Accadde Oggi, 24 ottobre: 1929, il Giovedì Nero con la disfatta di Wall Street 

 

Dopo le disfatte con milioni di morti nelle trincee, alte decine e decine falciati daalla “Spagnola” che come tutte le epidemie è figlia della guerra! ecco arrivare la crisi economica più grave del secolo! Crisi di sovrapproduzione, della finanza diventata già pressochè mondiale o di un mondo umano che non sa governare se stesso??

Comunque sia, crisi nera a Wall Street!

E bisognerebbe, per capire l’oggi, studiare a fondo quei giorni.

E le loro cause.

Per capire, e possibilmente correggere, il momento storico che stiamo vivendo…

Perchè il crollo della borsa di New York e la successiva gravissima crisi economica e finanziaria, furono il primo grande evento dell’avvenuta globalizzazione capitalistica delle merci e dei capitali e della finanziarizzazione dell’economia!

di Daniele Vanni

Il 24 ottobre del 1929, accadde qualcosa che in molti si attendevano. Qualcuno, in articolare, dentro Wall Street, temeva!

Fu un giovedì nero: 24 ottobre del 1929. Nero in molti sensi. Perché portò con sé anche diversi suicidi. Molti anonimi, diversi di personaggi importanti. Completamente rovinati da speculazioni portate al di là di ogni limite!

Quel giovedì, fu il primo giorno in cui, con chiarezza, si andò profilando il più rovinoso crollo della borsa di Wall Street della storia, dopo alcuni anni di boom.

Di lì a pochi giorni, il crollo della borsa sarebbe diventato incontrollabile. Il giovedì è identificato come la prima delle giornate di contrattazione, che definiscono: “il panico del ‘29”.

Il crollo del giovedì seguì in verità ad una serie di giorni negativi, per le persone che investivano sul mercato delle contrattazioni dei titoli.

Il lunedì 21 ottobre(dopo una cattiva seduta, già il sabato precedente) era stato un giorno molto negativo. Quel giorno le vendite ammontarono a 6.091.879 seminando preoccupazione tra gli azionisti e tra gli stessi speculatori.

Quel giorno Irving Fisher dichiarò a New York che la caduta aveva rappresentato “l’eliminazione del codazzo nevrotico”, prevedendo che di lì in avanti la situazione sarebbe andata incontro al miglioramento. (!!)

Il giorno successivo, martedì 22, Charles Mitchell, direttore della National City Bank, tra i massimi responsabili della speculazione selvaggia, che aveva interessato gli ultimi anni, dichiarò che le condizioni del mercato erano “fondamentalmente sane” e invitava a guardare positivamente al futuro, auspicando che la situazione di tranquillità si sarebbe automaticamente ripristinata. (!!!)

Mercoledì 23fu un’altra giornata di nervosismo sul mercato. Quel giorno si vendettero circa 2.600.000 azioni, nell’ignoranza peraltro di moltissimi risparmiatori (così come era successo il lunedì), a causa, si disse, del ritardo nella registrazione delle contrattazioni da parte del ticker (macchina che comunicava le quotazioni e le contrattazioni dei titoli e il loro volume). Alla fine della giornata aumentò vertiginosamente il numero delle richieste di aumento degli scarti di garanzia. Ai comuni investitori si richiedevano maggiori garanzie collaterali (come conseguenza della caduta del valore del titolo a riporto, che non costituiva più garanzia sufficiente a coprire il prestito con cui lo si era acquistato!) e dunque, in definitiva, più soldi per la speculazione.

Giovedìfu il primo di una serie di giornate rovinose per il mercato azionario.

Furono 12.894.650 le azioni che cambiarono di mano, a prezzi via via più bassi, gettando nella disperazione molti risparmiatori e investitori!La seduta era iniziata in modo tranquillo, ma i prezzi dopo qualche ora presero a scendere a perpendicolo, e alle 11,00 si era diffuso un clima di paura, talché nessuno più comprava. Mezz’ora dopo il mercato era in preda alla psicosi! Si verificarono vere e proprie vendite da panico (panic selling), negli ambienti dello Stock Exchange, sede della borsa valori, si respirava un’aria di profondo nervosismo, mentre già si diffondeva la voce che undici noti speculatori si fossero tolti la vita!

