Accadde Oggi, 17 Settembre: 1394, l’espulsione degli Ebrei dalla Francia da parte di Carlo VI il Folle

 

Quando si ricorda la Shoah e le colpe immani dei Nazisti non bisognerebbe dimenticare le espulsioni degli Ebrei volute dai Re di Spagna o di Francia, le colpe degli Europei che costrinsero, soprattutto in Italia, gli Ebrei in Ghetti, a vestirsi con distintivi poi ripresi nei campi di concentramento, a stragi, roghi, sospetti infami e immotivate accuse…

E’ tutto un orrore, in questo Continente che oggi si straccia le vesti ed urla al razzismo: basta vedere gli affreschi nel Palazzo Schifanoia di Ferrara, dove i civilissimi Este sono raffigurati nell’annuale corsa del Palio derisorio (tradizionale del Medioevo italiano, uno ne face Castruccio Castracani sotto le mura di Firenze!) con nani, prostitute ed gli Ebrei costretti a correre a piedi o cavallo seminudi, tra il divertimento di dame nobili e popolo.

 

di Daniele Vanni

 

La storia degli Ebrei in Francia risale addirittura al I° secolo a.C., facendo in tal modo della presenza comunitaria ebraica francese una delle più antiche nell’intera Europa.

Giunti infatti, nel territorio della Gallia, poco dopo la Conquista della Gallia (58-51) ad opera degli eserciti di Giulio Cesare, gli Ebrei vi rimasero anche sotto la dinastia dei Merovingi prima e dei Carolingi poi, conoscendo un periodo di relativa prosperità.

Nel corso dell’XI secolo, la Francia medievale divenne un centro fiorente di apprendimento della cultura ebraica: era abitata a settentrione dalle comunità degli Aschenaziti(anticamente stanziatisi nella valle del Reno)- ove fiorì nella Champagne (regione) la scuola di Rashi(uno dei più grandi commentatori di sempre del Talmud) e dei suoi continuatori Tosafisti (erano rabbini medievali della Francia e Germania appartenenti alla scuola di studi Talmudici conosciuta come quella dei Rishonim (esistevano Rishonim anche in Spagna), che scrissero glosse critiche ed esplicative (questioni, note, interpretazioni, decisioni e fonti) sul Talmud. Queste vennero chiamate collettivamente Tosafot (“aggiunte”), poiché erano aggiunte al commentario di Rashi)  – mentre in meridione trovò un notevole sviluppo la storia degli Ebrei in Provenza e Linguadoca.

La vita relativamente pacifica degli Ebrei sotto i Carolingi aiutò e sostenne lo svilupparsi di nuove comunità tra cui le più importanti si stabilirono a Tolosa, Carcassonne, Chalon-sur-Saône, Sens e Metz.

Ma con la rapida erosione del potere carolingio, il destino degli Ebrei cominciò a divenire completamente dipendente dalla buona volontà del potere locale.

Nel 987 Ugo Capeto fu il primo della dinastia dei Capetingi ad ascendere al trono francese e l’XI secolo fu testimone delle prime persecuzioniindotte dall’antigiudaismo.

Vi furono persecuzioni diffuse a partire dal 1007 o 1009.

Questi atti, istigati da Roberto II di Francia (987-1031) – soprannominato “il Pio” – vengono descritte in un pamphlet ebraico, il quale afferma che il re contava sui suoi vassalli per distruggere tutti gli Ebrei presenti nelle loro terre che non avrebbero accettato il battesimo e che molti vennero uccisi. Roberto è accreditato per aver sostenuto le conversioni forzate dell’ebraismo locale, nonché la violenza della plebaglia contro gli Ebrei che rifiutavano di piegarsi.

Roberto “il Pio” è noto per la sua intolleranza religiosa e per l’odio che ha scatenato contro tutti i cosiddetti “eretici”; fu lui che ripristinò l’abitudine dell’Impero romano d’oriente di annientare gli eretici attraverso la morte sul rogo, ripresa poi dalla Chiesa d’Occidente con Lucio III, nel 1184.

Sotto il regno di Riccardo II di Normandia (996-1026) gli Ebrei di Rouen subirono persecuzioni talmente spietate che molte donne, per sfuggire alla furia della folla, saltavano nel fiume e si annegavano!

