Accadde Oggi, 24 Febbraio 1525, la Battaglia di Pavia

 

di Daniele Vanni

 

 

La battaglia di Pavia fu combattuta il 24 febbraio 1525 durante la guerra d’Italia del 1521-1526 tra l’esercito francese guidato personalmente dal re Francesco I e l’armata imperiale, costituita principalmente da fanteria spagnola e lanzichenecchi tedeschi, di Carlo V guidata sul campo da Fernando Francesco d’Avalos e Carlo di Borbone.

La battaglia si concluse con la netta vittoria dell’esercito dell’imperatore Carlo V; lo stesso re Francesco I venne catturato.

 

La battaglia segnò un momento decisivo delle guerre per il predominio in Italia e affermò la temporanea supremazia di Carlo V.

Dal punto di vista della storia militare la battaglia è importante perché dimostrò la schiacciante superiorità della fanteria spagnola organizzata nel tercio (un tipo di organizzazione militare costituita da una parte di picchieri e una parte di moschettieri armati di archibugi) e soprattutto delle sue formazioni di archibugieri che distrussero con il fuoco delle loro armi la famosa cavalleria pesante francese.

 

La battaglia di Pavia segnò anche un momento di passaggio nelle strategie militari, che saranno d’ora in poi caratterizzate dal largo utilizzo delle armi da fuoco.

 

La battaglia di Pavia segna un momento di importante mutamento nella composizione delle truppe, una sorta di Rinascimento Militare che prevedeva ora una distribuzione più omogenea della fanteria, della cavalleria come dell’artiglieria, visibile contemporaneamente nelle armate francesi e in quelle spagnole.

 

Se durante il Medioevo, la cavalleria pesante aveva costituito l’ossatura degli eserciti, tra il XIII e il XVI secolo, questa disposizione cambiò sensibilmente. Durante le guerre d’Italia nel primo ventennio del XVI secolo, ci fu una vera e propria evoluzione dell’arte bellica rinascimentale, che coinvolse non solo le tattiche di cavalleria, bensì le nuove strategie adoperate dalla fanteria di picchieri svizzeri, che ora si trovavano a fronteggiare la nuova minaccia dei pezzi d’artiglieria. Infatti l’uso delle bombarde, ora montate su affusti e ruote, era ora possibile anche nelle battaglie campali e non solo negli assedi, e le armi da fuoco individuali, gli archibugi, venivano usati da archibugieri professionisti, che, organizzati in reparti autonomi, avevano un ruolo indipendente sul campo di battaglia da quello degli altri reparti.

A Pavia gli archibugieri furono in effetti circa 1500.

 

 

L’inizio delle ostilità e assedio di Pavia

 

A seguito della sconfitta delle truppe imperiali di Carlo V in Provenza, nel 1523, il re di Francia, Francesco I, voleva sfruttare il vantaggio per tentare di riprendersi Milano, perduta nel 1521 dove gli spagnoli avevano insediato Francesco II Sforza.

Alla fine di ottobre del 1524, Milano cadde in mano dei Francesi.

Gli imperiali, troppo inferiori di numero, si ritirarono a Lodi, lasciando però una guarnigione di circa 6.000 uomini a Pavia, agli ordini di Antonio di Leyva.Questi, proveniente da una famiglia della Navarra, nel nord della Spagna, poi trasferitasi un poco più a sud, a Leyva appunto, fu il bisnonno nientemeno della Monaca di Monza (Marianna de Leyva)! Fu infatti, dopo la Battaglia vittoriosa di Pavia, Governatore del Ducato di Milano e Conte di Monza.

 

Pavia, l’antica capitale dei Longobardi era la seconda città del Ducato e occupava una importante posizione strategica.

