Dopo 17 anni di Regime, nel 1938, il Fascismo, trainato da Hitler, scopre di essere razzista, in un Paese, l’Italia, che ha avuto mille dominazioni, mille eserciti invasori…e vara leggi su una immaginaria razza ariana, termine che rappresentava solo un gruppo di popoli indoeuropei, accomunati, forse, da un’unica famiglia linguistica originaria.

 

 

Se c’è un paese, che, ancor prima di moderne migrazioni bibliche e di globalizzazioni, è ed è stato un miscuglio indescrivibile di etnie e popoli diversi, questa è l’Italia!

Senza contare gli Etruschi, gli Osco-Umbro-Sabelli, gli Apuli, i Liguri e tutti i popoli italici primordiali, le invasioni celtiche e le colonie greche, dopo i Romani, abbiamo avuto Goti, Longobardi, Franchi, fino ai Lanzechinecchi e tutti gli eserciti spagnoli, svizzeri, francesi, austriaci e tedeschi, ciascuno dei quali, orda, popolazione o esercito, ha lasciato una serie infinita di figli e nipoti, che si sono mescolati fra di loro e con gli Arabi, gli Spagnoli che hanno occupato per secoli e secoli il nostro Meridione!

Pare quindi un tantino azzardato che il Fascismo, con un’ideologia alquanto raffazzonata ed improvvisata, rivendicasse, tutto d’un tratto, sotto la spinta dei Tedeschi, la “purezza ariana” di una popolazione che ha forse il DNA con più “razze” assommate assieme al mondo!

Ora, c’è da dire che nel 1938, di acidi nucleici e di riproduzione cellulare, si sapeva poco o niente e quindi, quando si parlava di caratteri somatici, ci si rifaceva, più che altro, a testi di stampo ottocentesco, alla Lombroso, per intenderci, che si basavano, su osservazioni, a volte anche intelligenti, su similitudini, ma niente di scientifico. Se ne riparlerà dopo il 1953, con la doppia eleica di Watson e Crick che non erano “ariani”, ma uno, americano e l’altro, britannico.

Per di più, per tornare al Fascismo, se certi germi c’erano indubbiamente in origine, diciassette anni per diventare razzisti, su un Regime che ne durò 21, sono un po’ troppi!

Sono quindi concorde, con gli storici che affermano che il “razzismo” (per certi versi assai “annacquato”, per altri scopiazzato dal Nazismo) del Fascismo italiano e le Leggi Razziali del 1938 furono “a rimorchio” di Hitler e della Germania, a cui ormai l’Italia era legata a doppio filo.

E, in verità, trainata e trascinata verso la catastrofe. Per cui sempre in linea con queste interpretazioni, c’è da dire che il Fascismo (in linea anche con l’umore e la salute psichica del suo Capo, perché sono sconosciuti dittatori o uomini dal potere assoluto esenti da paranoia o peggio) fino all’inizio degli anni ’30, ebbe una fase di realizzazioni anche positive, ma dopo l’avvento del Nazismo in Germania, ebbe un’accelerazione che lo portò prima a incomprensibili guerre coloniali e poi ad imboccare una strada senza uscita di cui le Leggei Razziali, non sono che un’uscita di strada di un carro ormai quasi non più guidato da Mussolini e tant meno dagli Italiani.

Concordo però, come dicevo, anche con alcuni degli storici del fronte opposto, che vedono dei “germi” di razzismo nel Fascismo e, addirittura, nel Mussolini socialista. Quindi, assai prima. Vero è, e questo taglia la testa al toro di una disputa che andrebbe però inserita nella cultura e nel sentimento del tempo: non si era da secoli in pieno colonialismo che aveva come presupposto l’inferiorità delle razze colonizzate?

Indubbiamente però, se non vogliamo prendere una o l’altra posizioni ed avere idee preconcette, appunto come era il “razzismo” di quei tempi, è vero che, nell’unico documento organico, sull’ideologia fascista, quello del 1932, non v’è traccia, né di razzismo, né di concetti di razza o arianesimi vari. Ma solo di uno stato etico assoluto, omnipresente. Per questo definito da Gentile: spiritualista.

