Accadde oggi, 27 Giugno: 1894, Carl Benz ottiene il brevetto del motore a combustione interna

 

 

 

Troppo piccola Lucca e troppo piccola l’Italietta, perchè la scoperta fatta da Barsanti e Matteucci del motore a scoppio, approdasse ad un brevetto industriale o, meglio, ad una grande industria automobilistica: vi riuscirà, più tardi, miracolosamente, il Piemonte, non a caso lo stato che ha creato l’Unità, con Fiat, Lancia…Milano risponderà, come più avanti la Padania, con Modena…ma resteremo sempre lontani dalle catene di montaggio di Ford, dalla perfezione tedesca, da quella più tarda giapponese…ed è facile ipotizzare un futuro italico, la terra dei piloti e dei motori, senza più marchi, nè allori!

 

 

 

di Daniele Vanni

 

27 giugno 1894: Carl Benz (l’etimologia popolare crede che la benzina, si chiami così dal suo nome! che invece deriva dal nome arabo di una resina, detta in Europa: benzoino!) ottiene il brevetto per il suo motore a combustione interna.

Ma sono le donne ad avere la meglio: la vera promotrice della sua invenzione è infatti sua moglie Bertha che, di nascosto del marito, a bordo della prima Velociped, intraprende l’avventuroso viaggio verso Pforzheim distante 45 km. L’impresa ha una tale eco che la fama di Benz si diffonde rapidamente. Il nome della figlia del socio, Mercedes, diverrà famoso come il suo…

 

 

Dalla città, che non volle mai una vera università, Lucca, nacque una delle invenzioni tecniche più sconvolgenti per l’umanità, il motore a scoppio! Ma la città, che aveva, ed ha! paura di cambiare, non se ne accorse neppure!

A difesa di Lucca, che non volle mai un vero e proprio ateneo, per paura del sommovimento portato da idee nuove e dagli spiriti giovanili, va detto che anche altre città italiane, adottarono il metodo di allontanare dal centro sociale e produttivo, le rivoluzionarie fucine dei cervelli. Milano decentrò a Pavia. Venezia a Padova. Firenze a Siena e Pisa. Così si spiega il perché i centri universitari attuali si trovano in queste località.

Lucca era uno staterello, già piccolo come capitale. Poteva decentrare gli studi a…Pietrasanta! Dove si estesero, al massimo1 le sue conquiste! E proprio qui nacque, senza che il paese versiliese avesse facoltà di nessun tipo, Eugenio Barsanti!

Tutti, più o meno, sanno la storia dei due inventori del motore a scoppio, Barsanti e Matteucci. O meglio di un primo prototipo. Che però altri perfezionarono e portarono allo sviluppo necessario, per essere industrializzato. I due inventori lucchesi arriveranno, al massimo, ad un utilizzo come propulsore marino. Il loro motore avrebbe dovuto servire da propulsore del battello “Il veloce”, della Compagnia di navigazione Lariana di Como. Ne vennero costruiti due collaborando con due diverse fonderie. Il primo da 20 Cv non fu in grado di fornire il comportamento richiesto, il secondo da 8 Cv ebbe un discreto successo – come riporta un articolo de La Nazione pubblicato nel 1863.

Ci si appunta per la primogenitura, con una specie di “soddisfazione nevrotica, cioè tutta intellettuale, un pò come l’invenzione del telefono di Meucci, sui tempi dei brevetti! Ma non è questo che fa la storia del progresso. La loro invenzione, proprio perché dietro non avevano una società di livello industriale e tecnologico all’altezza, non portò purtroppo la nascita di nessuna azienda automobilistica a Lucca, né nella sonnolenta Toscana che oramai aveva perso il passo con la storia. Il motore, per diventare moderno emigrò, nel nord Europa, che si era sviluppato nei secoli molto più di noi e questo spiega le vicende di oggi con un’Europa a velocità diversissime, dove noi ci avviamo ad essere sudditi di una Germania che assieme a noi però sta per declinare di nuovo, come molte volte nella sua storia, questa volta industrialmente e finanziariamente, a favore di Cina e Stati Uniti.