Al termine di una riunione negli uffici della J.P. Morgan & C. il 25 ottobre, venerdì,in cui si erano riuniti tra i più importanti banchieri newyorkesi, Thomas W. Lamont, numero uno della Morgan, incontrando i giornalisti, si mostrò rassicurante, lasciando capire che i grandi banchieri sarebbero intervenuti, per calmierare la discesa dei prezzi. Quel giorno Richard Whitney, incaricato della Morgan e futuro capo della borsa di New York, acquistò alcuni pacchetti di azioni all’ultimo prezzo di vendita per sollecitare ottimismo. (!)

Dopo una lieve ripesa nel fine settimana, si giungerà così al martedì 29 ottobre, il giorno più rovinoso di tutta la storia dei mercati azionari. L’indice delle quotazioni crollò di ben 43 punti (quasi il 13% del valore del mercato)!

Bisognerebbe studiare a fondo quei giorni. E le loro cause. Per capire il momento storico che stiamo vivendo…Il crollo della borsa di New York e la successiva gravissima crisi economica e finanziaria furono il primo grande evento dell’avvenuta globalizzazione capitalistica delle merci e dei capitali. Rallentata dai protezionismi della seconda rivoluzione industriale ed evocata dai segnali di crisi ciclica europea nel periodo immediatamente antecedente alla Prima Guerra Mondiale e dalla lieve crisi del primo semestre del 1926, che aveva addirittura permesso a economisti marxisti di preconizzare una crisi imminente del sistema capitalistico!

La Grande Crisifu anche il frutto dello sviluppo asimmetrico tra l’economia statunitense e quella europea e degli altri paesi del mondo nel decennio 1919-1928, cui non corrispose un adeguato ampliamento del mercato mondiale, a causa del periodo di ricostruzione delle economie europee, fatte a pezzi dalla guerra e dalle rivendicazioni salariali successive, finite spesso in occupazioni di fabbriche, nel “pericolo rosso” e l’instaurazione di regimi fascisti!

Vi era poi la sostanziale, totale chiusura del mercato sovietico, l’impossibilità di allargare i possedimenti e i mercati coloniali ormai sostanzialmente saturi.

Come dire: il Capitalismo premeva perla globalizzazione enon trovava spazi!

Il  primo conflitto su scala planetaria ritardò paradossalmente la crisi del 1929.

Negli Stati Uniti e nei più importanti paesi europei già alla vigilia della guerra vi erano stati segnali di una crisi di sovrapproduzione, legata anche alla compressione dei salari reali, e soprattutto di progressiva finanziarizzazione dell’economia, all’assenza di sbocchi commerciali alla produzione di beni.

Se da una parte il Primo conflitto mondiale aveva rappresentato l’occasione per le potenze industriali europee di espandere i propri mercati, dall’altra aveva costituito per gli Stati Uniti un’occasione unica non solo per intervenire nel conflitto in modo rilevante (e determinante!!) sia a livello militare che politico, ma anche e soprattutto per far pesare su scala mondiale la sua enorme potenza economica e finanziaria, già consolidata tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento!

Gli Stati Uniti, non avendo subito perdite rilevanti nella Prima Guerra Mondiale, divennero il nerbo della ricostruzione europea, sia a livello commerciale, che a livello finanziario. L’intervento e soprattutto i primi anni del dopoguerra permisero, infatti, agli Usa di rimandare una crisi di sovrapproduzione che era ritenuta possibile da molti analisti già prima dello scoppio del conflitto. Il forte intervento finanziario degli Usa nella ricostruzione e nella riconversione industriale del dopoguerra, spiega anche l’impatto enorme che la crisi del 1929 ebbe su tutti i paesi europei che avevano ricevuto crediti dalla nuova superpotenza di oltreoceano e su alcuni paesi latinoamericani, come Messico, Cuba, Cile e Bolivia, già largamente dipendenti dagli investimenti statunitensi.

Per queste ragioni, la crisi economica iniziata con il crollo della borsa di New York nel famoso giovedì nero del 24 ottobre 1929 e conclusasi appena cinque giorni dopo, con il martedì nero, fu diversa da tutte le precedenti per lunghezza, per intensità, per estensione e, come già detto, ebbe rilevanti ripercussioni politiche, culturali in tutto il mondo, non solo negli Stati Uniti.

Andrebbe ripensata a fondo, perché…

 

 

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