Accadde Oggi, 23 Ottobre: 1520, Carlo V viene incoronato Imperatore nella cattedrale di Aquisgrana

Imparentato con quasi tutte le grandi casate reali europee, è stato una delle più importanti figure della storia del mondo moderno: padrone di un impero talmente vasto ed esteso, su tre continenti, che gli viene tradizionalmente attribuita l’affermazione secondo cui, sul suo regno non tramontava mai il sole, portò guerra alla Francia e agli Ottomani.

di Daniele Vanni

Carlo d’Asburgo(Gand, 24 febbraio 1500 – Cuacos de Yuste, 21 settembre 1558) fu Re di Spagna(come Carlo I), Imperatore del Sacro Romano Impero(come Carlo V), Re di Napoli(come Carlo IV) e Duca di Borgogna(come Carlo II).

È stato una delle più importanti figure della storia d’Europa, padrone di un impero talmente vasto ed esteso, su tre continenti, che gli viene tradizionalmente attribuita l’affermazione secondo cui, sul suo regno non tramontava mai il sole.

Carlo era figlio di Filippo il Bello d’Asburgo, figlio a sua volta dell’Imperatore Massimiliano I d’Austria e di Maria di Borgogna, erede dei vasti possedimenti dei Duchi di Borgogna, che aveva esteso i suoi domini sui Paesi Bassi e Borgogna. Quindi da parte di padre era un Asburgo,una delle famiglia, stranamente di origine del nord della Svizzera, ma che dalla bassa Germania del sud-ovest in poche generazioni aveva esteso il suo dominio sull’Austria, essendo a capo per secoli del Sacro Romano Impero).

La madre era invece Giovanna di Castiglia e d’Aragona, detta “la Pazza”,figlia dei Re Cattolici Ferdinando II d’Aragona e della sua consorte Isabella di Castiglia: la pazzia della quale non è mai stata chiarita. Donna anticonvenzionale, forse “eretica” o perlomeno estrosa, tra padre, marito e figlio, – Carlo V stette anche dieci anni e più senza vederla e non ne ricordava neppure il volto!- stette 46 anni n prigionia, subendo anche tortura etantissime angherie.

E da questa madre a Filippo suo padre e quindi a lui, venne il governo della Spagna.

In virtù di questi avi d’eccezione, Carlo poté ereditare un vastissimo impero, oltretutto in continua espansione, ed esteso su tre continenti (Europa, Africa e America). Nelle sue vene infatti, scorreva sangue delle più disparate nazionalità: austriaca, tedesca, spagnola, francese, polacca, italiana e inglese!

Tramite il padre discendeva infatti, oltre che naturalmente dagli Asburgo, i quali ormai da tre secoli regnavano sull’Austria e da quasi 100 anni ininterrottamente sull’Impero Germanico, anche dalla casata polacca dei Piast, del ramo dei duchi di Masovia, attraverso la trisavola Cimburga di Masovia (e questa discendenza gli lascerà anche un segno fisico: il famoso “labbro sporgente all’Asburgo”).

Il marito di Cimburga, il duca di Stiria Ernesto il Ferreo, era invece figlio di Verde Visconti, e ciò rendeva Carlo diretto discendente dei Visconti di Milano e quindi pretendente legittimo al Ducato di Milano.

Tramite la nonna Maria, duchessa di Borgogna, egli discendeva invece dai Re di Francia della Casa dei Valois, diretti discendenti di Ugo Capeto; ciò rendeva dunque Carlo discendente del grande casato dei Capetingi, e quindi anche del fondatore dell’Impero, il suo omonimo Carlo Magno.

La madre Giovanna invece, gli portò la discendenza dalla grande casata castigliana e aragonese dei Trastamara. Essi a loro volta avevano riunito nel loro blasone le eredità delle antiche casate iberiche di Barcellona, primi re di Aragona, di León, Castiglia e Navarra, discendenti degli antichi re delle Asturie, di origine visigota.

