Accadde oggi, 2 Febbraio: 962, Ottone I viene incoronato Re di Germania e Imperatore del Sacro Romano Impero

 

di Daniele Vanni

 

 

 

Dopo il disfacimento dell’Impero Romano e le invasioni dei popoli detti Barbari, Carlo Magno, re dei Franchi, venne incoronato Imperatore nell’800, rivitalizzando il concetto e l’ideale di Imperatore Romano d’Occidente, e viene visto da alcuni come il primo Sacro Romano Imperatore; egli fu seguito da alcuni Imperatori carolingi; con Ottone inizia l’associazione tra il titolo di Imperatore e la regalità tedesca.

 

In effetti di “Sacro Romano Impero” si comincerà a parlare, circa duecento anni dopo, di quel 2 Febbraio 962, quando Ottone I fu incoronato Imperatore dal Papa Giovanni XII (nipote della celebre Marozia, che giunse anche ad assalire con uno dei tre mariti Guido da Lucca, marchese di Toscana il palazzo pontificio e far uccidere un papa).

 

 

Ottone I di Sassonia, detto Ottone il Grande(Wallhausen, 23 novembre 912 – Memleben, 7 maggio 973), fu duca di Sassonia, re di Germania dal 936, dal 951 re d’Italia e Imperatore del Sacro Romano Impero dal 962. Era il figlio di Enrico I l’Uccellatore e di Matilde di Ringelheim.

 

Re di Italia e di Germania

 

Nel 936 succedette a suo padre come re dei Germani e duca di Sassonia.

Nel 951-952 intraprese una campagna in Italia, conquistò la Lombardia e sposò Adelaide di Borgogna. Costei era vedova del re d’Italia Lotario II che era stato ucciso presumibilmente da Berengario II il quale, per distogliere i sospetti da sé, impose ad Adelaide il matrimonio con il proprio figlio Adalberto. La regina riparò nel castello di Canossa invocando l’aiuto di Ottone. Con il matrimonio celebrato a Pavia, capitale all’epoca della Lombardia, Ottone s’impossessò del titolo di Re dei Franchi e degli Italici.

Il nuovo re non proseguì il proprio cammino verso Roma perché richiamato in patria: la Germania era stata infatti minacciata dagli Ungari. Nel 955 sconfisse i Magiari nella Battaglia di Lechfeld, vicino Augusta in Baviera, fermandone l’avanzata nell’Europa centrale.

Nel 957 le armate germaniche, guidate dal figlio di Ottone, Liudolfo, strinsero d’assedio Berengario II, che si era nuovamente ribellato e rinchiuso nella fortezza dell’Isola di San Giulio, da cui il re italiano trattò condizioni di pace non eccessivamente sfavorevoli.

Nel 963 Ottone sconfisse Mieszko I, duca di Polonia e lo costrinse a pagargli tributo.

 

Imperatore

Dopo la morte di Liudolfo, forse avvelenato dallo stesso Berengario II nel castello di Pombia, si rese necessaria una nuova campagna in Italia, durante la quale Ottone fu incoronato Imperatore dei romani da papa Giovanni XII in San Pietro (2 febbraio 962).Subito dopo Ottone mosse su Pavia. I ribelli, non ritenendo di poter difendere la città e non avendo forze sufficienti per opporsi in campo aperto ai tedeschi, decisero di asserragliarsi nelle fortezze più sicure del regno, probabilmente sperando in qualche rovesciamento della sorte. La regina Willa scelse la fortezza dell’isola di San Giulio portandovi il tesoro reale, Berengario e Adalberto si arroccarono invece nell’imprendibile San Leo. Ottone dapprima strinse di assedio Willa. In quei mesi sull’isola nacque il futuro abate Guglielmo da Volpiano. Presa per fame la fortezza, il generoso imperatore fece scortare sana e salva la donna fino a San Leo perché potesse ricongiungersi col marito. Due anni dopo, comunque, anche San Leo dovette capitolare e Berengario e Willa furono portati prigionieri in Germania.

