Accadde Oggi, 27 Dicembre 1903: Giacomo Puccini termina Madame Butterfly

 

Dal fiasco della “prima” alla Scala, a patrimonio dell’umanità: questo è il percorso di Madame Butterfly che con le sue arie, le sue melodie e cori, fa parte della cultura, del sentire di ognuno!

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Il 22 Dicembre abbiamo celebrato  la nascita del Maestro, nel 1858.

 

Il più grande melodista, operista, autore di opere musicali per il teatro, cioè un melodrammatico! Mai “sinfonico” come lui stesso diceva di sé. Perché: “Ho bisogno di un libretto”. Così si era “limitato, dopo un’infatuazione giovanile per Wagner, quando a Milano stava in stanza con Mascagni e condivideva con lui questa passione intensa ma così breve. Perché il Lui è l’istinto, non strgano il naso i puristi o i melomani, stiamo parlando di musica, non di Religione! come Morricone o Battisti di scrivere musica sul testo di qualche altro!

In questo Puccini è stato visto come grande precursore di un grandissimo come Ennio Morricone, perché è stato usato (purtroppo il cinema era nato e soprattutto si era sviluppato, in ritardo rispetto all’esistenza di Puccini!) e sarebbe stato uno straordinario autore di colonne sonore: che tali sono le sue melodie, che purtroppo accompagnano, sottolineano (proprio come colonne sonore romantiche) ed esaltato libretti di bassissimo spessore culturale, storico o letterario! Privi per di più di alcuna ispirazione ideale o d’intenda ricerca psicologica o psicoanalitica, come se non fossero i ferventi anni di Freud o di Pirandello!!

 

La prima rappresentazione di Madame Butterfly, la più “pucciniana” delle opere del genio lucchese, ebbe luogo al Teatro alla Scala di Milano, il 17 febbraio 1904, della stagione di Carnevale e Quaresima.

Purtroppo qualche mese in ritardo. Anche qui! Perché nel 1903, aveva lasciato la direzione della Scala, lo straordinario (amico di Giacomo e prima del conterraneo Giuseppe Verdi) Arturo Toscanini! Alla direzione del massimo Teatro lirico italiano, lo aveva sostituito un bravo e capace compaesano: Cleofonte Campanini, lombardo, padano addirittura di Parma come Toscanini o Verdi, quindi nativo della culla del melodramma, ma certo non dello spessore e del rigore del grande Arturo, interventista sul palco e nelle guerre, ma ligio alle partiture come un ottimo soldato romano!

Qui Campanini diresse “L’oro del Reno” con Giuseppe Borgatti e la prima assoluta della “Siberia” di Umberto Giordano con Rosina Storchio, (che ritroviamo nella prima pucciniana di oggi) Giovanni Zenatello ed Antonio Pini-Corsi e, appunto,  nel 1904, la prima assoluta di Madama Butterfly di Giacomo Puccini ed “Aida” con Riccardo Stracciari.

 

 

Madama Butterfly

 

Al centro, ed anche da questo, si capisce che sia definita, con troppa enfasi: “tragedia giapponese”, sembra stare l’America.

Paese di cui Puccini sarà sempre affascinato, attratto, quando tre anni dopo vorrà addirittura andare in visita negli States, incantato dalla sua modernità che già, da genio sensibile, aveva avvertito (cosa di cui i governanti dell’epoca ed ancor meno il Cavalier Benito Mussolini, che aveva anche candidato alle elezioni Arturo Toscanini e poi se lo ritroverà come oppositore! si renderanno conto!). Non così l’animo di Giacomo che rimane impressionato, così come lo era stato rivolto al passato per Wagner, dal Jazz nero ed anche italiano. E quando ritorna, scriverà: “La Fanciulla del West”.

 

Nell’opera di cui celebriamo oggi la stesura conclusiva (ma quasi costantemente e quasi per ogni suo lavoro, Puccini continuamente fece e disfece atti, partiture, arie, spesso su consiglio di Ricordi) più e più volte si sente l’inno nazionale degli USA che in quegli anni (fino al 1931) era solo l’inno della Marina a cui appartiene Pinkerton, che è imbarcato sull’Abramo Lincoln.

