Accadde oggi: 18 Novembre: 1302, Unam Sanctam Ecclesiam…

 

 

Anche Dante, bravissimo a scrivere come forse nessun altro al mondo, ma che non comprendeva niente della sua epoca, si oppose all’ingerenza tra potere spirituale e potere spirituale, come fossero distinti…!

 

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Unam Sanctam Ecclesiam

Bolla pontificia

Pontefice    Bonifacio VIII

Data  1302

Anno di pontificato      VII

Argomenti trattati         Nessuna salvezza al di fuori della Chiesa. Unità della Chiesa e sua superiorità al potere civile, plenitudo potestatis.

 

 

La Unam Sanctam Ecclesiam, comunemente nota come Unam Sanctam, è un’enciclica di papa Bonifacio VIII promulgata il 18 novembre 1302.

 

 

La bolla papale di Bonifacio VIII costituisce l’ultimo episodio del conflitto tra potere spirituale e potere temporale, e riprende, riaffermandoli con energia, gli ideali teocratici espressi in precedenza soprattutto da papa Gregorio VII, nel 1075 con il Dictatus Papae, e da papa Innocenzo III.

 

Si tratta in realtà di un conflitto plurisecolare, che si può far risalire, se non subito alla dichiarazione della dottrina cristiana come fede, religione ufficiale, oggi si direbbe: di stato, del quasi defunto impero romano, – siamo nel 380, con l’Editto di Tessalonica, (Imperatore Graziano) comunque, apertamente, alla fine del V secolo, a papa Gelasio I e alla sua dottrina delle “due spade”, (poi ripresa otto secoli dopo da Dante!) quella spirituale e quella temporale, con l’affermazione, certo, della loro distinzione, ma anche con la definizione del primato della prima sulla seconda, e di conseguenza del papa sull’imperatore.

 

Contenuto

 

Nella bolla di Bonifacio VIII la novità consiste nel fatto che la figura dell’imperatore come rappresentante del potere temporale è sostituita da quella del re di Francia Filippo il Bello.

Questo fatto è storicamente significativo perché dimostra come all’inizio del XIV secolo il potere dei re nazionali fosse aumentato notevolmente a scapito di quello imperiale. In realtà, dopo la morte di Federico II, avvenuta nel 1250, il Sacro Romano Impero aveva vissuto lunghi periodi di incertezze e vuoti di potere.

 

La giustificazione biblica dell’interpretazione teocratica della dottrina delle due spade, nel testo di Bonifacio VIII, è data da un passo del Vangelo di Luca che narra come Gesù, prima di recarsi nell’orto dei Getsemani accettasse due spade per la difesa della propria persona:

 

« Ed essi dissero: Signore, ecco qui due spade» (Luca – 22, 38)

 

Bonifacio VIII con questa bolla sottolinea inoltre l’unicità della Chiesa attraverso una particolare allegoria.

 

« Al tempo del diluvio invero una sola fu l’arca di Noè, raffigurante l’unica Chiesa; era stata costruita da un solo braccio, aveva un solo timoniere e un solo comandante, ossia Noè, e noi leggiamo che fuori di essa ogni cosa sulla terra era distrutta. »

 

(Bonifacio VIII, Unam Sanctam Ecclesiam)

 

Nella citazione, (forzata ed assurdata come quella dei Getsemani!!) il ripetuto utilizzo delle parole “un solo” o “una sola”, ha il fine di dare l’idea di unicità della chiesa dal punto di vista spirituale (Dio si riconosce in un’unica Chiesa); le parole «e noi leggiamo che fuori di essa ogni cosa sulla terra era distrutta» sottolineano l’importanza e la necessità della Chiesa anche per il buon ordinamento temporale dell’umanità.

 

Nella Bolla è riaffermata l’unità e l’unicità della Chiesa, al di fuori della quale non c’è salvezza; la Chiesa è un corpo mistico con un solo capo, Gesù Cristo;

È affermata la dottrina delle due spade: quella spirituale è usata dalla Chiesa stessa, quella temporale è concessa al regno;

Il potere temporale è subordinato a quello spirituale, così che il potere temporale è giudicato da quello spirituale; così pure, nella Chiesa, il potere spirituale inferiore è giudicato dal potere spirituale superiore (i vescovi sono giudicati dal papa); il papa a nemine iudicatur, ovvero non può essere giudicato da nessuno: solo da Dio;

È necessario, ai fini della salvezza, che ogni creatura sia sottomessa al papa.

Alla redazione dell’enciclica, che definire schizofrenica, fuori dal tempo, è davvero essere benevoli, diedero certamente il loro contributo alcuni prestigiosi teologi, particolarmente legati a Bonifacio VIII, tra cui il cardinale francescano Matteo d’Acquasparta e gli agostiniani Egidio Romano, che aveva precedentemente teorizzato nel De ecclesiastica potestate il concetto di plenitudo potestatis (cioè il pieno potere del papa), e Giacomo da Viterbo, che scrisse in quel periodo il trattato De regimine christiano, in cui il religioso viterbese sviluppò i concetti del papato, inteso come teocrazia, e del potere temporale della Chiesa.

 

Pochi anni dopo (1312-13) Dante Alighieri nel De Monarchia si opporrà in nome dell’ideale della concordia universale al progetto teocratico di Bonifacio (morto frattanto nel 1303) sostenendo l’autonomia delle due spade e condannando l’ingerenza reciproca tra potere spirituale e potere temporale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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