Accadde oggi, 24 Giugno: la tradizione di raccogliere le “erbe delle streghe” all’alba di questo giorno!!

 

 

di Daniele Vanni

 

Le tradizioni pagane hanno dato vita per secoli e millenni a manifestazioni e riti, collegati con le credenze e gli usi popolari, che da una parte affondano le radici negli “archetipi” umani. Dall’altra s’irradiano per sempre, nonostante il cambio delle religioni dominanti, dei costumi, degli usi, nella storia dell’umanità. Che oggi pare proprio giunta ad un bel bivio! Come qualcuno aveva profetato!

Così sono i fuochi tradizionali di San Giovanni, ma anche tutti gli altri innumerevoli rituali, in gran parte propiziatori, tipici delle feste di inizio stagione. In particolare, quella degli amori che per il mondo animale, ma anche vegetale, è l’estate.

 

A Roma era il tempo delle Fatae o Parche, giornata del Tempio della Fortuna, Festa degli schiavi, quindi notte dell’impossibile, dei prodigi, dei rituali d’amore e delle “streghe”.

 

L’usanza collettiva in questa ricorrenza è quella della raccolta delle erbe che nella notte che precede la festa di S.Giovanni Battista,  cioè fra il 23 ed il 24 giugno, moltiplicano i propri attributi terapeutici e magici.

In questa notte, un tempo si viveva un momento magico, perché essa cade appunto nei giorni solstiziali quando, secondo un’antica credenza, il sole si sposa con la luna e dal suo sposalizio si riversano energie benefiche sulla terrae specialmente sulle erbe bagnate dalla rugiada.

Si riteneva che la rugiada caduta avesse poteri curativi potentissimi, capaci di guarire ogni forma di malattia cutanea e addirittura che esporsi alla rugiada, da parte di chi passeggiasse durante questa magica notte, riuscisse a difendere la persona da ogni tipo di corruzione e malvagità.

Visto che San Giovanni Battista battezzava i fedeli con l’acqua, nella credenza popolare fu facile attribuire alla rugiada, che si forma nella notte che precede la sua festa, effetti miracolosi. Ed è per ciò che venivano preparati, con l’utilizzo di erbe, pietre ed altro, particolari e potenti talismani, nella convinzione poi che la particolare posizione degli astri concorresse a caricarli di straordinarie virtù. Si assisteva insomma ad uno strano connubio di sacro e profano.

Innumerevoli erano le usanze legate alla notte di San Giovanni: Il colono, con un mazzolino di tre spighe di grano marcio o con tre pezzi di carbone, discendeva al fiume e ve li gettava, sperando che ciò lo liberasse dalla carie o coda di volpe (Alopecurus pratensi), dalla zizzania (Loglio) e da tutte le altre erbe nocive che infestano il grano, il quale da li a pochi giorni sarebbe stato raccolto.

 

Altre usanze erano:

 

L’uva raccolta al sorgere del sole e data in pasto ai polli, evitava che questi danneggiassero la vigna;

 

La raccolta di 24 spighe di grano, da conservarsi tutto l’anno, se custodite gelosamente servivano come formidabile amuleto contro le sventure;

 

Era credenza comune che il bagno con l’acqua odorosa, la quale veniva tenuta fuori l’intera notte perchè la Madonna e San Giovanni passando la benedissero, avesse effetti strabilianti. Si poteva ricorrere ad un recipiente piccolo, possibilmente una bacinella, lasciato sul davanzale durante la sera della vigilia con immersi dei fiori di campo (camomilla, margherite, melissa, ginestra), con la convinzione che una volta benedetta dal Santo fosse efficace contro il malocchio, l’invidia e le fatture, specialmente sui bambini;

La prima acqua attinta la mattina della festa manteneva la vista;

Era costume recarsi all’alba sulla riva del mare a bagnarsi per preservarsi dai dolori reumatici;