Così va il mondo!

Barsanti, (che al secolo si chiamava Nicolò) gracile di corporatura e di cagionevole salute, fu convinto a farsi sacerdoti fra gli Scolopi. Matteucci (che aveva sposato a Pietrasanta e questo forse lo legò in qualche modo di più a Barsanti) iniziati gli studi a Lucca, li terminò all’Università di Parigi. Anche lui debole di carattere, soffrirà fino alla morte di esaurimento nervoso, un bel termine antico per una malattia tremenda.

Nel 1877, Barsanti e Matteucci, di fronte all’attribuzione dell’invenzione del motore a scoppio a Nikolaus August Otto, rivendicarono la loro invenzione, basandosi del brevetto depositato 14 anni prima, (1853) in Inghilterra, Francia, Piemonte e all’Accademia dei Georgofili a Firenze. Ma inutilmente…

Otto, vero perfezionatore del motore, aveva introdotto la fase di compressione (rivendicata, anche qui da altri, questa volta francesi) non prevista dagli inventori lucchesi: solo un perfezionamento, ma in verità fondamentale per l’uso del motore.

Il colpo mortale venne nella giornata di oggi il 1894. Quando Karl Friedrich Benz (Karlsruhe, 25 novembre 1844 – Ladenburg, 4 aprile 1929) ingegnere tedesco, che presentando i brevetti in questi giornata e poi con le collaborazioni e le lotte (anche burrascose, come a volte è la vita) con l’imprenditore e diplomatico Emil Jellinek, la cui figlia si chiamava Mercedes… (vi dice niente Mercedes-Benz?) e poi Wilhelm Maybach, Gottlieb Wilhelm Daimler, …viene giustamente considerato l’inventore dell’autovettura.

 

“E a Lucca?…

 

 

Puccini alla guida della sua De Dion Bouton 5 CV, nel 1902. La tarda sera del 25 febbraio 1903, con questa auto, finirà nella Contesora, poco prima del Quiesa, con un femore rotto e i polmoni intossicati dal gas di scarico (o forse dalle sigarette!).

A Lucca, la città che inconsapevolmente aveva creato il mondo moderno dominato dall’auto, verso la fine del secolo, il primo ad avere un’autovettura si dice che fosse il facoltoso Conte Minutoli-Tegrimi che si fece mandare da Parigi e poi fece assemblare in città, una De Dion-Bouton. Pochi anni dopo, un altro facoltoso, Giacomo Puccini, copiava il conte acquistando un modello più evoluto, ma sempre De Dion, una 5 CV, con la quale finì nel torrente Contesora!

 

 

PUCCINI E I MOTORI

 

In molti conoscono la passione di Puccini per le donne. Forse in meno quella per i motori che faceva coppia con la caccia.

 

La sua esperienza automobilistica ebbe inizio con l’acquisto di un CV 5 De Dion Bouton nel 1901, sostituita, due anni dopo, con una Clement–Bayard. Percorrendo la via Aurelia con la sua auto, si spostava da Torre del Lago a Viareggio e a Forte dei Marmi anche tropppo di corsa.

Nel 1905 aacquistò una Sizaire–Naudin, poi una Isotta Franchini AN20/30HP e alcune FIAT nel 1909 e nel 1919. Si trattava di auto molto utili per fare un viaggio con la famiglia, ma del tutto inadatte alle uscite a caccia; fu per questo che commissionò a Vincenzo Lancia la creazione di una macchina in grado di muoversi in maniera agevole anche fuori strada.

Nacque così, il primo SUV italiano al prezzo di 35.000 lire, una cifra esagerata per quel tempo, ma Puccini ne rimase talmente soddisfatto che in un secondo momento, acquistò anche un Trikappa e un Lambda.

