Accadde oggi, 20 Luglio: 1944, l’attentato ad Hitler che poteva fermare la guerra un anno prima!

 

Le sorti della guerra erano ormai segnate da tempo, almeno dall’ingresso tra i belligeranti degli USA o, per altri, almeno dal 1942, se non addirittura alla fine dell’anno precedente!

Ma questo attentato ad Hitler, che ne aveva scampati una decina! avrebbe potuto cambiare la sorte di molte persone ed anche quella di Germania, Italia e Giappone

 

 

di Daniele Vanni

 

 

 

Naturalmente dopo la morte di Hitler, ci sarebbe stato un rivolgimento totale, con molti morti, ritorsioni, sbandamenti dell’esercito, ma poi sarebbe emerso un nuovo vertice che in pochi giorni, se non ore, avrebbe chiesto un armistizio.

Invece il Piano Walchiriafece nella Tana del Lupo, la Wolfsschanze, il quartier generale del Führer, sito a Rastenburg nella Prussia Orientale, fece 4 morti, un ventina di feriti, ma il bersaglio principale, il Furher ebbe solo ferita leggermente la mano destra ed un costante dolore all’orecchio destro, con sporadiche e copiose uscite di sangue dallo stesso.

Il responsabile ultimo dell’azione fu il colonnello Claus Schenk von Stauffenberg, ma dietro di lui, apertamente, nascostamente o anche senza far finta di niente, c’erano in molti. Tanto che il Duce, che incontro Hitler appena qualche ora dopo, nonostante la drammaticità del momento, trovò il modo di fare una battuta, dicendo quasi divertito, che i traditori non c’erano solo in Italia!

Molti morti ci furono invece nella rappresaglia: il fallimento del colpo di Stato, portò all’arresto di circa 5.000 persone, molte delle quali furono successivamente giustiziate o internate nei lager.

Contrasti con i militari, e i più alti vertici c’erano sempre stati, anche molto prima della guerra. E soprattutto sul fatto di scatenare un conflitto mondiale.

Non parliamo poi della conduzione della stessa! Ma le campagne vittoriose avevano messo apparentemente tutto a tacere.

Non sapremo mai quanti furono gli attentati, tutti falliti o sventati: tra il 1942 e il 1943, ci furono almeno tre infruttuosi tentativi di omicidio del Furher e di colpo di stato. Tentando di far precipitare il suo aereo, facendo saltare una sala dove si teneva una conferenza, un intero deposito di materiale bellico.

 

Adolf Hitler, scampato all’attentato, visita insieme a Benito Mussolini ciò che resta della sala riunioni.

Nel settembre del 1943, venuto meno l’alleato italiano, vedendo volgere al peggio le sorti della guerra, sapendo di essere impossibilitati a proseguirla su più fronti e temendo l’invasione sovietica della Germania, diversi generali tra i quali il feldmaresciallo Günther von Kluge, comandante del Fronte Orientale, il generale a riposo Ludwig Beck, il dottor Carl Friedrich Goerdeler ed il generale Olbricht, cominciarono ad incontrarsi per progettare un attentatto. A loro erta vicino Rommel profondamente deluso dalle decisioni strategiche di Hitler, ma contrario a d uccidere il Furher (il quale non ricambierà la cortesia!).

Ma Hitler non appariva quasi più in pubblico e raramente si recava a Berlino: dopo l’inizio dell’operazione Barbarossa, aveva spostato il suo quartier generale a Rastenburg, nella Wolfsschanze, spostandosi solo occasionalmente nella sua residenza estiva nell’Obersalzberg, il Berghof. Heinrich Himmler e la Gestapo inoltre nutrivano sospetti sulla possibilità di un complotto contro Hitler, sospettando un coinvolgimento da parte degli ufficiali dello Stato maggiore generale.

Nell’agosto 1943, i cospiratori incontravano il tenente colonnello Claus Schenk von Stauffenberg; questi era stato gravemente ferito in Tunisia, perdendo la mano destra, due dita della mano sinistra e l’occhio sinistro. Il conte von Stauffenberg aveva un orientamento politico conservatore, nazionalista e cattolico e, dall’inizio del 1942, condivise il pensiero largamente diffuso tra gli ufficiali dell’esercito, che il proseguimento della guerra avrebbe portato la Germania al disastro e che Hitler avrebbe dovuto essere rimosso dal potere. Inizialmente i suoi scrupoli religiosi gli avevano impedito di giungere alla conclusione che l’assassinio sarebbe stato l’unico modo per raggiungere questo scopo ma cambiò idea dopo la sconfitta della 6ª armata a Stalingrado nel gennaio 1943, ed il conseguente fallimento della seconda offensiva estiva sul fronte orientale.

