Collapse of the Morandi motorway bridge in Genoa 15 August 2018

 

 

Accadde Oggi, 22 Ottobre:  Genova, città martire!

di Daniele Vanni

Genova è città martire.

E non solo per il Ponte Morandi.

O per la Torre Piloti. Che ha visto anche una vittima lucchese.

E non solo per i tanti fatti che puntualmente la colpiscono: dagli storici, reiterati bombardamenti, dal mare e dal cielo, dal naufragio della London Valour o perché da città cosmopolita e dal sapore salmastro, pare nel centro di sera, una città di un altro continente, ma perché, nella sua “normalità” (eppure è stata guidata ininterrottamente da Comunisti che aborrivano i palazzinari democristiani!) ha una urbanistica nella quale tra strade sopraelevate, che corrono fino a ridosso del mare, tunnel in una sequenza folle che bucano la montagna e le sue viscere, in un groviglio davvero senza logica, con un traffico sempre intasato, che corre follemente come in un plastico di un bambino poco sereno che fa correre le sue macchinine tra enormi contenitori di gas, petrolio e benzine che fanno scorrere un fremito di paura solo a guardarli, agganciati a colline dove sono state costruite agglomerati di palazzoni a tanti piani, come case di vespe muratrici, di poco più basse di presunti grattacieli, magari di banche decotte, che fanno da contraltare sul mare ai delitti urbanistici che gridano vendetta dalle colline e fra questi due oscenità un insieme di continui palazzi di povera gente frammisti a fabbriche, magari chiuse, che appena terminano iniziano con altre file di palazzoni che non solo

 

 

perderebbero il confronto con le case rinascimentali o i nuraghi, con quello che io chiamo “lo stile democristiano” che come asse estetico l’illogicità e la frammistione purchè si costruisca e quindi si mangi! è non più una città, ma una specie di “tumore urbanistico” da far aggrovigliare gli intestini!!! con le case, come sull’Olimpica a Roma, dove quando sei in fila, puoi vedere comodamente se in tavola hanno messo il pesto, cosa non fattibile per quelle povere del Polcevera, che grazie ai nostri amministratori ed ai Benetton hanno portato il nome di Italia “alto” nel mondo, nel senso che il piano stradale non permetteva voyeristiche visioni di interni genovesi, perché passava sopra gli armadi di camera o i condizionatori sui tetti!

Genova che ha tantissimi altri problemi, non è solo “martire” del boom economico e non so di quale piano “regolatore”, ma anche delle guerre. Solo che quelle hanno distrutto buttando giù e non murando su!

Oggi parliamo soprattutto del terribile giorno del 22 Ottobre 1942.

Ma Genova aveva subito già bombardamenti storici, come poche altre città al mondo! Ad iniziare da quello del 1684, quando un’enorme flotta di navi da guerra francesi venne a saldare i conti nei confronti della Repubblica di Genova, accusata di vari episodi indegni verso la Corte di Francia e perché ritenuta fedele all’alleanza con la Spagna e ostinata a considerare alla pari le corone dei due imperi avversari.

16.000 bordate caddero sulla città che proprio come avverrà quasi tre secoli dopo aveva cannoni di portata e gittata inferiore ai Francesi che baldanzosi, scesero anche a terra per conquistarla. E sapete chi salvò la Superba? Proprio gli abitanti della Vallata del Polcevera, ormai non più il luogo turistico del ceto medio alto della città che è stato letteralmente spazzato via! Questi valligiani scesero dalle alture inferociti respinsero sulle navi e Francesi e dettero per settimane la caccia a coloro che per salvarsi la vita erano scappati nei boschi.

La flotta nemica dopo aver distrutto tra l’altro la casa di Colombo orrendamente rabberciata in seguito il vicino convento, la Casa del Mare, chiese e scorci bellissimi se ne tornò là da dove veniva la cultura che pure tanto ha influenzato questa città che era come Venezia unica al mondo!