Col suo Trikappa organizzò nell’agosto del 1922, un lungo viaggio in Europa con i suoi amici; l’itinerario prescelto fu: Cutigliano, Verona, Trento, Bolzano, Innsbruck, Monaco di Baviera, Ingolstadt, Norimberga, Francoforte, Bonn, Colonia, Amsterdam, L’Aja e Costanza.

Con il suo Lamba fece, invece, l’ultimo viaggio fino all’aereoporto di Pisa, per prendere l’aereo che lo avrebbe condotto a Bruxelles per l’operazione.

 

 

 

 

27 giugno 1894: Carl Benz (l’etimologia popolare crede che la benzina, si chiami così dal suo nome! che invece deriva dal nome arabo di una resina, detta in Europa: benzoino!) ottiene il brevetto per il suo motore a combustione interna.

Ma sono le donne ad avere la meglio: la vera promotrice della sua invenzione è infatti sua moglie Bertha che, di nascosto del marito, a bordo della prima Velociped, intraprende l’avventuroso viaggio verso Pforzheim distante 45 km. L’impresa ha una tale eco che la fama di Benz si diffonde rapidamente. Il nome della figlia del socio, Mercedes, diverrà famoso come il suo…

 

 

Dalla città, che non volle mai una vera università, Lucca, nacque una delle invenzioni tecniche più sconvolgenti per l’umanità, il motore a scoppio! Ma la città, che aveva, ed ha! paura di cambiare, non se ne accorse neppure!

A difesa di Lucca, che non volle mai un vero e proprio ateneo, per paura del sommovimento portato da idee nuove e dagli spiriti giovanili, va detto che anche altre città italiane, adottarono il metodo di allontanare dal centro sociale e produttivo, le rivoluzionarie fucine dei cervelli. Milano decentrò a Pavia. Venezia a Padova. Firenze a Siena e Pisa. Così si spiega il perché i centri universitari attuali si trovano in queste località.

Lucca era uno staterello, già piccolo come capitale. Poteva decentrare gli studi a…Pietrasanta! Dove si estesero, al massimo1 le sue conquiste! E proprio qui nacque, senza che il paese versiliese avesse facoltà di nessun tipo, Eugenio Barsanti!

Tutti, più o meno, sanno la storia dei due inventori del motore a scoppio, Barsanti e Matteucci. O meglio di un primo prototipo. Che però altri perfezionarono e portarono allo sviluppo necessario, per essere industrializzato. I due inventori lucchesi arriveranno, al massimo, ad un utilizzo come propulsore marino. Il loro motore avrebbe dovuto servire da propulsore del battello “Il veloce”, della Compagnia di navigazione Lariana di Como. Ne vennero costruiti due collaborando con due diverse fonderie. Il primo da 20 Cv non fu in grado di fornire il comportamento richiesto, il secondo da 8 Cv ebbe un discreto successo – come riporta un articolo de La Nazione pubblicato nel 1863.

Ci si appunta per la primogenitura, con una specie di “soddisfazione nevrotica, cioè tutta intellettuale, un pò come l’invenzione del telefono di Meucci, sui tempi dei brevetti! Ma non è questo che fa la storia del progresso. La loro invenzione, proprio perché dietro non avevano una società di livello industriale e tecnologico all’altezza, non portò purtroppo la nascita di nessuna azienda automobilistica a Lucca, né nella sonnolenta Toscana che oramai aveva perso il passo con la storia. Il motore, per diventare moderno emigrò, nel nord Europa, che si era sviluppato nei secoli molto più di noi e questo spiega le vicende di oggi con un’Europa a velocità diversissime, dove noi ci avviamo ad essere sudditi di una Germania che assieme a noi però sta per declinare di nuovo, come molte volte nella sua storia, questa volta industrialmente e finanziariamente, a favore di Cina e Stati Uniti.

Così va il mondo!

Barsanti, (che al secolo si chiamava Nicolò) gracile di corporatura e di cagionevole salute, fu convinto a farsi sacerdoti fra gli Scolopi. Matteucci (che aveva sposato a Pietrasanta e questo forse lo legò in qualche modo di più a Barsanti) iniziati gli studi a Lucca, li terminò all’Università di Parigi. Anche lui debole di carattere, soffrirà fino alla morte di esaurimento nervoso, un bel termine antico per una malattia tremenda.

