Accadde oggi, 19 Novembre 1969: il primo omicidio del movimento del ’68, l’agente Antonio Annarumma

 

 

Già a Valle Giulia, come aveva scritto Pasolini, si era visto dove stessero, se proprio si voleva fare questa distinzione ormai senza senso, i proletari veri!

E il primo morto, di chi teorizzava per noia e per troppo benessere! la “rivoluzione”, sarà proprio un poliziotto del Sud.

Poi verrà Piazza Fontana: dall’autunno caldo, si passerà agli anni di piombo…e per l’Italia, divenuta da analfabeta e contadina a potenza industrializzata, non ci sarà più pace!

 

 

di Daniele Vanni

 

 

 

Gli “anni di piombo” iniziarono con “l’autunno caldo”.

E quelle due stagioni, tristissime!, hanno una data tragica in comune: quella del 19 novembre 1969, quando in occasione dello sciopero generale per la casa (indetto dalle confederazioni sindacali CGIL-CISL-UIL) si ebbe il primo morto in uno scontro violento del “movimento del ’68” contro le forze dell’ordine.

E già, questa miscela esplosiva (dalla quale l’Italia non si riprenderà più!) aveva dato prova di cosa era capace, nel destabilizzare uno stato che fine ad allora, pur tra contraddizioni immani e immani ruberie, pure aveva camminato spedito in un progresso che sembrava infinito! E tutto si era già visto, nell’anteprima, a Roma, il 1° marzo 1968, durante la cosiddetta battaglia di Valle Giulia, alla Facoltà di Architettura dell’Università della Capitale.

 

Nel primo omicidio, cadde l’Agente di Polizia, Antonio Annarumma.Pochi giorni dopo, sempre a Milano, qualcosa di ancora più grande, e non solo nel numero dei morti! con il primo atto della cosiddetta “strategia della tensione”,la strage di piazza Fontana, alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, il 12 dicembre 1969, con 17 morti e 88 feriti.

Con Valpreda, i mille depistaggi, i processi spostati a Catanzaro, in una diluizione (altro che società liquida di Bauman!) infinita…

 

Già Pasolini, con grandissima intuizione, a Valle Giulia, aveva detto che lui stava dalla parte dei figli del Sud, che erano i veri proletari e che facevano il loro dovere nelle Forze dell’Ordine, contro i contestatori, in gran parte di estrazione borghese.

Chi era Antonio Annarumma, la prima vittima degli “anni di piombo”? Era figlio di un bracciante agricolo del Sud d’Italia, nato a Monteforte Irpino (Avellino) il 10 gennaio 1947. Era un ragazzo normale, che aveva cercato il lavoro, con un concorso pubblico, un “posto fisso” in Polizia. Era uno dei tanti figli e nipoti di braccianti, che per migliorare la propria condizione scelsero di indossare la divisa grigioverde della pubblica sicurezza, sperando di guadagnare un salario, conoscere posti e persone nuovi. Dopo la Scuola Allievi di Caserta, a Foggia e successivamente in servizio nel Terzo Reparto Celere di Milano.

 

Il 19 novembre 1969, insieme allo sciopero generale indetto dalle confederazioni sindacali, con circa 30.000 mila manifestanti al corteo di Milano, nelle stesso orario si tenevano anche due cortei promossi: uno dei marxisti-leninisti di estrazione maoista e uno dagli anarchici.

 

Piazza del Duomo, corso Vittorio Emanuele, via Larga (sede del Teatro Lirico), piazza Festa del Perdono, via Rastrelli, furono il teatro degli scontri di guerriglia fra il corteo dei sindacati, scortati a distanza dalle jeep della polizia, e militanti e attivisti  dell’estrema sinistra maoista, che uscivano dal Teatro Lirico, dove avevano tenuto un comizio, e si volevano inserire nella manifestazione sindacale.

 

E’ stato quello il momento in cui iniziarono gli scontri fra le diverse componenti sindacali e politiche e le forze dell’ordine, che cercavano di evitare il contatto fisico fra gruppi. Nel frattempo accorsero dalla vicina Università Statale giovani militanti del Movimento Studentesco, a sostegno dei manifestanti, contro la polizia. Gli scontri iniziarono a mezzogiorno e durarono circa tre ore; in quella circostanza di guerriglia urbana e di grande tensione, ci furono ripetuti lanci di sassi, tubi, biglie di ferro, bottiglie molotov, barricate e lacrimogeni, in un parapiglia generale senza controllo. Tale violenza fu un fatto straordinario per una pacifica manifestazione sindacale.

 

Mentre le macchine della polizia si disponevano “a carosello”, secondo le istruzioni antiguerriglia, l’agente Antonio Annarumma, che era alla guida di un automezzo della Celere, fu colpito da un tubo di ferro che gli perforò la testa, si accasciò sul volante perdendone il controllo e contemporaneamente urtò un’altra jeep della polizia.

Morirà dopo tre ore di agonia in ospedale.

 

La ricostruzione della Magistratura accertò che alcuni manifestanti avevano raccolto dei tubi di ferro da un vicino cantiere edile e li avevano lanciati contro i mezzi della polizia. L’inchiesta non poté identificare i responsabili della morte. Nessuno fu identificato, né perseguito per la morte dell’agente venuto dal Sud: il suo omicidio rimase quindi impunito.

Come quel movimento di giovani per la quasi totalità di estrazione borghese (spesso medio-alta) che “giocavano” alla guerriglia, avevano una visione così profetica da dirsi: “maoisti” mentre Mao in una Cina, che si apprestava a diventare una potenza capitalistica e a comprare, in quella città, persino il Milan e l’Inter!!! faceva morire forse 70 milioni dipersone di fame!!!

 

Il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, parlò di “barbaro assassinio”. Il Ministro dell’Interno Franco Restivo, di “aggressione all’autorità dello Stato”… Al funerale partecipò una folla enorme. Il corteo che accompagnava la bara era formato da colleghi, che esprimevano disagio e protesta, e, durante il percorso verso la chiesa si levarono tante braccia tese nel saluto fascista, mentre Mario Capanna, che si era presentato al funerale per dimostrare l’estraneità del movimento studentesco dai fatti, si salvò a stento dal linciaggio dei colleghi del defunto.

Questo dimostrava davvero da quale parte, seproprio si voleva fare questa distinzione, ormai fuori dal tempo, i veri proletari.

 

Il Corriere della Sera del 22 novembre 1969, pubblicò una foto dove si vedeva il giovane commissario Luigi Calabresi soccorrere Mario Capanna, sottraendolo all’aggressione degli agenti e dei neofascisti!

Di lì a pochi giorni, sarebbe stato: Pinelli, Valpreda e poi anche l’assassinio del Commissario Calabresi!!!

 

Ad Annarumma fu conferita la Medaglia d’oro al merito civile.

 

Alla memoria.

 

La memoria del ’68, ci perseguita ancora…

 

 

 

Share