Accadde Oggi, 24 ottobre: 1917, la disfatta di Caporetto, con le responsabilità di Badoglio!  

E’ Caporetto!!!  Lo dice la parola stessa! E se non ci fosse stata malafede, da D’Annunzio a Mussolini, fino al Re “Vittorio” Emanuele III°, si sarebbe parlato non di “vittoria mutilata” perché la vittoria era degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, con la Francia come debole comprimaria che aveva supplito con gli eserciti delle colonie e la Russia che dal Medioevo si proiettava nel futuro utopico!!

Per l’Italia contro un’Austria piccola, piccola, si era trattato di una sonora sconfitta!

Chiedendo scusa al Piave!

Ed ad un fronte di 700 chilometri dover era morto un Giovane Italiano per ogni metro!!!

di Daniele Vanni

Caporetto resterà non so per quanto ancora, perché anche il linguaggio sta trasformandosi con una velocità sconosciuta alla storia dell’umanità! come simbolo di disfatta, di disastro e sconfitta!

Labattaglia di Caporetto, o dodicesima battaglia dell’Isonzo (in tedesco Schlacht von Karfreit, o zwölfte Isonzoschlacht), venne combattuta durante la prima guerra mondiale tra il Regio Esercito italiano e le forze austro-ungariche e tedesche.

Lo scontro, che cominciò alle ore 2:00 del 24 ottobre 1917, rappresenta la più grave disfatta nella storia dell’esercito italiano.

Con la rivoluzione russa, sostenuta abbondantemente dalla manao e d, assieme da capitale tedesco e banchieri ebrei, e la susseguente pace, Austria-Ungheria e Germania poterono trasferire consistenti truppe dal fronte orientale a quelli occidentale e italiano. Forti di questi rinforzi, gli austro-ungarici, con l’apporto di reparti d’élite tedeschi, sfondarono le linee tenute dalle truppe italiane che, impreparate a una guerra difensiva e duramente provate dalle precedenti undici battaglie dell’Isonzo, non ressero all’urto e dovettero ritirarsi fino al fiume Piave.

La sconfitta portò alla sostituzione del generale Luigi Cadorna (che cercò di nascondere i suoi gravissimi errori tattici, assenza di una vera strategia e grossolani errori di valutazione, imputando vigliaccamente le responsabilità alla presunta viltà di alcuni reparti) con Armando Diaz.

Le unità italiane si riorganizzarono abbastanza velocemente e fermarono le truppe austro-ungariche e tedesche nella successiva prima battaglia del Piave riuscendo a difendere a oltranza la nuova linea difensiva su cui aveva fatto ripiegare Cadorna.Battaglia di Caporetto (pianificazione e preparazione)

Le prime, intili e incomprensibili! quattro offensive scatenate da Luigi Cadorna, comandante supremo del Regio Esercito italiano, sull’Isonzo durante la seconda metà del 1915, non portarono nessun cambiamento sostanziale del fronte, ma solo la morte di numerosi soldati di entrambi gli schieramenti, con gli italiani respinti a ogni tentativo di sfondare le linee nemiche.

Così come sul fronte occidentale, quindi, anche in Italia si riconfermò la caratteristica fondamentale della prima guerra mondiale: la guerra di trincea.

Nel 1916 il capo di stato maggiore austro-ungarico Franz Conrad von Hötzendorf ritirò parte dei suoi uomini dal fronte orientale, ritenuto solido e relativamente tranquillo, per impiegarli il 15 maggio nella cosiddetta Strafexpedition (spedizione punitiva) contro gli italiani, ma l’attacco non riuscì completamente e quindi vi fu il ritorno a una situazione di stallo. Cadorna era deciso però a riprendersi i territori del Trentino e così, nella seconda metà del 1916, il Regio Esercito tentò di nuovo di scacciare i nemici dalle zone interessate, ma gli insuccessi portano il comandante italiano a volgere nuovamente la sua attenzione all’Isonzo, dove i suoi uomini riuscirono a prendere Gorizia costringendo gli austro-ungarici a ripiegare nelle linee di difesa arretrate, da dove respinsero tutti i successivi assalti degli avversari.

Nel maggio 1917 Cadorna riprese l’iniziativa, ordinando il via della decima battaglia dell’Isonzo, ma ancora una volta i risultati ottenuti furono minimi in confronto alle vite umane perse per conseguirli!

Alla fine di luglio, venne convocata a Parigi una conferenza Alleata, dove fu richiesto all’Italia di eseguire altre due nuove offensive, il prima possibile, per alleggerire la pressione sul fronte occidentale, ma Cadorna ne garantì solo una (undicesima battaglia dell’Isonzo), che finì in un nulla di fatto.

Tutte queste battaglie, come già detto, costarono a entrambi gli avversari ingenti perdite umane, ma per gli austro-ungarici la situazione era più grave, essendo i loro effettivi circa il 40% in meno di quelli italiani.

Per loro fu quindi necessario chiedere la collaborazione dei tedeschi, che risposero inviando al fronte alcune unità di eccellenza e degli ottimi comandanti come il generale Otto von Below e il suo capo di Stato Maggiore Konrad Krafft von Dellmensingen.

