Accadde oggi, 25 Dicembre dell’Anno 0, in un recinto per greggi a Betlemme…

 

di Daniele Vanni

 

 

La descrizione della nascita o natività di Gesù (o soltanto Natività, per antonomasia) è contenuta nei Vangeli secondo Matteo e secondo Luca, oltre che nel Protovangelo di Giacomo.

La valutazione sulla valenza storica dei racconti evangelici sulla Natività è oggetto di infinite, a volte futili o inutili, controversie.

La verità storica è che sono presenti tanti episodi precedenti o anche coevi alla nascita del Salvatore, culti arrivati anch’essi e diffusi proprio in Roma, di Divinità che nascono per intervento divino da una Vergine, che spesso hanno dodici personaggi vicini, che subiscono martirii e risorgono dopo tre giorni…

In verità, Gesù Cristo sarebbe nato, di Domenica, di notte tra il sabato e la domenica del 24-25 dicembre dell’11 a.C. e morto il Venerdì 11 aprile del 27 d.C.

Per cui la prima Pasqua, quella della Resurrezione! cadde la successiva domenica 13 aprile: per un’esistenza terrena non di 33 anni, ma di 13.256 giorni, pari a 36 anni e 107 giorni.

Nato di Domenica, morto di Venerdì e risorto di Domenica.

 

 

di Daniele Vanni

 

 

I testi di Matteo e Luca concordano su due eventi centrali, che verificano, secondo l’interpretazione cristiana, due profezie dell’Antico Testamento: la nascita di Gesù a Betlemme (Michea, 5,1), da una Vergine (Isaia 7,14).

Ci sarebbe poi però da spiegare, cosa voleva dire “Messia” per coloro che hanno redatto la Bibbia e perché, i più fedeli custodi di quell’antica saggezza, gli Ebrei non hanno mai neppure lontanamente pensato di riconoscere un loro figlio di nome Gesù, come tale! ma neppure annoverarlo tra i Profeti!

 

Entrambi i Vangeli raccontano inoltre della nascita al “tempo di re Erode”, riferiscono il nome dei genitori (Maria, promessa sposa di Giuseppe) e attribuiscono il concepimento verginale all’opera dello Spirito Santo.

 

Le due narrazioni differiscono per quanto riguarda diversi particolari, i quali vengono specificati o meno. Per questo motivo gli studiosi ritengono che questo sia uno degli indizi della redazione indipendente dei due vangeli (la cosiddetta teoria delle due fonti).

 

La tradizionale datazione della nascita all’anno 1 a.C. è con ogni probabilità, un errore, compiuto nel VI secolo dal monaco Dionigi il Piccolo.

Oggi la maggior parte degli studiosi colloca la nascita di Gesù tra il 7 e il 6 a.C.

 

L’istituzione formale della festa liturgica del Natale, come ricorrenza della nascita di Gesù, e la sua collocazione al 25 dicembre è documentata a Roma dal 336, e la si riscontra nel Chronographus, redatto intorno alla metà del IV secolo dal letterato romano Furio Dionisio Filocalo. Quindi assai dopo che la religione cristiana è diventata un credo ammesso e presto diverrà religione di stato, ma non prima!

 

 

Narrazione dei vangeli sinottici

 

Tra i libri del Nuovo Testamento, gli unici a descrivere la nascita di Gesù sono il Vangelo secondo Matteo e Vangelo secondo Luca. Gli altri due vangeli (Marco e Giovanni) iniziano infatti descrivendo il ministero pubblico di Gesù nell’età adulta, tralasciando la sua infanzia.