I contadini portavano sul lido le bestie, buoi e cavalli, perchè si rinvigorissero e fossero immuni da malattie;

All’elemento Fuoco-Sole si accompagna l’elemento Acqua-Luna, si riteneva infatti che la rugiada (“guazza”) che cadeva in questa notte e bagnava le piante, esaltandone le virtù curative, fosse magica, così il mattino seguente ci si rotolava nudi sui prati, per allontanare malanni e migliorare lo stato di salute. Nasce da qui l’usanza di mettere in infusione l’iperico e altre erbe e fiori di campo (mentuccia, lavanda, ruta, malva, rosmarino…) in una bacinella piena d’acqua esposta all’esterno tutta la notte, per poi bagnarsi con la “guazza” di San Giovanni che ha il dono di purificare.

 

Durante la notte ardevano nelle campagne molti falò, specie in cima alle colline o a dossi, (vi dice nulla, La Luna e i Falò, di Cesare Pavese?) in modo da poter rotolare lungo i pendii ruote infuocate. Il contadino, con questi fuochi, voleva aiutare il sole che cominciava a scendere sull’orizzonte, perchè non l’abbandonasse e continuasse a offrire la sua energia ai campi. Ma i fuochi sono stati interpretati anche come festa in onore del sole, manifestazione del divino nel suo massimo splendore solstiziale.

 

Cultura contadina, anche quella preistorica, che si basava proprio sui momenti solstiziali o degli equinozi, e riti pagani individuano elementi e riti chiave di questa data.

Nella notte più corta dell’anno in epoca precristiana si celebrava il sole e si organizzavano veglie, riti e falò di buon auspicio per scacciare le tenebre.

In seguito la religione cristiana si appropriò della festività associando ai rituali la simbologia religiosa.

Ci si riuniva attorno al fuoco che illuminava le tenebre e aveva una funzione certo aggregativa, ma anche esorcizzante delle tante paure interne!

 

All’uso del bagno si affiancava anche l’uso dei comparati. Per stabilire il comparato, una persona inviava all’altra, la vigilia di San Giovanni, un mazzolino di fiori che veniva ricambiato per la vigilia di San Pietro.

“Quelli che nella viglia di San Giovanni Battista fanno fuochi, passando sopra di quelli toccandosi per la mano, poi si chiamano compari e comadri di San Giovanni”.

 

Venivano infatti, stretti legami di amicizia indissolubili proprio attraverso il rito del comparatico,che prendeva forme diverse nelle varie regioni italiane. Ancora oggi in alcune zone italiane come ad esempio in Ciociaria si festeggia la notte di San Giovanni conservandone e tramandandone le tradizioni, una delle quali consiste nel “Battesimo del compare” nel quale ognuno, munito di un mazzo di fiori, “battezza” colui o colei che da quel momento diviene suo “Compare di San Giovanni”.

 

 

L’usanza principe, molto diffusa in antichità e dal Medioevo giunta quasi fino a noi, era appunto quella della raccolta delle erbe di San Giovanni: si diceva che in questa notte e bagnate dalla rugiada avessero funzioni farmacologiche: in un proverbio romagnolo si dice “la guaza ‘d San Zvàn la guarès ogni malàn” (la rugiada di San Giovanni guarisce tutti i mali). Si riteneva addirittura che chiunque si bagnasse con la rugiada durante questa magica notte si dotava di una barriera in grado di difendere da ogni tipo di corruzione.

 

Con l’utilizzo di erbe si preparavano talismani con la convinzione che la singolare posizione degli astri concorresse a caricarli di virtù.

