Accadde oggi, 25 Gennaio 1959: Papa Giovanni XXIII indice il Concilio Ecumenico Vaticano II

 

 

La Chiesa, di fronte al “modernismo”, all’imponente sviluppo postbellico, decide di “aggiornarsi”, di svecchiarsi, di aprirsi al nuovo: è ancora aperta la discussione sull’opportunità di una religione, portatrice quindi un credo e di una dottrina bimillenaria, di cambiamenti così repentini, che se danno qualche risultato nell’immediato…

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Il Concilio Ecumenico Vaticano II è stato il ventunesimo ed ultimo concilio ecumenico, ovvero una riunione di tutti i vescovi cattolici del mondo, per discutere di argomenti riguardanti la vita della Chiesa cattolica.

Si svolse in quattro sessioni, dal 1962 al 1965, sotto i pontificati di Giovanni XXIII e Paolo VI. Promulgò quattro Costituzioni, tre Dichiarazioni e nove Decreti.

L’importanza del Concilio Vaticano II, nella storia della Chiesa, è stata da alcuni paragonata a quella del Concilio di Trento.

L’annuncio ufficiale dell’indizione di un concilio venne dato da papa Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959, a soli tre mesi dalla sua elezione al soglio pontificio, nella basilica di San Paolo, insieme all’annuncio di un sinodo della diocesi di Roma e dell’aggiornamento del Codice di Diritto Canonice.

Il 16 maggio, venne nominata la commissione antepreparatoria, presieduta dal cardinale Domenico Tardini, la quale consultò tutti i cardinali, i vescovi cattolici, le congregazioni romane, i superiori generali delle famiglie religiose cattoliche, le università cattoliche e le facoltà teologiche, per chiedere suggerimenti sugli argomenti da trattare. In dicembre il papa dichiarò inoltre che il concilio non sarebbe stato considerato una prosecuzione del Concilio Vaticano I (sospeso, ma non concluso, nel 1870) ma avrebbe avuto una propria fisionomia; fu tuttavia chiaro subito che uno dei principali compiti del Concilio sarebbe stato il completamento della riflessione sulla Chiesa, sia nel rapporto con il mondo sia nella definizione della sua identità e natura, già avviata dal Vaticano I con la costituzione Pastor Aeternus e poi interrotta. Nel 1960 venne poi nominata la commissione preparatoria, presieduta dallo stesso papa, la quale definì gli argomenti da trattare durante le sessioni plenarie del Concilio.

Il 25 dicembre 1961 Giovanni XXIII firmò la costituzione apostolica Humanae salutis con il quale indiceva ufficialmente il concilio; il 2 febbraio 1962 promulgò infine il motu proprio Consilium con il quale stabiliva il giorno di apertura dello stesso: la data scelta fu l’11 ottobre, che secondo le parole dello stesso papa «si ricollega al ricordo del grande Concilio di Efeso, che ha la massima importanza nella storia della Chiesa».

Il 1º luglio 1962 pubblicò inoltre l’enciclica Paenitentiam Agere, nella quale si invitavano clero e laicato a «prepararsi alla grande celebrazione conciliare con la preghiera, le buone opere e la penitenza», ricordando che nella Bibbia «ogni gesto di più solenne incontro tra Dio e l’umanità […] è stato sempre preceduto da un più suadente richiamo alla preghiera e alla penitenza».

 

Apertura del Concilio Vaticano II

Il Concilio fu dunque aperto ufficialmente l’11 ottobre 1962 da papa Giovanni XXIII all’interno della basilica di San Pietro in Vaticano con cerimonia solenne. In tale occasione pronunciò il celebre discorso Gaudet Mater Ecclesia (Gioisce la Madre Chiesa)nel quale indicò quale fosse lo scopo principale del concilio:

« […] occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi. Altro è infatti il deposito della Fede, cioè le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, altro è il modo con il quale esse sono annunziate, sempre però nello stesso senso e nella stessa accezione. »

(Papa Giovanni XXIII – Discorso per la solenne apertura del SS. Concilio, 11 ottobre 1962[12])

Il sinodo si caratterizzò pertanto subito per una marcata natura “pastorale”: non si proclamarono nuovi dogmi (benché siano stati affrontati dogmaticamente i misteri della Chiesa e della Rivelazione), ma si vollero interpretare i “segni dei tempi” (Matteo 16, 3); la Chiesa avrebbe dovuto riprendere a parlare con il mondo, anziché arroccarsi su posizioni difensive.

Nello stesso discorso Roncalli si rivolse anche ai «profeti di sventura», gli esponenti della Curia e del clero più avversi all’idea di celebrare un Concilio.

« Nelle attuali condizioni della società umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai; vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia, che è maestra di vita, e come se ai tempi dei precedenti Concili tutto procedesse felicemente quanto alla dottrina cristiana, alla morale, alla giusta libertà della Chiesa »

Quella stessa sera il pontefice pronunciò inoltre il celebre “discorso della luna“.

Fu un vero e proprio Concilio “ecumenico”: raccolse quasi 2500 fra cardinali, patriarchi e vescovi cattolici da tutto il mondo.