Terreno

I luoghi più significativi dove venne combattuta la battaglia di Caporetto furono l’omonima conca, le valli del Natisone e il massiccio del monte Colovrat.

La posizione di Caporetto (Kobarid in sloveno) è particolarmente strategica dato che si trova all’incrocio tra il corso dell’Isonzo e la valle che porta verso la pianura friulana.

Durante la guerra quindi la città funzionò da collegamento tra l’interno del paese e la complessa organizzazione del IV Corpo d’armata, la grande unità del Regio Esercito dispiegata tra la vallata e le montagne sovrastanti. I paesi centrali rispetto ai settori in cui era divisa l’ampia zona di combattimento del corpo d’armata ospitavano i comandi di divisione (Dresenza Picco, Smasti, Saga) con tutti i servizi aggregati dell’artiglieria, del genio militare e della sanità, mentre quelli a pochi chilometri dalla prima linea alloggiavano i comandi di brigata, le riserve e le truppe a riposo.

 

Collocate nella parte più orientale della regione Friuli-Venezia Giulia, le valli del Natisone collegano Cividale del Friuli alla valle dell’Isonzo in Slovenia. Sono costituite dalla valle del Natisone propriamente detta e da quelle percorse dai suoi affluenti, l’Alberone, il Cosizza e l’Erbezzo. A nord sono dominate dal monte Matajur, o monte Re, alto 1.641 m.

La catena del Colovrat (Kolovrat in sloveno) è una lunga catena montuosa caratterizzata da una serie di alture costituite dal monte Podclabuz (Na Gradu-Klabuk) (1.114 m), dal monte Piatto (1.138 m) e dal monte Nagnoj a quota 1.192, coincidente con la linea di confine attuale fra Italia e Slovenia. Tale sistema di monti si eleva sopra la valle tra Caporetto e Tolmino (Tolmin in sloveno) e nel maggio 1915 costituì uno dei punti di partenza delle truppe italiane verso i territori dell’Impero austro-ungarico.

Oltre agli sbagli madornali e per tanti versi inconcepibili di Cadorna, che godeva dell’appoggio incondizionato del Re e Casa Savoia (essendo nobile, senatore, figlio di un generale e fratello di un ministro di Cavour e presidente del consiglio!) e che forse voleva solo dimostrare ardore ed ardimento e spirito di sacrificio con lo sterminio dei propri soldati, in una guerra senza senso. Al di là che le guerre, il senso non l’hanno mai, se non l’istinto insopprimibile dell’uomo di prevalere e schiacciare l’altro, oggi è accertata la grande responsabilità nella disfatta di Caporetto di Cadorna, del “macellaio” Capello, prima fascista e poi attentatore del Duce! che dopo Caporetto, è messo a riposo! perché non si è posto del tutto e subito sulla difensiva, come ha ordinato il Comando Supremo, a conoscenza (anche attraverso due traditori rumeni) dell’imminente attacco nemico e, soprattutto! del timoroso Badoglio!!marchese del Sabotino, che non pago di gloria, per la sua sconfinata ambizione, persistette nell’idea della controffensiva in grande stile, e meditò addirittura iniziative temerarie, contrastanti col piano di difesa ed ha così disposto i suoi uomini pronti sull’offensiva! e ha dato, incredibilmente! l’ordine, in caso di attacco, di non aprire il fuoco delle artigliere (perchè è a corto di munizioni!!), mentre Capello, che non ha appoggi (si parlerà di Caporetto, come vittoria mancata dalla Massoneria!) e su di lui così si scaricherà il peso della tragedia, ha perlomeno dato un ultimo ordine singolarmente chiaro: esso imponeva sia il tiro di contropreparazione, sia il tiro di sbarramento! Di più e massima cosa, Badoglio non è assieme, cioè al suo posto di comando, al 27° Corpo d’Armata che è quello che cederà, ma in luogo di riposo, a Kosi!!!! e pur sapendo che nella notte ci sarà l’attacco, non va sul Monte Ostri Kras, ma rimane nel paesino a riposo!!!

Per questi meriti, sempre protetto dalla Real Casa, dopo Caporetto, diviene sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito e collaboratore del generale Armando Diaz!!!

Nel 1924, sotto Mussolini diverrà Maresciallo d’Italia elo sostituirà addirittura l’8 Settembre del 1943, fuggendo timorosamente con i Savoia a Brindisi!!!

Di là, abbiamo detto, c’era Badoglio!!

A pochi chilometri combatteva un certo Benito Mussolini.

Sul fronte occidentale, quasi accecato dai gas, che i Tedeschi usarono ampiamente a Caporetto, Adolf Hitler.

A Gallipoli, uno di fronte all’altro: Ataturk, vincitore e poi creatore della moderna Turchia e lo sconfitto Churchill, che aveva malamente ideato ed era responsabile di questa sconfitta, dalla quale però, in senso tutto contrario a ciò che aveva fatto l’ostinata follia paranoica di Cadorna, aveva tolto i suoi uomini dopo pochi mesi!

A tutti, comunque, questa carneficina, che con le epidemie che presto imperverseranno, generate dalla fame, gli stenti, i morti, e l’ammassamento in trincee, oltre forse qualche esperimento medico, supererà in numero di morti la seconda Guerra Mondiale, non aveva proprio insegnato niente!!!

 

 

 

 

Share