 

Sia Matteo che Luca concordano su alcuni punti:

 

Giuseppe e Maria, i genitori di Gesù, erano fidanzati ma non sposati quando Maria restò incinta (Matteo 1,20, Luca 1,27 e 2,4);

 

in entrambi i vangeli la nascita di Gesù è annunciata da un angelo (Matteo 1,20-23 descrive l’annuncio dell’angelo a Giuseppe, Luca 1,30-35 quello a Maria);

 

il Bambino (come del resto era stato il concepimento di Maria, che però, diversamente era stata partorita in maniera “naturale”, non verginale ed indolore come nel caso del Suo Figlio) è concepito per intervento divino (Matteo 1,20, Luca 1,34);

 

un angelo afferma che il suo nome sarà Gesù e che sarà il Salvatore (Matteo 1,21, Luca 2,11);

 

la nascita avviene al tempo di Erode il Grande (Matteo 2,1, Luca 1,5);

 

Successivamente, arrivano a Gerusalemme dei Magi dall’Oriente, i quali avevano letto nel sorgere di un “astro” l’annuncio della nascita del re dei Giudei.

Il legittimo re, Erode, resta turbato, e li invia a Betlemme sulla base della profezia di Michea (Mi5,1) con l’intento di avere informazioni su questo re illegittimo. Guidati dall’astro, i magi arrivano “nella casa” e offrono a Gesù bambino “oro, incenso e mirra”. Avvertiti quindi in sogno di non tornare da Erode, che aveva intenti omicidi verso il possibile usurpatore, i magi tornano nel loro paese.

 

Un angelo intanto informa, in sogno, Giuseppe di fuggire in Egitto, per sottrarsi all’ira di Erode. Questi infatti, non conoscendo l’identità del re neonato, fa uccidere tutti i bambini di Betlemme sotto i due anni (l’episodio è noto come strage degli innocenti). La famiglia ritorna dall’Egitto solo alla morte di Erode, ma a causa della presenza sul trono del figlio Erode Archelao, in sogno un angelo indica loro di recarsi a Nazaret, in Galilea, affinché si avveri la profezia secondo la quale «sarà chiamato Nazareno».

 

Vangelo secondo Luca

 

Il Vangelo secondo Luca (1,26-2,39) inizia narrando l’Annunciazione, fatta dall’angelo Gabriele a Maria, del concepimento per opera dello Spirito Santo di un figlio, il cui nome sarà Gesù. Di fronte all’incredulità di Maria, l’angelo le indica la sua parente Elisabetta, la quale vecchia e sterile sta aspettando un figlio (Giovanni Battista) per grazia di Dio ed è già al sesto mese. Maria dice il suo “sì” dichiarandosi serva del Signore, quindi si mette in viaggio “in fretta” per andare a visitare Elisabetta (Visitazione), che abita presso Gerusalemme, a circa 120 chilometri di distanza (1,26-56).

 

Dopo aver raccontato la nascita di Giovanni (1,57-80), il Vangelo secondo Luca riporta la notizia di un “primo censimento”, voluto da Cesare Augusto in tutto l’impero romano, secondo il quale ciascuno doveva tornare con la propria famiglia nella città dei propri avi (censimento di Quirinio, cha avvenne il 6 a.C.: su questa data si sono aperte infinite discussioni, ma io credo che è possibile che, come alcuni credono il censimento possa essersi svolto in più fasi, ma, è mia convinzione che sia stato senz’altro eseguito alla morte di Erode, il 4 a.C., quando i territori passarono sotto la diretta gestione romana: questo naturalmente chiederebbe altre spiegazioni per la fuga in Egitto e la strage degli innocenti…).

Giuseppe, discendente del re Davide che era nato a Betlemme, lascia Nazaret con Maria incinta e si reca nella città dei suoi avi. A Betlemme Maria dà alla luce Gesù, lo avvolge in fasce e lo depone in una mangiatoia degli animali. Successivamente avviene l’adorazione dei pastori: avvertiti da un angelo, alcuni pastori si recano a rendere omaggio al bambino appena nato (2,1-20).

 

Vangeli apocrifi

 

La nascita di Gesù è descritta anche in alcuni vangeli apocrifi, dove è arricchita di particolari e aspetti miracolistici. Data la tarda età di composizione e il prevalere dell’interesse magico-fiabesco, il valore storico di questi testi è forse limitato, ma possono aver raccolto qualche particolare storicamente fondato.