 

Povera Chochosan, che a 15 anni, Illica e Giacosa (con la compiacenza di Giacomo!) fanno dire di essere  già vecchia e che nella tragica traduzione del giapponese “signora farfalla”, diviene il ridicolo Madame Butterfly che viene fatta suicidare come un samurai, mentre le signore di lignaggio nel Sol Levante si suicidavano, con tutt’altro rito, legandosi strettamente le gambe per non essere violentate dal nemico e per non essere scomposte nell’atto della morte, spesso assistite da un esperto, con un taglio della carotide e della giugulare!

 

L’opera Madama Butterfly è un’opera in tre atti (in origine due) di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, definita nello spartito e nel libretto “tragedia giapponese” e dedicata alla regina d’Italia Elena di Montenegro.

Puccini fu frequentatore della Casa Savoia, soprattutto nelle vacanze a S. Rossore, dove deciderà di dedicare anche un’opera a Mafalda, la cui nonna Regina Margherita, dando una borsa di studio allo scapestrato Giacomo aveva permesso al lucchese di approdare al “centro del melodramma”, Milano!

 

 

Genesi dell’opera

 

Puccini scelse il soggetto della sua sesta opera, dopo aver assistito al Duke of York’s Theatre di Londra, nel luglio 1900, all’omonima tragedia (Madame Butterfly) in un atto di David Belasco, a sua volta tratta da un racconto dell’americano John Luther Long dal titolo Madam Butterfly, apparso nel 1898.

 

Iniziata nel 1901, la composizione procedette con numerose interruzioni: l’orchestrazione venne avviata nel novembre del 1902 e portata a termine nel settembre dell’anno seguente e soltanto nel dicembre 1903, l’opera poté dirsi completa in ogni sua parte.

 

Per la realizzazione del dramma, Puccini si documentò senza sosta e minuziosamente (abbiamo visto anche però con una certa approssimazione!) sui vari elementi orientali che ritenne necessario inserirvi. Lo aiutarono particolarmente, una nota attrice giapponese, Sada Yacco, e la moglie dell’ambasciatore nipponico, con la quale parlò in Italia, facendosi descrivere usi e costumi dell’affascinante popolo orientale. I costumi al debutto alla Scala di Milano furono disegnati da Giuseppe Palanti.

 

 

 

Il debutto scaligero

 

La sera del 17 febbraio 1904, nonostante l’attesa e la grande fiducia dei suoi artefici, in Rosina Storchio, all’apice della sua carriera, Giovanni Zenatello e Giuseppe De Luca, oltre che nella direzione di Cleofonte Campanini, grande talento che aveva preparato l’opera con molta cura, la Madama Butterfly cadde clamorosamente al Teatro alla Scala di Milano!

 

Il tragico clima di questo storico fiasco è efficacemente descritto da una delle sorelle di Puccini, Ramelde, in una lettera al marito:

 

« Alle due siamo andati a letto e non posso chiudere occhio; e dire che tutti eravamo tanto sicuri! Giacomo, poverino, non l’abbiamo mai veduto perché non si poteva andare sul palcoscenico. Siamo arrivati in fondo non so come. Il secondo atto non l’ho sentito affatto e, prima che l’opera finisse, siamo scappati dal teatro. »

 

Considerato che la versione di Milano era poco differente rispetto a quella che sarà presentata poco dopo a Brescia, accolta trionfalmente e poi passata in repertorio, è difficile dar ragione del fiasco milanese. Molti studiosi, tra cui il direttore d’orchestra Pinchas Steinberg, oltre che Giulio Ricordi e Puccini stesso, ritengono che attorno all’autore e all’opera fosse stato costruito ad arte un clima d’ostilità, poi sconfitto dal palese valore dell’opera. L’ipotesi del complotto è confermata anche dalle sensazioni di Puccini, che scrivendo all’amico Camillo Bondi, riferì d’una ubriacatura d’odio nell’ambito della quale si dovette tenere la prima scaligera:

