Accadde oggi, 25 Agosto: 1609, Galileo presenta a Venezia il suo telescopoio – 1944, la Liberazione di Parigi

 

 

La Liberazione di Parigi durante la seconda guerra mondiale, avvenne il 25 agosto 1944 al termine della battaglia di Normandia e costituì un momento di grande importanza militare e politica simboleggiando la disfatta tedesca sul fronte occidentale e la fine dell’occupazione della Francia, che durava dal 1940!

L’operazione, pianificata e condotta in fretta, dopo vivaci discussioni tra i capi alleati, venne effettuata principalmente dai reparti meccanizzati francesi della 2e division blindée del generale Philippe Leclerc, come fortemente richiesto dal generale Charles de Gaulleai dirigenti politico-militari anglo-americani, per ragioni di prestigio e per segnalare la rivincita e la rinascita della Francia.

I tedeschi, in ritirata disordinata dopo la catastrofe della sacca di Falaise, non opposero forte resistenza e lo stesso generale Dietrich von Choltitz, comandante militare della città, non obbedì all’ordine draconiano di Adolf Hitler che prevedeva la distruzione totale di Parigi, e preferì arrendersi.

Gli ordini di Hitler erano la distruzione dei ponti e monumenti di Parigi, la feroce soppressione di qualsiasi resistenza da parte della popolazione, fino all’ultimo uomo.

L’obbiettivo era di creare una seconda “Stalingrado” sul fronte occidentale e immobilizzare così diverse divisioni alleate. Ma il generale Von Choltitz non mostrò alcuna volontà di attuarli.

La guarnigione tedesca infatti, costituita da soli 20.000 uomini, era scarsamente attrezzata, ed era un miscuglio eterogeneo di vari tipi di unità (ad esempio unità amministrative) dal basso valore di combattimento; gli 80 carri armati a disposizione (alcuni risalenti all’estate 1940) come ad esempio il Renault FT-17 (con l’intenzione di utilizzarli a Parigi nel combattimento urbano che avrebbe dovuto avere luogo contro gli Americani) erano per l’epoca assolutamente obsoleti, così come diversi pezzi di artiglieria.

La liberazione

A seguito della rapida avanzata degli Alleati su Parigi, la Gendarmeria e la Polizia iniziarono a lottare contro la guarnigione tedesca in città, seguiti, il 16 agosto dai lavoratori della posta.

In breve si unirono anche altri operai, che, attraversando la città, segnarono l’inizio dell’insurrezione generale il 18 agosto, giorno nel quale a tutti i parigini venne ordinata la sollevazione contro le forze naziste e collaborazioniste.

In breve vennero issate delle barricate e iniziarono una serie di violenti scontri, che ebbero il loro culmine il 22 agosto.

Il primo reparto della 2e division blindée francese del generale Philippe Leclerc a entrare a Parigi fu la 9ª compagnia del 3/RMT (Regiment de marche du Tchad) guidata dal tenente Raymond Dronne. Questa compagnia, La Nueve, era costituita principalmente da repubblicani spagnoli espatriati fortemente antifascisti, raggruppati nei plotoni meccanizzati Elias e Campos equipaggiati con semicingolati halftracks denominati in ricordo delle battaglie della guerra civile, con nomi come “Madrid”, “Guadalajara”, “Brunete” e “Guernica”. La compagnia degli spagnoli era rinforzata da tre carri armati M4 Sherman del tenente Michard, appartenente alla compagnia Witasse del 501° Regiment des Chars de Combat; i tre Sherman portavano i nomi “Montmirail”, “Champaubert” e “Romilly” in ricordo delle vittorie di Napoleone Bonaparte nel 1814 contro i prussiani.

Alle ore 21.22 la colonna del tenente Dronne raggiunse l’Hôtel de Ville.

