, la fine del giovanissimo Romolo Augusto e quella dell’Impero Romano – 1849, sul ponte sventola bandiera bianca!

 

Tutti abbiamo imparato a scuola, che l’Impero Romano di Occidente si fa terminare il 4 settembre del 476, quando il giovanissimo Romolo Augusto(che per ironia della sorte ha lo stesso nome del fondatore di Roma!), scappa nel sud dell’Italia e pone fine alla sequela di imperatori romani: d’ora in poi, il dominio passa in mano ai barbari, che, di fatto, l’hanno già, perlomeno dal 410, al terzo assalto dei Visigoti di Alarico ed il sacco di Roma. Ma in verità la vera fine andrebbe anticipata di qualche giorno…

 

di Daniele Vanni

 

 

L’Impero Romano di Occidente si fa terminare il 4 settembre del 476, quando il giovanissimo Romolo Augusto(che per ironia della sorte ha lo stesso nome del fondatore di Roma!), scappa nel sud dell’Italia e pone fine alla sequela di imperatori romani: d’ora in poi, il dominio passa in mano ai barbari, che, di fatto, l’hanno già, perlomeno dal 410, al terzo assalto dei Visigoti di Alarico ed il sacco di Roma.

Ma già molto prima, generali barbarici o di territori di confine o di sangue misto, che si sono fatti avanti, prendendo sempre più potere.

 

La battaglia fra gli ultimi due, segna la fine dell’Impero, che in verità, dovrebbe essere indicata con la data di oggi, 28 agosto, quando nel 476, Oreste generale e vero imperatore che ha messo sul trono il figlio giovanissimo, viene sconfitto e ucciso dal suo rivale Odoacre.

L’anno prima, nella stessa data, Oreste generale romano della Pannonia Savia che aveva ceduto agli Unni la regione e si era trasformato in notaio di Attila, poi nominato comandante supremo dell’esercito, magister militum praesentalis, aveva subito attaccato l’Imperatore Giulio Nepote, inseguendolo fino a Ravenna e costringendolo a fuggire in Dalmazia. Quindi aveva dichiarato suo figlio Romulo Augustoli, il 31 ottobre, nuovo imperatore.

 

Odoacre, era un generale di etnia germanica, forse scira, che si destreggia fra impero d’occidente e d’oriente, poi guida la rivolta degli Eruli, dei Rugi e degli Sciri e depone l’ultimo imperatore, posto giovanissimo sul trono dal pradre Oreste. Questi è un generale romano della Pannonia, che viveva nei pressi del fiume Sava, e che dopo la cessione della Pannonia agli Unni, ha servito come notaio del loro re Attila e da questi è stato mandato in missione a Costantinopoli. Nel 475, nominato magister militum praesentalis dall’imperatore d’Occidente Giulio Nepote, si è ribellato al suo imperatore che da Ravenna è fuggito in Dalmazia

Il 31 ottobre Oreste ha proclamato imperatore il giovane figlio quattordicenne Romolo Augusto, detenendo di fatto il potere effettivo e supervisionando direttamente la politica estera dell’impero.

Ma i capi barbari delle truppe mercenarie avanzano pretese e fanno la richiesta di un terzo del territorio dell’Italia per stanziarsi. Oreste rifiuta. Odoacre, in cambio del suo riconoscimento come re, appoggia questa richiesta e fa insorgere le popolazioni barbare.

Odoacre catturò e uccise Oreste il 28 agosto, nei pressi di Piacenza. Sconfiggendo e poi uccidendo (31 agosto) suo fratello Paolo davanti a Ravenna; depose infine il giovanissimo Romolo, mettendo fine alla successione degli imperatori romani d’Occidente.

Del giovanissimo, ultimo imperatore, che ha governato, quasi senza saperlo, per dieci mesi, si perdono letteralmente le tracce!

 

 

Odoacre, con baffi e capelli tipici dei Germani

 

 

Non c’è nulla da fare! Il moderno travolge l’antico che lascia, l’agrodolce della nostalgia in bocca…ma è la regola vera dell’uomo, unico animale capace di superare le stagioni e per questo soggetto ad una malinconia meteoropatica che non cessa neppure d’estate, quella stagione, che ci ha insegnato la Famiglia Angela, è quella degli amori!

La verità è che l’uomo ha una mente molto limitata, ma capace di grandissime invenzioni tecniche e tecnologiche. Prima di pensare di trasmutare la materia in oro, che è importante solo per lui che è avido, e poi, dopo Lavousier di farlo veramente!

Ma, data la limitatezza della sua mente, che tutto compra e tutto vende, persino, unico esempio in natura! se stessa! diviene schiavo delle sue stesse invenzioni che provocano, invariabilmente, nella sua esistenza, vere e propie rivoluzioni!

Avesse lasciato stare quel fulmine che si abbattè su un ramo incendiandolo, non avrebbe abbrustolito la carne, o fuso lo stagno…

fino a ritrovarsi, prima generazione che non guarda il cielo, ma look down, a vivere, guardandosi il palmo della mano, ma non come gli ingenui, ma fantasiosi chiromanti!! No!!! per vedere i like sulla scemata postata su Facebook, senza voler mai scoprire che siamo fake use! Si, siamo solo essere, poco pensanti, usati dalle multinazionali, che ci impongono per la nostra salvezza e tranquillità di assicurarci quando andiamo in macchina e poi ogni minuto, usando quei soldi, alzano il costo della benzina e del carrozziere e dell’ospedale…facendoci andare in bestia, facendoci magari venire, con quel che mangiamo, respiriamo, beviamo, e quel che ci mettiamo noi di stress…il cancro…

Un po’ come quando investiamo i nostri risparmi in banca che ci promette…n-x-cento e poi con quei soldi, la borsa che con un Enter sposta miliardi di Dollari vanifica in un micro secondo tutti i risparmi di anni di miniera!