Poi ci furono le ripetute accuse agli Ebrei di collaborare con i Musulmani nell’attaccare i pellegrini cattolici e di voler distruggere la Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, e quando questo avvenne veramente ad opera dei Musulmani, nel 1009, la reazione europea alla voce passata di bocca in bocca fu di sgomento e shock.

E siccome n on c’erano in Europa ( se si eccettua il Meridione d’Italia, la Grecia e la Penisola Iberica) comunità musulmane…

Il monaco dell’Abbazia di Cluny “il Glabro” non mancò di accusare apertamente gli Ebrei per la distruzione.

Nel 1010 Alduino, il vescovo di Limoges (990-1012), offrì agli Ebrei della propria diocesi la scelta tra il battesimo e l’esilio. Per un mese i teologi disputarono con gli Ebrei – ma senza molto successo – e solo pochissimi di loro abbandonarono la propria fede; altri si uccisero e il resto fuggì o fu espulso dalla città.

Esortazioni simili avvennero anche in altre città francesi.

In seguito Roberto I di Normandia (1028-35) concordò con i suoi vassalli in modo che tutti gli Ebrei i quali non avessero accettato di farsi battezzare avrebbero dovuto essere eliminati; la minaccia venne messa in esecuzione tanto che molti Ebrei scelsero il suicidio.

Nuove agitazioni si verificarono attorno al 1065; allora, i combattimenti contro i Mori nell’ambito storico della Reconquista, fornirono un ulteriore pretesto per compiere massacri antiebraici.

Fatti che avvennero copiosamente anche se Papa Alessandro II condannò le uccisioni. Alessandro II scrisse a Béranger, Visconte di Narbonne e a Guifred, vescovo della città, lodandoli per aver impedito la strage degli Ebrei nel loro distretto e ricordando loro che Dio non approvava lo spargimento di sangue; il papa ammonì anche Landolfo VI, duca di Benevento, “che la conversione degli Ebrei non deve essere ottenuta con la forza”. Nello stesso anno poi reclamò però anche una crociata che avrebbe dovuto scatenarsi contro i “Mori” di al-Andalus.

Altre regioni dell’attuale territorio francese rimasero tuttavia ben più accoglienti, ad esempio la contea di Champagne (regione) la cui provincia venne però inglobata tra i possedimenti reali alla morte di Filippo IV di Francia (1314); una prospera comunità ebraica brillò intellettualmente a Troyes. Per quanto riguarda il Midi (Francia) tra il 1000 e il 1300 esso conobbe un’autentica “età dell’oro” ebraica in città come Narbonne, Lunel e Montpellier.

La situazione cominciò a deteriorarsi fortemente con l’avvio della Prima crociata(1095-99), per poi proseguire con i processi pubblici intentati contro il Talmud (1240-42) e le espulsioni, inizialmente temporanee ed in seguito definitive.

Un millennio dopo la loro istituzione non esistevano praticamente più Ebrei nel regno di Francia.

Le uniche comunità di un certo peso e rilievo, poste comunque al di fuori dei confini del regno, rimangono gli “Ebrei del papa” ad Avignone e quelli dell’Alsazia.

 

 

Espulsione e richiamo 1182-1198

 

Verso la fine del XII secolo iniziò lo sviluppo intensivo dell’attività economica di Parigi e della Francia, a cui cui parteciparono anche gli Ebrei.

Ma la popolazione cristiana presto divenne gelosa e invidiosa di loro, tanto che Filippo II di Francia raccolse le voci di queste denunce; egli vide in loro i nemici della fede, nonché dei pericolosi concorrenti per la nuova borghesia mercantile.

Il 10 marzo del 1182 un decreto del sovrano depredò gli Ebrei di tutti i loro beni e li costrinse ad abbandonare il regno.

Le sinagoghe si trasformarono in chiese, le proprietà degli Ebrei vennero ridistribuite alla nobiltà o alle corporazioni.. Gli Ebrei migrarono il più vicino possibile, al di fuori del dominio reale, nella Champagne (regione) o in Borgogna, ma anche più a sud verso la Provenza; questa prima espulsione insegnò alla comunità di non investire in immobili bensì in gioielli e contanti, sempre negoziabili e facilmente trasportabili.

