Accadde Oggi, 17 Novembre: 1938, le esecrate leggi razziali in Italia

 

 

Improvvisamente l’eclettismo di un movimento davvero senza basi culturali, che riuscì nonostante questo o forse proprio grazie a questo, ad imporsi, abbraccia il “razzismo”!

Naturalmente è acquisizione dovuta al legame mortale ed ora vera e propria, totale sudditanza, al Nazismo

 

di Daniele Vanni

 

Leggi razziali fasciste

 

Nella foto, vediamo il titolo della prima pagina del Corriere della Sera dell’11 novembre 1938, che annuncia l’approvazione delle leggi razziali da parte del Consiglio dei ministri. E non servono commenti.

 

A Trieste, in Piazza dell’Unità d’Italia, in una città che ci pare più mitteleuropea che italiana e che forse rimpiange allori e splendori passati…c’è una targa, fissata nel pavimento della piazza, che ricorda l’annuncio delle leggi razziali da parte di Benito Mussolini, dato in anteprima proprio da qui…dalla città più vicina, insieme a Trento e Bolzano al mondo germanico…

 

Le leggi razziali fasciste furono un insieme di provvedimenti legislativi e amministrativi (leggi, ordinanze, circolari) applicati in Italia fra il 1938 e il primo quinquennio degli anni quaranta, inizialmente dal regime fascista e poi dalla Repubblica Sociale Italiana.

 

Esse furono rivolte prevalentemente contro le persone di religione ebraica.

Il loro contenuto fu annunciato per la prima volta il 18 settembre 1938 a Trieste da Benito Mussolini, da un palco posto davanti al Municipio in Piazza Unità d’Italia, in occasione di una sua visita alla città. Furono abrogate con i regi decreti-legge n. 25 e 26 del 20 gennaio 1944, emanati durante il Regno del Sud. Con un’ipocrisia tutta sabauda! da un re non più re, che le aveva approvate e promulgate e mai osteggiate sei anni prima e che adesso tentava di ingraziarsi americani e inglesi, stati dove la potenza ebraica era davvero forte, per restare in sella!

Quando si dice l’antica nobiltà….

 

 

Per la legislazione fascista, era “ebreo” chi era nato da: genitori entrambi ebrei, da un ebreo e da una straniera, da una madre ebrea in condizioni di paternità ignota oppure chi, pur avendo un genitore ariano, professasse la religione ebraica.

E sugli Ebrei venne emanata un’incredibile serie di leggi discriminatorie.

 

Il Fascismo – attraverso l’emanazione della Legge nº 1024 del 13 luglio 1939-XVII (Gazzetta ufficiale del 27 luglio 1939), Norme integrative del Regio decreto–legge 17 novembre 1938-XVI, n.1728, sulla difesa della razza italiana – ammise tuttavia la figura del cosiddetto ebreo arianizzato! Con la L. 1024/1939-XVII regolò infatti la «facoltà del Ministro per l’interno di dichiarare, su conforme parere della Commissione, la non appartenenza alla razza ebraica anche in difformità delle risultanze degli atti dello stato civile». Si trattò in sostanza del conferimento di un potere molto vasto alla Commissione per le discriminazioni: questa infatti poteva formulare un parere motivato, senza poterne rilasciare «copia a chicchessia e per nessuna ragione», sulla base del quale il Ministero dell’interno avrebbe a sua volta emanato un Decreto di dichiarazione della razza.

E invece, come sempre accade in Italia, diversi industriali o potente e ricche famiglie di origine o credo ebraico ottennero incredibili “disconoscimenti” ufficiali del loro stato!!

Nell’autunno 1938, nel quadro di una grande mobilitazione razzista già intrapresa dopo lo stringersi dei legami con Hitler, il governo Mussolini varò la “normativa antiebraica sui beni e sul lavoro”, ovvero la spoliazione dei beni mobili e immobili degli ebrei residenti in Italia.

