Accadde Oggi, 20 Ottobre: 1827: Battaglia di Navarino

Fu l’ultima grande battaglia navale combattuta da navi a vela. Battaglia fatta apparire come casuale, ma di fatto voluta dagli alleati europei e russi. Un pò meno dagli Inglesi che erano padroni incontrastati dei mari e vedevano di malocchio uno sbocco russo sul Mediterraneo. Stava bene ai Francesi che si rimettevano in gioco dopo Napoleone.

di Daniele Vanni

La Battaglia di Navarino, nell’ampio golfo del Peloponneso del Sud, là, dove era avvenuta la battaglia di Pilo, nel425 a.C. tra Atene e Sparta, fu combattuta nelle acque del porto del Peloponneso, il 20 ottobre 1827, nel quadro della guerra d’indipendenza greca.

Le flotte alleate inglesi, francesi e russe distrussero la flotta egiziana di Ibrahim Pascià, inviata in aiuto alle forze ottomane impegnate nella repressione greca.

Gli eccidi compiuti dagli Ottomani nel corso della guerra d’indipendenza greca avevano scosso l’opinione pubblica europea, ma, a parte certi idealisti o poeti, non si era mosso nessuno, dato il fatto che solo la Russia, che cercava uno sbocco al Mediterraneo, avrebbe tratto immediato vantaggio da un indebolimento dell’Impero Ottomano.

Dopo lunghe manovre diplomatiche, le tre potenze occidentali avevano concordato l’invio di forze navali, sostanzialmente per interporsi e dissuadere gli Ottomani ed i loro alleati egiziani dal compiere ulteriori rappresaglie.

Le istruzioni agli Ammiragli (le regole d’ingaggio, come verrebbero chiamate oggi) non prevedevano azioni offensive contro gli Ottomani e gli egiziani, ma in risposta a colpi di moschetto partiti da una lancia turca, contro una lancia britannica, Codrington ordinò di aprire il fuoco e lo scontro divenne una battaglia generalizzata.

Dopo tre ore di combattimento, tutte le navi egiziane e turche all’ancora nel porto furono affondate e, con esse, pressoché annientato il potenziale della flotta ottomana.

Codrington venne sconfessato dal governo britannico, che non avrebbe gradito, al di là della simpatia dell’opinione pubblica per gli insorti ellenici, un indebolimento dell’Impero Ottomano.

Navarino è forse la sola vittoria che la Royal Navy non suole celebrare.

L’Ammiraglio francese de Rigny, invece, acquisì popolarità in patria e, sotto Luigi Filippo, divenne Ministro della Marina.

La battaglia è stata l’ultimo scontro navale (della storia) in cui le imbarcazioni erano tutte a vela.

La battaglia navale di Navarino (1827). Dipinto ad olio di Ambroise Louis Garneray.

La Strage di Gorlaè stato un fatto di guerra, però sicuramente evitabile, visto che la guerra stessa era ormai inevitabilmente decisa, che l’Italia, dall’8 settembre del 1943, aveva accettato l’armistizio, ma, soprattutto, che la cosiddetta Repubblica di Salò era agli scoccioli e che le fabbriche in questione non producevano quasi più materiale bellico!

Pure, pare di vedere, nella ferocia alleata di martirizzare l’Italia, prima per indurla all’armistizio (vedi i bombardamenti di Napoli, Roma, Genova, Pisa, solo per citarne alcuni) poi nell’avanzata per riconquistare la Penisola, dove pure le migliori truppe, considerando il fronte di scarsa importanza erano state spostate in Inghilterra per lo sbarco in Normandia (con la sostituzione con Marocchini che resero martiri le donne e i territori della Ciociaria e del frosinate o i bombardamenti inutili di Montecassino) infine con questi raid più punitivi e vendicativi che strategici, una voglia di punire e insieme di utilizzare quel surplus di bombe che l’industria bellica, una volta messa in un movimento frenetico, vedeva adesso, preoccupata!!, la fine!!!

Non è che vogliamo con questo spiegare una strage (quando mai le stragi hanno un senso???!) che causò la morte di ben 184 bambini (i “Piccoli Martiri di Gorla”), alunni della scuola elementare di Milano “Francesco Crispi”, a seguito di un bombardamento aereo alleato che colpì l’intero quartiere milanese di Gorla, la mattina del 20 ottobre 1944, durante la Seconda guerra mondiale, ma almeno tentare di capire qualcosa sul perché, gli Alleati, i Vincitori, ormai certi, dovessero usare questa forza smisurata contro una Nazione piegata, sconfitta, arresa. Anche se al Nord restavano quei fanatici irriducibili, quei giovani e giovanissimi che avevano bevuto il verbo fascista e sembrava loro di onorare la gioventù con una coerenza che meritava ben altra causa.