Tra le erbe di San Giovanni usate come talismani possiamo menzionare:

 

– l’iperico dai fiori gialli, l’Erba di S. Giovanni per eccellenza! anche detta Scacciadiavoli, Fugademoni, da tenersi sul corpo tutta la notte per proteggere dalle sventure, e garantire sonni sereni, o fuori dalle porte per proteggere le famiglie; I suoi fiori giallo intenso e le foglioline, dotati di ghiandole traslucide che secernono una sostanza di colore rosso quando vengono stropicciati, richiamano nell’immaginario collettivo il sole, il fuoco, la luce e il sangue del Battista. Inoltre l’odore simile all’incenso che la pianta emana quando viene bruciata e le proprietà curative osservate in passato e confermate oggi dalla scienza (utili nel curare ferite, contusioni, scottature e depressione), diffusero la convinzione popolare che essa fosse in grado di allontanare il male e l’oscurità.

Tra le cerimonie più diffuse legate all’Iperico c’è quella che utilizza il fuoco come elemento purificatore, nel quale vengono bruciati rametti di Iperico per allontanare il male, purificare l’aria e assicurare buoni raccolti. Un’altra usanza diffusa era quella di scambiarsi questa pianta come segno di buon auspicio e di attaccare i rametti sopra le porte e finestre, o tenerne un mazzolino sotto il cuscino.

 

 

 

− l’artemisia contro il malocchio e per la fertilità; preservava dai inoltre dai fulmini, il cui Dio etrusco, Summano, si era celebrato il 20 Giugno

 

− la ruta per le proprietà curative, e come scaccia diavoli, data la sua forma a croce;

 

− la menta bagnata dalla rugiada a garanzia della lunga vita;

 

− la salvia a proteggere dalle creature malvagie;

 

− la verbena simbolo di pace e prosperità; cara alle streghe, era in grado di guarire dalle malattie;

 

− il ribes i cui frutti rossi sono chiamati anche bacche di San Giovanni;

 

− la vinca, utilizzata anch’essa per la preparazione di talismani vegetali;

 

− la mandragora, una delle piante più pericolose, con la doppia facoltà di sedare ed eccitare data la sua essenza ambivalente, maschio e femmina; molto cara alle streghe, la usavano per preparare narcotici e filtri d’amore;

(il Machiavelli per fare un’operetta teatrale, una commediola che lo rese famoso!)

 

− il rosmarino che, appeso con iperico e ruta alle porte delle case, teneva lontani diavoli e streghe;

 

− l’aglio, potentissimo talismano, se raccolto prima del sorgere del sole era particolarmente forte contro la stregoneria;

 

− la lavanda, riposta a mazzetti nei cassetti e negli armadi, (come si fa oggi solo il suo eccezionale profumo!) proteggeva la biancheria e per estensione anche tutta la famiglia;

 

− la felce, donava capacità divinatorie, forze soprannaturali e sapienza (secondo le credenze il suo fiore si schiude solo la Notte di San Giovanni, resta visibile per un attimo e può essere raccolto solo dopo aver lottato con il diavolo);

 

− l’erba carlina, che serviva ad impedire il passo malefico della strega; se inchiodata alla porta di casa infatti, costringeva la strega a contarne con esattezza tutti i capolini.

 

Con queste piante era possibile fare l’”acqua di San Giovanni”; se raccolte nella notte fra il 23 e il 24 giugno, messe in un bacile colmo d’acqua lasciato fuori casa per tutta la notte, aveva il potere di aumentare la bellezza, preservare dalle malattie, ma nello stesso tempo difendere dal malocchio, l’invidia e le fatture, soprattutto quelle pronunciate contro i bambini.

 

Ma naturalmente solo le Streghe conoscevano esattamente le erbe da cogliere questa notte, quali prima o dopo la rugiada e l’alba!

Ma soprattutto solo loro sapevano come trattarle, cuocerle, come mischiarle tra di loro!

Di certo, la tradizione ci fa sapere che assai prima dell’alba, in questa notte, bruciavano tutte le erbe dell’anno precedente, avanzate da filtri, malefici o benefici, non solo perché appartenevano all’anno ormai passato, ma perché non fossero usate da mani inesperte o contro loro stesse!