 

Le difese della città resistettero ai primi assalti dei francesi che furono costretti a organizzare un vero e proprio assedio alla città, a partire dal 27 ottobre 1524. Il grosso delle truppe di Francesco I si dispose nella zona a ovest della città, nei pressi di San Lanfranco, mentre le fanterie mercenarie svizzere e nuclei di cavalieri si acquartierarono a est di Pavia. La situazione rimase in stallo fino all’arrivo, all’inizio di febbraio del 1525, di circa 22.000 uomini agli ordini di Carlo di Lannoy, viceré di Napoli, di Carlo di Borbone e di Fernando Francesco d’Avalos, marchese di Pescara, che vennero in aiuto degli assediati. L’esercito si accampò nella zona est di Pavia, di fronte alle truppe francesi e per tre settimane i due eserciti si fronteggiarono trincerati nelle zone dell’attuale Parco della Vernavola a Mirabello.

 

Francesco I di Valois(Cognac, 12 settembre 1494 – Rambouillet, 31 marzo 1547) fu re di Francia dal 1515 alla sua morte.

Noi lo ricordiamo soprattutto, perché da Milano, portò con sé, in Francia, Leonardo da Vinci e molti quadri, tra i quali La Gioconda (che poi altro non è che il ritratto della madre di Leonardo, la schiava circassa, prima la “servizio” della Casa Vanni a Firenze e poi ceduta al notaio Ser Piero, padre di Leonardo per i servigi svolti alla famiglia) !

Ma oggi parliamo soprattutto di come gli eserciti stranieri, tra i quali quello di Francesco I, la facessero in quegli anni da padroni in Italia! Ed anzi ne facessero terra di battaglia per i loro scontri continentali!

Francesco I era il figlio di Carlo di Valois-Angoulême e di Luisa di Savoia e fu il primo della dinastia regale dei Valois-Angoulême, che si estinguerà con la morte di Enrico III, avvenuta nel 1589. Essendo pronipote di Valentina Visconti, (discendente dei Valois) credeva suo pieno diritto riavere Milano come sua eredità familiare. Nel 1515 discese quindi in Italia e con la battaglia di Marignano conquistò il Milanese.

Ma quando fu eletto imperatore Carlo V d’Asburgo, (1519) con territori vastissimi, che dalla Spagna e dal Sacro Romano Impero cingevano d’assedio la Francia, contro questi, nel 1521, Francesco I iniziò una guerra che, salvo intervalli di tregue fittizie (1529-34; 1538-42; 1544-47), durò per tutta la sua vita.

La battaglia di Pavia fu combattuta il 24 febbraio 1525 durante la guerra d’Italia del 1521-1526 tra l’esercito francese guidato personalmente dal re Francesco I e l’armata imperiale, costituita principalmente da fanteria spagnola e lanzichenecchi tedeschi, di Carlo V guidata sul campo da Fernando Francesco d’Avalos e Carlo di Borbone. La battaglia si concluse con la netta vittoria dell’esercito dell’imperatore Carlo V e lo stesso re Francesco I venne catturato.

La battaglia segnò un momento decisivo delle guerre per il predominio in Italia e affermò la temporanea supremazia di Carlo V. Dal punto di vista della storia militare, è importante perché dimostrò la schiacciante superiorità della fanteria spagnola organizzata nel tercio (picchieri, moschettieri e archibugi) che distrussero con il fuoco delle loro armi la famosa cavalleria pesante francese.

A seguito della sconfitta delle truppe imperiali di Carlo V in Provenza nel 1523, il re di Francia, Francesco I, vuole sfruttare il vantaggio per tentare di riprendersi Milano, perduta nel 1521. Alla fine di ottobre del 1524, Milano cade in mano dei Francesi, che decidono quindi di proseguire fino a Pavia, l’antica capitale della Lombardia, che viene messa sotto assedio a partire dal 27 ottobre 1524.

La notte fra il 23 e il 24 febbraio, i guastatori imperiali, al comando di Galzerano Scala, aprirono una breccia nella cinta francese e sorpresero gli assedianti. Erano guidati dal Conestabile francese Carlo di Borbone, che si era distinto al fianco di Francesco I in occasione della battaglia di Marignano nel 1515, ma che in seguito era passato nel campo avversario.