« con animo triste ma forte ti dico che fu un vero linciaggio. Non ascoltarono una nota quei cannibali. Che orrenda orgia di forsennati, briachi d’odio. Ma la mia Butterfly rimane qual è: l’opera più sentita e suggestiva ch’io abbia mai concepito. E avrò la rivincita, vedrai, se la darò in un ambiente meno vasto e meno saturo d’odi e di passioni »

così come dalla cronaca di Giulio Ricordi, stilata poche settimane dopo:

« Grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate, i soliti gridi solitari di bis fatti apposta per eccitare ancor di più gli spettatori, ecco, sinteticamente, qual è l’accoglienza che il pubblico della Scala fa al nuovo lavoro del maestro Giacomo Puccini. Dopo questo pandemonio, durante il quale pressoché nulla fu potuto udire, il pubblico lascia il teatro contento come una pasqua!»

 

 

Versioni successive

Il fiasco spinse autore e editore a ritirare immediatamente lo spartito, per sottoporre l’opera ad un’accurata revisione che, attraverso l’eliminazione di alcuni dettagli e la modifica di alcune scene e situazioni, la rese più agile e proporzionata. Puccini inserì anche una nuova aria per Pinkerton, «Addio, fiorito asil».

Una delle più importanti modifiche è tuttavia puramente musicale e riguarda la linea vocale dell’aria del suicidio di Butterfly.

Nella nuova veste, Madama Butterfly, interpretata da Solomiya Krushelnytska e Zenatello diretta da Campanini, venne accolta entusiasticamente al Teatro Grande di Brescia appena tre mesi dopo, il 28 maggio, e da quel giorno iniziò la sua seconda, fortunata esistenza.

Al Teatro Regio di Torino, avviene la prima rappresentazione nella terza versione, il 2 gennaio 1906 con la Krushelnytska, diretta, finalmente! da Arturo Toscanini.

La partitura e gli effetti scenici vengono ulteriormente ritoccati da Puccini fino al 1907, prima per la rappresentazione dell’opera al Royal Opera House, Covent Garden di Londra il 10 luglio 1905, poi per quella del 1906 al Théâtre National de l’Opéra-Comique di Parigi.

Al Metropolitan Opera House di New York la première è stata l’11 febbraio 1907 con Geraldine Farrar, Enrico Caruso, Louise Homer ed Antonio Scotti con la supervisione del compositore. Al Metropolitan fino al 2014 ha avuto 855 recite, risultando la settima opera maggiormente eseguita.

Nel 1920, Puccini tornò nuovamente sulla partitura, ripristinando nel primo atto un assolo di Yakusidé, lo zio ubriacone della protagonista. È possibile che il cambiamento fosse anche mirato a combattere la prassi di tagliare un breve episodio in concertato, che nella versione del 1907 era rimasto l’unico brano a cui prendeva parte lo zio Yakusidé. Tagliandolo, i teatri evitavano di scritturare un cantante.

L’editore Ricordi non pubblicò mai la nuova versione, col risultato che oggi l’arietta non viene eseguita e, soprattutto, il concertato continua ad essere quasi sempre tagliato.

 

Trama

Sbarcato a Nagasaki, all’inizio del XX secolo, Pinkerton (tenore), ufficiale della marina degli Stati Uniti, per vanità e spirito d’avventura si unisce in matrimonio, secondo le usanze locali, con una geisha quindicenne, di nome Ciò Ciò San, (giapponese: Chōchō-san), termine giapponese che significa Madama (San) Farfalla (蝶Chō?), in inglese Butterfly (soprano), acquisendo così il diritto di ripudiare la moglie anche dopo un mese; così infatti avviene, e Pinkerton ritorna in patria, abbandonando la giovanissima sposa.

Ma questa, forte di un amore ardente e tenace, pur struggendosi nella lunga attesa, accanto al bimbo nato da quelle nozze, continua a ripetere a tutti la sua incrollabile fiducia nel ritorno dell’amato.