Ma prima della tragica sera del 22 Ottobre che oggi vogliamo ricordare la città di De Andrè aveva già sofferto molto.

Anche pochissime ore dopo che Mussolini “pugnalò alle spalle un nemico già sconfitto” dichiarando guerra alla Francia già in ginocchio.

Il bombardamento navale di Genova (noto anche come battaglia di Genova) fu un attacco dal mare avvenuto sulla città ligure il 14 giugno 1940. Appena quattro giorni dopo la baldanzosa e retorica, se non fosse stata così tragica! dichiarazione dal balcone di Palazzo Venezia.,

Fu la prima azione offensiva compiuta via mare dagli alleati durante la seconda guerra mondiale ai danni di una città italiana.

Già dal 1935, l’Italia si stava preparando alla costruzione di un sistema difensivo a difesa delle migliaia di chilometri di terra e coste del paese, e i centri su cui furono focalizzate e difese furono i centri industriali costieri. Città come Venezia, Livorno, Palermo, Monfalcone e, appunto, Genova furono dotate di batterie costiere e pontoni armati per difendersi da eventuali incursioni navali nemiche.

Prima del 10 giugno 1940, i rapporti tra l’Italia di Benito Mussolini e la Francia di Édouard Daladier andavano deteriorandosi, la politica coloniale italiana in Etiopia e successivamente in Albania, portarono i rapporti diplomatici tra le potenze democratiche europee e l’Italia ai minimi storici.

Allo scoppio del conflitto, l’Italia si dichiarò non belligerante, nonostante il Patto d’Acciaio siglato con la Germania nazista, e pochi giorni dopo Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra a Hitler. L’opportunità di azione per questo sistema difensivo diventò reale il 10 giugno 1940 data in cui l’Italia dichiarò ufficialmente guerra a Francia e Gran Bretagna, che non aspettarono molto nel compiere azioni offensive al nuovo nemico.

Già nella notte dell’11 Giugno, cioè quella successiva alla Dichiarazione  di Guerra!!! aerei britannici sganciarono 5 tonnellate di bombe su Genova, e lo stesso accadde la notte del 13 stavolta da parte di aerei francesi.

L’azione navale francese

La sera del 13 giugno, mentre otto bombardieri bimotori francesi Lioré et Olivier LeO 451 attaccavano con poco successo i depositi di nafta di Vado Ligure, partirono da Tolone le navi della 3ª Squadra navale francese comandate dall’ammiraglio Émile Duplat e dirette verso gli stabilimenti industriali di Genova e Savona.

La formazione francese era divisa in tre gruppi:

Primo gruppo

Incrociatore pesante Algerie

Incrociatore pesante Foch

6 cacciatorpediniere

→diretto verso i depositi di carburante di Vado Ligure e le zone industriali di Savona

Secondo gruppo

Incrociatore pesante Dupleix[4]

Incrociatore pesante Colbert

2 cacciatorpediniere

→diretto verso Genova

Terzo gruppo

3 cacciatorpediniere

4 sommergibili

→con funzione di protezione degli altri due gruppi, con i sommergibili mandati verso sud ad ostacolare un eventuale intervento della marina italiana.

Alle 4:30 del 14 giugno il “primo gruppo” aprì il fuoco su Vado Ligure e sugli stabilimenti metallurgici di Savona. Alcune esplosioni provenienti dai serbatoi combustibili di Vado Ligure, seguiti due minuti dopo da altri boati provenienti dalle installazioni metallurgiche di Savona, diedero la sveglia agli abitanti.

«Si scorgono, – scriverà più tardi il capitano di vascello francese De Loynes nella sua relazione – fiammate e colonne di fumo che si innalzano dai serbatoi».