Francesco I e i capi francesi furono sorpresi dall’inattesa azione nemica, ma reagirono rapidamente e schierarono il loro esercito per la battaglia; dopo aver lasciato negli accampamenti e contro la città 6.000 soldati, tra cui le cosiddette “bande nere” italiane, il re prese il comando della sua famosa cavalleria pesante e si diresse sull’ala sinistra per affrontare direttamente la cavalleria imperiale. Una parte dei picchieri svizzeri e i mercenari tedeschi presero posizione al centro; il grosso della fanteria svizzera venne in un primo momento lasciato in seconda linea raggruppato in formazione serrata; sull’ala destra i francesi misero rapidamente in azione la loro potente artiglieria.

Al comando del famoso Galiot de Genouillac, i cannoni francesi aprirono il fuoco con grande efficacia contro i quadrati dei picchieri lanzichenecchi che subirono pesanti perdite; le fonti riferiscono particolari macabri sul micidiale effetto del tiro dell’artiglieria sulle dense file dei mercenari lanzichenecchi. Mentre sui fanti tedeschi si abbatteva il bombardamento, la cavalleria leggera francese con un’abile mossa riesce a mettere fuori uso l’artiglieria spagnola che si stava ancora schierando sul campo. A questo punto Francesco I compie l’errore di disperdere le sue forze. Sul far dell’alba, lancia la propria cavalleria pesante contro la cavalleria spagnola disposta alla sinistra dello schieramento. Il re francese, secondo schemi puramente medievali, si pone davanti ai suoi cavalieri e cerca di vincere la battaglia con onore e gloria, ma si espose al contrattacco del nemico. Ferdinando d’Avalos fece muovere 1.500 archibugieri spagnoli che si schierarono al riparo di un bosco e aprirono il fuoco sul fianco destro della cavalleria pesante francese con effetti devastanti: i superstiti vennero attaccati dalla cavalleria leggera imperiale mentre la fanteria spagnola si avvicinava per completare la vittoria.

La cavalleria pesante francese venne distrutta; i cavalieri rimasti appiedati vennero annientati all’arma bianca dalla fanteria con colpi di pugnale al collo, nella giunzione tra elmo e corazza, o attraverso le piccole fessure della celata dell’elmo. Gli archibugieri spagnoli invece impiegarono le loro armi da fuoco colpendo a distanza ravvicinata, in molti casi facendo partire il colpo direttamente dentro l’armatura dei cavalieri dopo aver sistemato l’archibugio attraverso la cotta! I principali comandanti del re Francesco I caddero in questa fase della battaglia.

I cavalieri francesi assieme al re si ritrovano disorientati e circondati dalla cavalleria e dagli archibugieri nemici. In poco tempo la possente e coraggiosa cavalleria francese fu annientata. Francesco I continuò strenuamente a combattere nonostante fosse stato appiedato da una archibugiata dell’italiano Cesare Hercolani, fu salvato dalla morte e catturato dal viceré di Napoli Carlo di Lannoy che combatteva con i suoi cavalieri “ispano-napoletani” a fianco di Carlo V.

La battaglia si concluse sul fare della mattina del 24 febbraio. Il re francese umiliato e sconfitto venne deportato in Spagna, mentre sul campo si contavano circa 10.000 uomini (alcune fonti danno cifre anche superiori);

Il prigioniero regale viene imbarcato a Villefranche vicino a Nizza alla volta della Spagna, dove resterà un anno detenuto in attesa del versamento di un riscatto, da parte della Francia, e della firma di un trattato in cui si impegni ad abbandonare le sue rivendicazioni sull’Artois, la Borgogna e le Fiandre, oltre a rinunciare alle sue pretese sull’Italia.

Sarà liberato dietro versamento di un riscatto e obbligato a firmare il Trattato di Madrid che prevedeva condizioni umilianti. Ma presto le contesterà, alla Lega di Cognac promossa da papa Clemente VII (con Venezia, Genova, Firenze e Francesco II Sforza) per strappare il Regno di Napoli agli spagnoli, ma le truppe imperiali poco dopo marceranno verso Roma, che conoscerà il disastroso Sacco compiuto dai Lanzichenecchi che, si sdice uccisero gli ultimi veri discendenti dei Romani.

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