 

Il Protovangelo di Giacomo (metà II secolo) armonizza la narrazione di Matteo (Magi e persecuzione di Erode) e Luca (censimento).

Quanto al luogo, la nascita avviene a Betlemme in una grotta (cc. 17 – 18), non in una stalla come suggerito da Lc2,7. Questo particolare, assente nei vangeli canonici, è diventato un elemento importante nella rappresentazione del presepe. L’architettura della Basilica della Natività di Betlemme conferma questa tradizione. La Palestina è caratterizzata da numerose piccole grotte che venivano spesso usate come dispense o piccole stalle, sovente ampliate e incorporate in costruzioni in muratura.

Il Protovangelo aggiunge poi tre elementi leggendari.

Nel primo episodio, Giuseppe racconta in prima persona che al momento della nascita il tempo si fermò (c. 18).

Il secondo episodio coinvolge due levatrici che, chiamate da Giuseppe, arrivarono alla grotta immediatamente dopo la nascita e testimoniarono la verginità di Maria (cc. 19-20)

 

Storicità dei racconti

 

Per la presenza di elementi soprannaturali e di alcune possibili imprecisioni, e per la diversità dei racconti dei due evangelisti, peraltro scritti a decenni di distanza dagli eventi narrati, i testi di Matteo e Luca hanno dato luogo ad infinite discussioni fra studiosi e biblisti. Secondo gli studiosi moderni, gli autori delle due fonti non avrebbero appreso le notizie da testimoni diretti, ma dal racconto di terze persone e da fonti indirette, com’è logico che sia, perché con i collegamenti e le comunicazioni di allora era pressochè impossibile rintracciare testimoni oculari!

 

Molti studiosi contemporanei, considerano i racconti evangelici della Natività non fondati storicamente.

Secondo questa interpretazione, i principali eventi delle narrazioni sarebbero elaborazioni tardive, a carattere simbolico o leggendario, redatte sulla base delle profezie messianiche contenute nell’Antico Testamento, che vengono espressamente o implicitamente citate in particolare in Matteo. Seguendo queste premesse il luogo di nascita a Betlemme, patria del messia atteso, dovrebbe quindi essere rifiutato, anche se è citato da entrambi i racconti, e sono state proposte altre località, in primis Nazaret, dove Gesù risiedeva da adulto. Un discorso analogo si può fare per il concepimento verginale: Matteo lo riporta per dimostrare che si è avverata la profezia di Isaia, Luca per dimostrare che Gesù è il Figlio di Dio; queste motivazioni sono interessate e rendono improbabile la storicità di quanto raccontato.

 

La storicità dei racconti evangelici è messa in dubbio, secondo questa interpretazione, da incoerenze sia esterne, sia interne ai racconti. Ad esempio, in Luca, la nascita di Gesù è collocata sia durante il regno di Erode (morto probabilmente nel 4 a.C.), sia in occasione del censimento di Quirinio (Giuseppe Flavio ne attesta uno nel 6 d.C.), eventi difficili da conciliare.

I due racconti sono inoltre in disaccordo, riguardo alle motivazioni per cui Gesù nacque a Betlemme (in base a quanto scritto in Matteo, Giuseppe e Maria sembrano risiedere nella cittadina sin dall’inizio, per l’autore di Luca vi giungono solo per rispettare i dettami del censimento), per gli annunci dell’angelo (in Matteo appare a Giuseppe, in Luca a Maria), per le modalità e i tempi di trasferimento a Nazaret (per Matteo vi si trasferiscono dopo la fuga in Egitto perché a Betlemme regna il figlio di Erode, secondo Luca vi ritornano dopo.

 

Il terzo elemento, che a differenza degli altri due ha avuto una certa fortuna nella devozione e nella tradizione artistica successiva, riguarda la grotta che fu avvolta da “una nube luminosa”.