 

Agli ebrei arianizzati – cioè a quegli ebrei che in virtù della Legge nº 1024 del 13 luglio 1939-XVII ricevettero per Decreto la dichiarazione di appartenenza alla razza ariana – le leggi razziali furono applicate con alcune deroghe e limitazioni.

 

La legislazione antisemita comprendeva: il divieto di matrimonio tra italiani ed ebrei, il divieto per gli ebrei di avere alle proprie dipendenze domestici di razza ariana, il divieto per tutte le pubbliche amministrazioni e per le società private di carattere pubblicistico – come banche e assicurazioni – di avere alle proprie dipendenze ebrei, il divieto di trasferirsi in Italia a ebrei stranieri, la revoca della cittadinanza italiana concessa a ebrei stranieri in data posteriore al 1919, il divieto di svolgere la professione di notaio e di giornalista e forti limitazioni per tutte le cosiddette professioni intellettuali, il divieto di iscrizione dei ragazzi ebrei – che non fossero convertiti al cattolicesimo e che non vivessero in zone in cui i ragazzi ebrei erano troppo pochi per istituire scuole ebraiche – nelle scuole pubbliche, il divieto per le scuole medie di assumere come libri di testo opere alla cui redazione avesse partecipato in qualche modo un ebreo.Fu inoltre disposta la creazione di scuole – a cura delle comunità ebraiche – specifiche per ragazzi ebrei. Gli insegnanti ebrei avrebbero potuto lavorare solo in quelle scuole.

 

Infine vi fu una serie di limitazioni da cui erano esclusi i cosiddetti arianizzati: il divieto di svolgere il servizio militare, esercitare il ruolo di tutore di minori, essere titolari di aziende dichiarate di interesse per la difesa nazionale, essere proprietari di terreni o di fabbricati urbani al di sopra di un certo valore. Per tutti fu disposta l’annotazione dello stato di razza ebraica nei registri dello stato civile.

 

Presunte premesse teoriche

 

Nel primo numero della rivista “La difesa della razza” si sosteneva quanto segue:

 

« È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo arianonordico. »

 

(La difesa della razza, anno I, numero 1, 5 agosto 1938, p. 2)

 

Il supposto fondamento e la presunta premessa teorica alle leggi razziali furono alcune considerazioni che avrebbero mirato a stabilire l’esistenza della razza italiana e la sua appartenenza ad un immaginario gruppo delle cosiddette razze ariane. A tali considerazioni si cercò anche di dare un fondamento scientifico, ma eravamo ben lontani dal 1953 e la scoperta del DNA…ma anche lontani anni-luce, non dico da valutazioni sugli spostamenti preistorici di popoli, ma anche dalla modesta idea che ciscuno si poteva fare leggendo due libri di storia o anche visitando le regioni italiane, dove a distanza di cento, duecento chilometri si parlavano dialetti tra loro incomprensibili o vedere i mille e diecimila campanilismi, tradizioni…per capire che non esiste al mondo altra nazione (a parte la storia moderna degli Stati Uniti) come l’Italia dove si sono incrociati, imparentati, fusi tra loro dopo decine di secoli di invasioni, guerre, battaglie…tanti popoli diversi!!

Dai Greci agli Etruschi, ai Romani e gli altri cento popoli italici, dai Liguri agli Apuli…e poi Ostrogoti, Longobardi, Lanzichenecchi, Francesi e Aragonesi, Normanni, moltissimi Arabi, Spagnoli, Albanesi…

Altro che razza Italiana, che già all’epoca del Tardo Impero Romano era un guazzabuglio, compresi gli imperatori, di razze e popoli mediterranei o nordici o balcanici più disparati!

Senza contare che i cosiddetti “Ariani” erano individuati su base linguistica, e cioè che i popoli protoindoeuropei che avevano dato vita a molte lingue europee e che avevano affinità nella mitologia e nelle religioni, costituissero una sola “razza”:

 

Dopo l’entrata in vigore nel 1937 del Regio decreto legge n. 880 – che vietava il madamismo (l’acquisto di una concubina) e il matrimonio degli italiani coi «sudditi delle colonie africane» – altre leggi di spiccata indole razzista vennero promulgate dal parlamento italiano.