Nel 1877, Barsanti e Matteucci, di fronte all’attribuzione dell’invenzione del motore a scoppio a Nikolaus August Otto, rivendicarono la loro invenzione, basandosi del brevetto depositato 14 anni prima, (1853) in Inghilterra, Francia, Piemonte e all’Accademia dei Georgofili a Firenze. Ma inutilmente…

Otto, vero perfezionatore del motore, aveva introdotto la fase di compressione (rivendicata, anche qui da altri, questa volta francesi) non prevista dagli inventori lucchesi: solo un perfezionamento, ma in verità fondamentale per l’uso del motore.

Il colpo mortale venne nella giornata di oggi il 1894. Quando Karl Friedrich Benz (Karlsruhe, 25 novembre 1844 – Ladenburg, 4 aprile 1929) ingegnere tedesco, che presentando i brevetti in questi giornata e poi con le collaborazioni e le lotte (anche burrascose, come a volte è la vita) con l’imprenditore e diplomatico Emil Jellinek, la cui figlia si chiamava Mercedes… (vi dice niente Mercedes-Benz?) e poi Wilhelm Maybach, Gottlieb Wilhelm Daimler, …viene giustamente considerato l’inventore dell’autovettura.

 

“E a Lucca?…

 

 

Puccini alla guida della sua De Dion Bouton 5 CV, nel 1902. La tarda sera del 25 febbraio 1903, con questa auto, finirà nella Contesora, poco prima del Quiesa, con un femore rotto e i polmoni intossicati dal gas di scarico (o forse dalle sigarette!).

A Lucca, la città che inconsapevolmente aveva creato il mondo moderno dominato dall’auto, verso la fine del secolo, il primo ad avere un’autovettura si dice che fosse il facoltoso Conte Minutoli-Tegrimi che si fece mandare da Parigi e poi fece assemblare in città, una De Dion-Bouton. Pochi anni dopo, un altro facoltoso, Giacomo Puccini, copiava il conte acquistando un modello più evoluto, ma sempre De Dion, una 5 CV, con la quale finì nel torrente Contesora!

 

 

PUCCINI E I MOTORI

 

In molti conoscono la passione di Puccini per le donne. Forse in meno quella per i motori che faceva coppia con la caccia.

 

La sua esperienza automobilistica ebbe inizio con l’acquisto di un CV 5 De Dion Bouton nel 1901, sostituita, due anni dopo, con una Clement–Bayard. Percorrendo la via Aurelia con la sua auto, si spostava da Torre del Lago a Viareggio e a Forte dei Marmi anche tropppo di corsa.

Nel 1905 aacquistò una Sizaire–Naudin, poi una Isotta Franchini AN20/30HP e alcune FIAT nel 1909 e nel 1919. Si trattava di auto molto utili per fare un viaggio con la famiglia, ma del tutto inadatte alle uscite a caccia; fu per questo che commissionò a Vincenzo Lancia la creazione di una macchina in grado di muoversi in maniera agevole anche fuori strada.

Nacque così, il primo SUV italiano al prezzo di 35.000 lire, una cifra esagerata per quel tempo, ma Puccini ne rimase talmente soddisfatto che in un secondo momento, acquistò anche un Trikappa e un Lambda.

Col suo Trikappa organizzò nell’agosto del 1922, un lungo viaggio in Europa con i suoi amici; l’itinerario prescelto fu: Cutigliano, Verona, Trento, Bolzano, Innsbruck, Monaco di Baviera, Ingolstadt, Norimberga, Francoforte, Bonn, Colonia, Amsterdam, L’Aja e Costanza.

Con il suo Lamba fece, invece, l’ultimo viaggio fino all’aereoporto di Pisa, per prendere l’aereo che lo avrebbe condotto a Bruxelles per l’operazione.

 

 

 

 

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