Foto del cimitero polacco di Oswiecin, più noto con il nome tedesco di Auschwitz, nel 1984 (D.V.)

Accadde Oggi, 2 Novembre: Commemorazione dei Defunti  

Concordanze tra religiosità cristiana, culti ancestrali, animistici e pagani

di Daniele Vanni

 La commemorazione di tutti i fedeli defunti (in latino: Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum), è una ricorrenza della Chiesa latina celebrata il 2 novembre di ogni anno, il giorno successivo alla solennità di Tutti i Santi. La ricorrenza è preceduta da un tempo di preparazione e preghiera in suffragio dei defunti della durata di nove giorni: la cosiddetta novena dei morti, che inizia il giorno 24 ottobre. Alla commemorazione dei defunti è connessa la possibilità di acquistare un’indulgenza, parziale o plenaria, secondo le indicazioni della Chiesa cattolica.

In Italia, benché molti lo considerino come un giorno festivo, la commemorazione dei defunti non è mai stata ufficialmente istituita come festività civile.

Il colore liturgico di questa commemorazione è il nero, o il viola, il colore della penitenza, dell’attesa e del dolore, utilizzato anche nei funerali.

Nella forma straordinaria del rito romano, se il 2 novembre cade di domenica, la ricorrenza è celebrata il giorno successivo, lunedì 3 novembre. Nella forma ordinaria, invece, si celebra il 2 novembre in ogni caso. 

Storia

L’Encyclopædia Britannica (edizione 1910) dice: “Giorno dei morti… giorno riservato nella Chiesa Cattolica Romana alla commemorazione dei fedeli defunti.

La celebrazione si basa sulla dottrina che le anime dei fedeli che alla morte non si sono purificate dai peccati veniali, o non hanno espiato le colpe passate, non possano raggiungere la Visione Beatifica, e che possano essere aiutate a conseguirla mediante la preghiera e il sacrificio della messa…. Alcune credenze popolari relative al Giorno dei morti sono di origine pagana e d’immemore antichità. Così i contadini di molti paesi cattolici credono che quella notte i morti tornino nelle loro case precedenti e si cibino degli alimenti dei vivi”. (Vol. I, p. 709.)

L’idea di commemorare i defunti in suffragio nasce su ispirazione di un rito bizantino che celebrava infatti tutti i morti, il sabato prima della domenica di Sessagesima, all’incirca in un periodo compreso tra la fine di gennaio e il mese di febbraio.

Nella chiesa latina il rito viene fatto risalire all’abate benedettino sant’Odilone di Cluny nel 998: con la riforma cluniacense si stabilì infatti che le campane dell’abbazia fossero fatte suonare con rintocchi funebri dopo i vespri del 1º novembre per celebrare i defunti,e il giorno dopo l’eucaristia sarebbe stata offerta pro requie omnium defunctorum; successivamente il rito venne esteso a tutta la Chiesa Cattolica.

Ufficialmente la festività, chiamata originariamente Anniversarium Omnium Animarum,appare per la prima volta nell’Ordo Romanus del XIV secolo.

A proposito di queste origini, nel libro “Il culto dei morti” si legge:

“La mitologia di tutti i popoli antichi è intessuta degli avvenimenti del Diluvio […] Ne è prova la celebrazione di una grande festa dei morti in memoria di quell’avvenimento, non solo da parte di nazioni più o meno in comunicazione le une con le altre, ma di altre lontanissime e separate sia da oceani che da secoli. Per di più questa festa è celebrata da tutti più o meno lo stesso giorno in cui secondo il racconto di Mosè ebbe luogo il Diluvio, e cioè il diciassettesimo giorno del secondo mese, il mese che all’incirca corrisponde al nostro novembre” (The Worship of the Dead, di J. Garnier, Londra, 1904, p. 4). Perciò queste celebrazioni iniziarono in effetti in onore di persone che Dio aveva distrutto per la loro cattiveria ai giorni di Noè (Genesi 6:5-7; 7:11)”.

Queste feste che onorano le “anime dei defunti” come se fossero vive in un altro reame sono contrarie alla concezione biblica presente nel libro del Qoelet, la quale supponeva che gli uomini morti non fossero in grado di percepire nulla.

Questa idea è presente in tutta la cultura orientale che vede l’uomo unicamente come materia priva di spirito trascendente.

L’idea di anima immortale si fa risalire alla filosofia occidentale che, più tardi, andrà ad influenzare la stesura di altri libri biblici veterotestamentari (i Deuterocanonici) e di parte del Nuovo Testamento (Vangelo di Giovanni e Lettere paoline).

Tuttavia la concezione dell’anima che sopravvive in seguito alla morte del corpo fu la spiegazione razionale per giustificare la risurrezione dei morti, concetto pressoché incomprensibile per la cultura occidentale. Riferimenti espliciti riguardo alle origini delle preghiere per i defunti si possono trovare nei libri dei Maccabei (2 Maccabei 12,43-45), che furono accettati insieme agli scritti deuterocanonici dai Cristiani delle origini (san Girolamo tradusse in latino la versione dei Settanta nel IV secolo, integrando anche i testi Deuterocanonici, ma omettendo altri testi apocrifi).