Che quindi andava seguito, anche quando sbagliava. E forse, almeno nell’idea del Duce, soprattutto quello delle lettere di Ben a Claretta Petacci da Salò, amareggiato, deluso e invelenito contro il suo popolo, fino al sacrificio della vita! Cose che viste oggi, sembrano più consone ad una città come Sparta, che non all’Italia del secolo scorso!

Sia come sia, le leggi razziali fasciste furono un insieme di provvedimenti legislativi e amministrativi applicate in Italia fra il 1938 e il primo quinquennio degli anni quaranta, inizialmente dal regime fascista e poi dalla Repubblica Sociale Italiana, rivolte prevalentemente – ma non solo – contro le persone di religione ebraica.

Furono lette per la prima volta il 18 settembre 1938 a Trieste da Benito Mussolini, dal balcone del Municipio in occasione della sua visita alla città.

Furono varate con Regio decreto del 5 e 7 settembre ed erano state precedute di qualche settimana, dal Manifesto degli Scienziati Razzisti (per il quale Einstein dette le dimissioni dall’Accademia dei Lincei) e dal varo della rivista “La difesa della razza”.

La conseguenza fu l’espulsione in massa dei tanti insegnati, soprattutto universitari ebrei e la fuga di cervelli, tra i quali Fermi, Pontecorvo, Segrè e tantissimi altri: fatto che indebolì non di poco l’Italia, militare, industriale ed intellettuale. E forse l’effetto più eclatante, da questo punto di vista, di queste scellerate leggi, (difese da un giovanissimo Almirante sula rivista creata appositamente per “La difesa della razza”) sarà che immediatamente, l’Italia perde forse l’unico primato “bellico” che aveva: gli studi sulla scissione del’atomo, che la potevano portare per prima, alla produzione di una rudimentale, ma efficace bomba atomica!

Un po’ come era stata per l’espulsione degli Ebrei, i cosiddetti “Marrani” o Sefarditi e Conversos, dalla Spagna di fine ‘400, che non si riebbe più dall’uscita dei Mori verso l’Africa e degli Ebrei verso le città più disparate, ad esempio il porto franco di Livorno ed altre città toscane. Oltre, soprattutto, Roma e Venezia.

Nella stessa data di oggi, cinque anni dopo, nel 1943, nel Campo di sterminio (solo sterminio, perché non c’erano nei pressi fabbriche, come in altri campi di concentramento nazisti) di Sobibor in Polonia, (dove si stima siano stati gasati, cremati o sepolti circa 300.000 Ebrei, in gran parte polacchi e russi), si eliminano gli Ebrei provenienti da Minsk, dove vi erano state inenarrabili massacri nel ghetto.

Uno, di questi eccidi, fu ricordato dallo stesso Eichmann, nel suo processo in Israele nel 1961, nel quale raccontò, non so se per spavalderia, tanto sapeva della sua sorte certa, o per follia! del fatto che durante quel giorno, al campo, si era innervosito non poco, per il fatto che durante l’esecuzione di un’intera scuola, con tutti i bambini e gli insegnanti, materia cerebrale di un bambino ed il suo sangue, gli aveva sporcato la divisa!!!

Ricordando questo episodio e altri, la prima volta che vidi le teche con i capelli, biondi, teneri, slavati dal tempo, che venivano tagliati soprattutto alle donne, prima dell’esecuzione, per essere poi reimpiegati, mi venne un tale vomito e febbre alta, che dovetti stare due giorni a letto in albergo.

Loro, gli Ebrei di Minsk, non avevano la possibilità di avere stomaco debole come il mio, e dovevano avere la forza della disperazione e forse perché venivano da una città che si era dimostrata forte ed orgogliosa e ribelle pur di fronte alla morte, il 18 settembre (si erano raddoppiate apposta le camere a gas, diventate sei!) li eliminarono tutti!!

Un mese dopo, proprio a Sobibor! ci fu una coraggiosissima rivolta, con undici ufficiali tedeschi uccisi ed altri feriti. Riuscirono a scappare in qualche centinaio, ma tra saltati sulle mine e ripresi dalle SS, forse una cinquantina o meno si misero in salvo.

Ma la ribellione aveva dimostrato tante cose…

DI DANIELE VANNI FONTE DI LUCCA CANALE 89

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