Nel 1198 il sovrano richiamò gli Ebrei! Non assunse una tale decisione per un senso tardivo di compassione, ma con un intento d’interesse ben preciso in quanto gli Ebrei – per la loro professione di finanziatori – contribuivano sostanzialmente alla crescita economica dell’intero paese! Anche se venne fatta applicare una tassa speciale per ciascuna delle loro transazioni! e perdipiù il re fece degli Ebrei i “Servi della Corona”, privandoli in tal modo dell’eventuale protezione concessa loro dalla Chiesa e da questo momento in poi, rimasero completamente soggetti all’arbitrarietà regale e dei suoi vassalli.

E veniamo ai fatti di oggi!

 

Carlo VI di Valois, detto il Beneamato o anche il Folle(3 dicembre 1368 – Parigi, 21 ottobre 1422), re di Francia della dinastia dei Valois dal 1380 al 1422. Figlio di Carlo V e di Giovanna di Borbone, ereditò il trono all’età di undici anni, nel bel mezzo della guerra dei Cent’anni.

Il governo fu affidato ai suoi quattro zii: Filippo II di Borgogna, Giovanni di Berry, Luigi I d’Angiò e Luigi II di Borbone.

Sebbene la maggiore età per regnare fosse a 14 anni, i duchi, ligi naturalmente alla legge! mantennero il potere fino a quando Carlo non se lo riprese all’età di 21 anni.

Durante la reggenza dei suoi zii, le risorse finanziarie del regno, costantemente costruite dal padre Carlo V, vennero sprecate per il profitto personale dei duchi, i cui interessi erano spesso divergenti o addirittura contrastati tra loro. Per rifornire la tesoreria reale furono applicate nuove tasse, causando diverse rivolte.

Nel 1388 Carlo VI licenziò i suoi zii e riportò al potere gli ex consiglieri di suo padre, conosciuti come Marmousets. Le condizioni politiche ed economiche del regno migliorarono in modo significativo e Carlo guadagnò fra il popolo l’epiteto di «Beneamato».

Ma nell’agosto 1392 durante un viaggio verso la Bretagna con il suo esercito, nella foresta di Le Mans, Carlo ebbe improvvisamente un attacco di follia e uccise quattro cavalieri, rischiando di ammazzare anche suo fratello Luigi d’Orléans.

Da quel momento le crisi di follia del sovrano divennero sempre più frequenti e di durata più lunga.Durante questi attacchi, aveva delle allucinazioni, credendo che fosse fatto di vetro o negando di avere una moglie e dei figli. Arrivava anche ad attaccare i servi, a correre fino allo sfinimento o a piangere come se minacciato dai suoi nemici.

Si trattava di schizofrenia paranoide. Tra le varie crisi, vi erano anche degli intervalli di mesi durante i quali Carlo risultava relativamente in sé. Tuttavia, essendo incapace di concentrarsi o di prendere decisioni, il potere politico fu preso dai principi del sangue, importanti nobili francesi che erano anche suoi parenti stretti, le cui rivalità e controversie causarono una guerra civile nel regno: il principio di una grossa ostilità che avrebbe diviso i monarchi francesi dai duchi di Borgogna per i successivi 85 anni.

Durante una crisi nel 1393, Carlo dimenticò il suo nome, ignorò di essere re e fuggì terrorizzato dalla moglie. Non riconobbe i figli, sebbene identificasse il fratello e i consiglieri e ricordasse i nomi delle persone defunte. Negli attacchi successivi, egli vagò per il palazzo ululando come un lupo, si rifiutò di fare il bagno per mesi e soffrì dell’allucinazione di essere fatto di vetro.

Nel gennaio 1393, la regina Isabella di Baviera organizzò una festa per celebrare il matrimonio di una delle sue dame di corte. Il re e altri cinque nobiluomini si abbigliarono come selvaggi e danzarono incatenati l’un l’altro. Il fratello del sovrano, Luigi di Valois, si avvicinò con una torcia accesa. Uno dei danzatori prese fuoco e ci fu il panico. La Duchessa di Berry, che riconobbe Carlo, gli gettò l’abito addosso salvandogli la vita. Quattro degli altri uomini perirono. Questo incidente divenne famoso come il Ballo degli Ardenti.