 

Tutto questo sfogo, per arrivare al fatto che Manin e la fine della Repubblica di Venezia che assurse al ruolo di potenza mondiale, senza neppure riuscire, non dico ad unificare l’Italia, ma neppure il Veneto o la Padania di Bossi! finì con quella bandiera bianca che sventolava sul ponte di Rialto, oggi mercato per un turismo che corrode Venezia dal sopra, mentre le teredini (o bisse) e le maree (e qualche ministro dell’ecologia italiano…) la corrodono dal basso, senza che il Mose (senza l’accento! e senza spartire davvero le acque che in genere si sanno regolare da loro…) faccia alcunchè,… anzi!

 

Quale ne l’arzanà de’ Viniziani

bolle l’inverno la tenace pece

a rimpalmare i legni lor non sani,

 

ché navicar non ponno – in quella vece

chi fa suo legno novo e chi ristoppa

le coste a quel che più vïaggi fece;

 

(Dante- Inferno XXI)

Insomma: ricordiamo la caduta di Venezia, dopo tutto quello che ha dato al mondo (basterebbe Patty Pravo, senza scomodare la Venier e la sua ascendenza) per le note di Battiato (che gioca sul non-senso della sua epoca, anche se svelato da Fiorello!) e non per la tragedia, che oggi la stragrande maggioranza dei Veneti, o i Friulani  o i Tirolesi rimpiangono, di cadere sotto l’Austria!

 

 

Nel 1848 la città,  – incautamente, visto che poi il Regno e la Repubblica, appiccicarono alla città più bella del mondo, una delle più grandi e insensate raffineria del mondo moderno, nelle barene di Mestre e Porto Marghera (nella fantasia veneziana: mare c’era…), affogando tutta la Laguna,  – partecipò attivamente ai moti rivoluzionari e sotto l’iniziativa di Daniele Maninfu, sebbene per poco, indipendente con l’istituzione della Repubblica di San Marco. Dopo un anno di assedio da parte degli austriaci, la Repubblica dovette arrendersi il 22 agosto 1849.

 

È fosco l’aere,

    È l’onda muta!…

   Ed io sul tacito

   4Veron seduta,

   In solitaria

   Malinconia,

   Ti guardo, e lagrimo,

   8Venezia mia!

 

Sui rotti nugoli

   Dell’Occidente

   Il raggio perdesi

   12Del sol morente,

    E mesto sibila,

   Per l’aura bruna,

   L’ultimo gemito

   16Della laguna.

 

Passa una gondola

   Della città:

    ― Ehi! della gondola

   20Qual novità ?

    ― Il morbo infuria…

   Il pan ci manca…

   Sul ponte sventola

   24Bandiera bianca! ―

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No, no, non splendere

   Su tanti guai,

   Sole d’Italia,

   28Non splender mai!

    E sulla veneta

   Spenta fortuna

   Sia eterno il gemito

   32Della laguna!

 

Venezia, l’ultima

   Ora è venuta;

   Illustre martire,

   36Tu sei perduta;

   Il morbo infuria,

   Il pan ti manca,

   Sul ponte sventola

   40Bandiera bianca!

 

Ma non le ignivome

   Palle roventi,

   Nè i mille fulmini,

   44Su te stridenti,

   Troncan ai liberi

   Tuoi dì lo stame:

   Viva Venezia:

   48Muor della fame!

 

Sulle tue pagine

   Scolpisci, o Storia,

   Le altrui nequizie

   52E la tua gloria,

    E grida ai posteri

   Tre volte infame

   Chi vuol Venezia

   56Morta di fame.

 

Viva Venezia!

   Feroce, altiera,

   Difese intrepida

   60La sua bandiera;

[p. 130 modifica]

   Ma il morbo infuria,

   Il pan le manca;

   Sul ponte sventola

   64Bandiera bianca!

 

Ed ora infrangasi

   Qui sulla pietra,

   Finch’è ancor libera,

   68Questa mia cetra.

    A te, Venezia,

   L’ultimo canto,

   L’ultimo bacio,

   72L’ultimo pianto!

 

Ramingo ed esule

   Sul suol straniero,

   Vivrai, Venezia,

   76Nel mio pensiero;

   Vivrai nel tempio

   Qui del mio cuore,

   Come l’imagine

   80Del primo amore.

 

Ma il vento sibila,

   Ma l’onda è scura,

   Ma tutta in gemito

   84È la natura:

   Le corde stridono,

   La voce manca,

   Sul ponte sventola

   88Bandiera bianca!

19 agosto 1849.

 

Arnaldo Fusinato.

 

Nulla, in confronto ai problemi di inquinamento, e di malattie portate da questo, di disoccupazione, di sprofondamento della città, di abbandono degli abitanti e dell’assalto di milioni di turisti che la consumano letteralmente, mentre le immense navi dei mari lambiscono S. Marco, facendo vedere al “Leone” evangelico come si fa carità e ai Doge come si costruisce la potenza!!!

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