Accadde Oggi, 26 Settembre: 52 a. C., Cesare sbaraglia Alesia e tutte le tribù galliche, in una data a lui cara!

 

Cesare, uno dei più grandi condottieri e politici di sempre, che sarà fermato solo dall’ingordigia e la stupidità dei suoi autorevoli concittadini,  conquista definitivamente la Gallia Transalpina

 

di Daniele Vanni

 

Non bisogna mai trarre…”linee guida”…presunte superiorità razziali o etniche…l’uomo quello che guadagna o perde è nello sforzo di migliorare se stesso, la propria famiglia, il proprio clan, quindi anche il proprio popolo. Ma guardate dove siamo giunti! Anche perché, senza guardare la nostra intimità, che era quella, l’unica! che potevamo cambiare, siamo caduti in miti ed ideologie, anche quelle della “nazione”, del “popolo” della “razza”, di “classe” che, apunto esemplificando, ci hanno tratto in errore.

Questo naturalmente avveniva ieri e ieri l’altro.

Attraverso migrazioni, sforzi inauditi, sofferenze congiunte che andavano insieme…

Oggi la più grande transumanza che facciamo è verso il supermarket più vicino a comprare del cibo che non sappiamo neppure cosa sia…come quando dopo poco, stressati o influenzati, non andiamo da uno sciamano che ci conosce a menadito, ma in una farmacia dove ci danno altri prodotti che non sappiamo cosa fanno….Del resto neppure noi sappiamo dove andiamo e dove vogliamo andare. Forse, anzi: è sicuro, non lo sanno neppure i guru o le poche centinaia di famiglie che guidano le borse, le finanze ed i mercati mondiali.

 

Così, quando parliamo di “supremazia” romana o della vittoria di Giulio Cesare su Vercingetorige ad Alesia, capitale degli Edui, vittoria tutto sommato assai facile, visto il divario tecnologico, bisogna ricordare che un loro Re, Belloveso era sceso in Italia nel VII° sec. e vedendo una scrofa “semilanuta” aveva fondato Milano.

Circa due secoli prima che il gallo Brenno, capo dei Senoni, occupasse Romagna e Marche, per poi assalire Chiusi …e poi la pietosa leggenda delle oche del Campidoglio…con la Dea Giunone Moneta che certò servì molto bene ad allontanare i Galli…pagandoli a peso d’oro!

E adesso in questa data, il 26 Settembre 52 a.C., Cesare questo enorme uomo, politico, condottiero, stratega, persino letterato, finiva la Battaglia di Alesia, nel cuore della terra dei Mandubi, nell’odierna Borgogna, contro le tribù galliche guidate da Vercingitorige, capo degli Arverni, che verrà giustiziato a Roma, sei anni dopo.

 26 Settembre, una data cara a Cesare!

 

52 a.C. – Con la resa del capo gallo Vercingetorige, Giulio Cesare vince la battaglia di Alesia

46 a.C. – Giulio Cesare inaugura il tempio a Venere Genitrice nel foro di Cesare, in seguito a un voto fatto prima della battaglia di Farsalo.

 

La battaglia di Alesiasi svolse nell’anno 52 a.C. nella terra dei Mandubi (nel “cuore” della Gallia transalpina), tra l’esercito romano guidato da Gaio Giulio Cesaree le tribù galliche guidate da Vercingetorige,capo degli Arverni, nell’ambito della conquista della Gallia. L’esito finale della battaglia fu favorevole ai Romani che, al termine dello scontro, poterono annettere i nuovi territori alla provincia della Gallia Narbonense (nel 50 a.C.).

Il cuore dei domini dei Celti, come in precedenza era stato per gli Etruschi ed i popoli italici, i Greci della Magna Grecia, i Cartaginesi ed altri ancora, era così annesso alla Repubblica romana, che diventava di fatto erede dell’intera cultura mediterranea e, soprattutto, matrice di quello che oggigiorno viene chiamato mondo occidentale.

Alesia fu l’ultimo fra i grandi scontri tra Galli e Romani e segnò il punto di svolta delle guerre galliche in favore di Roma. Dopo di essa, quelle poche popolazioni indigene che osarono ribellarsi al volere del proconsole romano furono schiacciate in modo definitivo l’anno seguente (51 a.C.).

Giulio Cesare arrivò in Gallia nel 58 a.C., dopo il consolato dell’anno precedente.