 

 

Il “Manifesto della Razza”

 

 

Un documento importante in vista della promulgazione delle cosiddette leggi razziali, fu il Manifesto degli scienziati razzisti (noto anche come Manifesto della Razza), pubblicato originariamente in forma anonima sul Giornale d’Italia il 14 luglio 1938, col titolo: “Il Fascismo e i problemi della razza”, quindi ripubblicato sul numero uno della rivista La difesa della razza il 5 agosto 1938 firmato da 10 scienziati.

Il 25 luglio 1938 – dopo un incontro tra i dieci redattori della tesi, il ministro della cultura popolare Dino Alfieri e il segretario del PNF Achille Starace – la segreteria politica del PNF comunica il testo completo del lavoro, corredato dall’elenco dei firmatari e degli aderenti.

 

Tra le successive adesioni al manifesto spiccano quelle di personaggi illustri – o destinati a diventare tali.

 

Nonostante alcuni abbiano sostenuto che Mussolini non fosse antisemita (tra l’altro una delle sue amanti, Margherita Sarfatti, era ebrea), Galeazzo Ciano riporta nel suo diario per la giornata del 14 luglio 1938: «Il Duce mi annuncia la pubblicazione da parte del Giornale d’Italia di uno statement sulle questioni della razza. Figura scritto da un gruppo di studiosi, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare. Mi dice che in realtà l’ha quasi completamente redatto lui».

Anche se fosse una smargiassata del Duce…

 

Al Regio decreto legge del 5 settembre 1938 – che fissava «Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista» – e a quello del 7 settembre – che fissava «Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri» – fa seguito (6 ottobre) una «dichiarazione sulla razza» emessa dal Gran Consiglio del Fascismo. Tale dichiarazione viene successivamente adottata dallo Stato sempre con un Regio decreto legge che porta la data del 17 novembre dello stesso anno.

 

Sono dunque molti i decreti che, tra l’estate e l’autunno del 1938, sono firmati da Benito Mussolini in qualità di capo del Governo e poi promulgati da Vittorio Emanuele III. Tutti tendenti a legittimare una visione razzista della cosiddetta “questione ebraica”. L’insieme di questi decreti e dei documenti sopra citati costituisce appunto l’intero corpus delle leggi razziali.

 

Alcuni degli scienziati e intellettuali ebrei colpiti dal provvedimento del 5 settembre (riguardante in special modo il mondo della scuola e dell’insegnamento) emigrano negli Stati Uniti. Tra loro ricordiamo: Emilio Segrè, Achille Viterbi (padre di Andrea Viterbi), Bruno Pontecorvo, Bruno Rossi, Ugo Lombroso, Giorgio Levi Della Vida, Mario Castelnuovo-Tedesco, Vittorio Rieti, Camillo Artom, Ugo Fano, Roberto Fano, Salvatore Luria, Renzo Nissim, Piero Foà, Luigi Jacchia, Guido Fubini, Massimo Calabresi, Franco Modigliani. Altri troveranno rifugio in Gran Bretagna (Arnaldo Momigliano, Elio Nissim, Uberto Limentani, Guido Pontecorvo); in Palestina (Umberto Cassuto, Giulio Racah); o in Sudamerica (Carlo Foà, Amedeo Herlitzka, Beppo Levi, Renzo Massarani). Con loro lasceranno l’Italia anche Enrico Fermie Luigi Bogliolo, le cui mogli erano ebree.

