Accadde oggi, 24 luglio 1911: il mondo conosce Machu Picchu, la favolosa città degli Incas, per mano di uno sconosciuto americano che darà vita alla figura di Indiana Jones!

 

Quarant’anni prima era passato in quel posto che sembra uscito da una favola religiosa, in cui l’uomo tenta di avvicinarsi a Dio! e che forse fu abitato da un’èlite sacerdotale, un italiano, ma non ne dette notizia al mondo. Che si appassionò agli Incas, dopo la scoperta di Hiram Bingham III°, che fu professore universitario e poi senatore degli USA.

 

di Daniele Vanni

 

 

Hiram Bingham IIInato ad Honolulu, nel 1875 amava essere definito non un archeologo, ma un esploratore. E c’è riuscito appieno, visto che in tanti pensano che il personaggio di Indiana Jones sia proprio inspirato alla sua vita!Vita quantomai interessante, dal momento che con le sue scoperte,  Bingham arrivò ad essere governatore del Comnnecticut e poi senatore degli Stati Uniti!

Il grande Francesco Nuti, (che vive così angosciosamente l’ultima parte della sua vita!) come in un sogno ricorrente, nel suo più bel film: “Madonna, che silenzio che c’è stasera!”, vuole di continuo, ossessivamente, andare in Perù! Ma in quel posto che sembra uscito da una favola religiosa, in cui l’uomo tenta di avvicinarsi a Dio! a Machu Picchu! Tanto insistentemente che arriva a chiedere il biglietto alla stazione di Prato! oggi più vicina alla Cina, visto che vi abitano, si dice, ma nessuno sa contarli, oltre 70.000 cinesi e diverse migliaia di afghani che hanno anche unloro quartiere!

Hiram Bingham, dopo un diploma a Yale, uno ad Harvard, le due università più prestigiose degli Usa, divenne nelle stesse anche professore, ma poi decise per l’avventura! e a Machu Picchu che nessuno fino allora conosceva, ci arrivò davvero!

Fu durante una missione nel 1911, quando scoporse la città Incas di Machu Picchu, nelle Ande peruviane, nonché le rovine di Vilcabamba, che però non identificò per quello che in realtà era: l’ultima capitale dell’impero Incas. Un impero dove già si praticava un’agricoltura avanzata, mentre sul Tevere si fondava Roma.

La città di sogno fu intensamente abitata da questo popolo, soltanto un secolo prima dell’irruzione degli Spagnoli. Forse da un èlite aristocratica o meglio, sacerdotale.

 

Bingham-Jones, in effetti, non fece che una riscoperta: nella gola sottostante vi era passato un esploratore milanese nel 1865! E le rovine erano conosciute dai peruviani da sempre, ed anche sfruttate per i reperti. Nonché per le miniere, e già un tedesco, appena due anni dopo il passaggio dell’italiano, cioè più di quarant’anni prima che il sito avesse risonanza mondiale, si era qui installato per estrarre materiale. Oggi di questi “sfruttatori” del sito Incas, qualcuno dice che si possono leggere le firme sui massi! Anche se aggiungono che Bingham-Jones abbia tentato di levigare queste scritte!

Ma si sa: anche l’America era abitata prima di Colombo e forse vi erano già arrivati i Vichinghi, ma il vero scopritore, è colui che divulga la scoperta al mondo. E poi gli Americani sanno fare le cose in grande. Bingham fece arrivare negli States oltre 5.000 reperti (che adesso l’Università di Yale intende restituire al Perù, che però ne richiede, in totale non solo agli Usa, per il solo sito di Machu Picchu oltre 46.000!), la stampa fece il resto e fu moda e passione per gli Incas, parenti di quei Pellerossa che loro, nei nascenti USA aveva sterminato come gli Spagnoli i popoli del Sud America!

Facendo tramontare l’Impero Incas, tanto era ricco, che si estendeva per oltre 4.000 Km. dalla Colombia, all’Ecuador, al Perù Bolivia, Cile ed Argentina!

Nel 1527 Francisco Pizzarro aveva cominciato a smantellare questo colosso precolombiano, la cui capitale Cusco, cadde nel 1536. Gli ultimi focolai di resistenza incaica rimasero proprio nella zona di Vilcabamba e Machu Picchu,quando gli Spagnoli, finite le lotte intestine dei primi esploratori, iniziarono in massa la colonizzazione della regione andina.

L’ultima eroica e leggendaria resistenza l’opposero proprio gli Incas di Vilcabamba, al comnado del mitico re Tupac Amaruche niente potè contro la civiltà (cioè: la tecnica) superiore degli Europei che per di più si erano dimostrati abilissimi nel far ribellare tutte le popolazioni prima sottomesse dagli Incas!

Tupac Amaru sarà protagonista di una leggendaria fuga con la moglie, per quasi 500 Km. di foresta amazzonica: il capo si fermerà stremato solo quando doveva guadare un fiume e la moglie, incinta, avrebbe avuto terrore dell’acqua! Costretto a convertirsi e a dichiararlo pubblicamente, ciò non basterà a salvarlo da un boia di un’etnia rivale che, per ordini spagnoli, lo decapiterà con un coltello ed un martello. La sua testa, infissa sopra un palo, si dovette togliere dopo due giorni, solo perché era divenuta una reliquia sacra per il popolo superstite! Non per pietà cristiana, la religione imposta a suon di cannonate, fucilate, spade, picche e impiccagioni e soprattutto malattie importate dai conquistatori che decimarono tutte le popolazioni indigene!

Oggi, la testa di Tupac Amaru è rispettata, soprattutto perché è considerata un reperto fondamentale per studiare il DNA e capire un pò di più dei misteri che ancora accompagnano il popolo Incas!

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