 

Inoltre, nessuna delle informazioni date nei due racconti della nascita di Gesù, riappare chiaramente nel seguito dei vangeli, neanche negli stessi Matteo e Luca. Date queste premesse, vari studiosi ritengono che questi racconti vadano letti essenzialmente in senso teologico, senza ricercarne l’esattezza storica intesa dai positivisti europei.

 

Un’interpretazione psicoanalitica che risale a Otto Rank (Il mito della nascita dell’eroe, 1909) evidenzia come i principali elementi della nascita di Gesù siano riscontrabili anche in altre biografie mitologiche, in particolare l’origine semi-divina (v. p.es. Gilgameš, Eracle) e la persecuzione del neonato da parte di un’autorità (v. p.es. Sargon, Mosè, Romolo e Remo).

Per Gesù come per gli altri eroi mitologici l’origine di questi elementi narrativi non sarebbe quindi da trovare in eventi storici, ma nell’identificazione dell’io con l’eroe e nella proiezione su questo di elementi della propria storia personale (il desiderio di essere speciale o divino, il timore della persecuzione del padre).

Ma si possono elencare anche tanti altri miti già presenti e diffusi a Roma, nell’epoca in cui vennero scritti i Vangeli e andare molto più in là, nella psicoanalisi del Bambino-Divino, presente in moltissime tradizioni, da quella etrusca con Tagete, a Mitra, a Iside…tutte credenze coeve che sembrano aver improntato di sé non solo i vangeli, ma, soprattutto la nascente liturgia dei cristiani che poi hanno inglobato tali riti e usanze in senso dottrinale e teologico.

E quasi sempre ci troviamo di fronte ad un “Salvatore” divino, concepito da una Vergine, che spesso viene ucciso e risorge in tre giorni, che ha discepoli o fratelli in numero di 12…

 

Secondo l’interpretazione tradizionale, invece, gli elementi contenuti nelle narrazioni evangeliche sono storicamente fondati. Le differenti versioni della natività tramandate in Luca e Matteo rispecchiano infatti due diverse esigenze catechistiche dei redattori. Le prime comunità cristiane cui era rivolto il testo di Matteo, erano infatti composte da ebrei e per tale motivo l’autore non avrebbe citato alcuni dettagli (come il censimento) che per gli ebrei non erano importanti o addirittura visti come un ricordo dei dominatori romani.

 

I destinatari del Vangelo, secondo Luca erano invece i Gentili, ragione per cui nel suo vangelo, ed in particolare nel racconto della natività, vi sono alcuni riferimenti all’”attualità” dell’epoca (il censimento decretato da Augusto) ben comprensibili da parte di una comunità alla quale, al contrario, sarebbero risultate totalmente oscure le citazioni dell’Antico Testamento che caratterizzano il testo di Matteo.

 

Esiste anche l’ipotesi che certi eventi siano stati narrati solo da uno dei due evangelisti, perché l’altro non li conosceva; ad esempio, Luca non sarebbe stato a conoscenza della fuga in Egitto, mentre Matteo non avrebbe saputo che Giuseppe e Maria vivevano già a Nazaret, prima della nascita di Gesù ed è questo il motivo per cui non avrebbe parlato del censimento e del viaggio da Nazaret a Betlemme.

 

Secondo l’interpretazione tradizionale, anche gli elementi storicamente più discussi, come “il suo astro” e la nascita durante il censimento di Quirinio, potrebbero essere fondati.

Circa l’ “astro” (tradizionalmente e impropriamente chiamato stella cometa) visto dai magi e interpretato come annuncio della nascita del “re dei Giudei”, un’interpretazione, che risale a Keplero, lo identifica come una triplice congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei pesci avvenuta nel 7 a.C.

