Accadde oggi, 22 Luglio: 1184, la strage di 20.000 Albigiesi e Catari a Beziers

 

Quando parliamo di guerra di religione, magari negando che ve ne siano in atto, ci scordiamo che fino a ieri, con le Crociate contro gli Islamici o anche contro gli eretici, anche noi europei e cattolici ne abbiamo fatte tantissime: basta leggere la nostra storia di appena otto secoli fa!

Allora, lo sterminio con le armi di Albigesi, Catari, Patarini o Arnaldisti o di qualunque altro gruppo che non fosse riconosciuto dalla Chiesa, iniziò, come il Tribunale d’Inquisizione, proprio con l’unico Papa lucchese, Lucio III!

 

di Daniele Vanni

 

L’afflato verso l’ascetismofece parte della Chiesa cattolica fino dal IV sec., cioè subito dopo che divenne prima religione ammessa e poi religione di stato, ma fu un fatto individuale o tutt’al più cenobitico, cioè in monasteri sotto una regola fissata.

Dopo il Mille, questa spinta diventò pauperismo di massa, con fughe ereticali verso il comunismo, la lotta serrata e fanatica contro i privilegi degli ecclesiastici.

La Chiesa cominciò a reagire, ufficialmente, nel 1184, proprio con l’unico Papa lucchese, Lucio III che, ad 84 anni, lanciò una prima Crociata contro I Patarini, Valdesi e Arnaldisti. Di fatto istituendo il primo nucleo del Tribunale dell’Inquisizione!

 

La Crociata contro gli Albigesi e i Catari, a volte sinonimi tra di loro, ebbe luogo invece, un quarto di secolo dopo, tra il 1209 e il 1229 e fu bandita da Papa Innocenzo III, che ebbe un pontificato assai lungo, dopo Pontefici che si susseguirono a ritmo di pochi mesi l’uno dall’altro!

Il Catarismofu un movimento diffusosi poco dopo l’anno 1000, nell’Europa meridionale, nei Balcani, in Italia e in Francia, nella Linguadoca, prevalentemente nella regione di Albi (da cui originò il nome Albigesi), dove i signori di Provenza, di Tolosa, Carcassonne e di Narbona, verso la fine del XII secolo, permisero che i Catari predicassero nei villaggi, ricevessero lasciti, fossero messi anche a capo dei conventi. All’inizio, si cercò di combattere, o perlomeno: di contenere, la crescita di questo movimento attraverso gruppi di missionari cistercensi, come Pietro di Castelnuovo, che venne assassinato o Domenico di Guzmán il fondatore dei Frati Predicatori, cioè i Domenicani.

Accortosi che i missionari non ottenevano il risultato sperato, Innocenzo III, invitò i suoi legati a fare pressione sui vari signori locali, affinché i catari fossero espulsi da tutti i loro territori, mentre ai legati fu concessa l’autorità di deporre gli ecclesiastici sospetti. Nel 1208, il Papa aveva richiesto al re di Francia di aiutarlo ad estirpare l’eresia nel Sud, ma essendo questo impegnato al nord contro gli Inglesi, Innocenzo III scomunicò il conte di Tolosa, sciolse i suoi vassalli dal giuramento di fedeltà al proprio signore e fece diffondere il bando di chiamata alle armi in tutte le regioni del Nord della Francia, e predicò la crociata facendo un ultimo, vano, tentativo con Filippo Augusto. Furono molti i signori e non pochi i prelati che risposero all’appello ed un esercito, forse di più di 10.000 uomini mosse contro Carcassonne e Beziers.

Dopo aver circondato la città, i crociati chiesero che i càtari venissero banditi oltre le mura cittadine, ma ricevettero un deciso rifiuto. La città cadde il giorno successivo, quando un fallito tentativo di sortita da parte degli assediati permise alle truppe crociate di penetrare nella città. Sebbene Béziers non contasse una cifra superiore alle 500 persone appartenenti alla religione càtara, l’intera popolazione venne massacrata e secondo alcuni testimoni, i morti furono circa ventimila!

La notizia del massacro di Béziers si diffuse rapidamente, mettendo in allerta tutte le restanti comunità catare, e alcune città, come Narbona, si arresero. Il successivo obiettivo dei crociati fu la città di Carcassonne, che sì ben fortificata, ma fu costretta ad arrendersi il 15 agosto 1209; questa volta i suoi abitanti vennero risparmiati, ma furono costretti a lasciare la città, completamente nudi, o solo con le braghe, secondo altre fonti!

Dopo Carcassonne molte altre città furono costrette alla resa senza opporre resistenza, tra le quali Albi, Castelnaudary, Castres, Fanjeaux, Limoux, Lombers e Montréal, che caddero rapidamente una dopo l’altra in autunno. Venne catturata la cittadina di Bram dopo un breve assedio, e in giugno venne presa d’assalto la ben fortificata città di Minerve; dopo un pesante assalto alle sue mura, la città cadde il 22 giugno e i suoi cittadini furono costretti ad arrendersi. Ai càtari venne offerta la possibilità di convertirsi e i 140 che la rifiutarono furono messi al rogo.

Poi fu la volta di Tolosa e della Provenzae e di Montpellier, ma le terre conquistate in questo periodo furono perse ampiamente tra il 1215 e il 1225 in una serie di rivolte.