Il mattino del 20 luglio 1944, von Stauffenberg si recò alla Wolfsschanze; egli era stato convocato allo scopo di riferire sulle divisioni che la milizia territoriale stava creando in previsione dell’avanzata sovietica ed avrebbe dovuto presentare il suo rapporto ad Hitler durante la riunione quotidiana che questi teneva insieme al suo stato maggiore. In compagnia del colonnello vi erano il tenente Werner von Haeften ed il generale Hellmuth Stieff; sia von Stauffenberg che von Haeften portavano una bomba nelle rispettive borse, ognuno dei due ordigni, preparati da Wessel Freytag von Loringhoven, era composto da circa un chilogrammo di esplosivo al plastico, avvolto in una carta di colore marrone; questi avrebbero dovuto essere innescati a tempo, attraverso un detonatore formato da una sottile molla di rame che sarebbe stata progressivamente corrosa da un acido.

Adolf Hitler si trovava al centro della sala congressi della Wolfsschanze; le persone decedute si trovavano alla sua destra, in prossimità della bomba

La riunione era in programma per le 13.00 ma fu anticipata alle 12.30 a causa dell’arrivo di Benito Mussolini che sarebbe giunto in visita nel pomeriggio. Il cambiamento di orario rese necessario accelerare l’operazione di innesco degli ordigni. Ci furono incredibili coincidenze, come il fatto che un colonnello che era in piedi accanto a Hitler, che spinse con il piede la cartella dietro la gamba del tavolo, evitando così l’uccisione di Hitler, ma causando la propria morte. Contrattempi, imprecisioni, pressappochismo e faciloneria

Nella stanza si trovavano 24 persone, mentre il generale Heusinger stava terminando la sua relazione e la sua frase «se non facciamo ritirare immediatamente il nostro gruppo di armate che si trova accanto al lago Peipus, una catastrofe…», fu interrotta dall’esplosione che avvenne alle 12.42.

Lo scoppio aveva ucciso tre ufficiali e uno stenografo.

La seconda bomba, che fu in seguito ritrovata dalla Gestapo, non era stata neppure innescata!

Tale era il pressappochismo della congiura che fu dato il via al piano comunicando a tutti i distretti la morte del Führer, e furono addirittura diramate per radio le nomine per il nuovo regime, ma queste comunicazioni iniziarono a essere smentite dai messaggi provenienti da Rastenburg; la lentezza e le esitazioni nell’attuazione delle operazioni, unite al fallimento dell’attentato, furono fatali ai cospiratori.

Alle 18.45 la radio tedesca iniziò a diffondere ripetutamente un messaggio che spiegava che il Führer era stato oggetto di un attentato che l’aveva però lasciato illeso e che era in atto un colpo di stato.

Alle 20.30 il feldmaresciallo Keitel diffuse un messaggio in cui si affermava che Heinrich Himmler era stato nominato comandante dell’esercito territoriale al posto di Fromm e che da quel momento si sarebbe dovuto obbedire solo agli ordini che provenivano da lui. Alle 22.30, dopo una breve sparatoria all’interno del Bendlerblock, i principali congiurati vennero arrestati e fucilati nel cortile.

Nelle settimane successive, la Gestapo catturò quasi tutti coloro che avevano la più remota connessione con l’attentato;

I partecipanti al complotto vennero processati dal Volksgerichtshof (“Tribunale del Popolo”), presieduto dal giudice Roland Freisler, il quale condannò a morte tutti gli imputati a seguito di processi brevissimi svolti tra il 7 e l’8 agosto. Pochissimi tra i congiurati cercarono di fuggire o di negare le loro colpe. Diversi si suicidarono. I processi vennero condotti senza una vera e propria difesa e senza alcun riguardo nei confronti delle persone accusate, Hitler stesso volle che i colpevoli venissero “impiccati e appesi come bestiame al macello”.

Tutte le esecuzioni furono filmate in maniera meticolosa e dettagliata per circa quattro ore di filmato, questo venne mostrato a Hitler, che lo aveva commissionato, e successivamente ad altri gerarchi, non pochi dei quali si sentirono male e dovettero abbandonare la sala di proiezione.

Altri congiurati, tra cui l’ammiraglio Wilhelm Canaris, ex capo dell’Abwehr e il generale Hans Oster furono arrestati e giustiziati il 9 aprile 1945 nel campo di concentramento di Flossenbürg. Anche molti parenti dei congiurati vennero internati nei campi di concentramento.

 

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