La reazione italiana è “pronta” (anche se nessuno aveva segnalato in stato di guerra lo spostamento di così tante navi!) ma inefficace: sparano la batteria di Capo Vado e il treno armato T.A. 120/3/S con sede ad Albisola, che esplode 93 colpi con i suoi quattro pezzi da 120/45, ma nessuno degli attaccanti viene colpito, anzi la batteria viene presa di mira dal cacciatorpediniere Aigle che, con i suoi pezzi da 138/40, colpisce la batteria e il faro di Capo Vado.

Solo l’intervento della XIII flottiglia MAS, con i Mas 534-535 e 538-539, compie un’azione perlomeno di grosso disturbo. I Mas attaccano i cacciatorpediniere francesi al largo di Bergeggi, con il lancio di sei siluri: l’incrociatore Foch manovra per evitare, i cacciatorpediniere reagiscono e i Mas si allontanano senza aver causato alcun danno; il MAS 535 e il 534, colpiti da schegge di granata, lamentano anzi alcuni feriti a bordo, ma riescono a far ripiegare il nemico. Alle 4:48 l’attacco su Savona cessa: in totale sono stati sparati da parte francese circa 400 colpi da 203 e altrettanti da 138, 300 da quella italiana.

Il “secondo gruppo” inizia invece la sua azione contro il tratto di costa fra Arenzano e Sestri Ponente.

Qui la reazione italiana è più efficace, la Batteria Mameli spara 54 colpi con le sue artiglieria da 152, colpendo il cacciatorpediniere Albatros nel locale caldaie di poppa e causando 12 morti. Aprono il fuoco anche i due pontoni armati GM-194 (ex Faà di Bruno) e GM-269. Il primo, ormeggiato a Sampierdarena, spara due colpi con la sua torre binata da 381/40, mentre il secondo spara un solo colpo da 190 mm.

L’unica imbarcazione della Regia Marina a prendere parte alla difesa della città è della vecchia torpediniera Calatafimi, che stava scortando nella zona una posamine, comandata dal tenente di vascello Giuseppe Brignole, la quale si avvicina alla squadra francese protetta dalla foschia e lancia alcuni siluri poco prima che le navi nemiche si ritirassero, senza peraltro colpire alcun obiettivo.

Esito

A Savona i morti furono 6 e i feriti 22.

Morti e feriti si ebbero, ma in numero minore, anche a Vado-Zinola, mentre per la città i danni materiali furono contenuti. Ancor più limitate furono le perdite fra i civili e fra le strutture a Genova, ma l’azione francese ebbe un’importante ripercussione sul morale degli abitanti e soprattutto sui vertici militari italiani.

Di fronte al coraggio dei Mas e della Calatafimi, le difese liguri si dimostrarono inefficaci. Le batterie dimostrarono la limitatezza dei loro calibri contro un bombardamento navale e fu evidenziata la pessima reattività dell’apparato militare a provvedere nella difesa delle città.

La flotta francese riuscì infatti ad avvicinarsi indisturbata ed a allontanarsi altrettanto indisturbata, grazie alla mancanza di ogni attività di ricognizione e alla scarsa reattività da parte della Regia Aeronautica e della Regia Marina, che non riuscirono ad intercettare successivamente la flotta.

Il bombardamento navale di Genova (nome in codice operazione Grog, in inglese operation Grog) ebbe luogo la mattina del 9 febbraio 1941 ad opera della Royal Navy.

Fu il secondo e ultimo attacco via mare che subì Genova dopo il bombardamento navale del 1940, avvenuto il 14 giugno di quell’anno. Anche se l’obiettivo principale era Genova, l’operazione militare britannica fu però più ampia e riguardò anche un leggero bombardamento aereo dei porti di Pisa, Livorno e La Spezia per mano degli aerosiluranti Fairey Swordfish imbarcati sulla portaerei HMS Ark Royal. Da quel giorno, fino alla fine del conflitto in Italia, la città subì altri pesanti attacchi, ma esclusivamente aerei[

 

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