Accadde oggi, 18 Luglio: 64 d.C., l’incendio di Roma

 

Abbandoniamo i luoghi comuni dell’Imperatore folle (forse, ma non come lo è stato “volgarmente” dipinto! pazzo, Nerone, lo era veramente) e cerchiamo di andare un pò più dentro quel terribile incendio che devastò e cancellò gran parte della Roma più antica.

 

di Daniele Vanni

 

La storia la scrivono sempre i vincitori.

Così la Chiesa cristiana ha fatto di Costantino, denominato addirittura il Grande! un santo con tanto di giorno dedicato! E lui che sterminò (come tutti o quasi gli altri imperatori romani) mezza e forse anche tre/quarti della famiglia, per paura di congiure e colpi di stato (e forse S.Elena la madre non parti per Gerusalemme solo per cercare la Croce di Cristo, ma anche per sfuggire ai sicari del figlio che le avevano già portato via diversi nipoti). Perchè lo ha fatto? Perchè Costantino (al quale è difficile che Dio abbia mandato il segno in cielo: “In  hoc signo  vince!”, visto che si trattava pur sempre di una carneficina in famiglia, una battaglia ed una guerra civile tra Romani!) autorizzò il culto cristiano, solo perchè gli faceva molto comodo, visto che i Cristiani stavano diventando, se già non lo erano! la maggioranza della popolazione!

Invece Nerone, che sterminò ugualmente parte dela famiglia ed anche un bel pò di senatori! solo perchè fu avverso ai Cristiani (anche se le sue persecuzioni non pare fossero così terribili come poi sono state descritte e furono comunque tardive) è stato dipinto come un pazzo che suonava la cetra, dopo aver appiccato fuoco a Roma! Di certo, l’Imperatore Nerone non era a Roma durante il celebre incendio e certi indizi lasciano pensare altrimenti…ma ormai la storia, quella dei luoghi comuni è stampata e “scritta” nel cervello delle persone!

 

Primo punto: gli incendi nelle città antiche erano all’ordine del giorno. Tanto che a Roma esisteva già un “attrezzato” per l’epoca, corpo di vigili del fuoco.

Grandi incendi si erano avuti nel 390 a.C. quando la città era stata presa e devastata dai Galli guidati da Brenno (il nome Brennan, dio celtico della guerra, era assunto dai condottieri galli durante le operazioni militari).

Nel 213 a.C. un grande incendio,(ma in pochi anni ve ne furono almeno tre devastanti) era scoppiato da una zona di mercato (come accadrà nel 64 d.C), il Foro Boario, sulla riva sinistra del Tevere, poco a valle dell’Isola Tiberina, in una zona già paludosa dove poi ci fu la Cloaca Maxima, il Tempio rotondo di Ercole, che tanti credono di Vesta, quello di Portuno, (il dio dei porti e qui arrivava dal mare il sale) la zona degli argentieri.

Nel 27 d.C. un incendio aveva percorso tutta la collina del Celio.

Come in gran parte delle città dell’epoca, gli incendi avvenivano a Roma con una certa frequenza, a causa della tipologia costruttiva degli edifici antichi, che comprendevano numerose parti in legno (solai, sopraelevazioni, ballatoi e sporgenze) e utilizzavano in gran parte per l’illuminazione e la cucina (o per il riscaldamento) fiamme libere. Le vie erano strette e tortuose e lo stretto accostarsi delle insulae facilitava la propagazione delle fiamme.

Anche nel 64 d.C. l’incendio avrebbe preso il via dalla zona dei commerci del Foro Boario a ridosso del Circo Massimo.

Per il forte vento, la calura estiva, il fuoco risalì in breve tra la fuga della gente, l’Aventino da una parte e il Campidoglio ed il Palatino dall’altra, lambendo presto e poi divorando anche il palazzo di Nerone che si trovava ad Anzio. Fece anche aprire basiliche e spazi pubblici coperti per ospitare i profughi ed ordinò di abbassare il prezzo del grano. Quindi non era un pazzo che suonava la lira dalla sua casa che del resto non esisteva più!

Alla fine, dei quattordici quartieri di Roma, solo quattro erano intatti, mentre tre erano completamente rasi al suolo e altri sette conservavano solo pochi resti degli edifici.

Nerone aveva anche dato precisi ordini di abbattere molte abitazioni sull’Esquilino per fermare il fuoco che divampava da sei giorni!