 

Anche la nascita durante il “primo” censimento di Quirinio, non sarebbe in contrasto con la storicità della nascita “al tempo di Erode”, in quanto non si tratterebbe del “secondo” censimento organizzato da Quirinio mentre era governatore della Siria nel 6 d.C., quando Erode il Grande era morto da 10 anni (4 a.C.). I tradizionali tentativi di armonizzazione hanno ipotizzato un precedente mandato di governatore durante il regno di Erode, al quale seguì un secondo mandato con un secondo censimento nel 6 d.C. Una diversa armonizzazione possibile, vede Quirinio non come il governatore vero e proprio della Siria, ma come il funzionario che gestì il suo primo censimento, durante il governatorato di Gaio Senzio Saturnino, al tempo di re Erode, in occasione del censimento universale (“su tutta la terra”) indetto da Augusto nell’8 a.C.

 

Per conciliare i due Vangeli sulle modalità e il tempo del ritorno a Nazaret, alcuni studiosi hanno ipotizzato che la visita dei Magi sia avvenuta, non subito dopo la nascita di Gesù, ma in un momento successivo, dopo la presentazione al tempio; al termine della cerimonia religiosa, la Sacra Famiglia sarebbe rientrata a Betlemme, dove sarebbe avvenuto l’evento.

 

La tradizione cristiana ha comunque conservato la memoria del luogo della nascita in un punto preciso sito all’interno della Basilica della Natività di Betlemme, costruita nel IV secolo.

 

Il giorno e l’anno di nascita di Gesù

 

La maggior parte dei biblisti colloca la Nascita, dopo il censimento di Augusto (8 a.C.) e prima della morte di Erode (4 a.C.), con una maggiore preferenza per il 7-6 a.C.

Dalla inesatta datazione della natività di Dionigi il Piccolo, che la fissò nell’anno 753 dalla fondazione di Roma, decorre in occidente a partire dal VI secolo la datazione della cosiddetta “Era Cristiana”.

 

I testi evangelici sembrano suggerire uno scarso interesse degli evangelisti nel tramandare l’esatto giorno di nascita di Gesù, elemento estraneo agli obiettivi del loro testo. Tale ritrosia era condivisa dai primi cristiani, che tendevano a festeggiare il Battesimo di Gesù o l’Epifania (considerati “equivalenti” e collocati spesso nella stessa data, in quanto punti d’avvio della rivelazione della divinità di Gesù).

 

Le prime notizie risalgono circa all’anno 200, ma sono rare, contraddittorie o di difficile interpretazione. Solo Ippolito di Roma assegnava sin d’allora la nascita al 25 dicembre.

 

La festa liturgica del Natale è piuttosto tarda e perciò la sua collocazione al 25 dicembre sarebbe dovuta, secondo la maggioranza degli storici, a considerazioni pratiche. L’innesto delle nuove credenze cristiane nel corpus del calendario e delle tradizioni popolari romane avrebbe fissato la commemorazione della natività di Cristo nelle antiche feste invernali dedicate a Saturno, i Saturnali, forse perché erano feste che segnavano la fine di un tempo, ed anche perché caratteristica dei Saturnalia era la temporanea abolizione delle differenze sociali e l’inversione dei ruoli tra schiavi e padroni.

 

Secondo alcuni studiosi la data del 25 dicembre potrebbe comunque almeno avvicinarsi a quella vera calcolata grazie al Calendario di Qumran e al ritrovamento del Libro dei Giubilei(II secolo a.C.) a Qumran uno studioso Israeliano Shemarjahu Talmon è stato in grado di ricostruire le turnazioni sacerdotali degli ebrei e applicarle al calendario gregoriano. L’evangelista Luca riferisce infatti, che l’arcangelo Gabriele annunciò al Zaccaria la nascita del figlio Giovanni mentre stava svolgendo le sue funzioni sacerdotali davanti a Dio nel tempio, nel turno di Abia. Ora, questa classe, come tutte le altre, svolgeva il turno due volte l’anno. Una di queste due volte, secondo il nostro calendario solare, corrispondeva all’ultima decade di settembre. In questo modo, risulterebbe quindi giustificata anche la data tradizionale di nascita del Battista (24 giugno), avvenuta nove mesi dopo l’annuncio di Gabriele al Zaccaria. Ma ne consegue che un fondamento storico ha anche la data dell’annunciazione a Maria, “sei mesi dopo” (“e questo mese è il sesto per lei”), quindi nel marzo dell’anno successivo. Questo fatto implicherebbe, secondo l’indagine di Nicola Bux, che “è storica anche la data del 25 dicembre, nove mesi dopo”, per determinare la nascita di Gesù.

