Accadde Oggi, 25 Novembre: 1491, inizia l’assedio di Granada, ultimo atto della Reconquista cristiana della Spagna dei Mori

 

 

Dal 711 al 1492, gran parte della Penisola Iberica fu sotto la dominazione dei Mori musulmani.

Spezzettato il territorio in tanti piccoli regni, conquistati più volte dai re del Marocco, in lotta fra di loro, furono poco alla volta ripresi dalle forze cristiane.

di Daniele Vanni

 

 

C’è una località, sulla Sierra Nevada, chiamata “Sospiro del Moro“, da dove, se ci si ferma prima di procedere verso la costa, si vede per l’ultima volta il panorama della città.

E’ qui, secondo la tradizione, che si fermò Boabdil, ultimo Sultano di Granada, a rimpiangere il suo perduto regno. Sempre secondo la tradizione, la madre di quest’ultimo lo rimproverò dicendogli: “Piangi come una donna, perché non hai saputo difendere il tuo regno come un uomo”.

Stiamo parlando di Granada, “tierra incantada” cantava con la sua voce piaciona e romanesca, con lo spagnolo de’ noaltri, Claudio Villa.

Ultima roccaforte dei Mori in Spagna e che tanti sentimenti ha sempre sollevato, fino ad essere una delle mete più visitate del turismo europeo.

 

L’assedio da parte dei Cristiani tesi alla “reconquista” di tutta la penisola iberica, dalla quale, impoverendola per sempre, scacceranno musulmani e poco dopo anche gli Ebrei, era iniziato il 25 novembre 1491.

Da qualche tempo, lasciavano quest’ultima enclave sopravvivere, con un tributo da versare agli spagnoli, con i quali erano ormai indissolubilmente imparentati, dopo sette secoli di dominio: dal 711 al 1492.

Loro, i Mori, indicavano la Penisola Iberica e quindi l’ultima parte a loro rimasta, quella meridionale o Andalusia, con il termine Al-Andalus, che dovrebbe derivare da una degenerazione linguistica del termine con cui i Visigoti indicavano questa terra da loro conquistata: Landalauts (pronunciato: landalos)

 

Il periodo migliore di Granada era stato proprio quello successivo al periodo in cui al-Andalus(Spagna islamica) fu dapprima un Emirato e poi Califfato omayyade, con sede a Cordova.

Con i reinos de taifas, i re della Taifa, i tanti e piccoli o piccolissimi regni in cui si era spezzettatoil califfato dopo il Mille, la città – che ospitava una ricca e attiva comunità ebraica, stanziata soprattutto nel quartiere Realejo, tanto da far chiamare la città Granada degli Ebrei – fu governata dal 1013 in modo progressivamente indipendente dagli Ziridi, una dinastia fondata da Zāwī ibn Zīrī, un berbero giunto dal Nordafrica, per partecipare alle guerre innescate in al-Andalus dal crollo del Califfato.

Questi regni arrivarono al numero di 39 e furono preda dei regnanti del Marocco, che li riconquistarono due volte: prima con gli Almoravidie poi con gli Almoadidi origine berbera.

Per poi alla fine di questa dinastia di nuovo ricomporsi tutta una serie di stati, l’ultimo dei quali fu quelli di Granada, reto dalla dinastia dei Nasridi

Durante il dominio islamico, Granada fu una delle maggiori città commerciali per lo scambio di pietre preziose, pelli, armi e polveri da sparo. Alcuni di questi oggetti venivano anche dall’Estremo Oriente, come la Cina e la Mongolia, dove gli arabi avevano soppiantato i primi importatori di oggetti provenienti da questi territori, che erano stati gli antichi romani, nel loro periodo di grande prosperità.

 

 

Nel corso della dominazione almoravide e almohade, Granada perse la sua indipendenza, costretta a piegarsi al volere dei signori venuti dal Maghreb, ma recuperò il proprio ruolo quando, nel 1238, Muḥammad ibn Yūsufu ibn Nāẓar (o Naṣr) entrò nella città dalla Puerta de Elvira, per occupare il Palazzo del Gallo del Vento e legare la sorte della sua dinastia nasride al Sultanato di Granada. I Nasridi dettero alla città venti sultani, fino alla sua caduta nel gennaio del 1492.

Un anno fatidico per la Spagna, per la Cristianità. E per il mondo!

 

I Nasridi trasformarono la loro capitale in uno dei centri più brillanti dell’intera Penisola Iberica, tanto sotto il profilo economico e sociale quanto sotto quello prettamente culturale.

Fu l’ultimo reame ad essere “riconquistato” dai cristiani che, per un lungo periodo, le consentirono di sopravvivere, sia pure in uno stato di sostanziale infeudamento, alla corona di Castiglia, fino a quando, nel 1492, Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona costrinsero alla resa e all’esilio l’ultimo Sultano Abū ʿAbd Allāh (il “Boabdil” delle cronache cristiane dell’epoca).

 

 

Il fatto che i “Cattolicissimi” re avessero deciso di eleggere come propria sede reale a Granada proprio il palazzo dei sultani dell’Alhambra (dall’arabo al-Ḥamrāʾ, ossia “la Rossa”, a causa forse del colore rosato delle strutture murarie o, forse, del colore rossiccio della barba del primo sultano) lo preservò dalla devastante damnatio memoriae dei vincitori. Oggi l’Alhambra è considerata uno dei Patrimoni dell’Umanità.

Carlo V edificò anche un suo palazzo nel mezzo del’Alhambra, che non fu però terminato.

 

Nel 1829, giunse in città Washington Irving, il quale dimorò all’Alhambra e scrisse “I racconti dell’Alhambra” che attrassero molti scrittori, artisti e viaggiatori romantici come Alexandre Dumas, Honoré Daumier, Delacroix ed altri.

Nel 1889 si iniziò il restauro dell’Alhambra, che fu aperta al pubblico con Alfonso XIII. Da allora Granada ha accresciuto la sua fama con Federico García Lorca, Salvador Dalí, Andres Segovia e Manuel de Falla,che vi dimorarono contemporaneamente, facendo diventare la città andalusa uno dei maggiori centri mondiali della letteratura e della musica.

 

 

 

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