I Re di Aragona erano inoltre discendenti degli Hohenstaufen tramite Costanza, figlia di re Manfredi; questo fatto permise a Carlo (che si trovava in questo modo a discendere dall’Imperatore Federico II di Svevia, detto lo “Stupor Mundi”), di ereditare i regni di Napoli e Sicilia.

Infine, due sue trisavole del lato materno erano Caterina e Filippa di Lancaster, entrambe figlie di Giovanni di Gand, figlio cadetto di Edoardo III Plantageneto, re d’Inghilterra.

Nel corso del suo governo Carlo V raccolse molti successi, ma certamente la presenza di altre realtà contemporanee e conflittuali con l’Impero, come il Regno di Francia e l’Impero ottomano, insieme con le ambizioni dei principi tedeschi, costituirono l’impedimento più forte alla politica dell’Imperatore, che tendeva alla realizzazione di un governo universale sotto la guida degli Asburgo. Non a caso il motto degli Asburgo: AEIOU, è interpretato variamente, ma più o meno nel senso che l’Austria e gli Asburgo, sono gli imperatori del mondo!

Egli, infatti, intendeva legare agli Asburgo, permanentemente ed in forma ereditaria, il titolo imperiale, ancorché sotto forma elettiva.

Il Re di Francia, Francesco I di Valois-Angoulême, attraverso la sua posizione fortemente autonomistica, unitamente alle sue mire di espansione verso le Fiandre ed i Paesi Bassi, oltre che verso l’Italia, si oppose sempre ai tentativi dell’Imperatore.

Questa opposizione egli la esercitò mediante numerosi e sanguinosi conflitti. Basti ricordare, la battaglia di Pavia (1525) n cui lo stesso Francesco cade prigioniero.

Altrettanto fece, naturalmente, l’Impero ottomano di Solimano il Magnifico, che, con le sue mire espansionistiche verso l’Europa centrale, costituì sempre una spina nel fianco dell’Impero e Carlo V fu costretto a sostenere diversi conflitti anche contro i Turchi

Spesso i due fronti erano aperti contemporaneamente: ad oriente contro gli Ottomani e ad occidente contro i Francesi.

Su entrambi i fronti Carlo uscì vittorioso, sebbene non tanto per merito suo quanto dei suoi luogotenenti. Vittorioso, sì, ma dissanguato economicamente, soprattutto perché agli enormi costi delle campagne militari si aggiungevano i faraonici costi per il mantenimento della sua corte nella quale egli aveva introdotto il lusso sfrenato delle usanze borgognoni.

Per tutto il corso della sua vita, Carlo V dovette affrontare anche i problemi sollevati prima in Germania e, subito dopo, anche in altre parti del suo Impero e nell’Europa in generale, dalla neonata dottrina religiosa dovuta al monaco tedesco Martin Lutero, in opposizione alla Chiesa cattolica.

Tali problemi si manifestarono non soltanto nelle dispute dottrinali, ma sfociarono anche in conflitti aperti. Carlo, che sul piano religioso si autoproclamava il più strenuo difensore della Chiesa cattolica, non fu in grado né di sconfiggere la nuova dottrina, né, tanto meno, di limitarne la diffusione. Tant’è che due Diete, quella di Augusta del 1530 e quella di Ratisbona del 1541, si conclusero con un nulla di fatto, rinviando ogni decisione sulle dispute dottrinali ad un futuro Concilio ecumenico.

Carlo poté accrescere i possedimenti oltreatlantici della corona di Spagna, attraverso le conquiste operate da due tra i più abili conquistadores dell’epoca: Hernán Cortés e Francisco Pizarro.L’imperatore stimava l’audacia di Cortés, che sconfisse gli Aztechi e conquistò la Florida, Cuba, il Messico, il Guatemala, l’Honduras e lo Yucatan.Il conquistatore sapeva che all’imperatore era piaciuto tempo prima il nome da dare a quelle terre: la «Nuova Spagna del Mare Oceano», e divenne governatore nel 1522.

Pizarro sconfisse l’Impero Inca e conquistò il Perù e il Cile,cioè tutta la costa del Pacifico dell’America meridionale.