 

La data del 25 dicembre sarebbe però in contrasto con l’episodio dell’adorazione dei pastori del Vangelo secondo Luca, in cui si racconta che i pastori pernottavano nei campi, vegliando di notte sul loro gregge; secondo alcuni autori, ciò avveniva nel periodo compreso tra la festa della Pasqua Ebraica e la festa delle capanne, cioè tra marzo e ottobre, ma non in inverno, perché ci sarebbe stato troppo freddo (oltretutto, Betlemme si trova ad un’altitudine di circa 800 metri sul livello del mare).

Inoltre l’identificazione più probabile della stella di Betlemme, di cui parla il Vangelo secondo Matteo, è una tripla congiunzione tra Giove e Saturno, che nel 7 a.C. sarebbe avvenuta in maggio, ottobre e dicembre; confrontando la descrizione del Vangelo con il fenomeno astronomico, alcuni studiosi ritengono probabile che i Magi si siano messi in viaggio in maggio (all’inizio del fenomeno) e siano arrivati in ottobre, quindi Gesù sarebbe nato in settembre, data compatibile con il pernottamento all’aperto dei pastori.

 

La stella cometa dei Re Magi

 

“La stella, veduta dai Magi, secondo l’opinione più probabile, dedotta dalle sue caratteristiche, era una meteora straordinaria, formata da Dio espressamente per dare ai popoli il lieto annunzio della nascita del Salvatore”

 

Moltissimo si è scritto su questa stella. Diverse sono state le ipotesi che possono riassumersi a tre: una cometa, una ‘stella nova’, una sovrapposizione di satelliti.

 

Non si può neppure pensare ad una ‘stella nova’, bagliore prolungato emesso da corpi celesti invisibili al momento della loro esplosione. Infatti nell’area di Gerusalemme non ne comparve nessuna tra il 134 a.C. ed il 73 d.C.

 

Oggi, gli studiosi che vogliono trovare una qualche plausibilità dei racconti evangelici, sembrano tutti propendere per la terza ipotesi, già condivisa a suo tempo da Keplero: “Di tutte le spiegazioni possibili la più probabile rimane quella, in qualche modo accettabile sulle fonti, secondo cui si è trattato di un’insolita posizione di Giove, l’antica costellazione regale. L’astronomia antica si è occupata dettagliatamente della sua comparsa in un preciso punto dello zodiaco e l’ha identificata, sul grande sfondo di una religiosità mitologico-astrale molto diffusa, con la divinità più alta. Essa era importante soprattutto per gli avvenimenti della storia e del mondo, in quanto i movimenti di Saturno erano facilmente calcolabili. Saturno, il pianeta più lontano secondo gli antichi, era il simbolo del dio del tempo Crono e permetteva immediate deduzioni sul corso della storia. Una congiunzione di Giove e di Saturno in una precisa posizione dello zodiaco aveva certamente un significato tutto particolare. La ricerca più recente si lascia condurre dalla fondata convinzione che la triplice congiunzione Giove-Saturno dell’anno 6/7 a.C. ai confini dello zodiaco, al passaggio tra il segno dei Pesci e quello dell’Ariete, deve aver avuto un enorme valore. Essa risulta importante come una ‘grande’ congiunzione e, in vista della imminente era del messia (o anche età dell’oro), mise in allarme l’intero mondo antico”.

 

La migliore tesi

 

E’ senza dubbio quella contenuta in un libretto del 1945, a firma dello scienziato di Ottica, Prof Domenico Argentieri, che non ebbe la pretesa di modificare l’attuale calendario, ma dette delle dritte inequivocabili, perché basate su fatti incontrovertibilmente storici, incrociati con eventi astronomici e i testi storici ed evangelici.