Era, infatti, consuetudine che i consoli, gli ufficiali più elevati in grado di Roma, alla fine del loro mandato fossero nominati governatori in una delle province dal Senato. Grazie agli accordi del Primo triumvirato(l’alleanza politica non ufficiale con Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso), Cesare fu nominato governatore della Gallia Cisalpina (la regione, compresa fra Alpi, Appennini ed Adriatico, che corrisponde all’odierna Italia settentrionale), dell’Illirico e della Gallia Narbonense.

Cesare, con il pretesto di dover impedire che il popolo degli Elvezi attraversasse la Gallia e si stabilisse in una posizione scomoda per Roma, ad occidente dei suoi possedimenti della provincia narbonense, si intromise negli affari interni di queste popolazioni.

Una ad una tutte le popolazioni della Gallia furono sconfitte dal proconsole romano: cominciò da quelle della Gallia Belgica, per poi spingersi fino a sottomettere quelle della costa atlantica, fino all’Aquitania. Furono battute, inoltre, le popolazioni germaniche di Ariovisto nell’Alsazia (Cesare passò il Reno per due volte, nel 55 e 53 a.C.) e il proconsole, primo tra i Romani, condusse due spedizioni contro i Britanni d’oltre Manica nel 55 e 54 a.C.

La battaglia di Farsàlo fu lo scontro decisivo combattuto presso Farsalo il 9 agosto del 48 a.C. tra l’esercito del console Gaio Giulio Cesare, rappresentante della fazione dei populares, e quello di Gneo Pompeo Magno, leader degli optimates.

La battaglia, che si risolse in una netta vittoria della fazione cesariana, sancì la definitiva sconfitta di Pompeo, e segnò l’inizio della supremazia totale di Cesare, che combatté come legittimo rappresentante delle istituzioni repubblicane.

Il Foro di Cesare fu il primo dei Fori Imperiali di Roma ad essere realizzato, con lo scopo di ampliare gli spazi del centro politico, amministrativo e religioso della città della tradizionale piazza pubblica del Foro Romano e contemporaneamente di celebrare il personaggio che ne aveva voluto la costruzione, Giulio Cesare.

Fu una delle pochissime opere del programma urbanistico di Cesare che egli poté inaugurare il 26 settembre del 46 a.C., prima della sua morte. Il complesso non doveva tuttavia essere del tutto completato e altri lavori sono testimoniati anche sotto il principato di Augusto.

L’area sulla quale in seguito sorse il complesso era stata utilizzata, in epoca precedente alla data tradizionale di fondazione della città (XII-XI secolo a.C.) come necropoli, come testimoniano le tombe a pozzetto rinvenute negli ultimi scavi. Nell’ambito della città repubblicana vi erano sorti numerosi edifici per lo più privati, di cui sono stati rinvenuti solo labili resti (un pozzo del VI secolo a.C. con resti di intonaci e dipinti riferibili ad una domus tardo repubblicana).

Da una lettera di Cicerone all’amico Attico, siamo informati che già nel 54 a.C. egli era stato incaricato da Cesare di acquistare terreni in un’area adiacente al Foro romano per la realizzazione di una piazza, la cui area doveva arrivare fino all’edificio pubblico dell’Atrium Libertatis.

Solo l’acquisto dei terreni venne a costare la cifra enorme di 60 milioni di sesterzi, ma altre fonti riportano anche una cifra maggiore, pari a circa 100 milioni di sesterzi, forse riferibile a un ulteriore ampliamento del progetto.

Il tempio di Venere Genitrice chiudeva scenograficamente la piazza sul lato breve a nord-ovest. I resti attualmente visibili comprendono buona parte del podio in cementizio risalente alla fase cesariana, ma con diverse trasformazioni relative alla ricostruzione traianea. Della ricca decorazione marmorea pertinente al rifacimento restano un breve tratto del colonnato del lato sud-occidentale, rialzato negli anni trenta e numerosi frammenti, in parte esposti nel Museo dei Fori Imperiali.

Il tempio era ottastilo (con otto colonne sulla fronte) e periptero (con cella circondata da un colonnato anche sui lati) sine postico (privo del colonnato sul retro). Le colonne, sin dalla fase cesariana, erano piuttosto ravvicinate, rientrando nel tipo picnostilo definito da Vitruvio (con spazi tra le colonne, o “intercolumni”, equivalenti ad un diametro e mezzo del fusto). L’accesso al tempio avveniva tramite scalinate poste sui fianchi e il podio, rivestito in marmo, era preceduto sulla fronte da due fontane.

L’interno della cella presentava sul fondo un’abside, che ospitava la statua di culto, opera dello scultore neoattico Arcesilao (Arkesilas). Numerose altre statue ed opere d’arte erano state collocate all’interno.

 

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