Alle ore 14.30 del 25 agosto ebbe luogo un improvviso combattimento proprio al centro di Parigi; un carro Panzer V Panther sbucò da Place de la Concorde e aprì il fuoco contro i tank-destroyers M10 del RBFM (Regiment blindée des Fusiliers Marines) arrivati a Place de l’Etoile; sotto l’arco di Trionfo in quel momento si trovavano il colonnello Paul de Langlade e il capitano Jacques Massu. Quattro cacciacarri M10 si schierarono sugli Champs-Élysées e spararono al Panther fermo accanto all’Obelisco in Place de la Concorde; il TD Simoun del secondo ufficiale Paul Quinon colpì a 1.800 metri il carro tedesco, danneggiandone i cingoli e immobilizzandolo. Il Panther però era ancora in grado di rispondere al fuoco con il cannone da 75 mm. A questo punto apparvero su Place de la Concorde, provenienti da Rue de Rivoli, i carri M4 Sherman di una sezione del 501° Regimemt des Chars de Combat; il sergente Bizien, sullo Sherman Douaumont, colpì frontalmente senza effetto il Panther, quindi decise di tentare di speronarlo. Lo Sherman urtò violentemente il carro tedesco, il sergente Bizien uscì dal carro e catturò l’equipaggio tedesco, mettendo fine al clamoroso scontro.

Contravvenendo all’ordine diretto di Hitler per una resistenza ad oltranza e nell’eventuale distruzione della città in caso di abbandono, il General der Infanterie Dietrich von Choltitz si arrese il 25 agosto.

 

Lo stesso giorno, Charles de Gaulle, leader delle forze della Francia Libera, si trasferì dal Ministero della Guerra, in rue San-Dominique, per tenere un discorso alla popolazione dall’Hôtel de Ville.

Il giorno seguente, 26 agosto 1944, ci fu la parata della vittoria lungo gli Champs-Élysées, con la sicurezza (paura di attentati e dei cecchini) garantita dagli uomini della Nona compagnia della divisione blindata del generale Leclerc, compagnia costituita da repubblicani spagnoli espatriati, seguito da una nuova parata della 28ª Divisione di fanteria USA il 29 agosto, quando ormai la città era completamente liberata.

Una stima parla di 1.500 membri della Resistenza francese e di civili morti durante i combattimenti per la liberazione della città.

Il 60º anniversario, nel 2004, venne celebrato con due parate militari con veicoli d’epoca, una rappresentante la Francia, e l’altra gli Stati Uniti.

Una curiosità: il 26 agosto 1944, la Cineteca di Parigi riuscì a trovare una pellicola di Via col vento, che venne proiettata per il festeggiamento della Liberazione!

 

 

Martedì 25 agosto 1609: Galileo presenta il suo telescopio

 

 

Al cospetto del Senato Veneziano, lo scienziato Galileo Galilei mostrò il funzionamento del primo telescopio rifrattore della storia.

 

Era composto da un tubo di legno nel quale erano inserite due lenti, una concava e l’altra convessa.

Non era un’invenzione tutta sua. In realtà esistevano altri telescopi di fabbricazione olandese, che però  Galileo ebbe il merito di perfezionare notevolmente, cercando di aumentarne la capacità di ingrandimento.

 

La vera rivoluzione in effetti, stava nel possibile primo utilizzo astronomico del telescopio, che consentì a Galileo di fare scoperte scientifiche importanti: dai paesaggi della Luna ai satelliti di Giove, dalle stelle della Via Lattea alle fasi di Venere, fino alle macchie solari.

 

Tutto ciò, unito al fatto che le sue scoperte risulteranno, in seguito, ancor più sensazionali, alla luce della limitata portata degli strumenti utilizzati, metterà d’accordo gli studiosi nel far coincidere con questa fase, la nascita dell’astronomia.

 

Esposte nel 1610 nel breve trattato Sidereus Nuncius, le osservazioni astronomiche di Galileo confermarono le teorie eliocentriche di Copernico, facendo entrare lo scienziato pisano nel mirino dell’Inquisizione cattolica, propugnatrice del sistema tolemaico (secondo il quale la Terra era al centro dell’universo).