E’ certo che ormai nessuno si sogna di alterare tutte le date, pur sapendo che, del tutto convenzionale, venne stabilito l’Anno 0, dal monaco Dionigi il Piccolo, scrittore ecclesiastico vissuto tra la fine del IV secolo e il 540, che sulla data della Natività tagliò la testa al toro (che come logico morì!) ponendo in modo del tutto errato, fine alle discussioni cominciate almeno (ma già c’erano dispute ed opinioni diverse già molto prima e via via si cambiava ogni volta che un mito, una cosmogonia, una credenza si aggiungeva al  “credo” cristiano in perenne mutazione!!) da quando, nel 330 d.C., essa venne celebrata per la prima volta in Roma e poi nel 368 anche a Costantinopoli (già nel 325 il Concilio di Nicea aveva fissato la Pasqua, essenziale in ogni calcolo sulla vita di Gesù, nella domenica successiva al plenilunio dopo l’equinozio di primavera,in una tradizione mantenuta a tutt’oggi). Fu lui a imporsi sulle iniziali diatribe temporali attorno al “primo” Natale, per la discordanza tra le date deducibili dai Vangeli.

 

Nel bellissimo saggio Quando visse Gesù Cristo? (1945) egli  sostenne sì la coincidenza tra la nascita di Gesù e il censimento della Giudea effettuato da Publio Sulpicio Quirino governatore della Siria, come voleva Luca e scrisse (90 d.C.) Giuseppe Flavio nella Guerra Giudaica. Ma precisò, Argentieri, che il riferimento non andava fatto al secondo governatorato di Quirino (3-6 d.C), bensì al primo (ad attestarne l’esistenza è un’iscrizione rinvenuta presso Tibur nel 1764 di cui non venne tenuto conto da alcuno, benché il testo sia riprodotto al n.3613 nel XIV volume del monumentale Corpus delle iscrizioni latine): del resto Tacito afferma (Annales III,48) che Quirino andò in Siria “subito dopo il suo consolato” (ultimato nel 12 a.C), cioè nel triennio dall’11 al 9 a.C.

 

Ecco allora che Argentieri, sulla base d’incontestabili studi di astrofisica, identificò la “stella dei Re Magi” con la cometa comparsa per la prima volta l’8 ottobre del 12 a.C. (l’anno prima che Quirino venisse in Siria) e che poi, destinata ad apparire periodicamente ogni 76 anni, prese il nome di “cometa di Halley” dal celebre astronomo del Seicento che l’aveva individuata.

Nel vederla, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, i tre astronomi babilonesi noti come “Re Magi”, si misero in cammino per rendere omaggio al nuovo Re. Giunti a Gerusalemme dopo un lungo viaggio, chiesero di lui a Erode, precisandogli di avere visto l’astro – poco meno di due anni prima da quando (12.a.C.) era apparso- che ne preannunciava l’avvento.

 

A questo punto Argentieri si rifece al Vangelo di Matteo: “Allora Erode(…) mandò a uccidere tutti i bambini che erano a Bethlem e dintorni, dell’età di due anni in su, stando alle indicazioni di tempo a lui fornite dai Magi”.

 

Pertanto, secondo i complessi, affascinanti e convincenti,  calcoli di Argentieri, Gesù nacque la notte tra il sabato e la domenica del 24-25 dicembre dell’11 a.C.(come ben sapevano i primi cristiani, cui il Natale era infatti noto come dies dominica,”giorno del signore”) e morì il venerdì 11 aprile del 27 d.C. (per cui la prima Pasqua cadde la successiva domenica 13 aprile): in un’esistenza non di 33 anni, ma di 13.256 giorni, pari a 36 anni e 107 giorni.

Nato di Domenica, morto di Venerdì e risorto di Domenica.

 

 

 

 

 

25 dic Leonardo

Leonardo Adorazione dei Magi

 

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