Accadde oggi, 19 Giugno 1996, la terribile alluvione della Versilia e di Fornovolasco

Un “temporale convettivo” d’inizio estate mette in ginocchio l’Alta Versilia e Pietrasanta che già sono in stagione balneare. 14 morti ed una devastazione di case, ponti, attività produttive di cui non si ha memoria! Come a Fornovolasco sul’altro versante, rimasto senza ponti e diverse case e dove solo per puro caso non si contarono vittime!

di Daniele Vanni

 

Il mattino del 19 giugno 1996il cielo della Versilia era terso: le previsioni davano addirittura cielo sereno o poco nuvoloso. In realtà quel giorno era in atto sulle creste delle Alpi Apuane uno scontro di aria fredda proveniente dal Nord Italia, con aria calda umida proveniente dalla costa, che causò una rapidissima evoluzione meteorologica: quello che gli esperti chiamano: temporale convettivo. Ma qui la “cella temporalesca”, – si appurerà purtroppo in ritardo, – era stata enorme! alta ben 12 km e larga circa la metà!

Così violentissimi nubifragi del tutto inattesi, si scatenarono sin dal primo mattino sulle Alpi Apuane interessando tutto l’alto bacino dei torrenti Serra e Vezza (questi ultimi confluenti in un unico corso d’acqua a Seravezza, il Versilia) sullo spartiacque occidentale, e tutta la parte alta del bacino del torrente Turrite di Gallicano sullo spartiacque orientale.

Le precipitazioni interessarono anche parte del bacino del fiume Camaiore. Tutto questo mentre sulla piana della Versilia cadevano soltanto poche gocce di pioggia. In poco tempo, le straordinarie precipitazioni causarono svariati smottamenti, e i corsi d’acqua si ingrossarono rapidamente.

A fronte di una breve pausa, avvenuta in tarda mattinata, le piogge ripresero a cadere ancora più intensamente nell’arco della giornata, nel tempo che va da mezzogiorno sino al primo pomeriggio, per poi scatenarsi in diluvio.

 

Verso le 13:00 in alta valle, il torrente Vezza (tratto alto del fiume Versilia) dava inizio alla sua corsa devastante verso valle presso il centro di Cardoso: qui infatti, a detta di testimoni oculari, vennero dapprima uditi numerosi boati provenienti dalle montagne, dopodiché giunsero ripetute ondate di acqua, fango e detriti alte fino a 4-5 metri! provenienti dai valloni dei torrenti confluenti presso il paese, che venne dunque investito e distrutto quasi completamente.

La rapidità e la violenza improvvisa dell’evento trovò la sua giustificazione nel fatto che già dal mattino le fortissime piogge, unite alla siccità che da mesi affliggeva la zona, avevano reso ancora più fragili i già instabili versanti delle Alpi Apuane, causando enormi frane di terra, detriti e tronchi che avevano bloccato, con sbarramenti temporanei, tutte le valli dei corsi d’acqua a monte di Cardoso che danno origine al torrente Vezza; si erano dunque creati svariati bacini di acqua effimeri che, cedendo poi tutti insieme di schianto nel primo pomeriggio sotto le incessanti precipitazioni, hanno dato luogo a un’onda di piena catastrofica!

Dopo aver devastato Cardoso, la piena proseguì sul torrente Vezza ed investì dapprima il centro di Ponte Stazzemese (dove giunse a lambire il 2º piano delle abitazioni, facendo in parte crollare un intero albergo) per poi raggiungere Ruosina, dove sommerse l’intero abitato, cancellando quasi completamente la strada di fondovalle.

 

Verso le 15:00 la piena giunse, furibonda, presso la cittadina di Seravezza che venne per gran parte sommersa da 2-3 metri d’acqua; in questo tratto il torrente Vezza ricevette poi da destra anche la piena del suo principale affluente, il torrente Serra e mutando da questa confluenza in poi denominazione in “fiume Versilia”, proseguì impetuoso e stracolmo di detriti verso valle.

Dopo Seravezza, il Versilia sormontò e distrusse tutti i ponti nei pressi dei centri di Ripa, Corvaia e Vallecchia, abbandonando il suo tratto vallivo e trovando sbocco nella pianura della Versilia: in questo tratto il fiume (canalizzato e deviato nei secoli passati in un alveo artificiale che sfocia nel pressi di Cinquale di Montignoso), dilagò letteralmente presso la località San Bartolomeo di Pietrasanta a causa del sormonto e conseguente cedimento di un ampio tratto del suo argine sinistro, creandosi dunque un nuovo corso verso sud, ovvero seguendo l’antico tracciato del suo vecchio alveo di scorrimento, causando così un’estesa inondazione di tutta la porzione ovest del comune di Pietrasanta sino alla frazione di Marina di Pietrasanta, Forte dei Marmi e parte del comune di Montignoso.

 

Nel frattempo la tragedia aveva colpito anche il versante orientale delle Apuane in Garfagnana: nell’alta valle del torrente Turrite, il centro di Fornovolasco venne letteralmente devastato dalla piena del corso d’acqua. Più a valle invece i danni furono minimi, grazie alla presenza di un lago artificiale sul corso d’acqua che, completamente vuoto per manutenzione, fu in grado di accogliere frenandone l’impeto gran parte della piena salvando il centro situato più a valle di Gallicano.

 

 

Verso le 18:00 i pluviometri di Pomezzana e Retignano, in Alta Versilia, mostrarono valori cumulativi di precipitazioni rispettivamente pari a 478 e 401 mm in 13 ore. Quello di Fornovolasco, in Garfagnana, 408 mm.

In 6 ore di pioggia, era caduta mezza tonnellata di acqua per ogni metro quadro di superficie!

Questa tragedia, considerata come una delle peggiori alluvioni che abbia mai colpito la Toscana, dopo l’alluvione di Firenze del 1966, causò anche un pesante bilancio di vittime: alla fine dell’emergenza il bilancio finale sarà di 14 morti, quasi tutti a Cardoso e 1 disperso.

Fango, pietre e grandi massi, interi castagneti, a ondate successive erano piombate sul paese per un totale di oltre 2.200.000 metri cubi di detriti, livellando completamente l’alveo del fiume e in alcuni casi innalzandolo di 12 metri!

In tutto il comprensorio del comune di Stazzema si verificarono oltre cinquecento frane, sia lineari lungo i canali, sia areali lungo i versanti.

 

« Lo scoglio, ove il sospetto fa soggiorno,

Alto dal mare da seicento braccia,

Di ruinose balze cinto intorno,

E da ogni parte di cader minaccia:

Il più stretto sentier; che guida al Forno,

Là dove il Garfagnin il ferro caccia,

La via Flamminia ed Appia nomar voglio,

che passa verso il Mar; va su lo scoglio. »

 

(Ludovico Ariosto)

 

 

Fornovolasco, fu tra i paesi sul versante Garfagnana a pagarne maggiormente le conseguenze: dalla valle scese una quantità di acqua mista a fango e detriti che distrusse tutti i ponti del paese e portò via interamente alcune case. L’immensa tragedia trovò però una immediata reazione a partire dalla popolazione fino agli enti locali e regionali, e Fornovolasco un anno dopo poté già inaugurare i nuovi ponti e la ricostruita piazza Pascoli. Anche la chiesa intitolata a San Francesco di Assisi, invasa dall’acqua nella disastrosa alluvione, fu riaffrescata con i disegni del maestro Paolo Maiani.

 

 

Guardate questo video!

www.youtube.com/watch?v=SEmxWU6KVdA

 

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