La situazione mutò nuovamente a seguito della disponibilità all’intervento nella crociata, data, nel 1223, dal nuovo re di Francia, Luigi VIII, e che, dopo i grandi concili di Parigi e di Bourges, ottenne la scomunica del nuovo conte, e lanciò la crociata nel 1226, radunando l’esercito a Lione, si diresse a Tolosa passando da Avignone (assediata e conquistata), Béziers e Carcassonne e le aree prima perdute vennero riconquistate e tutta la regione fu ai suoi piedi. In ottobre a Pamiers, Luigi VIII dichiarò che tutte le terre conquistate agli eretici appartenevano di diritto alla corona di Francia e organizzò la Linguadoca come un dominio della Francia.

 

 

La lotta contro gli Albigesi venne proseguita dal successivo sovrano, il figlio Luigi IX il Santo, che difese gli interessi della Francia nella contesa con la chiesa ed il conte di Tolosa.

Nel 1228 vi fu l’ennesimo assedio di Tolosa, che si concluse con la presa della città e la distruzione delle sue fortificazioni. I nobili della provincia erano ridotti in miseria e di conseguenza il catarismo che da loro traeva risorse a poco a poco si spense.

Ai baroni del Sud e ai càtari rimanevano due fortezze: l’imprendibile Montségur e Queribus. Successive operazioni portarono nelle mani regie la prima nel 1244 e la seconda nell’agosto del 1255, ponendo fine al catarismo e all’indipendenza dei baroni meridionali.

Sulla spinta dell’inquisizione e di vent’anni di guerra e repressione, piano piano, tutte le chiese Catare del sud di Francia cessarono praticamente l’attività e i “perfetti” sopravvissuti si diedero alla clandestinità o fuggirono all’estero. In questo quadro il vescovo Cataro Guilhabert di Castres chiese ed ottenne protezione al Raimon de Pereille signore della rocca di Montségur. L’arrivo del Vescovo trasformò radicalmente la vita del villaggio e della fortezza che divenne un punto di riferimento anche per tutti i feudatari catari e i loro cavalieri cacciati dai loro possedimenti, i cosiddetti “faydits” che iniziarono ad utilizzare la rocca come partenza per azioni di guerriglia contro i crociati cristiani.

Per dieci anni il castello di Montségur visse una vita vivace, sia dal punto di vista spirituale che come punto d’aggregazione, soprattutto per l’istituto del “consolamentum” che i perfetti davano a malati ed anziani. A causa di questa intensa attività Raimon de Péreille fu scomunicato, con conseguente confisca di tutti i beni, e costretto ad unirsi agli abitanti della rocca. Nel 1242 l’attività dell’inquisizione aveva ormai provocato un grosso sentimento di rivalsa nelle popolazioni dell’Occitania e i faydits continuavano ad effettuare azioni di guerriglia. Ad Avignonnet furono attaccati due inquisitori domenicani, Arnauad Guilhelm de Montpellier e Étienne de Narbonne che vennero massacrati insieme a tutto il loro seguito. A seguito di quest’evento le forze crociate attaccarono Montségur nell’estate del 1243. La difesa della rocca fu organizzata da Pierre Roger di Mirepoix mentre l’assitenza spirituale agli assediati fu fornita dal Vescovo cataro Bernard Marty. L’assedio durò oltre un anno sino a marzo 1244quando dei mercenari baschi riuscirono a scalare il precipizio sotto la Roc de la Tour e piazzando una catapulta riuscirono a bombardare anche l’interno della rocca. Gli assediati s’arresero e vennero poste le condizioni della resa. Chi avesse abiurato avrebbe avuta salva la vita, chi non l’avesse fatto sarebbe stato bruciato come eretico sul rogo. Durante l’ultima notte la leggenda narra che quattro perfetti, protetti dalle tenebre, si allontanarono dalla fortezza portando al sicuro il tesoro dei catari (qualcuno parla anche del Graal e di reliquie segretissime, non ancora note!).

All’alba di mercoledì 16 marzo 1244, 222 persone rifiutarono d’abiurare, compresa la moglie del signore della Rocca e furono arsi ai piedi della rocca. Il prato ove venne eretto il rogo viene chiamato Pratz dels crematz, prato dei bruciati. Questo evento sancì la fine definitiva della guerra contro i catari in Occitania.

L’Inquisizione fu implacabile non solo con i Catari ma anche con i cattolici tolleranti. Gli abitanti del Sud della Francia oltre all’Inquisizione dovettero subire le angherie dei siniscalchi e dei loro vicari, soprattutto nelle zone di Beaucaire e Carcassonne.

 

In Italia il movimento fu decapitato più tardi, nel 1277.

Dopo alcune violenze da ambo le parti, come l’uccisione di predicatori domenicani (il primo fu Pietro da Verona), si arrivò all’atto conclusivo nel 1277. Furono catturati a Sirmione circa 170 fra vescovi, preti e perfetti catari che furono imprigionati e posti al rogo a Verona. L’azione fu compiuta dagli Scaligeri in concerto con Corradino di Svevia. I veronesi, ghibellini, assediarono e catturarono i catari, anche loro ghibellini, al fine di far ritirare la scomunica del 1267 da parte di papa Clemente IV, preoccupato dell’alleanza fra Scaligeri e Corradino.

Gli Albigesi stanziatisi in Italia influenzarono la letteratura italiana, importando la lirica provenzale scritta in lingua d’Oc. Proprio da qui molti poeti italiani presero ispirazione, primi tra questi i cortigiani di Federico II di Svevia, i quali ripresero i temi dei lirici provenzali, ma sostituirono alla lingua d’Oc il volgare siciliano (anche se depurato e nobilitato).

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