Pinkerton infatti ritorna dopo tre anni, ma non da solo: accompagnato da una giovane donna, da lui sposata regolarmente negli Stati Uniti, è venuto a prendersi il bambino, della cui esistenza è stato messo al corrente dal console Sharpless (baritono), per portarlo con sé in patria ed educarlo secondo gli usi occidentali. Soltanto di fronte all’evidenza dei fatti Butterfly comprende: la sua grande illusione, la felicità sognata accanto all’uomo amato, è svanita del tutto. Decide quindi di scomparire dalla scena del mondo, in silenzio, senza clamore; dopo aver abbracciato disperatamente il figlio, si uccide (non secondo l’usanza giapponese denominata jigai) con un coltello tantō pervenutole in eredità dal padre e con il quale lo stesso aveva commesso seppuku.

 

Organico orchestrale

La partitura di Puccini prevede l’utilizzo di:

3 flauti (III. anche ottavino), 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti

4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, trombone basso

timpani, tamburo, triangolo, piatti, tam-tam, grancassa, campanelli a tastiera, tam-tam giapponesi (ad libitum)

arpa

archi

 

Da suonare sul palco:

campanella, campane tubolari, campanelli giapponesi, viola d’amore, fischi d’uccelli, tam-tam, tam-tam grave

Da notare che la campanella sul palco viene suonata da Suzuki durante la preghiera “E Izaghi ed Izanami”, all’inizio del secondo atto.

La viola d’amore serve a sostenere discretamente l’intonazione del coro (che in quest’opera esclude le voci gravi maschili) durante il celebre “coro a bocca chiusa”.

I fischi d’uccelli vengono eseguiti di solito su appositi strumenti simili a soffietti muniti di fischietti.

 

 

Curiosità

Il primo soprano giapponese al mondo ad interpretare il personaggio di Cio-Cio-San fu Tamaki Miura, che si esibì in vari teatri europei nel 1920 ed italiani negli anni 1930 e 1931.

Pur avendo fatto molte ricerche sul mondo del Giappone, Puccini ha completamente sconvolto, per necessità drammaturgiche, le usanze tipiche delle geisha, iniziando dal dare questo ruolo alla protagonista, in realtà troppo giovane per essere già arrivata alla cerimonia di “erikae”, al massimo era una maiko che aveva passato la cerimonia di “mizuage”.

Sarebbe poi, tolte tutte le licenze poetiche, addentrarsi nel ruolo delle maiko e delle geisha, ma questo esula dal nostro compito…

Nel 1974, il regista e commediografo Ruggero Rimini scrisse il dramma “La Storia di Madama Butterfly – Un bel di’ vedremo”, messo in scena l’anno successivo con la Compagnia Il Centro di Lucca, diretta dall’impresario e presidente della Versiliana, Franco Martini; scene di Lele Luzzati, costumi di Santuzza Cali’. Nel ruolo di Puccini, l’attore romano Gabriele Antonini. Oltre ventanni dopo, nel 1998, la Compagnia stabile del Dramma Italiano di Fiume (Croazia) riporterà in scena il dramma, con la regia di Peter Selem, le scene di Raffaele Del Savio, i costumi di Dora Argento, le luci di Deni Šesnić e le coreografie di Antun Marinić. Giacomo Puccini era Claudio Trionfi.

L’inno nazionale degli Stati Uniti d’America che compare svariate volte all’interno dell’opera, in realtà, ai tempi di Puccini era l’inno della Marina degli Stati Uniti d’America. Bisognerà attendere il 1931 affinché tale inno, con una risoluzione del congresso, diventi l’inno nazionale statunitense.

 

Arie famose

Dovunque al mondo, aria di Pinkerton (atto primo)

Quanto cielo! Quanto mar!, entrata di Butterfly con coro femminile (atto primo)

Viene la sera … Bimba dagli occhi pieni di malìa … Vogliatemi bene, un ben piccolino, duetto tra Butterfly e Pinkerton (atto primo)

Un bel dì vedremo, romanza di Butterfly (atto secondo)

Coro a bocca chiusa (atto secondo)

Addio fiorito asil, romanza di Pinkerton (atto terzo – assente nella prima versione)

O a me sceso dal trono, aria di Butterfly (atto terzo)

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