Accadde oggi, 2 Giugno: 1946, Referendum tra Monarchia e Repubblica

 

La nascita della Repubblica Italiana avvenne a seguito proprio dei risultati del Referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946, indetto per determinare la forma di governo da dare all’Italia dopo la seconda guerra mondiale.

Per la prima volta in una consultazione politica nazionale votavano anche le donne: i votanti così assursero a circa 13 milioni di donne e circa 12 milioni di uomini, pari complessivamente all’89,08% degli allora 28 005 449 aventi diritto al voto.

Il Regno era durato appena 85 anni ed era crollato sotto le responsabilità del Fascismo e della Guerra, voluti, in parte si dice (?) : subiti, ma non certo impedito o d anche solo ostacolati, dalla Corona.

di Daniele Vanni

 

Quante volte, troppe e con pochi risultati, siamo stati “convocati per riferire”! Questo vuol dire: referendum, ma in pochi forse lo sanno.

In meno di certo lo sapevano, nel 1946. C’era stato un ventennio dove le elezioni erano abolite. Prima si votava per censo. Cioè per reddito. E per reddito si era eletti. Le donne non votavano. E adesso si era chiamati per il referendum istituzionale del 2 giugno, indetto per determinare la forma di stato dopo il termine della seconda guerra mondiale. Insieme si eleggevano anche i componenti dell’Assemblea Costituente che doveva redigere la nuova carta costituzionale.

Per la novità che le coinvolgeva, le donne furono addirittura un mione più degli uomini che andarono a votare in 11.949.056.

I favorevoli alla repubblica furono 12.717.923, (il 54,3%): praticamente due milioni in più di quanti rimasero fedeli alla Monarchia, che aveva abbandonato Roma, fuggendo a Brindisi dopo l’8 settembre del ’43.

Le polemiche da parte dei realisti non si sono spense neppure oggi, nei pochi nostalgici rimasti che adombrarono brogli e pressioni.

Non così, il Re di Maggio, Umberto, che il 13 giugno prese l’aereo per Cascais in Portogallo con eleganza e senza recriminazioni. Senza neppure aspettare l’esito dei ricorsi che pure c’erano stati, eccome! Ci furono anche scontri e qualche morto. A Napoli, città monarchica per eccellenza.

La notte fra il 12 e 13 giugno, nel corso della riunione del Consiglio dei ministri, il presidente Alcide De Gasperi, prendendo atto del risultato, assunse le funzioni di Capo provvisorio dello Stato repubblicano.

Alla sua prima seduta, il 28 giugno 1946, l’Assemblea Costituente elesse a Capo Provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, con 396 voti su 501, al primo scrutinio. Con l’entrata in vigore della nuova Costituzione della Repubblica Italiana, De Nicola assunse per primo le funzioni di Presidente della Repubblica Italiana il 1º gennaio 1948.

I deputati da eleggere erano 556, ai 573 previsti mancando quelli di alcune province. Come si vede, i partiti che si erano espressi per la scelta repubblicana (DC, PCI, PSIUP, PRI e P.d’A.) ottennero complessivamente una percentuale di voti (circa l’82%) molto superiore di quella espressa in favore della Repubblica nella consultazione referendaria (54,3%).

 

Partito                                           Percentuale voti                         Seggi

Democrazia Cristiana                              37,2%                                  207

Partito Socialista                                      20,7%                                   115

Partito Comunista                                   18,7%                                   104

Unione Democratica Nazionale             7,4%                                     41

Uomo Qualunque                                       5,4%                                     30

Partito Repubblicano                               4,1%                                     23

Blocco Nazionale della Libertà               2,9%                                     16

Partito d’Azione                                         1,3%                                         7

altre liste                                                      2,3%                                     13

 

 

Il 10 giugno, alle ore 18:00, (sei anni prima, in questa stessa giornata e iù o meno alla stessa ora, l’Italia aveva aderito, ancora una volta, dopo un ano e più! ancora una volta sconsideratamente impreparata! ad una guerra mondiale!) nella Sala della Lupa a Montecitorio a Roma la Corte di Cassazione, secondo quanto attestato dai verbali, proclamò i risultati del referendum, e cioè: 12 672 767 voti per la repubblica, e 10 688 905 per la monarchia.

Ci sono stati poi tanti referendum, abrogativi o confermativi o nulli per il non raggiungimento del quorum dei votanti.

Due particolarmente importanti, non istituzionali, come quello del 1946, ma costituzionali, che avrebbero avuto profonde conseguenze ed incidenza con cambiamenti della costituzione e soprattutto sulla composizione degli organi dello stato. Ambedue bocciati. Non a caso!

Il secondo referendum costituzionale della storia della Repubblica Italiana si è svolto il 25 e 26 giugno 2006. Veramente ce n’era stato uno, minore, nel 2001.

La maggioranza dei votanti respinse il progetto di riforma costituzionale del 2005/2006: esso era stato varato nella XIV legislatura su iniziativa del centro-destra ed era inerente ai seguenti cambiamenti nell’assetto istituzionale nazionale della seconda parte della Costituzione italiana:

Parlamento (Camere e formazione delle leggi);

Presidente della repubblica;

Governo (Consiglio dei ministri e Pubblica amministrazione);

Magistratura (composizione del Consiglio superiore della magistratura);

Comuni, province, città metropolitane, regioni e stato;

Garanzie costituzionali (composizione e ruolo della Corte costituzionale);

Revisione della Costituzione (ruolo del Parlamento).

La legge di revisione costituzionale, approvata a maggioranza assoluta dei membri del Parlamento, per quanto previsto dall’art. 138 della Costituzione, aveva aperto la possibilità alla richiesta di conferma da parte di uno dei tre soggetti previsti dall’articolo. Tale richiesta è pervenuta da più di un quinto dei membri di una Camera, da più di cinquecentomila elettori e da più di cinque Consigli regionali.uesto era il secondo, vero e profondo, referendum costituzionale sottoposto agli italiani, il primo, minore, è del 2001. A differenza dei referendum abrogativi, per i referendum costituzionali non è necessario il raggiungimento di un quorum di votanti.

2 giugno la_repubblica_italiana1Il terzo referendum costituzionale nella storia della Repubblica Italiana ebbe luogo il 4 dicembre 2016, quando la maggioranza dei votanti respinse il testo di legge costituzionale della cosiddetta riforma Renzi-Boschi, (il trattino non è dell’autore dell’articolo) approvato in via definitiva dalla Camera il 12 aprile 2016 e recante modifiche alla parte seconda della Costituzione. E segnò l’inizio della fine politica di Renzi, che affidando il compito di tanta riforma non certo al più grande costituzionalista italiano, mostrò un’impensata ed inimmaginabile superficialità politica, in un uomo salito così da giovane e vertiginosamente ai vertici dello Stato che voleva riformare!

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