Ma così avvenne e l’insensatezza umana, macchiò di sangue tanti grembiuli di bimbi che con la guerra non avevano nulla a che fare.

Mentre altri più a sud, crescevano dentro ventri violentati dale “marocchinate”: truppe francesi, che i Francesi, aggrediti a tradimento nel giugno del ’40, forse ora non sapevano o volevano trattenere!

Il comando alleato aveva costituito la 15ª Air Force USAAF con lo scopo di colpire gli obiettivi sensibili in tutto il sud Europa. Negli ultimi mesi del 1944, si occupava principalmente di neutralizzare la residua resistenza delle forze italo-tedesche, dislocate nel nord Italia. Verso la metà di ottobre, dietro segnalazione della RAF, era stato affidato alla “15ª ” il compito di distruggere le strutture produttive meccanico-siderurgiche che ancora operavano nella periferia settentrionale milanese, territorio facente parte della Repubblica Sociale Italiana.

Nell’ambito di questa missione, il mattino del 20 ottobre 1944, dall’aeroporto di Castelluccio dei Sauri, vicino Foggia, decollarono i 36 bombardieri “B-24” del 451º Bomb Group, al comando del colonnello James B. Knapp (1915-1999), con il compito di distruggere gli stabilimenti della Breda di Sesto San Giovanni.

Fu una giornata particolarmente dura per la cittadinanza milanese, considerando che erano contemporaneamente decollati anche i 38 “B-24” del 461º Bomb Group, con obiettivo gli stabilimenti Isotta Fraschini, e i 29 “B-24” del “484º”, diretti sugli stabilimenti Alfa Romeo.

Mentre le missioni del “461º” e del “484º” ebbero pieno riscontro, centrando gli obiettivi assegnati e causando un limitato numero di vittime tra la popolazione civile, l’azione del “451º” fu caratterizzata da una serie di incidenti ed errori, risolvendosi in un fallimento dal punto di vista militare e, ben peggio, in una enorme tragedia umana.

Strage

Alle ore 7.58, i bombardieri del 451° Bomb Group erano decollati dalla pista dell’aeroporto di Castelluccio dei Sauri, nei pressi di Foggia. Il piano d’attacco prevedeva di raggiungere, con un largo aggiramento, il punto di riferimento iniziale, posto a circa 4 km ad ovest dal bersaglio, per effettuare una virata a sinistra di 22° e trovarsi sopra gli stabilimenti della Breda. Allo scopo di non divenire facile bersaglio per la contraerea, l’attacco venne ripartito in due successive ondate.

L’azione della prima ondata non ebbe successo, a causa di un cortocircuito al comando di lancio del “B-24” capo formazione, che attivò improvvisamente e prematuramente la procedura di lancio, subito imitata dai rimanenti piloti della formazione seguente. Le bombe, fortunatamente, finirono in aperta campagna senza provocare vittime.

La seconda ondata, probabilmente per l’errata trascrizione o interpretazione delle coordinate in codice, una volta raggiunto il punto iniziale sopra Milano, virò per 22° a destra invece che a sinistra.

Quando l’errore venne rilevato, era ormai troppo tardi per cambiare direzione e impossibile (?) effettuare un secondo volo di allineamento.

Il carico di bombe, ormai tutte innescate, impediva, per ragioni di sicurezza, l’atterraggio dei bombardieri alla base.

Ma nulla impediva di gettarle come fecero i loro commilitoni nella recente guerra dei Balcani, nel mare Adriatico o nella pianura aperta, visto che non c’era contraerea da nessuna parte!

Knapp, invece di liberarsi del carico sganciando le 342 bombe da 500 libbre durante il viaggio di ritorno sulla campagna cremonese o nel Mar Adriatico, decise di disfarsene immediatamente, facendole cadere sul centro abitato sottostante!

Alle ore 11.29 gli abitati di Gorla e Precotto furono investiti da quasi 80 tonnellate di esplosivo.

La maggior parte delle bombe raggiunse il quartiere milanese di Gorla.

I danni furono ingenti e numerose le vittime, nonostante buona parte della popolazione avesse raggiunto i rifugi antiaerei, avvertita dal primo allarme delle ore 11.14 e dal successivo delle 11.24.

Uno degli ordigni, fatalmente, centrò il vano scale della scuola elementare “Francesco Crispi”, proprio mentre bambini e personale scolastico stavano scendendo per raggiungere il rifugio sotterraneo dell’edificio; morirono 184 bambini, 14 insegnanti, la direttrice della scuola, 4 bidelli e un’assistente sanitaria!!!

Nella città di Milano, in quel 20 ottobre, vi furono 614 vittime estratte dalle macerie, oltre ad alcune centinaia di feriti.

 

 

 

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