Ciononostante, di fronte ad una sciagura di queste proporzioni, le chiacchere, il malcontento, le voci fatte “divampare” ad arte dagli avversari, la disperazione di una popolazione allo sbando, le prediche, anche dei Cristiani e di altri “millenaristi” che vedevano nell’incendio l’avverarsi di profezie, l’opera purificatrice di fronte al dilagare della vita dissoluta di Roma, piena di scandali e madre di ogni vizio, il fatto che durante la fuga si erano viste persone e forse soldati appiccare il fuoco (forse qualche sconsiderato ed esaltato religioso, forse i vigili che bruciavano edifici per fare da contrasto all’incendio, forse i saccheggiatori), comunque sia, si levarono voci di un incendio appiccato apposta!

Nel ricordo, contribuirono certo gli storici completamente avversi a Nerone, come Svetonio e Tacito, che hanno alimentato tutta una storia che ha poche fondamenti di verità e che invece fu fatta propria dal Cristianesimo che aveva subito da Nerone forti persecuzioni.

E questo insistere sulla follia di Nerone (che certo in parte ci fu, ma con quasi certa probabilità non nell’incendio della città) molti storici moderni, certo senza prove, addossano veramente la colpa ad un pugno di fanatici appartenenti alla frangia più estremista della comunità cristiana di Roma, che avrebbero agito allo scopo di dare seguito ad una profezia apocalittica egiziana, secondo cui il sorgere di Sirio, la stella del Canis Major, avrebbe indicato la caduta della grande malvagia città.

Certo anche gli storici avversi a Nerone, come appunto Svetonio e Tacito, asseriscono che già l’Imperatore Claudio aveva allontanato dalla città certi Giudei (ancora si distingueva male tra Ebrei e Cristiani) perché responsabili di rivolte e tumulti.

Ma i Cristiani, allontanati da Roma a seguito del provvedimento di Claudio insieme agli altri Giudei, sembra tuttavia che avessero potuto farvi ritorno e crearvi una nuova e vasta comunità, che professava liberamente la propria religione, tanto che Tacito racconta come i primi cristiani arrestati furono quelli che erano pubblicamente conosciuti come tali. Sia Tacito che Svetonio sembrano attestare un generale atteggiamento ostile nei loro confronti, che si ritrova anche in altre fonti di varie epoche e negli scritti dei padri della Chiesa.

I Cristiani furono probabilmente condannati a morte sulla base delle leggi romane, che punivano l’omicidio a seguito di incendio doloso (lex Cornelia de sicariis et veneficiis voluta da Silla), e le condanne dovettero essere eseguite a seconda del loro status: i non cittadini romani vennero esposti alle belve, oppure legati a croci di legno e vestiti con tuniche spalmate abbondantemente di pece alla quale appiccare il fuoco (supplizio noto con il nome di tunica molesta: Giovenale, Saturae, 8, 235).

18 luglio incendio-di-roma

Ciononostante, di fronte ad una sciagura di queste proporzioni, le chiacchere, il malcontento, le voci fatte “divampare” ad arte dagli avversari, la disperazione di una popolazione allo sbando, le prediche, anche dei Cristiani e di altri “millenaristi” che vedevano nell’incendio l’avverarsi di profezie, l’opera purificatrice di fronte al dilagare della vita dissoluta di Roma, piena di scandali e madre di ogni vizio, il fatto che durante la fuga si erano viste persone e forse soldati appiccare il fuoco (forse qualche sconsiderato ed esaltato religioso, forse i vigili che bruciavano edifici per fare da contrasto all’incendio, forse i saccheggiatori), comunque sia, si levarono voci di un incendio appiccato apposta!

Nel ricordo, contribuirono certo gli storici completamente avversi a Nerone, come Svetonio e Tacito, che hanno alimentato tutta una storia che ha poche fondamenti di verità e che invece fu fatta propria dal Cristianesimo che aveva subito da Nerone forti persecuzioni.

E questo insistere sulla follia di Nerone (che certo in parte ci fu, ma con quasi certa probabilità non nell’incendio della città) molti storici moderni, certo senza prove, addossano veramente la colpa ad un pugno di fanatici appartenenti alla frangia più estremista della comunità cristiana di Roma, che avrebbero agito allo scopo di dare seguito ad una profezia apocalittica egiziana, secondo cui il sorgere di Sirio, la stella del Canis Major, avrebbe indicato la caduta della grande malvagia città.

 

 

 

Siemiradski_Fackeln Le fiaccole di Nerone

 

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