Nel 963, l’Imperatore era ancora in armi contro Berengario d’Ivrea quando i suoi corpi di élite dell’esercito scoprirono una corrispondenza tra Papa Giovanni XII e il figlio del marchese d’Ivrea, Adalberto. Furente, Ottone arrivò a Roma nell’autunno dello stesso anno mentre Giovanni faceva in tempo ad organizzare la fuga in un castello del nord del Lazio. Il 6 novembre convocò un sinodo dove venne giudicato l’operato dell’ex-pontefice che venne accusato di spergiuro, omicidio e incesto. Ottone lo invitò a scagionarsi, ma per tutta risposta Giovanni scomunicò tutti i firmatari delle accuse, Imperatore in testa. Questi allora lo depose e nominò al suo posto un laico, responsabile delle biblioteche lateranensi che prese il nome di Papa Leone VIII. Per ridare prestigio al pontificato e per esercitare un controllo politico sulla Chiesa, Ottone emanò un atto, Privilegium Ottonianum, in cui si dichiarava che l’imperatore aveva il diritto di scegliere e confermare il papa a lui gradito!

Il 3 gennaio del 964, I Romani insorsero contro Ottone per aver nominato un papa senza la loro approvazione e l’Imperatore si salvò grazie ad uno squadrone di cavalleggeri che era con lui in Castel Sant’Angelo che caricò i manifestanti. Il 10 gennaio, Ottone si mosse con 100 ostaggi verso Spoleto, dove Adalberto del Friuli aveva posto la sua base. Due giorni dopo i romani richiamarono papa Giovanni XII, che fu portato in trionfo, Leone VIII dovette riparare su Camerino dove aveva posto la sua base logistica Ottone.

Alla morte di Giovanni, il 14 maggio 964, i romani elessero un pontefice per conto loro che prese il nome di Papa Benedetto V detto il Grammatico a causa della sua passione per Seneca e Cicerone. Ottone indirizzò l’esercito sulla città, assetato di vendetta, e la prese per fame bloccandone le vie d’accesso. Fu subito indetto un altro sinodo dove Benedetto fu deposto e riconosciuto papa Leone. Ottone lasciò ancora una volta Roma, nel luglio del 964, e dopo un anno il papa morì.

Stavolta i romani, rispettando il “Privilegio Ottoniano”, mandarono un’ambasceria in Germania per chiedere all’Imperatore la reintegrazione di Benedetto, ma Ottone rifiutò. L’ambasceria allora, rispettosamente, chiese il nome del nuovo papa a lui gradito. Venne scelto il figlio del vescovo di Narni, che prese il nome di Papa Giovanni XIII. Ma i romani, che non lo avevano mai amato, lo deposero nel dicembre del 965. Ottone fu costretto ancora una volta a scendere in Italia. Il capo dei rivoltosi romani, un nobile di nome Giovanni, venne stanato e appeso per i capelli sulla statua equestre dell’Imperatore Marco Aurelio. La vigilia di Natale del 967, lo raggiunse a Roma il figlio quattordicenne Ottone II, che fu associato da lui al trono e incoronato Imperatore.

Nel 972, tornarono tutti a Roma dove venne celebrato il matrimonio tra Ottone II e la principessa bizantina Teofano, che venne officiato da Papa Giovanni XIII. Lo scopo di Ottone I era quello di riunire tutta la penisola sotto la casata di Sassonia sperando così di trattare pacificamente la resa in Calabria e Puglia dei bizantini.

Dopo il suo ritorno dall’Italia presiedette nel 973 la Dieta di Quedlinburg, il 7 maggio 973 morì per un avvelenamento alimentare (carne avariata durante un festeggiamento). Suo successore al trono imperiale fu il figlio Ottone II.

 

Il Sacro Romano Impero

Anche se il termine “Sacro Romano Impero” non venne usato fino a 200 anni dopo, Ottone ne viene talvolta considerato il fondatore (altri conferiscono questo onore a suo padre Enrico) e viene ricordato come il primo in una successione di Imperatori di varie dinastie che finì solo quando Napoleone dissolse il Sacro Romano Impero e l’ultimo Imperatore della Casa di Asburgo abdicò la Corona nel 1806.

