Accadde oggi: 18 Novembre: 1307, la prova di coraggio e abilità di Guglielmo Tell

 

La mela colpita sulla testa del figlio di Guglielmo Tell è quasi il simbolo stesso della Svizzera. Ma deriva, come quel popolo, da leggende nordiche…

 

di Daniele Vanni

 

In questo giorno, chissà perché scelto tra tanti, Guglielmo Tell, eroe leggendario svizzero, che sarebbe vissuto tra la fine del XIII ed il XIV secolo avrebbe commesso quasi inconsapevolmente, l’atto di insubordinazione che lo avrebbe costretto, il giorno dopo, (se avesse avuto il processo in Italia avrebbe tirato l’arco da vecchio!!) a tirare la fatidica freccia, che lo ha reso famoso nel mondo e che rappresenta nella realtà, la libertà della Svizzera, mai sottomessa pur essendo vicina alla potenza asburgica, a quella francese e all’sacro romano impero tedesco.!

 

Secondo la leggenda, Guglielmo Tell nacque e visse a Bürglen, nel Canton Uri, a ridosso del massiccio del San Gottardo.

Tell, padre di famiglia, cacciatore abile nell’uso della balestra, il 18 novembre del 1307si recò nel capoluogo regionale, Altdorf.

Mentre passava sulla pubblica piazza ignorò il cappello imperiale, fatto fissare in cima ad un’asta, alcuni mesi prima, dal balivo Gessler (l’amministratore locale degli Asburgo).

Il cappello, simbolo dell’autorità imperiale, doveva assolutamente essere riverito da chiunque passasse.

Chi non s’inchinava rischiava la confisca dei beni o addirittura la morte! Siccome Tell non aveva riverito il cappello, si ritrovò nei guai.

Il giorno dopo venne citato in piazza; davanti a tutti dovette giustificare il suo agire.

 

In cambio della vita, il balivo Gessler gli impose la prova della mela, che, posta sulla testa del figlioletto Gualtierino, avrebbe dovuto essere centrata dalla freccia della sua balestra.

La prova riuscì a Tell ma, nel caso qualcosa fosse andato storto, Guglielmo aveva nascosto una seconda freccia sotto la giacca, pronta per il tiranno.

Questo costò a Tell la libertà: egli venne arrestato e portato in barca verso la prigione di Küssnacht.

Improvvisamente, sul lago si scatenò una tempesta e i suoi carcerieri liberarono Tell, abile timoniere, per farsi aiutare. Arrivati vicino alla riva, a metà strada tra Altdorf e Brunnen, Tell con un balzo saltò dalla barca sulla riva e, con una possente spinta, rimandò l’imbarcazione verso il largo. Il terzo giorno, presso Küssnacht, nascosto dietro ad un albero ai lati della «Via cava» che dal Gottardo conduce a Zurigo, Tell si vendicò uccidendo Gessler!

 

Secondo la tradizione, il 1º agosto del 1308 avvenne così la liberazione della Svizzera originaria.

Il popolo, venuto a conoscenza delle gesta di Tell, insorse assediando i castelli e cacciando per sempre i balivi dalle loro terre.

Inoltre l’arciere avrebbe partecipato alla battaglia di Morgarten a fianco dei Confederati (Uri, Svitto e Untervaldo), conclusasi con la vittoria di questi ultimi contro gli Asburgo nel 1315.

Guglielmo Tell visse nel rispetto e nell’ammirazione delle genti, fino all’estate del 1354, quando, a causa di una tempesta, l’eroe elvetico sacrificò la sua vita, per aiutare un bambino trascinato dal torrente Schächen in piena.

 

Il primo riferimento all’eroe leggendario appare in un manoscritto del 1470, il Libro bianco di Sarnen, compilato dal dotto cavaliere provinciale Hans Schriber, per raccogliere cronache e dati storici sulla Confederazione Elvetica.

Un’altra fonte per le sue imprese è la Canzone della fondazione della Confederazione, composta da un poeta anonimo e pubblicata per la prima volta nel 1545, la quale racconta la nascita della Confederazione elvetica e cita l’impresa di Guglielmo Tell che, secondo questa fonte, sarebbe stato annegato nel lago di Lucerna dal malvagio Gessler.

Ma l’opera più completa che presenta la storia di Tell è la Chronicon helveticum del 1550, opera dello storico Aegidius Tschudi.

Lo storico precisa che Tell sarebbe morto annegato nel 1354, ma non perché uccise il balivo, bensì per salvare un bambino ,caduto nelle fredde acque del fiume Schächen. L’episodio è anche raffigurato in un affresco del 1582 conservato nella cappella di Bürglen, il villaggio nel cantone dal quale era originario Tell.

 

La leggenda di Guglielmo Tell presenta analogie con altre vicende simili, presenti in cronache di paesi nordici.

Nelle Gesta Danorum, scritte nel XII secolo, dal monaco danese Saxo Grammaticus, si racconta di Toko (o Palnatoke), un abile cacciatore che si vantava troppo delle sue abilità di arciere. Re Harald, detto “Dente azzurro”, lo costrinse a colpire una mela posta sulla testa del figlio. Toko aveva deciso che, se avesse fallito il bersaglio, con una seconda freccia avrebbe ucciso il re, ma non riuscì nell’impresa e, forse per questo, finì imprigionato dal sovrano. Scappò poi dalla prigione e uccise il tiranno in un agguato.

Risale all’XI secolo, la storia norvegese di Eindridi, costretto da re Olaf il Santo (Olaf II di Norvegia) a prendere di mira e colpire una tavola di argilla posta sulla testa del figlio.

Dello stesso periodo è la novella del cacciatore Hemingr, norvegese, che accettò di battersi con un altro re Harald in una serie di gare sportive. Lo sconfisse, il re s’infuriò e lo costrinse, per avere salva la vita, a colpire una nocciola posta sulla testa del figlio. Hemingr centrò il frutto e poi, per rivincita, uccise il sovrano.

 

Importanti personalità artistiche hanno contribuito a rendere famosa la figura di Guglielmo Tell. Tra di essi, primo in assoluto, lo scrittore e poeta tedesco Friedrich Schillerche ne descrisse le eroiche gesta in un dramma omonimo (Wilhelm Tell, 1804).

Dal dramma di Schiller, nel 1829, Gioachino Rossinicompose il suo Guglielmo Tell.

Quest’opera è stata molto importante per la Svizzera e gli Svizzeri; prova ne è il fatto che il clacson dei vecchi autopostali richiamava le prime note del Guglielmo Tell!

 

Innumerevole la filmografia, la fumetistica (persino Paperino ha impersonato Guglielmo Tell!).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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