 

La magica rugiada di San Giovanni Secondo la tradizione nella notte di San Giovanni cade la “rugiada degli Dei” dalla forza generatrice  ed energica. Bagnarsi gli occhi con la rugiada era un gesto di purificazione che rimandava al battesimo. Raccoglierla e poi berla allontana il malocchio e favorisce la fecondità. La rugiada di San Giovanni è ritenuta medicamentosa. Si dice, infatti, che “la guazza di San Giovanni guarisce tutti i malanni”. E’ dolce, detergente, non contiene sostanze calcaree, rinfresca la carnagione come l’acqua piovana. Purifica e porta fortuna.

 

Elisir di San Giovanni o Nocino

 

In questa speciale notte, ricca di mistero e dove tutto può succedere, si raccolgono le noci acerbe che verranno messe sotto spirito e lasciate macerare per lungo tempo.

Non è il noce, l’albero preferito dalle Streghe? E sotto quello grande di Benevento (prima della vittoria dei Romani, denominata Malevento!) non era lì che si facevano i Sabba più famosi d’Europa?

 

Comunque. lasciate macerare nello spirito (quello dell’alcol, non quello etereo e vacuo…!) circa due mesi dopo si può gustare il “Nocino”, un particolare e gustoso liquore dal potere energizzante e in alcuni casi curativo.

Un ottimo digestivo di fine pasto che viene chiamato anche Elisir di San Giovanni.

 

La barca di San Giovanni

 

La notte tra il 23 e il 24 Giugno si mette un albume d’uovo in un contenitore di vetro con dell’acqua che sarà esposto alla rugiada. Secondo la tradizione, il Santo, passando, soffierà facendo apparire la sua barca. Il mattino del 24 Giugno si vedrà una base biancastra dalla quale si innalzano filamenti di diversa misura che ricordano la chiglia, gli alberi maestri e le vele di una barca. In base a come apparivano le “vele” si poteva trarre buono o cattivo auspico su come sarebbe stato il raccolto. Tradizione simile si fa per San Pietro e Paolo, patroni di Roma, infatti troviamo anche tutorial online per creare la Barca di San Pietro e Paolo.

Fatelo con i bambini, si divertiranno tantissimo.

 

Fuochi o falò di San Giovanni

 

San Giovanni, protettore dalle influenze malefiche, assicura la rinascita della luce. Per questo in tutta Europa si accendono i fuochi di S. Giovanni, grandi falò accesi nei campi in onore del sole, per propiziarsene la benevolenza e idealmente rallentarne la discesa. Si festeggia innanzitutto la potenza del Sole, luminoso, forte che combatte le tenebre, e l’inizio dell’estate. Sono centinaia i riti in Italia per la notte magica di San Giovanni, ma tutti comprendono il falò purificatore. Si bruciano le erbe vecchie, si salta il fuoco per avere fortuna, si mette la sua cenere sui capelli.

 

Felce e lumache

 

Solo a mezzanotte in punto, quando la felce che nasce lungo i ruscelli dei boschi fiorisce, si deve cogliere un ramo e tenerlo in casa per aumentare i propri guadagni e acquisire  la fama di saggio e la capacità di leggere il passato e prevedere il futuro. Per distruggere le avversità si mangiano poi le cosiddette lumache di San Giovanni con tutte le corna, da sempre considerate simbolo lunare di discordie e preoccupazioni, e del resto è solo una delle diverse ricette che si preparano per San Giovanni.

 

La premonizione dell’amore

 

La notte di San Giovanni celebra anche i riti magici dell’Amore: perché il 24 giugno è considerata la data più propizia per i matrimoni. In passato le giovani si rotolavano sui prati per bagnarsi della rugiada rigeneratrice e invocavano San Giovanni per conoscere volto del futuro marito. Mentre le vergini, dopo aver recitato una preghiera nude davanti allo specchio, avrebbero potuto vedere riflessa per qualche secondo l’immagine del loro sposo.