Carlo nominò Cortes Governatore dei territori assoggettati nell’America del Nord, i quali andarono così a costituire la Nuova Spagna.

Mentre Pizarro fu nominato governatore del Vicereame del Perù.

All’indomani della sua incoronazione imperiale, Carlo V dovette fronteggiare, negli anni 1520-1522, le rivolte in Castiglia e in Aragona, dovute essenzialmente al fatto che la Spagna non solo era nelle mani di un sovrano di origini tedesche, ma anche che quest’ultimo era stato eletto Imperatore del S.R.I., e, come tale, tendeva ad occuparsi maggiormente dei problemi legati all’Europa austro-germanica, che non a quelli della Spagna. In Castiglia vi fu la rivolta dei comuneros (o comunidades castigliane) che aveva come obiettivo il raggiungimento di un maggior peso politico nell’Impero da parte della Castiglia stessa.

In Aragona vi fu la rivolta della Germanìa contro la nobiltà. La “germanìa” era una confraternita che riuniva tutte le corporazioni cittadine.

Carlo riuscì a sedare queste rivolte, senza danno alcuno per il suo trono.

Due anni dopo la sua incoronazione d’Aquisgrana, Carlo raggiunse un accordo segreto con il fratello Ferdinando, circa i diritti ereditari spettanti a ciascuno dei due.

In base a tale accordo fu stabilito che Ferdinando e i suoi discendenti avrebbero avuto i territori austriaci e la corona imperiale, mentre ai discendenti di Carlo sarebbero andati la Borgogna, le Fiandre, la Spagna e i territori d’oltremare.

Dal 1521 al 1529, Carlo V combatté ben due lunghe e sanguinose guerre contro la Francia per il possesso del Ducato di Milano, necessario per un passaggio dalla Spagna all’Austria senza passare per il territorio Francese, e della Repubblica di Genova. Decisiva per la conclusione della prima fu la battaglia di Pavia nella quale, grazie al capitano di ventura forlivese Cesare Hercolani fu catturato il re Francesco I.

In entrambi i conflitti, dunque, Carlo uscì vittorioso: il primo conclusosi con la Pace di Madrid, e il secondo con la Pace di Cambrai.

Nel corso della seconda guerra tra i due sovrani, nel 1527, si ricorda l’invasione della città di Roma ad opera dei Lanzichenecchi al comando del generale Georg von Frundsberg. Le soldataglie germaniche devastarono e saccheggiarono completamente la città, distruggendo tutto ciò che era possibile distruggere e costringendo il Papa ad asserragliarsi in Castel Sant’Angelo. Questa vicenda è tristemente nota come il “Sacco di Roma“. Questi fatti suscitarono moti di sdegno talmente aspri in tutto il mondo civile, da indurre Carlo V a prendere le distanze dai suoi mercenari e a condannarne fermamente l’operato, giustificandosi col fatto che essi avevano agito senza il controllo del loro comandante, che era dovuto rientrare in Germania per motivi di salute.

Ma certo, senza le stravaganze della madre, per tenere buoni Cattolici e Protestanti, come Giovanna, questo “colpo” alla Chiesa non disturbò affatto, lo strenuo difensore della Fede, che faceva massacrare indigeni in America a milioni, aveva tasse strabilianti sul commercio degli schiavi, che, nel 1452 papa Niccolò V aveva riconosciuto come legittimo al re del Portogallo, autorizzandolo ad attaccare, conquistare e soggiogare i saraceni, i pagani e altri nemici della fede, a catturare i loro beni e le loro terre, a ridurre gli indigeni in schiavitù perpetua e trasferire le loro terre e proprietà al Portogallo e ai suoi successori e che adesso, nel 1537, per fortuna, una bolla, Veritas Ipsa, di papa Paolo III giudicava, tardivamente, molto tardivamente! aberrante.

Carlo V-Anthony_Van_Dick_-_Ritratto_equestre_dell’imperatore_Carlo_V_

 

 

 

 

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