 

Ottone I e la Santa Sede

Il papato nel X secolo era in preda a una grave crisi iniziata nel secolo precedente, con venti pontefici nell’arco di 65 anni, molti dei quali deceduti per morte violenta. Le elezioni di vescovi e papi si svolgevano in un clima di disordini e sedizioni istigate dalle famiglie aristocratiche che si contendevano i titoli ecclesiastici. A Roma dominava la famiglia Tuscolo, col suo capofamiglia Teofilatto († 924), la moglie Teodora e la figlia Marozia, la quale dopo la morte del padre fece nominare papa suo figlio, sebbene fosse ancora nello stato laicale (Giovanni XI).

Questo periodo turbolento finì nel 932, quando un altro figlio di Marozia, Alberico, appena ventenne, prese il potere a Roma e destituì il papa della sua autorità temporale. Alberico dominò la vita pubblica di Roma per circa vent’anni, controllando anche la nomina stessa del pontefice. Nel 954 Alberico impose alla nobiltà e al clero romani di far eleggere il figlio Ottaviano appena dopo la morte di Agapito II. L’anno seguente Ottaviano salì al soglio pontificio col nome di Giovanni XII. Così il potere temporale e quello spirituale tornarono ad essere riunificati in una sola persona. Il nuovo pontefice, cercando di rafforzare la difficile situazione dello Stato della Chiesa, chiamò il re di Germania Ottone I, che discese nel 961 e si fece incoronare in San Pietro il 2 febbraio 962.

Ottone I decise di vincolare il pontefice a un patto di fedeltà verso il sovrano: fu così concepito il Privilegium Othonis (13 febbraio del 962). Da allora ogni elezione pontificia avrebbe richiesto la conferma imperiale; per un lungo periodo la Chiesa fu sotto il controllo imperiale, dovette cioè seguire la politica dell’Impero.

 

Politica

Ottone I riprese la vecchia politica tendente a unire il nord dell’Italia e il Sud, politica che era già stata iniziata da Carlo Magno, quando aveva cercato di togliere ai Bizantini i baluardi italiani. Egli combinò il matrimonio tra Ottone II e Teofano, nipote dell’imperatore bizantino Giovanni I, in maniera che Teofano portasse in dote l’Italia meridionale, cosicché l’Impero avrebbe avuto il controllo di tutta l’Italia e avrebbe subordinato a sé Gaeta, Napoli, Amalfi che si governavano da sé, senza i Bizantini. I ducati di Benevento, Capua, Salerno, sarebbero stati costretti ad accettare la sottomissione.

Ottone I voleva combattere la feudalità, il cui fenomeno politico era il frazionamento dello Stato, e voleva mettere feudo contro feudo, attuare così la lotta tra i feudi: istituì un feudo cittadino, mettendo città contro campagna e affidando i feudi cittadini all’unica autorità rimasta in città, i Vescovi.

Gli obiettivi di Ottone I erano sostanzialmente tre:

Costituire una dinastia, nella fattispecie la Dinastia ottoniana di Sassonia, in modo da ovviare alle problematiche relative alle successioni nel Sacro Romano Impero.

Istituire i vescovi-conti, in verità già presenti nell’Impero carolingio. Il fatto che questi non potessero avere successori legittimi implicava il fatto che i feudi loro destinati, benché vitalizi, erano destinati a ritornare nella disponibilità dell’imperatore.

Contrastare in Italia il potere dell’Impero bizantino, in modo da proporsi come i legittimi rappresentanti dell’Impero Romano d’Occidente. Questo obiettivo non fu mai raggiunto, infatti non vi fu mai soluzione di continuità tra l’Impero di Romolo Augusto e l’impero romano-germanico. Già l’opzione dell’Impero carolingio, con Carlo Magno, non era stata accettata dai bizantini. L’insistenza degli imperatori romano-germanici di proclamarsi diretti successori dell’Impero romano favorì, grazie anche in seguito alle università, la reintroduzione del Diritto romano in Occidente, andando a rimpiazzare le tradizioni giuridiche degli invasori germanici.

 

 

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