Per chi ancora non ha incontrato l’anima gemella e vuole fare il grande passo, ci sono dei “rituali” di previsione sentimentale, per “vedere” lo sposo, magari riflesso in un pozzo o in sogno. Altrimenti si può rompere un uovo e versare solo l’albume in un recipiente d’acqua, lasciato sul davanzale della finestra perché raccolga la rugiada di San Giovanni. Il mattino seguente se troverete l’albume ricoperto di bollicine, significa che entro pochissimo incontrerete l’uomo dei sogni, alto, bello e ricco. Altra rito propiziatorio è raccogliere un cardo e bruciacchiarlo, nasconderlo in una fenditura del muro e aspettare la mattina seguente: se è verde e fresco, come appena colto, significa che ci si innamorerà felicemente corrisposte entro l’anno. Insomma si avvicina il momento perfetto per aiutare il destino e innamorarsi.

 

 

 

La storia delle credenze e delle tradizioni relative alla notte delle streghe di San Giovanni varia nel nostro Paese, di regione in regione. La differente tipologia di significato che ogni persona gli attribuisce in base alla propria regione di appartenenza deriva comunque dal detto popolare: “La notte di San Giovanni destina il mosto, i matrimoni, il grano e il granturco” . La tradizione vuole che la cosiddetta “notte delle streghe”, fosse caratterizzata appunto dalla presenza delle megere che vagavano dopo il calar del buio, per catturare le anime di ignare persone in preda al sonno. La ricorrenza di questa notte ricade tra il 23 e il 24 Giugno. Secondo la leggenda veneta, coloro che verranno alla luce proprio durante quelle ore, saranno destinati a grandi fortune e possiederanno importanti poteri in quanto: “chi nasce la notte di San Giovanni non vede streghe e non sogna fantasmi.” Un detto istriano invece affermava che chi accendeva dei fuochi durante il corso di quella notte, avrebbe tenuto lontani sfortuna e contagi: “San Giovanni con il suo fuoco, brucia le streghe, il moro ed il lupo.”

 

Sempre in Veneto, ogni volta che questa data si presentava, si effettuavano dei rituali magici compiuti proprio con il favore delle tenebre. I sortilegi erano comunque di natura amorosa e propiziatoria: le fanciulle interpretavano i presagi per il loro futuro sentimentale, mentre altri consideravano gli esiti della notte come un importante monito riguardante la mietitura: grano, granoturco e uva attraversavano fasi delicate, visto che il loro processo di maturazione poteva essere messo a rischio (o meno) dalla rugiada che sempre secondo le credenze, sarebbe caduta copiosa sui raccolti. In Molise invece, un’altra usanza prevedeva la realizzazione di un sortilegio basato sulla mescolanza del piombo nell’acqua: in base alle forme che esso avrebbe assunto, si sarebbe verificato un diverso fato.

 

Anche secondo la tradizione del Molise inoltre, le fanciulle si sarebbe interrogate sul loro futuro amoroso; durante la notte infatti, la scelta di due cardi sarebbe stata rivelatrice sulla data del matrimonio anelato: dopo aver praticato il rituale magico opportuno, i due cardi, lasciati per i successivi due giorni sul davanzale della finestra, avrebbero rivelato, in base alla disposizione assunta, proprio un indizio importante sulla celebrazione delle nozze. Lo stesso rituale era praticato in Sardegna, dove però i cardi assumevano importanza prevalentemente per i contadini e i pastori, i quali avrebbero valutato i segnali del cardo. Una volta lasciato seccare, il fiore avrebbe rivelato diverse informazioni in base agli insetti attirati tra formiche o moscerini. La tradizione romana invece, vuole che durante questa notte le persone andassero in giro per le vie della città pregando San Giovanni in Laterano (il Santo patrono) mangiando in seguito lumache nelle osterie e nelle baracche e soprattutto facendo un gran baccano proprio per tenere lontane le streghe ed impedire loro così di uscire allo scoperto per raccogliere le erbe necessarie ai loro malefici.

 

 

 

 

Share