Molti resoconti sembrano concordare che l’azione di Luigi fu un incidente; egli stava semplicemente cercando di trovare suo fratello. Sia come sia, in seguito il fratello del re ebbe una relazione con la regina e fu ucciso dal suo avversario politico Giovanni di Borgogna nel 1407.

Intanto tra una crisi psicotica e l’altra, che rendevano il re spossato e quasi incapace di ragionare anche nelle intermittenze tra l’una e l’altra, il conflitto degenerò in una guerra civile tra gli Armagnacchi (i sostenitori della Casa di Valois) e i Borgognoni, con offerte di vasti territori francesi a re Enrico V d’Inghilterra, che era ancora in guerra con la monarchia Valois, in cambio del suo sostegno.

L’assassinio del duca di Borgogna, suo figlio Filippo il Buono, portò Carlo il Folle a firmare l’infame Trattato di Troyes (1420), che diseredava la sua prole e riconosceva Enrico V come suo legittimo successore sul trono di Francia.

Quando Carlo VI morì, la successione fu però rivendicata dal figlio Carlo VII, che si trovò a fronteggiare la fase finale della Guerra dei Cent’anni.

 

Espulsione finale del 1394: bilancio di più di un millennio di presenza ebraica in Francia

 

Carlo V “il Saggio” protesse gli Ebrei per tutto il periodo del proprio regno e prolungò il loro diritto di residenza. Il suo successore – dal 1380 – Carlo VI di Francia (“il Folle”) fu invece molto più influenzabile. Sotto il pretesto del ritorno all’ebraismo, di un ebreo precedentemente convertito, il sovrano firmò il 17 settembre del 1394 un decreto che vietava agli Ebrei di rimanere nel regno; permise semplicemente loro di realizzare i propri crediti e di vendere le proprietà, proteggendoli poi nel viaggio verso i confini durante l’inverno del 1395.

La comunità ebraica francese viene stimata ai tempi di Luigi IX di Francia da 50 a 100.000 persone distribuite in tutto il territorio.

Molte sinagoghe esistevano in Francia nel Medioevo. Erano più o meno importanti secondo il numero e la fortuna delle varie comunità presenti. Durante le ripetute persecuzioni improntate dall’antigiudaismo più acceso tutte le sinagoghe furono distrutte e i cimiteri vicini vennero profanati, così le importanti case ebraiche o i centri di ritrovo che sono tutte ridotte a resti archeologi.

In più di 400 cittadine e villaggi francesi esistono un vicolo, una via o un intero quartiere ebraici i quali rammemorano sia l’attuazione della presenza rurale che la sua scomparsa nel corso del XIV secolo, con l’eccezione della storia degli Ebrei in Alsazia e degli “Ebrei del papa”.

La mappa di queste “strade degli Ebrei” fornisce una panoramica sull’insediamento ebraico medioevale; identifica le comunità alsaziane e provenzali e un capillare numero di fondazioni in tutto il settentrione francese, in particolare nella Champagne (provincia) e in Normandia fino alla Bretagna superiore.

 

Vita sociale ebraica medioevale

 

Fino al XIII secolo gli Ebrei risultano essere, nonostante tutto, assai “ben integrati” nel tessuto sociale francese.

Sui loro abiti non furono costretti a portare alcun segno distintivo tranne che in Alsazia ove portavano “papilotte” arrotolati in cui si avvolgevano i capelli e cappelli a punta!!

Il loro linguaggio fu quello della popolazione circostante, come testimoniano alcune traduzioni conosciute di testi liturgici; ma i loro nomi rimasero essenzialmente bilici, mentre quest’uso scomparve gradualmente tra i cristiani. Con l’inizio delle espulsioni dai loro luoghi di residenza a partire dal XII secolo gli Ebrei hanno cominciato ad aggiungere sempre la città d’origine al proprio cognome. Come nel resto dell’Europa e specie in Italia.

In territorio francese si abituarono molto presto a riunirsi in quartieri specifici (Juiverie, il quartiere ebraico (diaspora)), il che facilitò la loro vita religiosa attiva, l’educazione dei figli e il rispetto per il Casherut con il rituale di macellazione.

Già nel IX secolo un quartiere di questo tipo esistette a Vienne; ma alcuni secoli dopo – da una scelta libera qual’era stata fino ad allora – divenne un obbligo e nel 1294 gli Ebrei parigini dovettero stabilirsi esclusivamente entro il perimetro di 4 strade.