Ridefinendo il concetto di Chiesa, con un rinnovamento profondo della Chiesa cattolica stessa, la cancellazione della Messa in Latino, lo svecchiamento di riti, la cancellazione di altri, il mutamento degli stessi abiti sacri, le aperture gigantesche a movimenti fino ad allora considerati, se non “eretici”, almeno devianti…Finito il potere temporale della Chiesa, si riconobbe una preminenza del laicato cattolico nel vivere la dimensione regale, cioè il rapporto con il mondo. I laici erano, così, visti come i cristiani che assumevano una specifica funzione…La Chiesa si apriva all’Ebraismo, chiedendo quasi scusa dell’accusa bimillenaria di Deicidio…Nascevano i “preti operai”… le “Comunità cristiane di base” e cento movimenti… Si destrutturavano gli antichi altari, figli dei sacelli dei tempi e si costruivano dei tavoli moderni (per lopiù orribili!) quasi mense tra i fedeli che prima stavano dietro una balaustra che divideva dal Sacro!…Si toglieva la Tiara (segno del Triregno dei Papi) e si cancellava la Portantina papale…Tutto portò uno scossone come forse la Chiesa non aveva avuto in quasi duemila anni di storia. Molti non se ne accorsero subito. In altri generò sgomento. Alcuni si allontanarono… In America Latina, molti teologi seguaci della teologia della liberazione abbracciarono la lotta marxista. Da parte opposta, Monsignor Lefebvre rifiutò invece la riforma della liturgia ed altri pronunciamenti di “apertura” del concilio, tra cui quelli sull’ecumenismo, ponendosi di fatto in una situazione di rottura con la Chiesa di Roma.

Dopo quattro sessioni di lavoro il concilio venne chiuso il 7 dicembre 1965. Durante l’ultima seduta pubblica, nella sua allocuzione ai padri conciliari, il papa spiegò come il concilio avesse rivolto «la mente della Chiesa verso la direzione antropocentrica della cultura moderna», senza che però questo interesse fosse disgiunto «dall’interesse religioso più autentico», soprattutto a motivo del «collegamento […] dei valori umani e temporali con quelli propriamente spirituali, religiosi ed eterni…».

La questione della corretta interpretazione del Vaticano II è stata così affrontata a lungo da storici e teologi, facendo emergere due “ermeneutiche” prevalenti: l’ermeneutica della continuità, secondo la quale il Concilio va interpretato alla luce del magistero della Chiesa precedente e successivo al Concilio e l’ermeneutica della discontinuità, che attribuisce al Concilio un valore in quanto evento cruciale, di rottura con il depositum Fidei tradizionale. La prima linea interpretativa è stata sostenuta da tutti i papi da Paolo VI in avanti e specialmente da papa Benedetto XVI; la seconda linea interpretativa è seguita dai cosiddetti progressisti della “scuola di Bologna” e dai tradizionalisti, sebbene con valutazioni opposte sul valore del Concilio.

Nel 1971, nel suo libro “Ciò che credo”, il filosofo cattolico Jean Guitton disse che era «prevedibile, anzi inevitabile che ci dovesse essere una crisi all’interno della Chiesa dopo il Concilio». Secondo Guitton, il Concilio aveva avuto il «merito notevole di mettere l’accento su quelle verità di tipo orizzontale di cui la Chiesa cattolica si era disinteressata, o meglio, che aveva considerato evidenti, naturali, tali da non aver bisogno di essere ricordate». Tuttavia, aggiungeva che «Non c’è di peggio della corruzione dell’eccellente, dato che ogni perfezione può subire un’inversione, tanto più radicale quanto più la perfezione originaria è elevata Il pericolo dell’epoca contemporanea sarebbe quello di considerare, per un fenomeno di inversione, le verità verticali come simboli delle verità orizzontali […] Tanto ero sensibile all’urgenza di una riforma, altrettanto sono sensibile alle difficoltà che minacciano una riforma imprudente o troppo precipitosa».

Nel 1985 il cardinale Joseph Ratzinger affermava, riguardo alla “crisi” del post-concilio, che «nelle sue espressione ufficiali, nei suoi documenti autentici, il Vaticano II non può essere ritenuto responsabile di questa evoluzione che – al contrario – contraddice radicalmente sia la lettera che lo spirito dei Padri conciliari». Spiegava quindi che «se per “restaurazione” intendiamo la ricerca di un nuovo equilibrio dopo le esagerazioni di un’apertura indiscriminata al mondo, dopo le interpretazioni troppo positive di un mondo agnostico e ateo; ebbene, allora una “restaurazione” intesa in questo senso è del tutto auspicabile ed è del resto già in atto nella Chiesa. In questo senso si può che dire che è chiusa la prima fase dopo il Vaticano II. […] Credo anzi che il tempo vero del Vaticano II non sia ancora venuto, che la sua recezione autentica non sia ancora cominciata»[26]. Nel 2013, dopo la sua ascesa al soglio petrino, ritornando sull’argomento disse: «Il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi, a realizzarsi; il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale. Ma la forza reale del Concilio era presente e, man mano, si realizza sempre più e diventa la vera forza che poi è anche vera riforma, vero rinnovamento della Chiesa. Mi sembra che, 50 anni dopo il Concilio, vediamo come questo Concilio virtuale si rompa, si perda, e appare il vero Concilio con tutta la sua forza spirituale».

 

 

 

 

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