 

Chi decide di rimanere in Italia è costretto ad abbandonare la cattedra. Tra questi: Tullio Ascarelli, Walter Bigiavi, Mario Camis, Federico Cammeo, Alessandro Della Seta, Donato Donati, Mario Donati, Marco Fanno, Gino Fano, Federigo Enriques, Giuseppe Levi, Benvenuto Terracini, Rodolfo Mondolfo, Adolfo Ravà, Attilio Momigliano, Gino Luzzatto, Donato Ottolenghi, Tullio Terni e Mario Fubini.

 

Potranno quindi proseguire a professare la propria docenza presso gli istituti vaticani esimi accademici come Tullio Levi-Civita e Vito Volterra, nominati membri della Pontificia accademia delle scienze guidata da padre Agostino Gemelli. Politica, questa, continuata anche dal successore papa Pio XII, e testimoniata perfino dal giornale della comunità ebraica del Missouri, il Kansas City Jewish Chronicle, che nell’edizione del 29 marzo 1940, commentando l’assunzione di diversi professori ebrei nell’amministrazione della Santa Sede (tra questi il geografo Roberto Almagià, impiegato presso la Biblioteca vaticana) scriveva che “quanto il Papa stava facendo dimostrava la sua disapprovazione dei decreti antisemiti”. L’insegnamento nelle scuole riservate agli ebrei tuttavia non viene proibito.

 

Tra le dimissioni illustri da istituzioni scientifiche italiane ci sono quelle di Albert Einstein, allora membro dell’Accademia dei Lincei.

 

Il testo del manifesto

 

Il 5 agosto 1938 sulla rivista La difesa della razza viene pubblicato il seguente manifesto:

 

« Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.

LE RAZZE UMANE ESISTONO. L’esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano a ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.

ESISTONO GRANDI RAZZE E PICCOLE RAZZE. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.

IL CONCETTO DI RAZZA È CONCETTO PURAMENTE BIOLOGICO. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.

LA POPOLAZIONE DELL’ITALIA ATTUALE È NELLA MAGGIORANZA DI ORIGINE ARIANA E LA SUA CIVILTÀ È ARIANA. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa.

È UNA LEGGENDA L’APPORTO DI MASSE INGENTI DI UOMINI IN TEMPI STORICI. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio.

ESISTE ORMAI UNA PURA “RAZZA ITALIANA”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico–linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.

È TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano–nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra–europee, questo vuol dire elevare l’italiano a un ideale di superiore coscienza di sé stesso e di maggiore responsabilità.

È NECESSARIO FARE UNA NETTA DISTINZIONE FRA I MEDITERRANEI D’EUROPA (OCCIDENTALI) DA UNA PARTE E GLI ORIENTALI E GLI AFRICANI DALL’ALTRA. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.

GLI EBREI NON APPARTENGONO ALLA RAZZA ITALIANA. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.

I CARATTERI FISICI E PSICOLOGICI PURAMENTE EUROPEI DEGLI ITALIANI NON DEVONO ESSERE ALTERATI IN NESSUN MODO. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono a un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra–europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani. »

 

Elenco dei 10 scienziati italiani firmatari del manifesto della razza

 

Lino Businco, assistente alla cattedra di patologia generale all’Università di Roma

Lidio Cipriani, professore incaricato di antropologia all’Università di Firenze

Arturo Donaggio, direttore della Clinica Neuropsichiatrica dell’Università di Bologna, presidente della Società Italiana di Psichiatria

Leone Franzi, assistente nella Clinica Pediatrica dell’Università di Milano

Guido Landra, assistente alla cattedra di antropologia all’Università di Roma, ritenuto l’estensore materiale del manifesto della razza

Nicola Pende, direttore dell’Istituto di Patologia Speciale Medica dell’Università di Roma

Marcello Ricci, assistente alla cattedra di zoologia all’Università di Roma

Franco Savorgnan, professore ordinario di demografia all’Università di Roma, presidente dell’Istituto Centrale di Statistica

Sabato Visco, direttore dell’Istituto di Fisiologia Generale dell’Università di Roma, direttore dell’Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche

Edoardo Zavattari, direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Roma

 

 

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