Ebbero svariate sinagoghe, spesso più d’una per città, come testimoniato dalle aste pubbliche di vendita di locali a seguito dell’espulsione del 1306. Le scuole elementari avrebbero potuto essere gratuite, come dimostrato dagli atti notarili del 1407 ad Arles; per quanto riguarda le scuole ebraiche l’autore Benjamin de Tudèle ne cita numerose presenti in tutto il Midi (Francia), a Narbonne, Montpellier e Marsiglia, mentre nel contempo Rashi e i suoi seguaci crearono le “dinastie degli studiosi”.

Al principio del Medioevo, gli Ebrei non sembra avessero grosse limitazioni nell’ambito della propria vita professionale e lo stesso Carlo Magno impiegò alcuni Ebrei per le sue ambasciate. Fino al XII secolo molti di loro si diedero alla viticoltura; tuttavia, da quel momento in poi, le numerose restrizioni introdotte lasciarono disponibili solo poche attività tra cui il commercio, il credito e la medicina.

 

Credito e commercio

 

A seguito del quasi monopolio del commercio internazionale tenuto nelle mani dei Radaniti il credito divenne, nel Basso Medioevo, una delle attività ebraiche più ordinarie in quanto i prestiti a tasso d’interesse risultarono indispensabili per qualsiasi impresa; almeno teoricamente questo rimaneva vietato ai cristiani. I mutuatari furono sia ricchi che umili. Dal XIII secolo il prestito divenne una delle attività più importanti dell’ordine francescano di nuova fondazione; ciò liberò la strada ai massacri degli Ebrei sia nella penisola italiana che nei territori tedeschi. Questo almeno secondo quanto ne dice il giornalista e polemista Bernard Lazare.

Dopo Filippo II di Francia il prestito di denaro venne rigorosamente regolamentato dalla legge; si poterono fissare tassi fino al 46%. Tuttavia questa rimase spesso solamente una delle attività tra le altre per gli Ebrei, come dimostrato dai libri contabili della famiglia Héliot di Vesoul; all’inizio del XIV secolo questa famiglia fa piccoli crediti ai poveri, mentre ai ricchi anche fino a diverse centinaia di livre. Ma la sua fortuna derivò principalmente dal commercio all’ingrosso o dalla vendita al dettaglio di vari prodotti e tessuti: gli Héliot furono anche associati ai cristiani per il trasporto di beni o vino dai loro vitigni.

 

Medicina

Anche se gli Ebrei non parteciparono alla fondazione della facoltà medica a Montpellier, come alcuni avevano invece affermato, vi furono numerosi medici Ebrei, specialmente nel Midi (Francia). Abbiamo già veduto il contributo dato dagli Ibn Tibbon alla conoscenza dei medicinali arabi e antichi. A Parigi nel 1292 esistettero 4 medici Ebrei su un totale di 37; anche a Manosque ce n’erano 4. Questi medici si occuparono sia di Ebrei che di cristiani. Il concilio avignonese del 1337 limitò la pratica medica per gli Ebrei imponendo emolumenti di ben due volte inferiori ai medici Ebrei rispetto a quelli dovuti ai cristiani.

 

Dal 1394 al 1789

Dopo il 1394 il regno di Francia non poté più contare sugli Ebrei, ma l’editto di espulsione risparmiò quelli della regione del Delfinato recentemente annesso. Al di fuori dei confini reali le comunità ebraiche però rimasero presenti: in Alsazia, nel Ducato di Lorena, nel Ducato di Savoia, in Provenza e nel Contado Venassino. La “Contea Franca” di Besançon divenne temporaneamente un rifugio per gli Ebrei espulsi dal territorio reale. Queste comunità, soggette a differenti regimi giuridici, ebbero destini sostanzialmente separati durante i 4 secoli che precedttero l’avvio della rivoluzione francese.

Quando all’inizio del XVII secolo gli Ebrei ricominciarono nuovamente a entrare in Francia parve rendersi necessario un nuovo decreto il quale, in data 23 aprile del 1615 e con l’imprimatur di Luigi XIII di Francia (detto “il Giusto”), impedì espressamente ai cristiani, sotto la pena di morte e la confisca dei beni, di proteggere gli Ebrei o anche solo di conversare con loro!

 

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