Accadde oggi, 27 Maggio 1993: l’attentato in Via dei Georgofili

Via dei Georgofili a Firenze è un breve vicolo, situato dietro al Piazzale degli Uffizi, che in pochi conoscerebbero, se non per l’incredibile e, per molti versi più che misterioso, inspiegabile, alo stato delle indagini, attentato del 27 maggio 1993.

Il nome della via deriva da un’Accademia, una storica istituzione fiorentina, che da oltre 250 anni promuove, tra studiosi e proprietari agrari, insomma, come dice l’etimo, di : “ amici della terra”, gli studi di agronomia, selvicoltura, economia e geografia agraria.

L’esplosione dell’autobomba imbottita con circa 250 chilogrammi di esplosivo, provocò l’uccisione di cinque persone, nonché il ferimento di una quarantina di persone. Tale attentato viene inquadrato nella scia degli altri attentati del ’92-’93 che provocarono la morte di 21 persone (tra cui i giudici Falcone e Borsellino) e gravi danni al patrimonio artistico.

Le indagini hanno ricostruito, se non l’ideazione, l’esecuzione della strage di via dei Georgofili, in base alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia: nel 1998 Giuseppe Barranca, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Francesco Giuliano, Giorgio Pizzo, Gioacchino Calabrò, Vincenzo Ferro, Pietro Carra e Antonino Mangano vennero riconosciuti come esecutori materiali, nella sentenza per le stragi del 1993.

Nel 2008 Spatuzza iniziò a collaborare con la giustizia e confermò le sue responsabilità nell’attentato di via dei Georgofili: in particolare, Spatuzza dichiarò che la strage venne pianificata durante una riunione in cui erano presenti i boss Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro e Francesco Tagliavia (capo della Famiglia di Corso dei Mille), i quali decisero l’obiettivo da colpire attraverso dépliant turistici!

Sempre sulla base delle dichiarazioni di Spatuzza, nel 2012 la Procura di Firenze dispose l’arresto del pescatore Cosimo D’Amato, cugino di Cosimo Lo Nigro, il quale era accusato di aver fornito l’esplosivo, estratto da residuati bellici recuperati in mare, che venne utilizzato in tutti gli attentati del ’92-’93.

Quanto questo attentato, che distrusse anche quadri della Galleria degli Uffizi e del Corridoio Vasariano e la Torre dei Pulci, fosse inquadrato nella Trattativa Stato-mafia, è stato confermato dalle sentenze dei tribunali di Firenze, ma la verità storica sarà ancora lunga da venire.

Certo non fu un gesto buttato là, per far sentire che la Mafia era ancora forte! L’obbiettivo fu troppo alto! Segno che dietro le bombe del ’93 vi era una strategia precisa, che solo i vertici criminali, conoscevano bene!

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