In alcune zone della Lombardia , la notte tra l’1 e il 2 novembre molte persone mettono in cucina un vaso di acqua fresca per far dissetare i morti.

In Friuli si lascia un lume acceso , un secchio d’acqua e un po’ di pane.

In Trentino le campane suonano per richiamare le anime. Dentro casa viene lasciata una tavola apparecchiata e il focolare accesso per i defunti. Lo stesso capita in Piemonte e in Val d’Aosta.

In Liguria , vengono preparati i bacilli  (fave secche) e i balletti  (castagne bollite).

Tanti anni fa, la notte del 1 novembre, i bambini si recavano di casa in casa, come ad Halloween , per ricevere il ” ben dei morti “, ovvero fave, castagne e fichi secchi. Dopo aver detto le preghiere, i nonni raccontavano loro storie e leggende paurose.

In Umbria si preparano gli stinchetti dei morti , dolci a forma di fave.

In Abruzzo , oltre al tavolo da pranzo apparecchiato, si lasciano tanti lumini accesi alla finestra quante sono le anime care. Ma era anche tradizione scavare e intagliare le zucche e inserire una candela all’interno e usarle come lanterne, proprio come ad Halloween.

A Roma la tradizione voleva che, il giorno dei morti, si tenesse compagnia ad un defunto consumando un pasto vicino alla sua tomba.

In Sicilia il 2 novembre è una festa con molti riti per i bambini. Se i più piccoli hanno fatto i buoni, riceveranno dai morti i doni che troveranno la mattina sotto il letto: si tratta di giochi ma soprattutto di dolci, come i pupi di zuccaro (le bambole di zucchero). Si preparano anche gli scardellini,  dolci fatti di zucchero e mandorle (o nocciole) a forma di ossa dei morti e si mangia la frutta martorana, fatta di pasta di mandorle colorata. I risultati sono davvero incredibili e le vetrine delle pasticcerie uno spettacolo da vedere.

Nei paesi dell’America Centrale è consuetudine, oltre a visitare i cimiteri, addobbare le tombe con fiori, oltre che depositare sulle stesse giocattoli (nel caso in cui il defunto sia un bambino) o alcolici.

In Messico, in alcune abitazioni, è ancora consuetudine preparare l’altare dei morti: tale manufatto viene arricchito con immagini del defunto, una croce, un arco e incenso. Ciò in quanto il credo popolare pensa che, durante tale giorno, lo spirito dei defunti venga a trovare i loro cari. Questo altare servirebbe a favorire tale ritorno.

Nelle Filippine

In questo paese asiatico è consuetudine abbellire le tombe dei propri cari, oltre che offrire preghiere per tutti i defunti.

In Italia

È consuetudine, nel giorno dedicato al ricordo dei defunti, visitare i cimiteri locali e portare in dono fiori e lumini sulle tombe dei propri cari.

Le fave dei morti di Perugia

In molte località italiane è diffusa l’usanza di preparare alcuni dolciumi, chiamati dolci dei morti, per celebrare la giornata.

In Sicilia durante la notte di Ognissanti la credenza vuole che i defunti della famiglia lascino dei regali per i bambini insieme alla frutta di Martorana e ad altri dolci caratteristici detti ossa dei morti.

Nella provincia di Massa Carrara la giornata è l’occasione del bèn d’i morti, con il quale in origine gli estinti lasciavano in eredità alla famiglia l’onore di distribuire cibo ai più bisognosi, mentre chi possedeva una cantina offriva ad ognuno un bicchiere di vino; ai bambini inoltre veniva messa al collo la sfilza, una collana fatta di mele e castagne bollite.

Nella zona del monte Argentario era tradizione cucire delle grandi tasche sulla parte anteriore dei vestiti dei bambini orfani, affinché ognuno potesse metterci qualcosa in offerta, cibo o denaro. Vi era inoltre l’usanza di mettere delle piccole scarpe sulle tombe dei bambini defunti perché si pensava che nella notte del 2 novembre le loro anime (dette angioletti) tornassero in mezzo ai vivi.

Nelle comunità dell’Italia meridionale delle eparchie di Lungro e di Piana degli Albanesi i defunti sono commemorati, secondo la tradizione orientale di rito greco-bizantino, nelle settimane precedenti la Quaresima.

In Abruzzo, analogamente a quanto avviene nel mondo anglosassone in occasione della festa di Halloween, era tradizione scavare e intagliare le zucche e porvi poi una candela all’interno per utilizzarle come lanterne.[8]

A Treviso si mangiano per la ricorrenza focacce particolari chiamate “i morti vivi”.

 

 

 

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