 

Le prime lenti minerali

 

I Maya, gli Egizi, i Cinesi e i Greci furono tutte grandi culture che realizzarono incredibili opere migliaia di anni fa. Ma quando si trattò di salvaguardare la vista, anche i più grandi studiosi si trovarono impotenti. In passato, proprio come oggi, accadeva che gli occhi delle persone si indebolissero man mano che l’età avanzava.

 

Il grande oratore romano Cicerone si lamentava di quanto fosse fastidioso  dover essere “schiavi” di schiavi che leggessero ad alta voce i testi per lui. L’Imperatore Nerone guardava le sue amate battaglie gladiatorie attraverso uno smeraldo.

Il filosofo greco Tolomeo (intorno al 150 d.C.) conosceva già le prime leggi della refrazione della luce, ma si dovette aspettare oltre 1000 anni dopo prima che i matematici arabi e l’astronomo Alazen fossero in grado di formulare la legge di refrazione, che fu essenziale per i successivi successi in campo ottico.

 

I monaci svilupparono i primi supporti visivi.

Ed in particolare, i monaci italiani, che furono i primi che crearono le prime lenti dalla forma simile all’attuale, già nel 13°secolo. Queste lenti funzionavano come lenti d’ingrandimento. Per costruire queste lenti, i monaci usavano un tipo di quarzo chiamato beryl.

Solo qualche anno più tardi – nel 1267 – il monaco francescano di Oxford, Roger Bacon fornì la prova scientifica che le lettere piccole potevano essere ingrandite con lenti che erano state tagliate in un modo specifico.

Murano: il luogo di nascita degli occhiali

 

I laboratori vetrari di Murano a Venezia, che godono ancora oggi di fama in tutto il mondo, possono rivendicare, a ragione, di essere stati il luogo di nascita degli occhiali. Nel 13°secolo, erano gli unici che avevano la capacità di creare occhiali nel senso moderno.

Già prima del XII sec., si conoscevano semplici mezzi di ingrandimento come gli specchi concavi o convessi, o le lenticchie di vetro (usate per ornare le vetrate), queste ultime da molti, però, demonizzate in quanto considerate strumenti ingannevoli che distorcevano la realtà ed utilizzate da chi non voleva vedere la verità delle cose.

 

L’invenzione delle prime lenti in vetro minerale è stata attribuita a Ruggero Bacone (1214-1294), francescano inglese, massima autorità in quel tempo nel campo dell’ottica.

Alla fine del XIII sec. si ha notizia della prima applicazione di lenti convesse per la correzione della presbiopia.

I primi occhiali, come si deduce dalle opere pittoriche, furono con molta probabilità costruiti con lenti rotonde biconvesse per migliorare la vista dei presbiti.

 

Con l’invenzione della stampa (1450) la diffusione degli occhiali ricevette un grande impulso, per la necessità di leggere anche caratteri piccoli. Allo stesso periodo è riferibile la diffusione delle lenti concave, usate per la correzione della miopia.

 

Ruggero Bacone, in inglese Roger Bacon e ampiamente noto con l’appellativo latino di Doctor Mirabilis (Ilchester, 1214 circa – Oxford, 1294), è stato un filosofo, scienziato, teologo ed alchimista inglese.

 

« Arriveremo a costruire macchine capaci di spingere grandi navi a velocità più forti che un’intera schiera di rematori e bisognose soltanto di un pilota che le diriga. Arriveremo a imprimere ai carri incredibili velocità senza l’aiuto di alcun animale. Arriveremo a costruire macchine alate, capaci di sollevarsi nell’aria come gli uccelli ».

 

(Ruggero Bacone, De secretis operibus artis et naturae IV)

Frate francescano, fu uno dei maggiori pensatori del suo tempo. Come filosofo della Scolastica, diede grande importanza alle osservazioni dei fatti e va considerato come uno dei padri dell’empirismo. Per certi aspetti può considerarsi uno dei rifondatori del metodo scientifico, ma non sono pochi i suoi collegamenti con l’occultismo e le tradizioni alchemiche.

Share